Chi ha vinto in Europa? Analisi delle elezioni Europee 2019

Chi ha vinto in Europa? Analisi delle elezioni Europee 2019

Analisi dei risultati delle elezioni europee: aumento dell’affluenza, le performance dei gruppi, focus del voto in Italia e nel Regno Unito.


Cosa (non) è cambiato in Europa

L’affluenza

Il primo dato che è saltato all’occhio a chi ha osservato i risultati delle elezioni europee è sicuramente l’affluenza. Per la prima volta nella storia dell’Unione, infatti, l’affluenza è aumentata rispetto alla tornata precedente, attestandosi al valore più alto da vent’anni (50,97%)[1]. L’unico Paese che ha visto la propria affluenza ridursi in modo significativo è la Bulgaria, dove comunque è diminuita di soli 5 punti percentuali.

La performance dei gruppi[2]

Popolari e Socialisti

I due gruppi che registrano il peggior risultato sono il Partito Popolare Europeo (EPP) e i Socialisti & Democratici (S&D), che per la prima volta perdono la maggioranza assoluta dei seggi all’interno del Parlamento.

Liberali e Verdi

Tra i gruppi che invece hanno il più straordinario successo ci so liberali di ALDE, cui si aggiunge anche Renaissance, l’alleanza elettorale di Emmanuel Macron[3]. Con il passaggio da 69 a 111 seggi, i liberali avranno sicuramente un ruolo centrale nella prossima legislatura.

Festeggiano anche i Verdi, che si attestano quarti (quinti se consideriamo la nuova alleanza di Salvini) e potrebbero per la prima volta aspirare a far parte della maggioranza all’interno del Parlamento Europeo.

Conservatori, nazionalisti e populisti

I tre gruppi che invece ottengono un cattivo risultato sono i conservatori (ECR), i nazionalisti (ENF) e populisti (EFDD). I conservatori risentono molto del crollo del loro primo partito, i Conservatives inglesi, che ottengono solo il 9%.

Nonostante un exploit in Italia (Lega) e Francia (Rassemblement National), i nazionalisti hanno una performance complessivamente sotto le aspettative. Il nuovo gruppo che Matteo Salvini ha in programma di costituire – l’Alleanza per un’Europa dei Popoli e della Libertà (EAPN) -, che attira anche partiti precedentemente membri degli altri due gruppi euroscettici, supera di pochi seggi il gruppo dei Verdi.  Nonostante la vittoria “in casa”, dunque, Salvini difficilmente riuscirà a scalfire la maggioranza del Parlamento.

Il gruppo dei populisti infine versa nelle peggiori condizioni: in Italia crolla il Movimento Cinque Stelle, e tra i nuovi alleati cercati da Di Maio[4] solo i croati di Živi zid sono riusciti a portare qualche eurodeputato. Ben difficile dunque dare una prosecuzione al gruppo EFDD, nonostante il successone del suo fondatore Nigel Farage nel Regno Unito, dove il suo Brexit Party si attesta primo con il 31,7% dei voti.

La Maggioranza

La maggioranza uscente (una Große Koalition con socialisti, liberali e popolari) ha ottenuto i numeri per sostenere una nuova Commissione. Non è escluso che alla maggioranza si aggiungano anche i Verdi, anche se è improbabile che questo lasci fuori l’ALDE (la maggioranza sarebbe infatti troppo ristretta). È esclusa invece la possibilità di una svolta a destra, perché nessuna delle formazioni che potrebbero includere i partiti euroscettici avrebbe la maggioranza.

La Presidenza della Commissione

Secondo il metodo Spitzenkandidat[5] in uso dal 2014, il Consiglio Europeo dovrebbe presentare il candidato-guida del primo eurogruppo quale nomina per il ruolo di Presidente della Commissione. Tuttavia, il nuovo gruppo formato da ALDE ha già annunciato che non sosterrà la candidatura di Manfred Weber (Spitzenkandidat dell’EPP), dato che i popolari non hanno ottenuto che una maggioranza relativa. Il gruppo intende puntare su una nomina che sia in grado di conciliare gli interessi della nuova Commissione[6]. Tra i nomi più probabili rientra quindi Margrethe Vestager, già membro del Team Europe presentato dall’ALDE. Non si escludono tuttavia i nomi di Michel Barnier e Frans Timmermans, oltre naturalmente a eventuali sorprese.

