Il CPEC e il ruolo dell’Iran in Asia

Il CPEC e il ruolo dell’Iran in Asia

Dalla fine delle sanzioni, l’Iran ha cercato di attirare capitali stranieri, principalmente in Europa, nel settore energetico e società occidentali hanno inviato diplomatici e delegazioni commerciali che hanno firmato importanti accordi sui principali settori che contribuiscono alla crescita economica iraniana.

Tuttavia, anche se le operazioni di investimento sono ancora nelle prime fasi di sviluppo a causa della diffidenza di banche e compagnie di assicurazione di concedere prestiti e garanzie alle imprese per la continua esistenza di sanzioni, l’Iran sembra sempre più orientata a fare affari con il continente asiatico.

 

Il Corridoio economico

La Repubblica islamica è uno degli Stati che ha aderito al progetto del Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), che prevede investimenti per 46 miliardi di dollari. Il CPEC prevede la costruzione di strade, ferrovie e accordi di energia per collegare la città portuale di Gwadar, nella complicata provincia pakistana del Baluchistan al confine con l’Afghanistan e l’Iran, a Xinjiang, la regione in Cina nord-occidentale, abitata da una minoranza musulmana uigura. Il Corridoio è considerato un’estensione dell’ambiziosa iniziativa “One Belt, One Road (OBOR)” di Pechino, la Nuova Via della Seta che mira a migliorare la connettività e la cooperazione con i partner cinesi, attraverso una serie di grandi progetti infrastrutturali al fine di migliorare il mercato asiatico[1]. L’idea di un corridoio tra la Cina e il Pakistan e la possibilità di Pechino di sfruttare i porti sul Mar Arabico, infatti, risale al 1950, anno in cui iniziarono i lavori per la costruzione della statale che oggi attraversa Karakoram, aperta poi nel 1986. Alla fine degli anni ’90, furono avviati primi negoziati bilaterali tra Cina e Pakistan, al fine di gettare le basi per un piano che avrebbe fornito un collegamento diretto con le città portuali del Pakistan, in particolare, con Gwadar, nel sud-ovest del paese. Lo sviluppo della zona, che ha avuto inizio nel 1998, fu interrotto a causa delle tensioni interne e l’instabilità politica del Pakistan. Solo di recente, dopo diciassette anni, nel mese di aprile 2015, in occasione della visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping a Islamabad, la Cina e il Pakistan hanno firmato l’accordo.

 

Secondo le stime del governo pakistano, il corridoio potrebbe portare a un aumento della crescita economica e occupazionale[2]. I progetti infrastrutturali della condotta sotto l’egida del CPEC avrebbero un valore di circa 11 miliardi di dollari e dovrebbero essere finanziati con prestiti agevolati, forniti al governo del Pakistan dalla Exim Bank of China, la China Development Bank e la Banca Industriale e Commerciale cinese[3].

I principali investimenti comprendono la costruzione di 1.100 chilometri di autostrada, che collega le città di Karachi e Lahore; la completa ristrutturazione della Karakorum Highway, che collega la città di Rawalpindi al confine con la Cina, e l’ammodernamento della linea ferroviaria tra Karachi e Peshawar, che permetterà l’ampliamento della rete ferroviaria in Pakistan collegando così la città di Kashgar allo Xinjiang[4]. È qui che l’Iran entra in gioco, interessato alla rete di gasdotti per il trasporto di gas naturale e petrolio, tra cui una pipeline dal valore di 2,5 miliardi di dollari per il trasporto di gas iraniano alla città di Gwadar e Nawabshah.

Lo scorso giugno, il Ministro per il petrolio pakistano Shahid Khaqàn Abbasi ha sottolineato l’importanza di completare il gasdotto tanto atteso tra Iran e Pakistan entro il 2018. Il progetto congiunto avviato nel 2010 si è concentrato sulla costruzione di 1.800 chilometri di gasdotto dall’Iran al Pakistan per garantire una fornitura di circa 21,5 milioni di metri cubi di gas al giorno[5]. L’Iran ha già completato una parte della gas-road con un investimento totale di 2 miliardi di dollari suscitando il forte interesse del Pakistan, che ha bisogno di alleggerire il peso della crisi energetica del paese[6].

