Alternativa per la Germania 1989-2019: la destra tedesca del NDP al sovranismo

Alternativa per la Germania 1989-2019: la destra tedesca del NDP al sovranismo

Alternative für Deutschland, formazione nata nel 2013, rappresenta oggi una forza affermata e consolidata che gode di un consenso trasversale e diffuso. AfD è da considerare a tutti gli effetti uno dei protagonisti della scena politica non solo tedesca ma anche europea.

 

Per capire la parabola evolutiva della destra tedesca, l’ideologia di questo nuovo attore politico che spazia dall’opposizione alle migrazioni di massa e la difesa dei confini e delle identità culturali nazionali minacciate dall’islamizzazione e dalla globalizzazione, dall’euroscetticismo alla tutela della famiglia e dei valori tradizionali, ne parliamo con Clemente Ultimo, giornalista, autore di “Alternativa per la Germania. 1989-2019: la destra tedesca dall’Npd al sovranismo” edito da Passaggi al bosco, 2019. 

L’opera sociopolitica di Ultimo, ricostruisce le tappe cruciali di un percorso che inizia con la caduta del muro di Berlino: dalle nostalgie nazionalsocialiste delle formazioni radicali agli effimeri successi dell’Npd, dalle evoluzioni interne alla Cdu al contributo culturale della nuova destra, dal fenomeno Pegida all’ascesa di Alternative für Deutschland.

 

  1. Alternative für Deutschland è stato etichettato da una parte dei media come partito estremista, xenofobo, sovranista, anti-semita, anti-islam, euroscettico, dall’altra come espressione sana della Neue Rechte, come soggetto politico rilevante capace di rappresentare appunto un alternativa. Come si definisce l’AfD?

Alternative für Deutschland è oggi uno dei partiti protagonisti della scena politica tedesca, in grado di contendere nei sondaggi la terza posizione ai socialdemocratici, alle spalle di Cdu e Verdi. Quanto alle etichette che vengono utilizzate per definirla possiamo dire che, come tutte le etichette, servono a poco se si vuole realmente tentare di comprendere cosa è AfD. Senza dubbio all’interno del partito convivono anime e sensibilità differenti, basti pensare che ci sono dirigenti che provengono dalla Cdu come dall’Npd, mentre il nucleo fondatore era costituito da liberal-conservatori.

Clemente Ultimo, giornalista, autore di “Corea del Nord: storia, geopolitica e vita quotidiana del Paese “eremita” Ed.Passaggi Al Bosco. ://twitter.com/ultimoclemente

Certamente Alternative für Deutschland è un partito euroscettico, ma non antieuropeista: rifiuta l’attuale assetto dell’Unione Europea, senza per questo respingere una logica di collaborazione tra i Paesi europei. Il tutto rivendicando, però, il primato delle scelte nazionali. Dunque una formazione sovranista. Altrettanto indubbio è che AfD sia contro le politiche migratorie volute nel biennio 2015/2016 dalla cancelliera Merkel. Questo basta a farne un partito xenofobo? Non credo, considerando che ormai una profonda revisione di quelle politiche, in senso restrittivo, è stata messa in atto anche dal governo a guida Cdu/Spd. Certo, sussiste un’area grigia in cui esponenti di AfD mantengono contatti con gruppi ed associazioni estremiste, ma sempre più il partito sta adottando regole restrittive che tendono a marginalizzare o, nei casi più gravi, ad espellere chi strizza l’occhio ai gruppi xenofobi.

Quanto al capitolo antisemitismo, sempre delicato in Germania, c’è da sottolineare come anche in questo caso AfD abbia adottato una politica sempre più stringente al suo interno, espellendo chi ha assunto posizioni antisemite o sospette di antisemitismo. Va segnalato, poi, come lo scorso anno sia nato in seno al partito il gruppo “Ebrei nell’AfD”, composto da esponenti della comunità ebraica tedesca che hanno scelto di militare in Alternative für Deutschland. Fenomeno, questo, che non deve sorprendere: una delle minacce avvertite dagli ebrei tedeschi è rappresentata dalla crescita di una presenza islamica radicale nel Paese, presenza avvertita come un pericolo a causa del conflitto mediorientale che porta molti islamici radicali ad identificare israeliani ed ebrei, accomunandoli tra i “nemici”. Bene, un partito come AfD, che si oppone alla crescita della presenza islamica in Germania, può essere considerato come una sorta di garanzia da esponenti della comunità ebraica tedesca.

