Diritti Religiosi e questioni di bioetica. Prospettive e posizioni religiose.

Diritti Religiosi e questioni di bioetica. Prospettive e posizioni religiose.

Spesso le questioni di bioetica non vengono affrontate dalla legislazione degli Stati, differentemente accade per i diritti religiosi, che invece, si preoccupano di dettare una disciplina volta ad individuare i limiti entro cui ammettere interventi sulla vita umana.

 

La bioetica[1] si occupa dei grandi interrogativi che ruotano intorno alla persona, a partire dal rispetto per la vita nel suo significato più profondo.

La ricerca scientifica migliora la qualità della vita umana, traccia un cammino fatto di conquiste verso la cura delle malattie più insidiose, cerca i presupposti per insegnare agli individui come curarsi e come concepire la propria salute; ma quando la scienza accompagna l’uomo sul ciglio della propria esistenza, dove deve fermarsi? Dove deve riconoscersi compagna di viaggio per un itinerario che resta comunque il personale percorso di un individuo al quale fornire strumenti, consigli, supporti, ma soprattutto scelte?

La complessità dell’argomento rivela tutta la sua criticità quando si affronta la questione normativa: regolamentare una questione etica sembra a tratti una contraddizione in termini, un lavoro quasi impossibile, specie se deve prescindere dalla valutazione del singolo caso.

E sicuramente ciò che per noi al momento desta maggiori preoccupazioni, è vedere in che misura possa conciliarsi un’innovazione scientifica rispetto a delle regole dettate dalla religione o a dei principi insiti in un uomo e che regolano le varie coscienze.

Il 14 Dicembre 2017 è una data che fa la storia del nostro paese, è un giorno che difficilmente dimenticheranno persone come Mina Welby o Beppino Englaro, eredi di chi se ne è andato lasciando una battaglia ancora in sospeso, e che finalmente oggi vede una fine, o meglio dire, quello che per noi risulta essere invece un inizio.

In Senato infatti, è giunto il SI al testamento biologico, che diventa legge dello Stato, segnando un decisivo passo avanti per la dignità della persona[2].

È evidente come nel complesso quadro attuale, in cui si intrecciano problemi di biodiritto, posizioni filosofiche e religiose, ideologie tra loro contrastanti, si è sentita l’esigenza, sempre più forte, di un intervento legislativo, utile per molteplici ragioni.

Prescindendo ora dall’analisi della legge appena approvata  –  rispetto alla quale rimandiamo ad un futuro approfondimento – possiamo evidenziare però, come l’importante passo compiuto, consista nella possibilità concessa ad un uomo di poter regolare il proprio fine vita, senza dover ricorrere a pronunce di tribunali[3].

Rispetto al diniego avanzato moltissime volte nei confronti di questa situazione, che ormai va avanti da anni, è stato utilizzato l’alibi della figura della Chiesa nel nostro Paese, la cui presenza, di per sé, risulta essere discordante rispetto all’accoglimento di tali norme che possano ledere i principi dettati dalla stessa.

La Chiesa infatti, nel suo complesso, per le esposte indicazioni del magistero ecclesiastico in tema di concezione della vita, sacralità ed indisponibilità della stessa, ha dimostrato di non poter accettare la prospettiva del cosiddetto testamento biologico, inteso come dichiarazione preventiva del soggetto che, ricorrendo determinate circostanze, valga ad autorizzare l’interruzione di terapie o trattamenti necessari al mantenimento della vita, provocando pertanto, in maniera volontaria la morte dell’interessato in virtù del consenso dal medesimo preventivamente rilasciato[4].

Se nella visione cristiana la vita costituisce un bene indisponibile per l’uomo, in tale ottica sarà per forza di cose inaccettabile ogni determinazione comunque tendente ad incidere sul naturale corso dell’umana esistenza ed a consentire una forma di eutanasia[5].

Tuttavia anche in questo contesto si sono verificate nuove ed importanti aperture dovute all’ascesa di un Papa considerato innovatore che, anche relativamente al discorso sul fine vita, ha dimostrato il profondo distacco rispetto ai dogmi da sempre “imposti” dalla religione, e che talora hanno rappresentato un ostacolo per le questioni di bioetica.

Le parole di Papa Francesco però, non accolgono un concetto di eutanasia, rimanendo sempre ferma la posizione della Chiesa in tal senso, ma favoriscono la possibilità di evitare un accanimento terapeutico, che risulterebbe discordante rispetto ad un principio di “proporzionalità delle cure”.

