Il conflitto dimenticato nel deserto del Sahara Occidentale

Il conflitto dimenticato nel deserto del Sahara Occidentale

 


Il Sahara Occidentale è attualmente il territorio non autonomo più vasto al mondo. Conteso tra Marocco e Fronte Polisario, esso assiste ancora allo scontro tra interessi coloniali e aspirazioni indipendentistiche.


Il Sahara è il deserto caldo più grande al mondo; estendendosi su una fascia territoriale che comprende tutta l’Africa del Nord, da est a ovest, esso conta una superficie di 9.000.000 km2. La sua estremità atlantica, situata tra Marocco, Mauritania e Algeria, è il territorio in guerra più vasto al mondo, sebbene il conflitto che si protrae da oltre quarant’anni sembri essere stato dimenticato dall’opinione pubblica mondiale.

Il Sahara Occidentale è un territorio di circa 266.000 km2 che si affaccia sull’Oceano Atlantico e confina con il Marocco, la Mauritania e l’Algeria. La sua attrattività è rinvenuta nella presenza di risorse minerarie – soprattutto fosfati – e nella pescosità delle lunghe coste.

Allo scopo di comprendere le origini, le dinamiche e i motivi del conflitto che attualmente interessa il Sahara occidentale, occorre iniziare dall’epoca coloniale1.

Il primo Stato europeo a colonizzare il Sahara occidentale fu la Spagna nel corso del XV secolo, sebbene la sovranità spagnola sul territorio africano fu formalmente riconosciuta solo con la Conferenza di Berlino del 1884-852, durante la quale le Potenze europee tracciarono convenzionalmente i confini di tale territorio, non prendendo in considerazione l’organizzazione economico-sociale delle popolazioni indigene appartenenti al popolo Saharawi.

La dominazione spagnola terminò nel 1975, in seguito alla Marcia Verde3 organizzata e messa in atto dal Marocco, il quale occupò il territorio, dando così inizio al conflitto tra il popolo Saharawi e lo Stato marocchino. Nello stesso anno, Spagna, Marocco e Mauritania firmarono a Madrid un accordo tripartitico, in forza del quale la Spagna rinunciava ai suoi interessi coloniali nel Sahara Occidentale, il quale passò dunque sotto l’amministrazione congiunta di Marocco e Mauritania. Tuttavia, la Mauritania uscì presto dal conflitto, firmando il 5 agosto 1979 un trattato di pace e facendo ricadere l’onere del conflitto solo sul Marocco.

In passato, il Sahara occidentale era abitato da circa quaranta tribù nomadi, le quali erano organizzate in piena autonomia e nel rispetto della propria lingua, cultura, tradizioni; solo sul finire del periodo coloniale, le tribù intrapresero un processo di urbanizzazione.

Le origini del popolo Saharawi, che è tutt’ora presente nel Sahara Occidentale, si rinvengono nell’immigrazione degli arabi Maquil, provenienti dallo Yemen. Il popolo Saharawi professa l’Islam sunnita4– come la maggior parte degli abitanti del Maghreb5– ed è organizzato in una struttura ugualitaria, la quale testimonia la tradizionale democrazia che caratterizza tale popolo.

Il popolo Saharawi ha da sempre manifestato aspirazioni nazionalistiche e indipendentistiche, formandosi un primo nucleo intorno alla figura di Mohamed Bassiri6, il quale nel 1967 diviene il leader del Movimento di liberazione del Sahara (MLS).

Sul finire della dominazione spagnola e in seguito alla repressione del MLS, le aspirazioni del popolo Saharawi culminano nel maggio 1973 nella nascita del Fronte popolare per la liberazione del Saguiat al Hamra e Rio de Oro (di seguito Fronte Polisario).

Sahara Occidentale.

Prima in lotta contro la dominazione spagnola, poi contro l’occupazione marocchina, il Fronte Polisario ha potuto da sempre contare sul supporto politico e militare dell’Algeria, la quale guarda con favore alla nascita di un nuovo Stato indipendente suo alleato, allo scopo di ampliare la propria influenza fino alle coste dell’Atlantico.

E’ sempre grazie all’appoggio dell’Algeria che il 27 febbraio 1976 il Fronte Polisario proclama unilateralmente l’indipendenza del Sahara Occidentale, dando vita alla Repubblica Araba Democratica dei Saharawi (di seguito RADS), la quale viene subito riconosciuta dall’Algeria e da altri Stati africani e latinoamericani; nel 1984 la RADS viene ammessa all’interno dell’Organizzazione dell’unità d’africa (oggi Unione Africana), riconoscendone l’indipendenza, laddove l’Organizzazione delle Nazioni Unite (di seguito ONU) inserisce tutt’ora la RADS nella lista dei territori non autonomi7. L’attuale governo della RADS – in esilio8 nel campo profughi di Tindouf in Algeria – è riconosciuto a livello internazionale da 83 Stati.