Come definire, quindi, Alternative für Deutschland? Considerato anche il ruolo crescente al suo interno della Flügel, la componente che si richiama alla lezione della Neue Rechte tedesca, credo si possa definire AfD – facendo ricorso alla terminologia politica novecentesca – come un partito di destra sociale, ovvero proteso a coniugare istanze di difesa della sovranità e dell’identità nazionale con l’attenzione alle fasce più deboli della società, con una diretta ispirazione all’elaborazione della Rivoluzione Conservatrice tedesca di inizio secolo scorso. Oggi, in sintesi, potremmo definirlo un partito sovranista.

 

  1. Si è parlato di “perdenti della modernizzazione” in riferimento agli elettori dell’AfD e dei partiti populisti odierni in generale. Appare tuttavia semplicistico fare riferimento soltanto alle categorie sociali lasciate indietro dai processi di globalizzazione per spiegare il successo elettorale dell’AfD in Germania. Da chi è composta la base elettorale di l’Alternative für Deutschland (AfD)?

È una base elettorale variegata, come del resto lasciano facilmente immaginare i diversi riferimenti politico-culturali presenti all’interno del partito. Tra gli elettori di AfD figurano senza dubbio i “perdenti della globalizzazione” – espressione efficacissima nella sua drammaticità -, così come a votare per questo partito sono certamente molti esponenti delle fasce sociali più deboli, timorosi di ulteriori tagli allo stato sociale o della “concorrenza” degli immigrati all’interno di un mercato del lavoro reso più precario dalla riforma Hartz. Non meraviglia, dunque, come dall’analisi dei flussi elettorali sia possibile notare spostamenti di voto dai partiti di sinistra – Spd, Linke – verso Alternative für Deutschland, sulla falsariga di quanto successo in Francia con il Front National.

Ci sono poi gli abitanti dei Länder dell’est, vittime non della globalizzazione ma di un processo di unificazione che ha avuto un costo sociale pesantissimo per l’ex DDR, con effetti che perdurano a tutt’oggi.

 Altra componente del  bacino elettorale, spesso poco considerata, è costituita da quegli elettori nazional-conservatori che fino ad ora non avevano trovato alcuna alternativa alla Cdu. La grande novità rappresentata da AfD sulla scena politica tedesca è proprio questa: per la prima volta c’è un’alternativa praticabile a destra del blocco democratico-cristiano costituito da Cdu/Csu.

  1. Durante la crisi migratoria del 2015, è corretto affermare che il fallimento della politica del “Wir schaffen das” della Cancelliera Angela Merkel ha favorito l’ascesa di l’Alternative für Deutschland?

Senza dubbio. Anche la ricca Germania ha dovuto fare i conti con i costi della politica delle porte aperte e con le difficoltà di integrare all’interno della società componenti ad esse completamente estranee culturalmente. Senza contare l’aumentata competitività per l’accesso alle posizioni lavorative meno qualificate tra tedeschi ed immigrati (meglio, richiedenti asilo secondo la legge tedesca). L’opposizione all’immigrazione senza limiti, più ancora che la nostalgia del marco, ha messo le ali ad Alternative für Deutschland. È importante notare, però, come i vertici di AfD siano stati abili a non ridurre l’intera proposta politica del partito alla critica della politica delle porte aperte della cancelliera Merkel.

  1. Sembra paradossale ma le formazioni di estrema destra in Germania nascono nei Länder orientali cioè nei territori della Repubblica Democratica Tedesca che oggi rappresentano i bastioni elettorali dell’AfD. Perché?

Per un motivo poco noto fuori dalla Germania: la riunificazione del 1990 – concretizzatasi nell’assorbimento della DDR nella Repubblica Federale – ha avuto costi altissimi non solo per le casse statali, ma anche per i sedici milioni di tedesco-orientali. La ristrutturazione del sistema economico-produttivo ha portato ad un’impennata della disoccupazione, ad un aumento del costo della vita, all’aumento dell’immigrazione interna ed al crollo della natalità. Una crisi che fa sentire i suoi effetti ancora oggi, a trent’anni ormai dalla riunificazione. Questo ha generato in molti elettori dell’est la disponibilità a sostenere le forze che, di volta in volta, si sono presentate come di opposizione totale al duopolio Cdu/Spd.

