La longa manus del terrorismo islamista in America Latina

La longa manus del terrorismo islamista in America Latina

La minaccia islamista in America Latina: molto di più di una teoria del complotto sorta durante l’era Bush jr, ma un fenomeno radicato e complesso, esteso dal Messico alla triplice frontiera.

Nel 2017 in America Latina vivevano circa 625 milioni di persone, per la stragrande maggioranza appartenenti a confessioni cristiane, e circa 4 milioni di musulmani, la maggior parte dei quali di origine siro-libanese, affiancati da una quota crescente di convertiti.

Il subcontinente è stato generalmente considerato immune alla radicalizzazione e al pericolo di attentati terroristici, ma diversi eventi, dalla proliferazione di predicatori estremisti, alla presenza delle principali organizzazioni terroristiche islamiste mondiali, fino alle centinaia di volontari partiti per unirsi al Daesh, delineano uno scenario preoccupante.

È dal dopo-11 settembre che la Cia denuncia apertamente i pericoli dell’infiltrazione di organizzazioni terroristiche islamiste nel subcontinente, impegnate nel riciclaggio di denaro sporco, nel traffico di armi e di stupefacenti insieme ai cartelli della droga e alle organizzazioni criminali autoctone, ma l’assenza di una radicalizzazione visibile tra i latini musulmani e di attentati hanno spinto i servizi segreti latinoamericani a sottovalutare il fenomeno, almeno fino all’operazione Hashtag della polizia federale brasiliana, con il coordinamento esterno del Federal Bureau of Investigation, che tra il giugno e il luglio del 2016 ha condotto all’arresto di 15 persone di nazionalità brasiliana accusate di pianificare attentati ai giochi olimpici di Rio de Janeiro, nell’aspettativa di ottenere un riconoscimento da parte del Daesh, di cui stavano tentando di diventare membri 1.

Le indagini della polizia federale brasiliana hanno accertato, nel corso degli anni, la presenza nel paese di almeno sette organizzazioni terroristiche islamiste, Al Qaida, il battaglione mediatico per la jihad, Hamas, Hezbollah, al-Jamāʿa al-Islāmiyya, jihad islamica egiziana e il gruppo islamico combattente marocchino 2, e di importanti ricercati internazionali, come Mohsen Rabbani, uno dei presunti ideatori degli attentati contro l’ambasciata israeliana e il centro culturale Amia, avvenuti rispettivamente nel 1992 e nel 1994 a Buenos Aires, causando 114 morti e per i quali sono stati accusati Iran ed Hezbollah da Stati Uniti e Israele 3.

Tra settembre e dicembre 2015, due operazioni distinte della polizia federale e della polizia civile di Rio de Janeiro hanno portato rispettivamente all’interruzione di una rete di riciclaggio di denaro coinvolgente persone ritenute vicine al Daesh che dal 2010 aveva fatto trasferimenti per più di 10 milioni di dollari, e di una rete attiva nella produzione di carte d’identità, passaporti e certificati di nascita falsi poi girati a cittadini siriani 4.

Inoltre, la regione della triplice frontiera tra Argentina, Brasile e Paraguay sarebbe diventata, dagli anni ’90, un’area di “libero scambio” fra una pluralità di organizzazioni terroristiche, sudamericane ed estere, basate su piattaforme ideologiche completamente opposte, dal marxismo-leninismo, al suprematismo bianco, fino all’islamismo, e gruppi del crimine organizzato, impegnati in una proficua collaborazione multisettoriale, armi, droga, riciclaggio di denaro sporco, dagli introiti annuali miliardari. Hamas, Hezbollah e al Qaida sono tra le organizzazioni terroristiche più presenti, ciascuna impegnata nella raccolta di fondi, attraverso traffici illeciti, poi utilizzati per finanziare le attività dei gruppi in tutto il mondo 5.

Secondo Edward Luttwak, l’area della triplice frontiera è la più grande base di supporto di Hezbollah al di fuori del Libano, luogo di residenza di circa 25mila espatriati libanesi e siriani e per questo nascondiglio ideale per latitanti, come Imad Mugniyah, ricercato per i due attentati di Buenos Aires, la cui presenza è stata segnalata a Ciudad del Este (Paraguay), oltre che ampio teatro di proselitismo e di utilizzo della zakat per finanziare le attività del gruppo in madrepatria. Della stessa opinione di Luttwak, anche Carlos Attemburger, capo del dipartimento antiterrorismo del Paraguay, secondo il quale i risultati delle indagini sui trasferimenti monetari fra la comunità diasporica e il Libano convalidano l’esistenza di un legame con Hezbollah, e Alberto Nisman, il pubblico ministero argentino a capo delle indagini sugli attentati di Buenos Aires, deceduto nel 2015 per un presunto suicidio 6.