 

Se l’accordo contribuirà a rafforzare l’economia del Pakistan e consolidare la propria posizione nella regione, il CPEC si apre in Cina nuove rotte per il ricco di petrolio del Medio Oriente, attraverso il Mar Arabico, e stabilisce i collegamenti interregionali, consentendo alla regione di ridurre la sua dipendenza da Occidentale.

Così, con la presenza della Repubblica islamica nel contratto, la Cina e il Pakistan raddoppierà l’accesso alle risorse di petrolio persiano, ma la creazione di una nuova “via della seta” sarà di primaria importanza soprattutto per la Repubblica islamica, che potrebbe sviluppare legami economici tra i paesi dell’Asia e svolgono un ruolo importante[7].

 

Il ruolo dell’Iran

La posizione geografica dell’Iran in Eurasia e Asia occidentale e la sua vicinanza allo Stretto di Hormuz ha reso il paese di grande importanza geo-strategica e riqualificato, dopo la firma dell’accordo sul nucleare, è riapparso sulla scena internazionale, probabilmente destinato a diventare nel futuro prossimo una potenza economica e militare. Principale transito regionale strettamente connesso al Medio Oriente, in particolare a causa delle tensioni con l’Arabia Saudita e Israele, l’Iran è di vitale importanza per l’Asia meridionale.

Un legame duraturo che, in occasione dell’incontro del Presidente iraniano Hassan Rouhani con il Primo Ministro pachistano Nawaz Sharif, a margine della 71a sessione dell’Assemblea generale presso la sede centrale delle Nazioni Unite, che si è svolta lo scorso settembre, oggi assume nuove prospettive. In quella circostanza, l’Iran ha espresso interesse ad aderire al Corridoio economico CPEC, un progetto che potrebbe essere un grande successo in termini di commercio regionale e di connettività, puntando a rafforzare i mercati di frontiera, l’import e export delle imprese, infrastrutture, strade e reti ferroviarie e la questione energetica, primo punto della politica estera iraniana.

Se il Pakistan deve fare i conti con il crescente bisogno di risorse energetiche a causa della crescita economica e della numerosa popolazione, solo l’Iran sembra essere in grado di garantire quote elevate di esportazione, e assicurarsi l’influenza geopolitica della regione. Il territorio iraniano, infatti, possiede una delle più grandi riserve di petrolio e di gas del mondo e se l’attenzione di Teheran sembra concentrarsi sul Golfo, i suoi interessi economici ruotano anche attorno al sud-est asiatico[8].

 

Oltre all’importanza economica del progetto, la collaborazione dell’Iran ha rilevanza anche in termini di sicurezza, perché la Repubblica islamica potrebbe contenere instabilità nel Baluchistan. La provincia del Sistan-Baluchistan è un’area di origine persiana tra l’Iran, il Pakistan e l’Afghanistan, arretrata economicamente, ma ricca di risorse naturali come il gas, oro, rame, petrolio e uranio.

Recentemente, il Baluchistan è stata teatro di frequenti scontri tra le forze di sicurezza, i militanti sunniti e trafficanti di droga, perché il territorio è crocevia di oppio e armi provenienti dall’Afghanistan e diretti al mercato mondiale. Inoltre, la popolazione locale è sunnita, in contrasto con la popolazione iraniana prevalentemente sciita, e la mancanza di sviluppo e la repressione culturale potrebbe degenerare in protesta. In Pakistan, la situazione dei Beluci non migliora se si considera la forte spinta per l’indipendenza diffusa tra la popolazione della regione. L’annessione dell’Iran nel CPEC potrebbe quindi essere in grado di preservare l’integrità territoriale e regionale, attraverso una maggiore collaborazione economica e militare con il Pakistan per scongiurare su entrambi i lati del confine un’alleanza tra il gruppo militante sunnita e gruppi laici anti-sciita, come Jundullah, e vari separatisti del Belochistan pakistano, come il Fronte di Liberazione e l’Esercito di liberazione del Belochistan[9].