C’è, poi, un altro aspetto: molti tedesco-orientali nel 1989-’90 ambivano a “ritornare” tedeschi piuttosto che a diventare occidentali, ovvero a recuperare un’identità nazionale condivisa. Questa è una delle speranze tradite della riunificazione, messa ancora più in crisi dall’avanzare della globalizzazione: facile per una forza come AfD, che fa della riscoperta e valorizzazione dell’identità tedesca uno dei suoi elementi forza, intercettare questi consensi.

Vedremo se il voto in tre Länder orientali previsto per questo autunno confermerà – come indicano i sondaggi – questa tendenza.

  1. Spesso Populismo e Sovranismo vengono utilizzati come sinonimi, esiste una differenza di significato? e in quale categoria potrebbe rientrare l’Alternative für Deutschland (AfD)?

Per quanto si è detto finora AfD può essere considerato un partito sovranista che utilizza modalità d’azione populiste per intercettare il consenso di un elettorato sempre più spesso attento alla forma più che alla sostanza del messaggio politico. Più in generale ritengo che Sovranismo e Populismo siano categorie diverse, con quest’ultima utilizzata in modo così vasto ed indiscriminato da risultare di fatto inutile per definire con efficacia l’essenza di buona parte dei movimenti “marchiati” con questa etichetta.

  1. Alternative für Deutschland, la Lega di Salvini e il Front National (oggi Rassemblement National) de la Le Pen a prima vista sembrano essere partiti “fratelli”, esistono delle differenze ideologiche e strategiche?

Sicuramente esiste una sensibilità comune su alcuni temi cardine nel dibattito politico europeo – immigrazione, politiche sociali ed economiche, alleanze internazionali -, ma arrivare a definire “fratelli” questi partiti mi sembra eccessivo. Vuoi perché sono partiti la cui identità è ancora in via di definizione – il caso di Alternative für Deutschland – vuoi perché post-ideologici come la Lega – a dispetto del suo spostamento a destra con la segreteria Salvini -, vuoi soprattutto perché manca ancora una elaborazione culturale condivisa che possa servire da base su cui costruire una coerente piattaforma politica comune.

Certo, qualche segnale in questa direzione c’è, ma è ancora debole. Una manifestazione come quella di Milano – cui hanno partecipato esponenti dei tre partiti citati insieme a quelli di altre formazioni sovraniste europee – non basta certo a gettare le basi di un percorso comune. Al momento l’impressione è che sia ancora una logica strettamente nazionale a prevalere nell’approccio ai diversi dossier sul tavolo europeo. Determinanti saranno i prossimi mesi: potranno vedere la nascita di una nuova famiglia politica europea – i sovranisti – o il suo fallimento a causa dell’incapacità di allungare lo sguardo dal panorama nazionale a quello europeo e globale. Un percorso molto più difficile in un’epoca in cui non c’è più il collante dell’ideologia, ma non impossibile nel momento in cui – paradosso della globalizzazione – il sentimento di identità nazionale sembra trovare nuova forza.

  1. Alcuni analisti hanno paragonato il movimento anti-islam PEGIDA e l’Alternative für Deutschland a due facce della stessa medaglia. Che tipo di rapporto ha intessuto l’AfD con l’estremismo islamofobo di PEGIDA? Come ha influito sull’immagine del partito e sul suo successo elettorale?

Ufficialmente AfD non ha alcun rapporto con Pegida, la presenza di esponenti del partito ad iniziative del movimento, oltre ad essere sconsigliata, è sempre considerata a titolo strettamente personale. In effetti AfD e Pegida sono e restano due realtà distinte ed autonome, con quest’ultima che ha scelto di caratterizzarsi come movimento civico, non interessato alle competizioni elettorali. Detto ciò è evidente come Alternative für Deutschland sia il naturale partito di riferimento per chi si riconosce nelle posizioni di Pegida. Del resto quando tra le conclusioni del congresso di Stoccarda di AfD vi è l’affermazione “L’Islam non appartiene alla Germania” seguita da una serie di proposte contro il radicalismo islamico appare evidente la sintonia tra il partito e la base di Pegida. Si potrebbe dire che AfD è riuscita a trasformare in  proposta politica la sensibilità portata alla luce da Pegida. Quest’ultima, del resto, ha indirettamente reso più agevole il cammino di AfD contribuendo ad infrangere alcuni tabù presenti nel dibattito politico-culturale tedesco.

