Recep Tayyip Erdoğan al potere da Primo Ministro a Presidente della Repubblica

Recep Tayyip Erdoğan al potere da Primo Ministro a Presidente della Repubblica

Personalità controversa e articolata per il rapporto con la tradizione religiosa e il carattere sanguigno, Erdoğan incarna un classico esempio di ascesa sociale; nella sua biografia si rinvengono molti tratti di quello che è il suo pensiero politico islamista-conservatore.


 

 

Le Origini

Recep Tayyip Erdoğan nasce il 26 febbraio del 1954 a Istanbul in una famiglia umile, islamica osservante e di origini georgiane; trascorre la sua infanzia a Rize, sul Mar Nero, dove il padre è membro della Guardia Costiera Turca, per poi ritornare con la famiglia a Istanbul all’età di tredici anni. Per volere del padre che desiderava un futuro migliore per i suoi cinque figli, Erdoğan frequenta le scuole superiori presso l’Istituto Religioso Vocazionale Imam Hatip e completa i suoi studi nel 1981, laureandosi in Economia Aziendale presso l’Università di Marmara. Erdoğan ha sempre coniugato la sua formazione culturale con lavori modesti e con il gioco del calcio a livello amatoriale[1].

Sebbene abbia iniziato a frequentare circoli politici fin dalla giovane età, l’inizio della carriera politica di Erdoğan è collocato nel 1976, quando viene posto a capo della sezione giovanile locale del Partito della Salvezza Nazionale (MSP), partito politico di ispirazione islamista fondato nel 1973 da Necmettin Erbakan[2], il quale sarà successivamente nominato Primo Ministro[3].

Le successive tappe della carriera politica di Erdoğan si susseguono velocemente: nel 1983, discioltosi il Partito della Salvezza Nazionale in seguito al colpo di Stato del 1980, segue Erbakan nel Partito del Benessere di ispirazione islamico-conservatrice, l’anno seguente viene nominato presidente della sezione del partito nel distretto di Beyoğlu, per poi ottenere la stessa carica ad Istanbul nel 1985.

Il 1991 è un anno cruciale per la sua vita politica, designando la prima vittoria elettorale: nel 1991 Erdoğan viene eletto in Parlamento.

La svolta Politica

Tuttavia è il 1994 a decretare una vera e propria svolta politica per Erdoğan, il quale viene eletto Sindaco di Istanbul, divenendo il primo politico turco appartenente ad un partito religioso a ricoprire una carica di tal fatta[4].

Il consenso e l’apprezzamento popolare non tardano ad arrivare ed Erdoğan si rivela un leader pragmatico, impegnandosi a risolvere problemi concreti come il traffico, l’inquinamento e l’approvvigionamento di acqua: incoraggia il riciclaggio dei rifiuti e il passaggio al gas naturale, migliora la viabilità della città attraverso la costruzione di autostrade, viadotti e ponti, proibisce la vendita di alcol nelle strutture pubbliche e adotta misure anti-corruzione che gli conferiscono l’appellativo di “Robin Hood” della Turchia[5].

La vita politica di Erdoğan non è esente da difficoltà e momenti negativi, infatti nel 1998 viene incriminato per incitamento all’odio religioso e condannato a dieci mesi di carcere, il che lo obbliga a dimettersi dalla carica di sindaco di Istanbul. Il fatto da cui scaturisce quanto detto è la lettura pubblica di alcuni versi dell’intellettuale Ziyā Gökalp[6], considerati offensivi dei principi laici dello Stato kemalista turco[7].

Sebbene abbia scontato meno della metà della pena prevista, suddetta condanna gli ha impedito di diventare Primo Ministro nel 2002, non godendo dei diritti elettorali attivi e passivi; tuttavia la nomina alla carica di Primo Ministro giungerà l’anno seguente.

Dalla nascita del partito AKP al governo del paese

Un’ulteriore svolta rilevante nella vita politica di Erdoğan è rappresentata dalla fondazione autonoma nel 2001 del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), al quale il leader conferisce un orientamento moderato e di ispirazione religiosa, il che si rivela essere la risultante delle esperienze personali e politiche che hanno caratterizzato la vita dell’attuale Presidente turco[8].

