Il “ Deal of the Century ” tra dubbi e speranze?

Il “ Deal of the Century ” tra dubbi e speranze?

 


C’è trepidazione per sapere di cosa tratterà il “ Deal of the Century ” o “Accordo del secolo” proposto da Trump, volto a risolvere il conflitto arabo- israeliano.


 

Con la nascita dello stato di Israele nel 1948 ha avuto ufficialmente inizio un conflitto interminabile che conta in totale più di cento mila morti e quasi centotrenta mila feriti[1] tra arabi e israeliani. In molti sono in trepidazione per sapere di cosa tratterà il “ Deal of the Century ” o “Accordo del secolo” proposto da Trump, volto a risolvere il conflitto[2]

Il tanto atteso “Deal Of the Century” annunciato da Trump sarà davvero risolutivo?

A quanto pare il “Deal of the Century” non porterà a una reale soluzione del conflitto. Il Washington Post il 7 Maggio ha intitolato un suo articolo: “L’Accordo del Secolo’ di Trump per il conflitto Arabo-Israeliano è condannato alla delusione[3] e pare infatti che piuttosto che un accordo soddisfacente per ambo i popoli sia preferita una soluzione finale che vedrebbe la parte palestinese definitivamente sconfitta. Sia Trump che Jared Kushner[4], hanno sempre più disinvestito nella soluzione dei due stati negli ultimi anni. L’amministrazione Trump ha a tutti gli effetti estromesso gli Stati Uniti dal ruolo di mediatore nel momento in cui ha de facto abbandonato il dialogo con la leadership palestinese ignorandone palesemente le preoccupazioni e gli interessi, abbracciando invece con entusiasmo l’agenda dell’estrema destra israeliana.

I fatti degli ultimi mesi sono lampanti: il trasferimento dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme[5]; la chiusura del consolato di Gerusalemme Est, il quale si occupava di intrattenere relazioni con la controparte palestinese, è stato “fuso” con l’ambasciata israeliana[6]; e ancora, la drastica riduzione ai programmi di assistenza ai rifugiati e, in particolare, all’agenzia delle Nazioni Unite UNRWA[7] che ha subito tagli fino al 40% che hanno e continueranno ad avere un enorme impatto non solo sulle vite delle persone ma anche sulla stabilità dei paesi dove i rifugiati risiedono al di fuori dei territori palestinesi come Giordania e Libano.

Inoltre la concessione all’espansione e il condono degli insediamenti in West Bank[8] (teoricamente illegittimi); il riconoscimento della sovranità di Israele sulle alture del Golan[9] e per finire l’amministrazione Trump non pare riluttante anche nel concedere la Cisgiordania. Infatti qualche giorno prima delle elezioni Netanyahu ha ribadito la sua promessa: grazie al supporto Americano avrebbe impedito la creazione di uno stato palestinese “controllando l’intera area” del West Bank[10].

È necessario dunque trarre qualche considerazione in merito alla situazione. Al di là di ciò che i leader dei paesi Arabi possano discutere nei loro salotti privati, non pare esserci alcuna possibilità per un piano di pace vero che includa lo stato di Palestina. A questo proposito dunque, è necessario sottolineare che è illusorio pensare che le legittime speranze dei palestinesi per la dignità politica e la statualità possano essere ammortizzate da meri incentivi economici. Se infatti la questione politica concernente l’esistenza dello stato di Palestina si fosse mai potuta risolvere in un patteggiamento in denaro il conflitto sarebbe terminato già molto tempo fa. In secondo luogo, è pericoloso presumere che il tempo abbia, per così dire, fatto il suo corso stremando e rassegnando i palestinesi. Presupporre che i palestinesi possano essere forzati nell’accettare qualcosa di meno che uno Stato, senza costi durevoli per Israele, tenendo anche presente le realtà demografiche è molto rischioso.