Nelle dinamiche conflittuali tra Marocco e Fronte Polisario per il controllo del Sahara Occidentale si inserisce il bipolarismo della guerra fredda: se il Marocco ha da sempre ricevuto il supporto politico e militare degli Stati Uniti, gli Stati che hanno scelto di schierarsi al fianco del Fronte Polisario – primo fra tutti l’Algeria – rientrano nell’influenza sovietica.

Repubblica Araba Democratica dei Saharawi

Uno dei momenti più critici del conflitto tra Marocco e Fronte Polisario si rinviene nel 1982, anno in cui il Marocco, allo scopo di consolidare il possesso dei territori conquistati e di sfruttarne le risorse minerarie, inizia la costruzione del c.d. “muro marocchino”, ossia un muro lungo quasi 2.700 km che divide i territori occupati dal Marocco da quelli liberati dal Fronte Polisario; separando definitivamente il popolo Saharawi, il muro è costruito con pietre e sabbia, vede la presenza di basi militari e gruppi di soldati ed è riempito con mine antiuomo, il che lo rende tra i muri più militarizzati al mondo.

Sebbene oggi la questione in esame sembra avere perso risonanza mediatica, il conflitto del Sahara Occidentale è stato in passato oggetto di dibattito in seno all’ONU. Inizialmente incluso nella lista dei territori non autonomi, nel 1972 l’ONU riconosce al popolo Saharawi il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza; tuttavia, è nel 1991 che si assiste al momento più alto degli sforzi diplomatici, allorché da un lato la Risoluzione 690/19919 del Consiglio di Sicurezza istituisce la “Mission des Nations Unies pour l’Organisation d’un Referendum au Sahara Occidental” (di seguito operazione MINURSO), dall’altro, sempre sotto l’egida dell’ONU, Marocco e Fronte Polisario firmano il “cessate il fuoco”, accordo con il quale il Marocco si impegna ad autorizzare l’organizzazione di un referendum per l’autodeterminazione del popolo Saharawi.

Dopo ben 27 anni, l’operazione MINURSO non ha avuto seguito. Il referendum non è stato ancora indetto e il Marocco non sembra affatto intenzionato a realizzare concretamente la promessa fatta al popolo Saharawi, il quale continua a vivere tra il territorio del Sahara Occidentale amministrato dal Fronte Polisario, quello più interno e povero di risorse minerarie, e i campi profughi situati nel sud dell’Algeria.

Si è dunque venuta a creare una situazione di stallo, la quale, ponendo fine al conflitto armato, ha dato origine ad una guerra diplomatica nella quale il Fronte Polisario si trova sempre più isolato; inoltre il territorio del Sahara Occidentale risulta ancora diviso in due parti dal c.d. “muro marocchino”, favorendo tale divisione il Marocco, in quanto esso controlla il territorio costiero e ricco di risorse minerarie.

Attualmente, le tensioni tra Marocco e Fronte Polisario si sono riaccese, nel momento in cui il Marocco ha militarizzato parte della zona di Guerguerat10, nel sud-ovest del Sahara Occidentale. Considerando l’impiego di forze armate come una violazione dell’accordo del “cessate il fuoco”, il Fronte Polisario ha a sua volta aumentato la presenza di gruppi armati nella zona di Guerguerat. Tale questione sembrerebbe essere solo un pretesto per riaccendere un conflitto che non è mai stato davvero risolto. 

Oggi il popolo Saharawi viene considerato un popolo disperso, essendo complicato stimare l’entità quantitativa della popolazione. La maggior parte di tale popolo vive nei campi profughi situati nel sud dell’Algeria, dipendendo quasi totalmente dagli aiuti internazionali forniti dall’ONU nell’ambito della missione MINURSO. La sedentarizzazione11forzata ha mutato i fondamenti economici e sociali del popolo Saharawi, da sempre nomade e ora costretto a vivere in uno dei climi più inospitali e difficili del mondo. In qualità di rappresentante delle aspirazioni indipendentistiche, il Fronte Polisario ritiene che il referendum per l’autodeterminazione del popolo Saharawi sia l’unico strumento suscettibile di risolvere il conflitto che si protrae da oltre quant’anni e che stenta a terminare.

La comunità internazionale, e in particolare il mondo occidentale, sembra essersi allontanata dalla causa del popolo Saharawi, guardando ad essa con indifferenza.

Tale situazione di stallo è dovuta da un lato all’esasperazione dovuta ad anni di negoziati inutili, durante i quali le due parti in conflitto non hanno mostrato cedimenti, restando ancorate alle proprie posizioni, dall’altro alla circostanza che il Marocco sia ormai divenuto un alleato fondamentale dell’Occidente e degli Stati Uniti, sfruttando la sua riammissione nell’Unione africana allo scopo di cercare nuovi alleati e vincendo così la guerra diplomatica.