 

Il voto in Italia

Uno degli aspetti più interessanti delle elezioni europee sarà sicuramente l’impatto che il risultato avrà sulla politica locale. I risultati, con un’affluenza in lieve calo (-4,75%), vedono invertirsi il supporto dei due partiti di governo, con la Lega che ottiene il 34,3% mentre il M5S si ferma a 17,1% (un risultato persino peggiore del 2014). Questo darà sicuramente più peso a Salvini nelle decisioni della coalizione. Il risultato è ottimo anche per Fratelli d’Italia, che ottiene il 6,5%: se simili numeri si ripetessero a livello nazionale, Giorgia Meloni potrebbe andare al governo con la Lega lasciando fuori Forza Italia.

Proprio lo storico partito di Silvio Berlusconi è uno dei più contriti dopo il risultato, che registra un misero 8,8%. Il Partito Democratico regge invece bene la tornata elettorale, anche se l’aumento in termini percentuali non coincide con un aumento dei voti in termini assoluti.

Nonostante gli ottimi risultati dei liberali in tutta l’Unione, rimane sotto la soglia di sbarramento +Europa, che riceve meno voti rispetto alle elezioni politiche del 4 marzo scorso. Il segretario Benedetto Della Vedova ha convocato una riunione della dirigenza che stabilirà il futuro del nuovo partito.

Anche Luigi Di Maio si trova in difficoltà dopo il voto, e, dopo aver riconosciuto la sconfitta (“impariamo e non molliamo”), dichiara sul Blog delle Stelle[7] che potrebbe essere necessaria una “nuova organizzazione” del Movimento.

Il voto nel Regno Unito

In un mio precedente articolo per Orizzonti Politici[8] avevo sostenuto che queste elezioni europee, nel Regno Unito, sarebbero state dominate dalla questione della Brexit. Il risultato del voto va persino oltre le previsioni, facendo segnare un risultato straordinario al Brexit Party (31,7%) e ai Liberal Democrats (18,5%), i partiti più schierati (rispettivamente per la hard Brexit e per un secondo referendum). I due partiti tradizionali (Conservatives e Labour) non sono i primi due per la prima volta dal 1922, quando il partito laburista soppiantò i liberali nell’alternanza. Labour si attesta infatti terzo con il 14,1% (risultato peggiore dal 1918), mentre i Tories arrivano addirittura quinti con l’8,7%, dietro ai verdi (risultato peggiore della storia del partito, dal 1835).

Il risultato senza precedenti riflette chiaramente l’importanza del tema Brexit, su cui i due partiti tradizionali non hanno ancora preso una posizione solida. Anche così però i due fronti non fanno chiarezza sul futuro del Regno Unito: se Farage ha ottenuto un risultato straordinario, infatti, lo schieramento della Hard Brexit complessivamente raccoglie il 35% (Brexit Party e UKIP), contro il 38% del ben più frammentato fronte “People’s Vote” che chiede un secondo referendum (LibDem, Green Party, ChangeUK[9], lo scozzese SNP e il gallese Plaid Cymru).

Starà dunque ai due partiti tradizionali schierarsi definitivamente, sia per recuperare il consenso perduto, sia per muovere l’ago della bilancia sulla permanenza inglese nell’Unione Europea.


Note

 

 

[1] https://www.election-results.eu/turnout/

[2] Dati presi dalla proiezione di Politico: https://www.politico.eu/2019-european-elections/ e dal Parlamento Europeo: https://www.election-results.eu/seats-political-group-country/2019-2024/

[3] https://www.ilpost.it/2019/05/03/alde-liberali-parlamento-europeo/

[4] Per l’annuncio sul Blog delle Stelle: https://www.ilblogdellestelle.it/2019/01/nasce-leuropa-della-democrazia-diretta-il-nuovo-gruppo-europeo-del-movimento-5-stelle.html. Gli altri alleati proposti erano i Gilets jaunes francesi (non presentatisi), i polacchi di Kukiz’15 e i finlandesi di Liike Nyt (che non hanno espresso eurodeputati)

[5] https://orizzontipolitici.it/la-commissione-europea/

[6] https://www.euractiv.com/section/eu-elections-2019/news/why-manfred-weber-will-probably-not-be-elected/

[7] https://www.ilblogdellestelle.it/2019/05/una-grande-lezione-impariamo-e-non-molliamo.html

[8] https://orizzontipolitici.it/lo-uk-tra-europee-e-brexit/

[9]  Change UK è un partito nato da una secessione europeista all’interno dei due partiti tradizionali. È stato avviato da 7 laburisti dissidenti che fondarono l’Independent Group. Per maggiori informazioni: https://orizzontipolitici.it/secessione-laburisti-inglesi/


Foto copertina: Parlamento europeo Pierre Olivier / shutterstock


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Lorenzo Torri

Studente bergamasco di International Politics and Government presso l'Università Bocconi di Milano, mi interesso molto di politica nazionale e internazionale.
Da un anno sono autore per Orizzonti Politici.

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