Nonostante tutti gli sforzi di Israele per stabilire e mantenere una maggioranza ebraica, i due popoli sotto il controllo israeliano sono numericamente pari, circa 6,5 ​​milioni di ebrei e 6,5 milioni di palestinesi[11]. Infine, il potenziale danno collaterale non dovrebbe essere sottovalutato nemmeno da Israele stesso. Il paese limitrofo più a rischio è la Giordania, storico partner americano, dimostratosi negli anni affidabile e moderato, in una regione in cui tali caratteristiche sono rare. La monarchia Hashemita si troverà ancora una volta in una posizione molto scomoda se i palestinesi verranno delusi. Senza comunque dimenticare che così facendo gli israeliani trasferiranno ai loro vicini giordani – tra i pochi con cui hanno relazioni positive nella regione – le aspirazioni nazionali palestinesi.

Ancora una volta il Medio Oriente rimane la terra in cui gli Stati Uniti prendono decisioni piuttosto avventate. C’è però da dire che vi è una differenza tra avere cattive opzioni e fare scelte sbagliate. Infatti nel “Deal of the Century” c’è anche un elemento intenzionale, progettato per rendere impossibile la realizzazione di due stati per due popoli ed è innegabile che si tratti di una scelta pericolosa ed imprudente.

Quali prospettive dunque?

A metà Maggio, all’interno della promessa di decine di miliardi di dollari di investimenti stranieri come parte del piano di pace per il Medio Oriente, l’amministrazione Trump ha annunciato un “seminario economico” in Bahrain. Tale seminario dovrebbe tenersi il prossimo mese e avrebbe l’obiettivo di mostrare agli imprenditori palestinesi le potenzialità che otterranno con la proposta americana (ancora non divulgata pubblicamente). Ma i principali uomini d’affari palestinesi hanno liquidato l’evento come un insulto controproducente e, la risposta alla Casa Bianca è stata parecchio negativa e tagliente: “tenetevi i vostri soldi”[12]. Il primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh ha inoltre affermato che il suo governo non è stato consultato nel meeting del 25-26 giugno a Manama[13]. Tale workshop infatti ha dell’incoerente secondo gli investitori palestinesi: “Stanno distruggendo l’appetito di qualsiasi investitore che voglia venire in Palestina poiché non c’è alcuna idea di alcuna soluzione”, ha detto Ibrahim Barham, amministratore delegato di Safad Engineering & Electronics, una delle più grandi società tecnologiche della Cisgiordania[14]. Anche Bashar Masri, uomo d’affari palestinese e fondatore di Rawabi, la prima città palestinese pianificata in Cisgiordania, ha dichiarato di aver rifiutato l’invito come speaker alla conferenza: “Non ci impegneremo in nessun evento al di fuori del consenso nazionale palestinese”, ha scritto Masri sui social media, e ancora, “L’idea di una pace economica è vecchia, ora viene solo posta in modo diverso, ma esattamente come la nostra gente l’ha respinta in passato, la respinge anche ora”[15]. Saeb Erekat, capo negoziatore per l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) ha scritto sulla questione per il New York Times: “Eppure niente di ciò che è stato rivelato finora è relativo a problemi reali come la fine dell’occupazione israeliana iniziata nel 1967 e la conservazione dei diritti inalienabili riconosciuti a livello internazionale del popolo della Palestina. [..] l’amministrazione [Trump] ha annunciato che terrà una riunione il prossimo mese in Bahrain dal titolo “Peace to Prosperity”, che sostituirà il concetto storico di “terra per la pace”.

Cerchiamo di essere chiari: non ci sarà prosperità economica in Palestina senza la fine dell’occupazione. In particolare, la leadership palestinese non è stata consultata da nessun partito in questa riunione.”[16] Infine Erekat ha dichiarato di non essere sorpreso da questi risvolti, soprattutto dopo la dichiarazione statunitense di riconoscere Gerusalemme come capitale israeliana, in violazione della risoluzione 478 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in totale contrasto con l’impegno promesso dagli Stati Uniti nei confronti del processo di pace. Quali sono allora le prospettive se uno stato palestinese pare essere una richiesta utopica? Già da più di un anno la presidenza Trump spinge su Re Abdallah di Giordania per la creazione di una confederazione.