Fonti:

Pizzigallo M., Una buona politica estera, Bordeaux Edizioni, Roma, 2015.

Libero Pensiero https://www.liberopensiero.eu/20/03/2018/attualita/societa/sahara-occidentale-sahrawi-indipendenza/

I Saharawi popolo e deserto http://saharawi.tsnet.it/pag1/

Il Post https://www.ilpost.it/2017/02/26/sahara-occidentale-tensioni/

Note

1Il colonialismo è definito come l’espansione di una nazione su territori e popoli all’esterno dei suoi confini, spesso per facilitare il dominio economico sulle risorse, il lavoro e il commercio di questi ultimi. Il processo viene detto colonizzazione. Il termine indica anche, in senso stretto, il dominio coloniale mantenuto da diversi Stati europei su altri territori extraeuropei lungo l’età moderna e indica quindi il corrispettivo periodo storico, cominciato nel XVI secolo, contemporaneamente alle esplorazioni geografiche europee, assumendo nel XIX secolo il termine di imperialismo, e formalmente conclusosi nella seconda metà del XX secolo, con la vittoria dei movimenti anti-coloniali.

2La Conferenza di Berlino del 1884-1885, detta anche Conferenza dell’Africa Occidentale Conferenza sul Congo regolò il commercio europeo in Africa centro-occidentale nelle aree dei fiumi Congo e Niger e sancì la nascita dello Stato Libero del Congo sotto l’influenza di Leopoldo II del Belgio. La Conferenza fu voluta dal Cancelliere tedesco Otto von Bismarck e dalla Francia allo scopo di regolare le molteplici iniziative europee nell’area del Bacino del fiume Congo. Tuttavia la conferenza consentì, seppure non negli atti ufficiali, alle potenze europee di proclamare possedimenti all’interno delle zone costiere occupate. Ciò che portò alla cosiddetta corsa per l’Africa.

3La Marcia Verde è stata una manifestazione strategica di massa attuata nel novembre del 1975, coordinata dal governo marocchino con l’intenzione di costringere la Spagna ad abbandonare il Sahara Occidentale, al tempo territorio autonomo spagnolo conteso dal Marocco alla Spagna.

4Il sunnismo è la corrente maggioritaria dell’Islam, comprendendo circa il 90% dell’intero mondo islamico. Essa riconosce la validità della Sunna (consuetudine, identificata coi Sei libri) e si ritiene erede della giusta interpretazione del Corano, articolata in 4 scuole o madhab.

5Con il termine Maghreb si intende l’area più a ovest del Nord Africa che si affaccia sul mar Mediterraneo e sull’oceano Atlantico.

6Mohamed Bassiri fu un leader del nazionalismo Saharawi.

7La lista delle Nazioni Unite dei territori non autonomi è la lista dell’Organizzazione delle Nazioni Unite dei territori che sono ancora soggetti al colonialismo. Questa lista, redatta per la prima volta nel 1946 in conformità all’Articolo XI dello Statuto delle Nazioni Unite, viene da allora periodicamente aggiornata dall’Assemblea Generale in base alle indicazioni di una speciale commissione sulla decolonizzazione. Appartengono a questa lista solo i territori considerati permanentemente abitati.

8Un governo in esilio è un gruppo politico che sostiene di essere il governo legittimo di una nazione, ma che per varie ragioni non è in grado di esercitare il proprio potere legale, pertanto risiede in un Paese straniero. I governi in esilio di solito operano con l’idea di tornare un giorno nel proprio Paese natio e di riconquistare il potere. I governi in esilio si verificano spesso durante i periodi di occupazione da parte di una potenza straniera.

9http://www.refworld.org/docid/3b00f16818.html

10Guerguerat è un piccolo villaggio nel sud-ovest del Sahara Occidentale che dista 11 km dalla Mauritania e 5 km dall’Oceano Atlantico. Il villaggio è sotto il controllo del Marocco.

11Processo per cui una popolazione o un gruppo etnico di vita nomade si stabilisce definitivamente in un luogo divenendo sedentario.

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Immagine: Photo by Getty Images.

Giorgia Papallo

Studentessa all'ultimo anno del Corso di Laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e Consigliere MSOI Napoli. Nel corso degli anni ha maturato un profondo interesse per la politica, la diplomazia e l'Unione Europea, apprezzandone profondamente i valori. Crede fortemente nell'importanza della conoscenza linguistica, indispensabile in un mondo globale, interdipendente e costantemente interconnesso come quello in cui viviamo. Per il futuro spera di intraprendere una carriera nelle istituzioni europee oppure nelle organizzazioni internazionali.

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