Ma quando parliamo di questioni bioetiche facciamo riferimento anche a ben altre situazioni, non solo attinenti al fine vita, ma anche all’inizio della stessa, come l’aborto o la procreazione assistita; tutti tasselli che, almeno nel nostro paese, sono stati “toccati” anche con legge, ma rispetto ai quali ancora sussistono dubbi e perplessità, legati ad una società in continuo mutamento.

Spesso, sono i diritti religiosi a regolare tali questioni, soprattutto laddove non vi giunga lo Stato, oppure considerando che talora la Legge di uno Stato è dettata proprio dalla religione. Bisogna analizzare quindi, l’intrecciarsi di differenti bioetiche che soggiacciono a determinate correnti di pensiero, che convivono e che necessitano di confrontarsi.

I problemi della bioetica sono seguiti con grande attenzione anche dalle Chiese, che spesso assumono posizioni di contrasto con l’autorità civile: posizioni che non rimangono confinate nell’ambito confessionale, ma trovano concreta e spesso vivace espressione in dichiarazioni e manifestazioni pubbliche, che tendono a contrastare e, per quanto possibile, a scongiurare l’emanazione di leggi considerate contrarie ai principi da esse professati[6].

In una società multietnica e multiconfessionale come è quella europea e, ormai, anche quella italiana, è importante porsi in ascolto degli interrogativi e dei bisogni delle persone, affrontandoli con metodo dialogico, cercando di esporre le convinzioni etiche che ciascuno vive e sente[7].

Si tratta di un pluralismo dinamico, aperto al confronto, dove tutte le tradizioni culturali e religiose possano dare il proprio contributo, nel rispetto delle posizioni degli altri[8]. Proprio il persistere e concorrere di diverse religioni genera spesso dei conflitti di cui ne risente la stessa bioetica.

Non mancano però punti comuni alle diverse confessioni, come nell’ipotesi delle principali religioni monoteiste (Cristianesimo, Ebraismo ed Islam) accomunate dall’ammettere tutte il primato dell’essere umano, la sua unicità, il suo coinvolgimento in un progetto divino, richiedendo inoltre il rispetto della sua vita e condannando il suo assassinio.

Questo ed altri presupposti di fede implicano forti conseguenze sulle visione bioetica generale, poiché inserendo un elemento ulteriore nel dibattito, tracciano una differenza tra chi accoglie  un’ impostazione di fede e chi pone le proprie scelte sotto la ragione umana.


[1] Termine composto da bios=vita ed ethos=teoria del vivere ed utilizzato per la prima volta dall’oncologo americano V. R. Potter

[2]  La legge sul biotestamento è stata approvata con il consenso di 180 voti favorevoli rispetto ai 71 contrari e 6 astensioni.

[3] Di fatto, il diritto all’interruzione delle terapie è stato concesso per via giurisprudenziale ad Eluana Englaro e Piergiorgio Welby, che hanno ottenuto l’interruzione solo dopo lunghissime battaglie legali. Altri invece, come dj Fabo, non hanno ottenuto la stessa “vittoria”, raggiungendo la morte con l’aiuto di un altro Stato, perché nel suo non concesso.

[4] Il Comitato nazionale per la bioetica nel parere del 18 dicembre 2003 ha offerto la seguente definizione di dichiarazione anticipata di trattamento: “Documento con il quale una persona, dotata di piena capacità, esprime la sua volontà circa i trattamenti ai quali desidererebbe o non desidererebbe essere sottoposta nel caso in cui, nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse più in grado di esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso informato”.

[5] MARCO CANONICO, Eutanasia e testamento biologico nel magistero della Chiesa cattolica  in Stato, Chiese e pluralismo confessionale, Rivista telematica (www.statoechiese.it), maggio 2009, p. 18.

[6]  PAOLA MONETA, L’evoluzione del diritto comune in materia religiosa nella legislazione nazionale, in Stato, Chiese e pluralismo confessionale, Rivista telematica (www.statoechiese.it), settembre 2010, p. 19.

[7]  GIANNI FAGGIN, Bioetica ecumenica. Dal “to cure” al “to care”ovvero dal “curare” al “prendersi cura di”, Panda edizioni, Treviso, 2017, p. 11.

[8]  ELENA BEIN RICCO, La democrazia del 2000 tra universalismo dei diritti e pluralismo delle differenze, Claudiana editore, Torino, 2001, pp. 9-39.

Copertina : Aurora and Titonus del pittore Francesco de Mura . 128 × 154 cm (50.4 × 60.6 in). Museo Nazionale di Capodimonte.

Mariachiara Maione

Classe 1992, ha frequentato l’università Federico II di Napoli, conseguendo la laurea magistrale in giurisprudenza nell'anno 2017, con una tesi in materia di bioetica. Attualmente svolge la pratica forense.

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