  1. L’AfD ha avuto una crescita esponenziale in tempi molto rapidi, raggiungendo nel giro di pochi anni percentuali da Volkspartei nei Länder È stato inoltre il primo partito nella storia della Repubblica Federale Tedesca a destra della CDU-CSU ad accedere al Bundestag, divenendo la terza forza politica del Paese a soli quattro anni dalla sua fondazione. Alternative für Deutschland è stata dunque protagonista di un successo che altri partiti di destra in Germania, quali l’NPD, non hanno mai ottenuto. Quali fattori hanno trainato una simile crescita? L’AfD ha saputo individuare una strategia vincente o è cambiata la domanda politica dell’elettorato tedesco?

Sicuramente AfD è uno di quei partiti europei che è riuscito ad intercettare una serie di istanze espresse in modo più o meno consapevole dalla società contemporanea, istanze cui, per sottovalutazione o incapacità, i partiti tradizionali non sono stati in grado di dare risposte. Anzi, in qualche caso hanno negato l’esistenza stessa dei problemi posti sul tavolo del dibattito. Ad una nuova domanda da parte dell’elettorato Alternative für Deutschland ha fornito risposte – giuste o sbagliate che siano – distinte e distanti da quelle degli altri partiti, costringendo in qualche caso questi ultimi – segnatamente la Cdu – a rivedere le proprie posizioni nel tentativo di recuperare sintonia con gli elettori.

Oltre a sapersi fare interprete di esigenze nuove AfD è riuscita ad offrire all’elettorato – o almeno ad una sua parte – una visione del futuro tedesco. Non più solo soluzioni contingenti, bensì una prospettiva politica e culturale “integrale”, all’interno di una comunità organica.

  1. Le istanze sovraniste e identitarie di cui l’AfD si fa promotore presentano punti di contatto con le linee programmatiche dell’NPD (Partito Nazionaldemocratico tedesco). Cosa ha ereditato l’AfD dall’NPD e in che modo se ne differenzia?

Alternative für Deutschland ha ereditato alcuni quadri e molti elettori, null’altro. La progressiva convergenza programmatica tra i due partiti registrata in questi anni è la naturale conseguenza di una condivisa visione nazionalista, ma è l’Npd che si è visto costretto a virare verso il sovranismo, non il contrario. A separare i due partiti c’è l’abisso costituito dall’evidente richiamo dell’Npd all’esperienza nazionalsocialista e la tolleranza verso la galassia estremista che ruota intorno alla formazione guidata da Udo Voigt: questo, anche nei momenti di maggior successo dei nazionaldemocratici, è sempre stato il limite insuperabile ad una affermazione su scala nazionale del partito. L’Npd è stato una sorta di valvola di sfogo dell’elettorato in alcuni momenti di crisi, mai una credibile alternativa ai partiti tradizionali. Alternative für Deutschland è invece libera dal fardello del “passato che non passa” e proprio per questo rappresenta un’alternativa possibile per fasce di elettorato di destra e/o nazional-conservatore finora “ingabbiato” nella rete Cdu/Csu.

  1. A gennaio l’Ufficio federale per la Protezione della Costituzione (sigla tedesca BfV) ha dichiarato l’AfD caso da verificare. Ciò potrebbe costituire un primo passo per l’attivazione di una procedura di incostituzionalità. Quali effetti potrebbe avere la decisione del BfV sul futuro del partito?

Ovviamente l’effetto potrebbe essere devastante, considerato che potrebbe sfociare nello scioglimento d’autorità. È bene sottolineare, però, che i parametri per arrivare ad una pronuncia del genere sono estremamente rigidi. Finora, doveroso ricordarlo, le articolazioni regionali e giovanili del partito messe sotto osservazione non sono state sanzionate, né sono emerse violazioni tali da portare all’apertura di procedimenti ulteriori.


Foto Copertina: Manifestazione di Pegida, Germania. Tioch


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