BRN-C: la minaccia separatista in Thailandia

BRN-C: la minaccia separatista in Thailandia

Barisan Revolusi Nasional Melayu Patani o Barisan Revolusi Nasional (BRN), letteralmente “Fronte Nazionale Rivoluzionario”, è un movimento indipendentista diffuso nella regione Pattani della Thailandia del sud. Organizzazione prevalentemente territoriale, il BRN fu fondato nel 1961 da un ustadz (insegnante religioso) Haji Abdul Karim Hassan con l’obiettivo di ottenere la secessione della regione.

Oggi, il più grande e organizzato dei sottogruppi del BRN, il BRN-Coordinate o BRN-C (BRN-Koordinasi) ha abbandonato il pensiero socialista pan-arabo che ne aveva influenzato le origini, per “abbracciare” ideologia salafita. Particolarmente attivo nelle moschee ed impegnato nell’indottrinamento delle giovani reclute nelle scuole islamiche, il BRN-C presenta una struttura centralizzata, con un’ala politica ed un fronte militare.

L’autorità più alta del BRN-Coordinate è attribuita al Party Leadership Council (Dewan Pimpinan Parti, DPP), guidato dal Presidente e presieduto da trenta membri[1], oltre al vicepresidente, sono presenti il Segretario generale, il vicesegretario generale, tre assistenti segretari e sette diversi consigli, che risultano così suddivisi: Consiglio militare, Consiglio economico, Consiglio giovanile (Pemuda), Consiglio di relazioni esterne, Consiglio di propaganda, Consiglio religioso (Ulama) e, infine, Consiglio politico-amministrativo.

Oltre all’organo direttivo, sette sotto-sezioni amministrative, che esercitano rispettivamente le funzioni attribuite ai Consigli, sono distribuite a livello locale in maniera indipendente, in modo che la struttura organizzativa non sia facilmente individuata e annientata dallo Stato thailandese.

Il BRN-Koordinasi è riconosciuto come il gruppo che attualmente guida l’insurrezione nella Thailandia meridionale ed è all’origine del gruppo noto come Runda Kumpulan Kecil (RKK) a cui sono stati attribuiti gli attacchi più violenti nell’ultimo decennio. Il RKK è stato fondato dai giovani membri dello Salafi Barisal Revolusi Nasional-Coordinasi, che hanno ricevuto una formazione militare in Indonesia e sono fortemente legati al BRN-C. Il Runda Kumpulan Kecil poggia su gruppi di commando ben strutturati, spietati e determinati, denominati “piccola unità di pattuglia” (Runda Kumpulan Kecil) e su un sistema di cellule chiamato “ayoh” composto da un numero di membri che varia dai cinque agli otto componenti, dipendenti dai leader religiosi locali, di ispirazione salafita o wahabita. Il RKK si muove nel tessuto sociale thailandese per consentire al BRN-C di ergersi ad organizzazione di massa e rendere instabile il governo del sud della Thailandia. Il BRN-C ha, infatti, rifiutato i colloqui di pace con il governo e ha determinato l’insurrezione dell’area meridionale del Paese, cercando di imporre valori religiosi radicali che oggi aprono a preoccupanti scenari di possibili penetrazioni jihadiste. Tornando alla struttura del BRN-C, il collegamento tra la popolazione e la leadership avviene attraverso l’ala politica e militare del movimento, attraverso una sinergia che rappresenta la condizione sine qua non per ottenere il massimo successo dalle operazioni di guerriglia e di lotta contro la legittimità dello Stato.

Alla base del gruppo è fondamentale l’attività di reclutamento nelle scuole religiose[2], perché la maggioranza dei giovani maschi indottrinati e reclutati attraverso il sistema scolastico riempie le file del fronte militare e rafforza la sezione politica del BRN-Coordinate[3]. Fronte paramilitare del BRN-C, il Pejuang Kemerdekaan Patani (o Patani Independence Fighters) è un’unità armata, operativa soprattutto nelle aree rurali della Thailandia meridionale e confluita insieme alla leadership di BRN-Coordinate in un sistema di cellule clandestine.