Fin da subito sia il Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Habbas che il Re Hashemita hanno storto il naso ritenendo la proposta un vero e proprio azzardo. Nonostante l’idea della confederazione risalga agli anni 50’ la posizione giordana è ancora molto distante dall’accettazione, o perlomeno vi sono rivelazioni contrastanti e non vi è una chiara posizione. Di certo non è un’opzione che il paese accetterebbe di buon grado. Re Abdallah ha più volte ribadito che la Giordania appoggia la soluzione dei due stati e la creazione di uno stato palestinese con Gerusalemme Est come capitale.[17]  

Le relazioni israelo-palestinesi hanno raggiunto uno stallo politico senza precedenti dal 2014, per questa ragione, dopo anche una certa rassegnazione dovuta ai chiari segnali di Tel- Aviv e Washington, la soluzione dei due stati è passata in secondo piano e si è cominciato a fare riferimento a vecchi discorsi su una confederazione con il regno Hashemita. L’ipotetica confederazione mirerebbe a stabilire uno stato per i due popoli dopo la riacquisizione palestinese dei territori occupati da Israele nel 1967[18].

Questo singolo stato avrà due capitali – Gerusalemme per i palestinesi e Amman per i giordani – e un sistema giudiziario centrale con autorità e forze armate comuni guidate dal monarca giordano[19]. Sarebbe provvisto anche un consiglio centrale dei ministri e del parlamento eletti da entrambe le nazioni, e ad entrambi sarà permesso di muoversi liberamente tra le due aree.[20] Gaza rimarrebbe invece un’entità separata sotto una sorta “tutela Egiziana”[21].

Negli ambienti accademici e politici israeliani, una confederazione giordano-palestinese è vista di buon occhio e anche Mahmoud Habbas si è espresso positivamente in merito alla proposta Statunitense[22]. Washington si sta dunque preparando ad annunciare i dettagli del “Trattato del Secolo” nelle prossime settimane. L’uscita ufficiale della proposta è prevista dopo il Ramadan[23] e considera l’opzione della confederazione una questione importante, nonostante la Giordania sia piuttosto riluttante all’idea continuando a mantenere la sua posizione sullo stato di Palestina ben chiara. Dal canto suo il Regno Hashemita ha i suoi buoni motivi per rifiutare questa soluzione primo fra tutti la fragorosa destabilizzazione del paese. Ci sono inoltre moltissime questioni all’interno della Giordania, e di certo sarebbe un grosso colpo ristrutturare l’identità nazionale all’interno di una confederazione.

Tale preoccupazione è ovviamente spiegata, dalla sua natura paradossale e pericolante. Da un lato il regno è visto come stabile, e ciò è dimostrato dalla continuità delle alleanze in un’area del mondo da decenni martoriata dalla guerra, ma d’altro canto il paese riversa in condizioni disperate a livello economico con dei tassi di disoccupazione alle stelle, e una bassissima fiducia nelle istituzioni. Il malcontento sociale è ormai una costante da qualche decennio. A questo si aggiunge la questione demografica che vede già la popolazione cosiddetta cisgiordana al 70% rispetto alla popolazione totale[24], se a questa si aggiungessero ulteriori milioni di palestinesi la natura del Regno come “Giordania” potrebbe iniziare a non avere più senso e a trasformarsi in uno “Stato palestinese” de facto.


Note 

 

 

 

[1] Vital Statistics: Total Casualties, Arab-Israeli Conflict(1860 – Present), Jewish Virtual Library.