Il Cile paese in cui l’Iran avrebbe posto alcune mire espansionistiche, come sostenuto dallo scienziato politico Iván Witker in “Iran’s Strategic Penetration of Latin America”, e come emerso da un’inchiesta di Small Wars Journal. Nel paese sta emergendo una fiorente comunità islamica, ad oggi composta da oltre 4mila persone, essenzialmente formata da neoconvertiti avvicinati attraverso programmi ed iniziative sociali e culturali promosse dalle associazioni, dalle moschee e dai centri culturali islamici del paese, in larga parte finanziati dall’Iran 7 8.

Secondo il generale John Kelly, capo gabinetto della Casa Bianca, l’Iran avrebbe costruito oltre 80 centri culturali in America Latina negli ultimi 15 anni, una cifra ritenuta sproporzionata alla luce dell’esigua comunità religiosa di riferimento nella regione, destinati al miglioramento dell’immagine pubblica del paese e alla promozione dello sciismo. Sarebbero inoltre attivi gruppi di reclutatori per conto delle principali organizzazioni terroristiche islamiste, che avrebbero fornito al Daesh tra i 100 e i 150 foreign fighter l’anno nel teatro siro-iraqeno 9 10.

Trinidad e Tobago rappresenta un caso emblematico nel panorama latinoamericano, trattandosi dell’unico paese del subcontinente ad avere una storia di islam politico militante. Nel 1990, 140 membri di Jamaat al Muslimeen, un’organizzazione semi-religiosa, coinvolta in attività criminali e terroristiche, guidata dall’imam Yasin Abu Bakr, tentarono di rovesciare il governo, assaltando il Parlamento e prendendo in ostaggio i presenti. Nonostante il tentativo di golpe, il gruppo non è mai stato sciolto dalle autorità, e ha continuato a condurre attività illegali ed antidemocratiche nel paese e all’estero – nel 2007, alcuni membri di Jamaat al Muslimeen furono arrestati con l’accusa di pianificare un attentato all’aeroporto John F. Kennedy di New York City. 11.

Da quando nel 2014 Abu Bakr al-Baghdadi ha annunciato la nascita dell’autoproclamato Stato Islamico, Trinidad e Tobago è diventato uno dei principali centri mondiali di reclutamento dell’organizzazione terroristica: tra le 100 le 400 persone sarebbero partite per unirsi all’esercito del Daesh. Jamaat al Muslimeen ha avuto un ruolo importante nel reclutamento e nel proselitismo e il leader, Abu Bakr, ha pubblicamente sostenuto la causa del Daesh 12.

Secondo l’antropologo Dylan Kerrigan, la maggior parte dei combattenti trinidadiani sarebbe stata raccolta nel sottobosco criminale del paese e convinta attraverso l’opportunità del ritorno economico dell’esperienza, eppure è innegabile l’esistenza di un problema di radicalizzazione, soprattutto fra i più giovani, anche fra le classi più abbienti e insospettabili, come dimostrato dal caso di Tariq Abdul Haqq, promessa del pugilato nazionale e medaglista ai giochi del Commonwealth, morto durante in Siria in un combattimento 13.

In Perù, come in Cile, la diffusione dell’islam nel paese è eterodiretta da personaggi vicini all’Iran. Edwar Quiroga Vargas, attivista socialista di origini indigene che, dopo essersi convertito all’islam sciita nel 2009 e aver fatto diversi viaggi formativi a Qom, ha aperto 6 centri culturali in tutto il paese, e si è autodefinito un soldato della rivoluzione islamica 14.

La rete di Vargas ha contribuito a diffondere l’islam in tutto il paese, in particolar modo ad Abancay, divenuta la città con la più elevata percentuale di musulmani, e riceve finanziamenti dalla fondazione Imam Khomeini per la manutenzione delle strutture e per la copertura dei viaggi degli studenti all’università al-Mustafa di Qom. Vargas e la sua rete di moschee e centri culturali sono spesso criticati, a livello mediatico e politico, per la violenta retorica antigiudaica e antiamericana impiegata in sermoni, interviste e uscite pubbliche. Dal 2016 Vargas ha intrapreso la carriera politica, con la fondazione del partito di Dio.

I legami tra Vargas e l’Iran sono stati oggetto di una ricerca dell’Istituto internazionale per l’antiterrorismo, che ha fatto luce sull’espansione di Hezbollah in Perù, Venezuela, Argentina e Colombia, confermando l’esistenza di una politica delle conversioni religiose diretta in special modo verso gli indigeni, un livello di radicalizzazione tra i convertiti non ignorabile, ed il convolgimento in attività illecite con alcune organizzazioni terroristiche autoctone, come le Farc e Sendero Luminoso.

Il Messico è un altro caso particolare nel panorama islamico del continente. Nel 1995 il predicatore spagnolo Aureliano Pérez, anche noto come Muhammad Nafia, giunse nel Chiapas insieme ad una schiera di fedeli con il preciso obiettivo di creare una comunità islamica fondata sull’autosostentamento e su una visione del mondo anticapitalistica. Tra Pérez e il comandante Marcos, leader dell’insurrezione zapatista contro l’allora governo Salinas, si creò un solido rapporto e al predicatore spagnolo fu concesso di predicare l’islam ai guerriglieri zapatisti e agli abitanti dello stato, soprattutto indigeni, perché interpretato come il possibile corollario spirituale dello zapatismo 15.