Sono le elezioni parlamentari celebratesi il 3 novembre 2002 a rappresentare l’inizio dell’ascesa politica dell’attuale Presidente turco; a tali elezioni hanno fatto seguito l’ingresso in politica nazionale del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) e la nomina di Recep Tayyip Erdoğan alla carica di Primo Ministro.

Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) partecipa per la prima volta alle elezioni parlamentari nel 2002, ottenendo il 34.28% dei voti e 363 seggi in Parlamento, rispetto al 19.38% dei voti e ai 178 seggi conseguiti dal Partito Popolare Repubblicano (CHP)[9].

L’AKP e il CHP sono gli unici partiti meritevoli di entrare in parlamento, in quanto la legge elettorale turca all’epoca in vigore prevedeva un sistema elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento fissata al 10% – la più alta al mondo – allo scopo di limitare la frammentazione partitica; con la nuova riforma elettorale la soglia di sbarramento è rimasta invariata, tuttavia ai partiti politici è consentito formare alleanze allo scopo di superare la soglia, cosicché i partiti all’interno di un’alleanza possono ottenere seggi in parlamento anche senza raggiungere singolarmente il 10%[10].

In un primo momento, Erdoğan sostiene la nomina di Abdullah Gül[11] alla carica di Primo Ministro, tuttavia nel 2003, godendo nuovamente dei pieni diritti elettorali attivi e passivi e in seguito ad un emendamento costituzionale e ad un’elezione suppletiva, Erdoğan assume la carica di Primo Ministro. Il primo governo Erdoğan si trova ad affrontare nell’immediato due rilevanti questioni, attinenti taluna alla politica estera, talaltra alla politica interna.

Il primo caso concerne la seconda guerra del Golfo[12], allorché l’amministrazione Bush chiede il consenso della Turchia all’uso dello spazio aereo e terrestre; in seguito ad un vivace dibattito parlamentare, Erdoğan accorda il solo utilizzo dello spazio aereo. Quanto alla politica interna, la prima riforma effettuata dal nuovo governo riguarda una maggior tutela del lavoro, nella misura in cui viene ampliato il novero dei diritti posti in capo ai lavoratori dipendenti; si ricordi la protezione giuridica contro discriminazioni basate sul genere, sul credo religioso e sull’affiliazione politica.

Nei primi anni del suo governo, Erdoğan si mostra un politico dinamico e desideroso di apportare nuovi cambiamenti sia in politica estera, sia in politica interna, cosicché il Premier turco da un lato diviene fautore dell’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, dall’altro promette di risolvere la questione curda accentuando l’aspetto democratico. Tuttavia dette aspirazioni sono andate progressivamente sfumando e attualmente la Turchia è ben lontana sia dall’ingresso nell’Unione Europea, sia da una tregua con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), interrotta da Erdoğan stesso nel 2015.

Un primo passo verso una forma di governo presidenziale si rinviene nel referendum costituzionale del 21 ottobre 2007, il quale rappresenta la prima grande vittoria personale di Erdoğan.

Suddetta riforma introduce l’elezione a suffragio universale diretto del Presidente della Repubblica, attraverso un sistema elettorale maggioritario a doppio turno; il mandato del Presidente della Repubblica, rinnovabile solo una volta, viene ridotto da sette a cinque anni.

L’elemento del parlamentarismo che Mustafa Kemal Atatürk[13] aveva a lungo enfatizzato viene così sostituito dal presidenzialismo, il che denota la preferenza di Erdoğan e dell’intera Turchia per un esecutivo forte e per una maggior stabilità istituzionale. Le prime elezioni presidenziali secondo le modalità di sopra descritte si celebrano il 10 agosto 2014; Erdoğan ottiene il 51,79% dei voti ed è così eletto Presidente della Repubblica[14].

Non mancano accuse da parte delle opposizioni circa la violazione della libertà di stampa, la quale di fatto viene progressivamente erosa; al riguardo si faccia l’esempio del frequente ricorso ad arresti con l’accusa di cospirazione contro il governo[15].

Fin da subito emergono i segnali di una progressiva trasformazione del ruolo del Presidente della Repubblica, il quale, da figura super partes e di mera rappresentanza, diviene sempre più influente nella vita politica: Erdoğan infatti interviene durante la campagna elettorale presidenziale, ponendosi in qualità di leader politico e definendo l’indirizzo politico sia in politica interna, sia in politica estera[16].