Link: https://www.jewishvirtuallibrary.org/total-casualties-arab-israeli-conflict

[2]“Anticipating Trump’s ‘deal of the century’”, The Washington Times, 9 Aprile 2019. https://www.washingtontimes.com/news/2019/apr/9/anticipating-trumps-deal-of-the-century/

[3] Trump’s ‘deal of the century’ for Arab-Israeli peace is doomed by delusions” ,Washington Post, 7 Maggio 2019. Link:https://www.washingtonpost.com/opinions/global-opinions/trumps-deal-of-the-century-for-arab-israeli-peace-is-doomed-by-delusions/2019/05/07/451d82b2-70d5-11e9-9eb4-0828f5389013_story.html?utm_term=.b84af95a1181

[4] Suo genero e caponegoziatore

[5]Barbara Plett Usher, “Jerusalem embassy: Why Trump’s move was not about peace”, The BBC, 15 Maggio 2018.

Link: https://www.bbc.com/news/world-us-canada-44120428

[6] “US consulate general in Jerusalem merges with embassy”, The BBC, 4 Marzo 2019.

Link: https://www.bbc.com/news/world-middle-east-47442145

[7] “UNRWA Faces Greatest Financial Crisis in Its History Following 2018 Funding Cuts, Commissioner‑General Tells Fourth Committee – Press Release”, United Nations, 9 Novembre 2018.

Link: https://www.un.org/unispal/document/unrwa-faces-greatest-financial-crisis-in-its-history-following-2018-funding-cuts-commissioner%E2%80%91general-tells-fourth-committee-press-release/

[8] Trump’s ‘deal of the century’ for Arab-Israeli peace is doomed by delusions” ,Washington Post, 7 Maggio 2019. Link:https://www.washingtonpost.com/opinions/global-opinions/trumps-deal-of-the-century-for-arab-israeli-peace-is-doomed-by-delusions/2019/05/07/451d82b2-70d5-11e9-9eb4-0828f5389013_story.html?utm_term=.b84af95a1181

[9] S. Holland, J. Mason, “Trump recognizes Golan Heights as Israeli, boosting Netanyahu and angering Syria”, Reuters, 25 Marzo 2019. Link: https://www.reuters.com/article/us-usa-israel/trump-recognizes-golan-heights-as-israeli-boosting-netanyahu-and-angering-syria-idUSKCN1R61S6

[10] Oliver Holmes, “Netanyahu vows to annex Jewish settlements in occupied West Bank”,  The Guardian,7 Aprile 2019.  Link:https://www.theguardian.com/world/2019/apr/07/netanyahu-vows-to-annexe-jewish-settlements-in-occupied-west-bank

[11] Jeffrey Heller, Jews, Arabs nearing population parity in Holy Land: Israeli officials”, Reuters, 26 Marzo 2018.

Link: https://www.reuters.com/article/us-israel-palestinians-population/jews-arabs-nearing-population-parity-in-holy-land-israeli-officials-idUSKBN1H222T

[12] David M. Halfbinger, “Palestinian Business Leaders Reject Trump’s Economic Overture”, The New York Times, 20 Maggio 2019. Link:https://www.nytimes.com/2019/05/20/world/middleeast/mideast-peace-plan-economic-workshop.html?fbclid=IwAR1M8X9giHP51A959565fKv5rf0uhW00kbFKOii0ojrpJZinwiaUPi6TkiA

[13]Ali Sawafta, “Palestinians to shun U.S.-led economic conference, prelude to Trump peace plan”, Reuters, 20 Maggio 2019. Link:https://www.reuters.com/article/us-usa-mideast-economy-palestinians/palestinians-to-shun-u-s-led-economic-conference-say-they-werent-consulted-idUSKCN1SQ0MU

[14] David M. Halfbinger, “Palestinian Business Leaders Reject Trump’s Economic Overture”, The New York Times, 20 Maggio 2019. Link:https://www.nytimes.com/2019/05/20/world/middleeast/mideast-peace-plan-economic-workshop.html?fbclid=IwAR1M8X9giHP51A959565fKv5rf0uhW00kbFKOii0ojrpJZinwiaUPi6TkiA