 

La visita di Rouhani a Islamabad ha, inoltre, confermato la tendenza del Pakistan a cercare di rompere l’alleanza che ha legato e continua a legare il paese agli Stati Uniti. Allo stesso modo, le relazioni amichevoli con Teheran sembrano scontrarsi con un alleato cruciale che storicamente ha mantenuto relazioni privilegiate con Washington: l’Arabia Saudita, storico avversario dell’Iran per la supremazia nella regione.

L’Arabia Saudita ha fornito aiuti finanziari al Pakistan e circa due milioni di cittadini pakistani vivono e lavorano nei paesi del Golfo Persico. Islamabad non intende certo minare i rapporti con il regime saudita, ma mantenersi equidistante tra l’Arabia Saudita e l’Iran, sebbene, malgrado la crescente freddezza tra Islamabad e Washington sia il risultato della politica estera degli Stati Uniti, a partire dalla promozione di un partenariato strategico con l’India in funzione anti-cinese, storico nemico del Pakistan, le relazioni tra Islamabad e Teheran sembrano inossidabili. Dopo l’indipendenza nel 1947, è stato l’Iran il primo Paese a riconoscere la sovranità del Pakistan e durante gli anni della guerra fredda la teocrazia iraniana ha dato sostegno politico a Islamabad contro l’India.

Qualche frizione emerse solo in occasione della guerra in Afghanistan, quando il Pakistan appoggiò i talebani e il fondamentalismo sunnita, anche se i rapporti non incrinano, perché un quinto della popolazione del Pakistan era sciita e le relazioni commerciali continuarono ad espandersi. Nel 1999, inoltre, i due paesi hanno firmato un accordo di libero scambio[10].

 

La ristrutturazione della politica estera del Pakistan è ancora più evidente considerando il rafforzamento delle relazioni con la Cina. Pechino ha coinvolto il Pakistan nel CPEC, al fine di rompere o evitare l’accerchiamento americano, previsto dall’amministrazione Obama e concretamente perseguito da Donald Trump. Proprio la Cina è tra i principali partner commerciali dell’Iran, alleanza economica proseguita anche durante sanzioni internazionali. Il petrolio iraniano rimane un fattore di particolare interesse per la Cina, così come la posizione dell’Iran lungo le principali rotte commerciali, che collegano la Cina con l’Europa e l’Asia occidentale, e la sua vicinanza al Golfo di Oman[11]. L’adesione della Repubblica islamica al CPEC è una benedizione per la Cina, perché un paese strategicamente e geograficamente rilevante come l’Iran permetterebbe a Pechino di essere un gigante industriale e accedere al petrolio del Medio Oriente. Iran potrebbe anche risolvere le questioni in sospeso tra la Cina e il Pakistan, circa il prezzo del gasdotto Iran-Pakistan, così come la frontiera del Sistan-Balochistan e del Balochistan, motivi di contesa tra i due Stati[12].

 

Conclusione

Per Teheran, il partenariato strategico in Asia significa costruire un’importante rete di alleanze e competere con l’Arabia Saudita. È un dato di fatto che, negli ultimi anni, il parziale disimpegno degli Stati Uniti dal Golfo abbia accelerato la diversificazione delle alleanze internazionali dell’Arabia Saudita e, in questo scenario, la cooperazione tra Iran, Cina e Pakistan diventa un fattore importante, che segna il ritorno del rivale saudita nei giochi geopolitici asiatici. Nelle sue trame strategiche, il governo centrale di Teheran guarda sempre più a Oriente, dal momento che può essere la via di fuga politica e finanziaria dalla instabilità regionale in Medio Oriente.

 


[1] Cfr. P. ESCOBAR, “Oil Geopolitics and the “Economic Corridor”: Pakistan Enters China’s “New Silk Road”, Global Research, April 26, 2015, http://www.globalresearch.ca/oil-geopolitics-and-the-economic-corridor-pakistan-enters-chinas-new-silk-road/5445398;

[2] Cfr. S. A. RAMAY, “China Pakistan Economic Corridor, A Chinese Dream Being Materialized Through Pakistan”, Sustanaible Development Policy Institute, 2016,

https://sdpi.org/publications/files/China-Pakistan-Economic-Corridor-(Shakeel-Ahmad-Ramay).pdf;