Alla guida dell’insurrezione thailandese, la rinascita e l’espansione del BRN-Coordinate è iniziata dalla fine degli anni ’90, a cominciare dall’obiettivo di istituire l’Islam come religione ufficiale della regione del Patani, la cui indipendenza resta però priorità assoluta da realizzarsi attraverso sette fasi. Secondo il primo punto del piano, l’organizzazione intende mobilitare le masse, costruendo una coscienza politica. Nella seconda fase, il gruppo punta all’integrazione d’istituzioni specifiche in sovversione di massa. Terza fase consiste nel far confluire i membri del BRN-Coordinate in un’organizzazione di resistenza politica. Il gruppo militare si sviluppa invece nella quarta fase, che comprende il reclutamento e la formazione di combattenti di resistenza. Quinto punto, il nazionalismo muove la coscienza nazionale della regione Pattani in preparazione della sesta fase, che consiste nella pianificazione militare finale, e l’ultima fase, la Rivoluzione e l’indipendenza della regione[4].

Le prime insurrezioni nelle tre province meridionali della Thailandia – Pattani, Yala e Narathiwat – risalgono al 1948, azioni separatiste dirette a rivendicare l’autonomia dell’area che storicamente costituiva la regione Malay Patani. Tali scontri hanno dunque radici profonde, sebbene negli anni si siano diventati sempre più cruenti, anche a causa della difficoltà economica e sociale che ha contribuito alla ribellione, considerando che le province in questione sono tra le più povere e meno istruite del paese[5].

Negli anni ’80, il governo del Generale Prem Tinsulanonda[6], sostenne i diritti culturali e lo sviluppo economico nella regione storicamente emarginata, collaborando anche con il governo malese per migliorare la sicurezza nell’area lungo il confine meridionale. Una cooperazione che, alla fine degli anni ’90, contribuì a placare le violenze separatiste del movimento. Una fase che si interruppe però nel 2001, quando Thaksin Shinawatra[7] fu nominato Primo Ministro. La risposta aggressiva dell’esecutivo thailandese, infatti, inaugurò una nuova serie di attacchi separatisti[8]. Le esplosioni di bombe e le sparatorie, spesso dirette a colpire le autorità locali e nazionali, sono state le tattiche più impiegate dagli insorti. I leader locali, gli insegnanti e i funzionari pubblici, sia musulmani che buddisti, sono coloro i quali invece hanno pagato il prezzo più elevato, in quanto associati allo Stato thailandese e all’invasione della cultura thailandese buddista nelle province meridionali.

Le violenze hanno subito un rilevante incremento nel 2004, anno in cui si verificò il “Massacro di Tak Bai”[9]. Da quel giorno, il BRN-C ha continuato ad agire nelle tre Provincie meridionali della Thailandia, Yala, Pattani e Narathiwat e il Distretto di Songkhla, ovvero le zone di confine della Thailandia, nei pressi della vicina Malaysia, dove l’Islam è più diffuso che nel resto del Paese a maggioranza buddhista. Al contrario del Premier Thaksin Shinawatra, il suo successore Surayud Chulanont ha adottato un approccio più conciliante per placare l’insurrezione, cercando di favorire lo sviluppo economico della zona, proponendo incentivi fiscali per coloro i quali avessero voluto investire nel triangolo di crescita di Indonesia-Malaysia-Thailandia[10].

Tuttavia, non sono mancati i tentativi dell’esecutivo thailandese di avviare i colloqui di pace con le organizzazioni, riunite in un unico contenitore, Mara Patani, che si costituisce nel 2014 al fine di raggiungere un accordo di pace con il governo centrale. A questa sigla ha aderito il National Revolutionary Front (BRN), ma Mara Patani non rappresenta tutte le componenti dell’area, un limite che ha determinato il fallimento delle trattative, benché il governo thailandese abbia complicato non poco la situazione, dando l’impressione di non voler raggiungere un compromesso tra le porti coinvolte nei negoziati.

Awang Jabal, leader di Mara Patani, ha più volte richiesto alle autorità thailandesi , con scarsi risultati, di inserire i negoziati di pace nel programma nazionale, in modo da impedirne l’interruzione. A questo ha contribuito anche l’incapacità o la mancata disponibilità dell’Esecutivo thailandese a voler riconoscere la controparte. La Thailandia è un Paese a maggioranza buddista che, in questi anni di lotta, si è sempre rifiutato di voler comprendere la rivendicazione dell’etnia Malay. Per il governo, infatti, la richiesta di ottenere l’autonomia del Pattani rientra tra le attività di gruppi criminali locali, ma c’è un dato che non va sottovalutato.

