Il terrorismo islamico nel sud-est asiatico

 Il terrorismo islamico nel sud-est asiatico

Il terrorismo internazionale in Asia sud-orientale c’è, malgrado la comunità internazionale sia concentra sul teatro mediorientale, l’Islam radicale esiste seppur silenzioso e nutre l’ambizioso progetto di creare il Daulah islamiah Nusantara (l’arcipelago dello stato islamico), un Califfato che comprenda proprio la Malesia, l’Indonesia, la Thailandia e le Filippine. 

 

Da alcuni decenni l’Asia sud-orientale è obiettivo di numerosi attacchi jihadisti che riflettono l’ambizione della corrente Salafi-Jihadism di costruire un califfato regionale o globale, sebbene molti di questi attacchi siano dovuti a questioni etniche e nazionali. Alcuni paesi dell’area, infatti, in particolare le Filippine e la Thailandia, affrontano insorgenze islamiche etno-nazionaliste locali, che affondano le proprie radici nelle politiche coloniali, diretti ad ottenere la separazione o la totale autonomia. In Malesia e in Indonesia, invece le insurrezioni che hanno conseguenze regionali sono da sostegno alla causa islamista di traghettare il paese verso l’islamizzazione dello Stato. Nonostante dunque la matrice locale, il Jihad è diventato strumento di violenza. Nelle Filippine ci sono però due gruppi che si discostano da questo modello: Abu Sayyaf Group (ASG) e the Raja Solaiman Movement (RSM). Le origini di ASG risalgono ai campi di addestramento afghani, negli anni ’80. Nel 1987, il futuro leader del movimento Abdurajak Abubakar Janjalani entrò in contatto in Afghanistan con Osama Bin Laden, Abdur Rab Rasul Sayaaf e Ramzi Yousef, i quali introdussero Janjalani all’ideologia jihadista, motivandolo a creare un’organizzazione jihadista nelle Filippine[1].               

Dopo una rapida crescita nella metà degli anni ’90, l’ASG cominciò a frammentarsi in diverse realtà criminali con obiettivi talvolta differenti, alcune delle quali puntavano all’autonomia e altre all’indipendenza. Si pensi al Moro National Liberation Front (MNLF) che abbandonò la causa indipendentista a favore dell’autonomia o il Moro Islamic Liberation Front (MILF) costituito da membri più radicali, che cominciarono a sostenere l’indipendenza del paese[2]. Gli unici gruppi che potrebbero essere classificati come jihadisti restano l’ASG e il RSM.