[3] Cfr. China-Pakistan Economic Corridor (CPEC), RWD Advisory Group, April 21, 2015, http://www.rwradvisory.com/china-pakistan-economic-corridor-cpec/;

[4] Cfr. How will CPEC boost Pakistan economy?, Deloitte, 

https://www2.deloitte.com/content/dam/Deloitte/pk/Documents/risk/pak-china-eco-corridor-deloittepk-noexp.pdf;

 

[5] Cfr. MARITIME SECURITY AND NAVAL COOPERATION BETWEEN CHINA AND PAKISTAN, Foreign Policy News, November 25, 2016, http://foreignpolicynews.org/2016/11/25/maritime-security-naval-cooperation-china-pakistan/;

[6] Cfr. MUHAMMAD MUNIR, “Iran-Pakistan Gas Pipeline: Cost-Benefit Analysis”, April 4, 2014, http://www.ipripak.org/iran-pakistan-gas-pipeline-cost-benefit-analysis/;

[7] Cfr. SUALIHA NAZAR, “Why Iran Needs to Explore Participation in the China-Pakistan Economic Corridor”, October 14, 2015, http://thediplomat.com/2015/10/why-iran-needs-to-explore-participation-in-the-china-pakistan-economic-corridor/;

[8] Cfr. THOMAS E. RICKS, “Balochistan is seething, and that can’t make China happy about investing”, MARCH 31, 2016, Cfr. http://foreignpolicy.com/2016/03/31/balochistan-is-seething-and-that-cant-make-china-happy-about-investing/;

[9] Cfr. PRATEEK JOSHI, “How Balochistan could change Iran and Pakistan relations. In a way that’s not good for India”. September 9, 2016. https://thewire.in/69021/how-balochistan-could-change-the-dynamics-of-iran-pakistan-relations/

[10] Cfr. SAADAT HASSAN, “Pakistan as a “Geographical Corridor” between China and Iran”, September 27, 2016, http://www.iras.ir/en/doc/article/1996/pakistan-as-a-geographical-corridor-between-china-and-iran; KASHIF MUMTAZ, “Pakistan’s mediation efforts in Saudi-Iran tensions”, January 27, 2016, http://issi.org.pk/wp-content/uploads/2016/01/Final-Issue-brief-kashif-dated-27-1-2016.pdf;

 

[11] Cfr. AKBER ALI, “China Pakistan Economic Corridor: Prospects and Challenges for Regional Integration”, July 20, 2016, http://www.omicsonline.com/open-access/china-pakistan-economic-corridor-prospects-and-challenges-for-regionalintegration-2151-6200-1000204.php?aid=77852;

[12] Cfr. China Mulls Drawing Iran Into Economic Corridor, Financial Tribune, October 26, 2016, https://financialtribune.com/articles/economy-domestic-economy/52295/china-mulls-drawing-iran-into-economic-corridor; SUDHA RAMACHANDRAN, “China eyes Iran’s potential as a trade corridor”, May 26, 2016, https://www.cacianalyst.org/publications/analytical-articles/item/13364-china-eyes-irans-potential-as-a-trade-corridor.html.

Foto Copertina : http://nation.com.pk/national/17-Oct-2016/china-to-enhance-cooperation-with-iran-through-cpec-envoy

Federica Fanuli

Federica Fanuli

Federica Fanuli si laurea con lode in scienze politiche e relazioni internazionali presso l'università del Salento, dove consegue anche la laurea specialistica in scienze politiche, studi europei e relazioni internazionali . Junior consultant per agriconsulting spa, Federica collabora con il centro studi internazionali di Roma e successivamente frequenta il corso di analisi di politica estera di equilibri, muovendo i primi passi nel settore come editorial board member di rassegna stampa militare e poi, come editorial board manager di mediterranean affairs. Editor-at-large di indrastra global, editorial board member di cosmopolismedia.it, analista desk sud e sud-est asiatico dell'institute for global studies (igs) e guest contributor del middle east institute di Washington, Federica attualmente frequenta il master in giornalismo internazionale presso l'igs e il master di II livello in intelligence e sicurezza della link campus university, presso cui lavora come responsabile gestionale master dell'ufficio postgraduate, e collabora con l'osservatorio sulla sicurezza e difesa cbrne.

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