Se, infatti, il BRN-C ha motivazioni etno-politiche tali da spingere l’organizzazione a minacciare la stabilità del Paese, Bangkok ha ragioni profondamente strategiche per tenere sotto la propria bandiera la regione del Pattani. Nell’istmo di Kra, al confine con la Malesia, la Cina potrebbe puntare alla realizzazione del Canale di Kra, un nuovo sbocco tra Oceano Indiano e Pacifico, che permetterebbe di collegare il Golfo della Thailandia all’Oceano Indiano, formando un’alternativa allo stretto di Malacca. Una nuova Via della Seta che il governo thailandese non può certo lasciare nelle mani dei ribelli separatisti.


[1] Cfr. https://d2071andvip0wj.cloudfront.net/270-southern-thailand-dialogue-in-doubt.pdf;

[2] La scuola ha un ruolo fondamentale per il BRN-Coordinate che si è concentrato sull’espansione della propria forza attraverso la rete di tok guru, ustadz e jehku, insegnati di villaggi e scuole coraniche i quali, come gli studenti di tadika, ponoh e collegi islamici privati, sono mossi da risentimenti contro abusi, sfruttamento, corruzione e ingiustizia subita dai funzionari thailandesi.

[3] Cfr. https://www.researchgate.net/profile/Sascha_Helbardt;

[4] Cfr. Sascha Helbardt, Deciphering Southern Thailand’s Violence: Organization and Insurgent Practises of BRN-coordinate, ISEAS-Yusof Ishak Institute, 14 ago 2015, pp. 30-31;

[5] Cfr. Thaksin’s Political Zenith and Nadir, Thitinan Pongsudhirak, Southeast Asian Affairs, ISEAS – Yusof Ishak Institute;

[6] Prem Tinsulanonda, è un politico e generale thailandese, primo ministro della Thailandia dal marzo 1980 all’agosto 1988. Il 4 settembre 1998 è stato nominato presidente del Consiglio Privato, organo istituzionale che riunisce i consiglieri del re di Thailandia. In questo ruolo è succeduto a Sanya Dharmasakti. Dal 13 ottobre al 1º dicembre 2016, in virtù del suo ufficio di presidente del Consiglio Privato, è stato reggente pro tempore di Thailandia, tra la morte di Rama IX e l’accettazione del trono da parte del principe ereditario Vajiralongkorn (divenuto re Rama X).

[7] Thaksin Shinawatra è un politico e imprenditore thailandese, già primo ministro della Thailandia e leader del partito populista Thai Rak Thai. È fratello dell’altro ex primo ministro, Yingluck Shinawatra, sollevata dall’incarico da una sentenza della Corte Costituzionale. Fu deposto dalla carica di primo ministro dopo 5 anni di servizio dal colpo di Stato del 2006. Accusato di corruzione e abuso di potere, ha da allora quasi ininterrottamente vissuto in esilio soprattutto a Londra e in Dubai.

[8] Cfr. Abuza, Z 2009, Conspiracy of silence. The insurgency in Southern Thailand, United States Institute of

Peace Press, Washington, DC.

[9] Un piccolo villaggio della provincia di Narathiwat, dove la polizia  iniziò a sparare per disperdere una manifestazione di circa tre mila persone, scese in strada per chiedere la scarcerazione di sei uomini accusati di aver fornito armi a gruppi fondamentalisti islamici

[10] Cfr. http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/5392722.stm;

Foto copertina : Policy Forum

Federica Fanuli

Federica Fanuli

Federica Fanuli si laurea con lode in scienze politiche e relazioni internazionali presso l'università del Salento, dove consegue anche la laurea specialistica in scienze politiche, studi europei e relazioni internazionali . Junior consultant per agriconsulting spa, Federica collabora con il centro studi internazionali di Roma e successivamente frequenta il corso di analisi di politica estera di equilibri, muovendo i primi passi nel settore come editorial board member di rassegna stampa militare e poi, come editorial board manager di mediterranean affairs. Editor-at-large di indrastra global, editorial board member di cosmopolismedia.it, analista desk sud e sud-est asiatico dell'institute for global studies (igs) e guest contributor del middle east institute di Washington, Federica attualmente frequenta il master in giornalismo internazionale presso l'igs e il master di II livello in intelligence e sicurezza della link campus university, presso cui lavora come responsabile gestionale master dell'ufficio postgraduate, e collabora con l'osservatorio sulla sicurezza e difesa cbrne.

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