La situazione in Thailandia presenta caratteristiche simili alle Filippine. La maggior parte dei tailandesi è buddista, ma nelle province meridionali di Yala, Pattani e Narathiwat prevale la maggioranza musulmana. Questi territori sono tra i più poveri della Thailandia e, sebbene il governo abbia adottato programmi di sviluppo economico e piani di istruzione per stabilizzare la regione e ridurre criminalità e violenza, non è riuscito a placare  le spinte nazionaliste con subiscono influenze jihadiste[3]. In Malesia, invece, l’Islam è la principale confessione del paese. Nonostante i partiti e vari attori politici musulmani siano ammessi all’interno del governo e la tolleranza di elementi radicali, la Malesia non è immune dalla presenza di gruppi, come Kumpulan Militan Malaysia (KMM), protagonista di attacchi contro ambienti criminali minoritari affascinati dall’ideologia estremista e mossi ​​da questioni regionali e internazionali[4]; o di movimenti radicali, come Jemaah Islamiya (JI) ispirati da e ad Al Qaeda[5]. A differenza della Malesia, in passato l’Indonesia ha vietato la partecipazione politica dei gruppi islamici e questo ha creato le condizioni fertili affinché nel paese attecchisse il terrorismo e si assistesse alla nascita di organizzazioni affiliate. Non sorprende pertanto il radicalismo indonesiano abbia stretto e intrattenga forti legami con il Jihadismo. Darul Islam e Dewan Dakwah Islamiyah Indonesia (DDII), per esempio, o Muhammadiyah, un movimento – oggi, pare attivista non-violento – nato nel XX secolo e influenzato dal puritanesimo Wahabi. In particolare, i leader del gruppo furono ispirati dagli scritti di Hassan al-Banna, fondatore della Fratellanza Musulmana, dalle idee di Ala Maududi e del clero indiano ampiamente citato nella letteratura jihadista[6]; e Persataun Islam influenzato da Sayyid Qutb[7]. Per altro, Dewan Dakwah Islamiyah e Persataun Islam sono i precursori di Jemaah Islamiya (JI). La Malesia costituiva un corridoio logistico, un rifugio sicuro per chi come Ba’asyir e Sungkar, esponenti della cellula JI, radicalizzarono e addestrarono malesiani, contribuendo così allo sviluppo del Kumpulan Mujahidin Malaysia, che negli anni ’80 furono inviati in Pakistan e in Afghanistan per combattere in nome del Jihad[8]. Per quanto riguarda il Bangladesh, invece, l’Islam ha fatto presa sull’organizzazione politica Jamaat-e-Islami e, con una spinta più eversiva,  anche su Jamaat-ul-Mujahideen e Jund al-Tawheed wal Khilafah[9]. Sebbene cambi la matrice, non si può escludere che la galassia jihadista del terrorismo internazionale non abbuia influenzato le diverse realtà nazionaliste e/o islamiste, tanto da sfruttare le tensioni globali per rigenerarsi e riaffermarsi sui diversi scenari nazionali. 

 


 

[1] Cfr. http://www.ieee.es/en/Galerias/fichero/docs_analisis/2012/DIEEEA41-2012_TerrorismoIslamicoFilipinas_BPI_ENGLISH.pdf;

[2] Cfr. http://web.stanford.edu/group/mappingmilitants/cgi-bin/groups/view/152;

[3] Cfr. https://asiafoundation.org/resources/pdfs/SouthernThailandCaseStudyFullReport.pdf;

[4] Cfr. https://www.trackingterrorism.org/group/kumpulan-mujahidin-malaysia-kmm;

[5] Cfr. https://www.nctc.gov/site/groups/ji.html;

[6] Cfr. https://berkleycenter.georgetown.edu/organizations/muhammadiyah;

[7] Cfr. http://www.jstor.org/stable/pdf/j.ctt24h949.6.pdf;

[8] Cfr. https://csis-prod.s3.amazonaws.com/s3fs-public/legacy_files/files/publication/111101_Gordon_JemaahIslamiyah_WEB.pdf;

[9] Cfr. https://www.ctc.usma.edu/posts/how-bangladesh-became-fertile-ground-for-al-qaida-and-the-islamic-state.

Foto copertina : Armed members of the Philippines’ Bangsamoro Islamic Freedom Fighters.

Federica Fanuli

Federica Fanuli

Federica Fanuli si laurea con lode in scienze politiche e relazioni internazionali presso l'università del Salento, dove consegue anche la laurea specialistica in scienze politiche, studi europei e relazioni internazionali . Junior consultant per agriconsulting spa, Federica collabora con il centro studi internazionali di Roma e successivamente frequenta il corso di analisi di politica estera di equilibri, muovendo i primi passi nel settore come editorial board member di rassegna stampa militare e poi, come editorial board manager di mediterranean affairs. Editor-at-large di indrastra global, editorial board member di cosmopolismedia.it, analista desk sud e sud-est asiatico dell'institute for global studies (igs) e guest contributor del middle east institute di Washington, Federica attualmente frequenta il master in giornalismo internazionale presso l'igs e il master di II livello in intelligence e sicurezza della link campus university, presso cui lavora come responsabile gestionale master dell'ufficio postgraduate, e collabora con l'osservatorio sulla sicurezza e difesa cbrne.

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