[15] Ali Sawafta, “Palestinians to shun U.S.-led economic conference, prelude to Trump peace plan”, Reuters, 20 Maggio 2019. Link:https://www.reuters.com/article/us-usa-mideast-economy-palestinians/palestinians-to-shun-u-s-led-economic-conference-say-they-werent-consulted-idUSKCN1SQ0MU

[16] Saeb Erekat, “Trump Doesn’t Want Peace. He Wants Palestinian Surrender”, New York Times, 22 Maggio 2019.

Link: https://www.nytimes.com/2019/05/22/opinion/trump-israel-palestinian-peace-plan.html?fbclid=IwAR0Rddp9cKyoyI6rC89YYTheGyKDPWaeLlIjCqeaAwBBZF0NHeKiazramPw

[17] Hani Hazaimeh, “Why Jordan rejects a confederation with Palestine”, Arab News, 4 Settembre 2018 . Link:http://www.arabnews.com/node/1366951/middle-east

[18] Adan Abu Amer, “A Palestine-Jordan Confederation is becoming a very real possibility”, The Middle East Monitor, 18 Febbraio 2019. Link: https://www.middleeastmonitor.com/20190218-a-palestine-jordan-confederation-is-becoming-a-very-real-possibility/

[19] Ibidem.

[20] Ibidem.

[21] Eugenio Da Crema, “Giordania: così “il piano del secolo” di Trump destabilizza il Regno, ISPI, 6 Maggio 2019.

Link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/giordania-cosi-il-piano-del-secolo-di-trump-destabilizza-il-regno-23019

[22] “PA ready to talk about confederation with Jordan”, The Middle East Monitor, 18 Maggio 2019. 

Link: https://www.middleeastmonitor.com/20190518-pa-ready-to-talk-about-confederation-with-jordan/

[23]“Kushner: US to announce ‘deal of the century’ after Ramadan”, The Middle East Monitor, 25 Aprile 2019. Link:https://www.middleeastmonitor.com/20190425-kushner-us-to-announce-deal-of-the-century-after-ramadan/

[24]Eugenio Da Crema, Focus paese: Giordania, ISPI, 28 Settembre 2018. Link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/focus-paese-giordania-21309


Copertina: US President Donald Trump holds a proclamation recognizing Israel’s sovereignty over the Golan Heights as he is applauded by Israel’s Prime Minister Benjamin Netanyahu and others in the White House on 25 March (Reuters)


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Giulia Macario

Nata in Italia, attualmente vive ad Amman come ricercatrice e tirocinante presso “Arab Institute for Security Studies” (ACSIS). Nel 2018 ha iniziato il Master in Middle Eastern Studies (MIMES) offerto dall’ Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI - Università Cattolica del Sacro Cuore) a Milano.
La sua tesi “WMD, al-Qa'ida and the Hashemite Kingdom of Jordan: response to Violent Extremism” analizza la Giordania come caso studio nella difesa attuata contro l’estremismo violento, sia dal punto di vista strategico militare che da punto di vista della contro-narrativa e prevenzione.
Nel 2017 ha ottenuto due diplomi presso l'Istituto per gli di Studi di Politica Internazionale (ISPI) in "Geopolitica e Sicurezza Globale" e "Crisi ed Emergenza Umanitaria". Precedentemente ha conseguito la laurea in Studi Internazionali all'Università di Trento con una tesi intitolata "I media nella galassia jihadista: Analisi e comparazione dei magazines di al-Qa ‘ida e delle Stato Islamico" volta a sottolineare le differenze ideologiche e le tattiche di comunicazione utilizzate dalle due organizzazioni. Giulia studia con particolare interesse i movimenti salafiti-jihadisti, l'islam politico con una particolare attenzione alla prevenzione e alla lotta contro l'estremismo violento e il terrorismo.

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