A san Cristóbal de las Casas, Pérez ha permesso la costruzione di una scuola coranica, e sono state erette quattro moschee attraverso raccolte fondi dei fedeli islamici. La da’wa, ossia il proselitismo, è ed è stata indirizzata soprattutto verso il popolo tzotzil, appartenente alla più vasta famiglia etnica dei maya, che ad oggi registra il più elevato tasso di conversioni all’islam – oltre 700 dal 1995 16, e fornisce il maggior numero di combattenti all’esercito zapatista.

La fiorente comunità islamica del Chiapas ha iniziato ad essere monitorata dalle autorità messicane proprio in relazione all’attivismo politico antigovernativo, per via della stretta vicinanza con l’esercito zapatista, ed in seguito per possibili legami Al Qaida, denunciati dall’ex presidente Vicente Fox, ma fino ad oggi non corroborati da prove 17.

La situazione in America Latina è quindi la seguente: organizzazioni terroristiche transnazionali di diversa tipologia sono giunte nel subcontinente attraverso la diaspora araba, siriana e libanese degli anni ’80, stabilendo contatti con i principali gruppi criminali autoctoni per dar luogo ad una rete mafioso-terroristica i cui proventi milionari vengono continuamente riciclati, investiti ed infine inviati ai comandi centrali per finanziare le attività terroristiche nel mondo.

Le moschee ed i centri culturali finanziati da paesi stranieri sono luoghi di predicazioni soprattutto politiche, attivamente coinvolti in attività di proselitismo, specialmente verso i popoli indigeni. È stata accertata la presenza di importanti ricercati internazionali, e la triplice frontiera si conferma un punto critico per la sicurezza regionale, essendo da oltre un decennio luogo di incontro fra cartelli della droga, gruppi criminali e terroristici.

Infine, sono in aumento le conversioni all’islam che terminano in processi di radicalizzazione, a volte del tutto autonoma, promosse da predicatori estremisti, soprattutto di estrazione sunnita e salafita, che in realtà fungono da reclutatori per il Daesh, radicatosi nel subcontinente al di la di ogni aspettativa, come mostrato dal caso di Trinidad e Tobago.


Note:

1Pestano, A., 8 Brazilian Islamic State supporters jailed for Olympic plot, UPI, 05/05/2017

2Duran, R., Terrorism in Brazil, The Brazil Business, 12/12/2013

3Ottolenghi, E., Hezbollah: Iran’s Henchmen in Brazil, The National Interest, 27/04/2016

4Brazil: extremism & counter-extremism, Counter Extremism Project,

5Grandin, G., About Those Islamist Sleeper Cells in South America…, The Nation, 06/03/2017

6Gato, P; Windrem, R., Hezbollah builds a Western base, NBC News, 09/05/2007

7 Vedi nota 5.

8 Keshavarz, A., Iran and Hezbollah in the Tri-Border Areas of Latin America: A Look at the “Old TBA” and the “New TBA”, Small Wars Journal

9 Department of Defense Press Briefing by General Kelly in the Pentagon Briefing Room, Dipartimento della Difesa, 08/01/2016

10 Posture statement of gen. John Kelly, Senate Armed Services Committee, 12/03/2015

11Walker, R., Profile: Jamaat al Muslimeen, BBC News, 03/06/2007

12Alexander, G., Moonilal claims 400 nationals left for Isis, The Guardian, 16/04/2016

13Surtees, J., Graham-Arrison, E., Trinidad’s jihadis: how tiny nation became Isis recruiting ground, The Guardian, 02/02/2018

14Intera parte relativa al caso peruviano trattata da Perù, Abancay & Hezbollah, leggibile qui: https://www.ict.org.il/UserFiles/ICT-peru-abancay-hezbollah-nov-16.pdf

15Hootsen, J., Islam is the new religion in rebellious Mexican state Chiapas, RNW,

16 Mollinedo, M., Indígenas musulmanes abren plática sobre el Islam en San Cristóbal, Quadratin Chiapas, 22/08/2015

17Glusing, J., Islam is gaining a foothold in Chiapas, der Spiegel, 28/05/2005

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Emanuel Pietrobon

Emanuel Pietrobon

Laureando in Scienze Internazionali, dello sviluppo e della cooperazione all'università di Torino. Attualmente in erasmus all'Accademia di Umanistica ed Economia di Lodz (Polonia), dove studio Scienze della Comunicazione e dell'Informazione.
Da sempre appassionato di relazioni internazionali, geopolitica, studio delle religioni comparato e ruolo del sacro negli affari internazionali, strategia militare, nuove guerre.

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