Le prime elezioni presidenziali del 10 agosto 2014 da un lato hanno delineato la forma presidenziale del governo turco, dall’altro hanno preannunciato un mutamento della carica presidenziale, la quale sarà formalmente rafforzata solo in seguito al referendum costituzionale del 16 aprile 2017.

A partire dal 2003, anno in cui è stato nominato Primo Ministro, Erdoğan ha di fatto governato il paese in modo incontrastato, grazie sia alla sua forte e carismatica personalità, sia alla costante crescita economica, resa possibile dall’ingente afflusso di capitali europei; il segreto del suo successo politico sembra dunque rinvenirsi nel connubio tra leadership forte e carismatica e crescita economica[17].

Dai tempi di Mustafa Kemal Atatürk, nessuna figura politica aveva dominato così a lungo lo scenario politico turco con altrettanto carisma. In un’intervista, lo stesso Erdoğan ha descritto il proprio carattere esplosivo e turbolento come un tratto peculiare della gente del quartiere popolare in cui egli è nato, il che denota una presa di coscienza da parte di Erdoğan della propria personalità complessa e articolata, cui tratti rilevanti sono forza ideologica, carisma, eloquenza, lungimiranza e attrattività popolare. Si aggiunga un’ideologia islamica e la volontà di diffondere i valori della tradizione religiosa islamica in ambito politico e forse anche in quello militare[18].

Tuttavia occorre ricordare anche e soprattutto gli aspetti negativi del successo politico di Erdoğan: controllo sulle istituzioni politiche, restrizione della libertà di stampa ed opinione, ambiguità sullo scenario internazionale.

In Turchia è incrementato il controllo governativo sulle testate giornalistiche, così come è in costante aumento il numero degli oppositori politici condannati ed incarcerati con l’accusa di blasfemia ovvero di complotto politico ( in particolare legati alla rete sovversiva di Fethullah Gülen, il settantasettenne imām – in autoesilio negli Stati Uniti dal 1999, in Pennsylvania – accusato fin da principio di essere il responsabile del tentativo di colpo di Stato del luglio 2016). Non mancano le reazioni da parte dei cittadini legati alla visione laica dello Stato; si faccia l’esempio delle proteste avvenute nel giugno 2013 e conclusesi con la scelta di Erdoğan verso una totale chiusura al dialogo e al confronto[19].

Per quanto concerne la politica estera turca, Erdoğan manifesta l’intenzione di ridisegnare le alleanze, avvicinando la Turchia alla Russia e all’Iran ed allontanandola dallo storico alleato statunitense e dalla vicina Unione Europea[20], sempre nel tentativo di rilanciare la mai accantonata Grand strategy geopolitica neo-ottomana.

Alla luce delle sue esperienze personali e politiche, Erdoğan non è affatto un uomo politico da sottovalutare; egli è stato autore di rilevanti vittorie politiche che hanno apportato significativi cambiamenti al sistema politico turco. Il suo nuovo obiettivo è guidare il paese fino al 2023, anno del centenario della nascita della Repubblica turca[21]. Chissà se per allora il Presidente potrà ancora contare sull’ampio consenso popolare ottenuto sacrificando valori quali democrazia, parlamentarismo, libertà di stampa ed opinione.


Note

[1] Redazione ISPI, Il profilo di Recep Tayyip Erdoğan, ISPI, 12 aprile 2017. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-profilo-di-recep-tayyip-erdogan-17102

[2] Necmettin Erbakan (Sinope, 29 ottobre 1926 – Ankara, 27 febbraio 2011) è stato un politico turco. È stato Primo ministro dal 28 giugno 1996 al 30 giugno 1997. Nel 1970 fondò la sua prima formazione politica, il Milli Nizam Partisi (o MNP, Partito dell’Ordine Nazionale), membro del Millî Görüş, che fu vietato nel 1971. Nel 1973 fondò, insieme a vecchi dirigenti del MNP, il Milli Selamet Partisi (MSP, Partito di Salvezza Nazionale). Fu sotto i colori di questa formazione che Erbakan fu vice-Primo ministro in tre diverse coalizioni dal 1974 al 1978.

[3] Margheri M., Chi è Erdoğan, il sultano della Turchia, Le Nius, 28 febbraio 2016. https://www.lenius.it/chi-e-erdogan-sultano-turchia/

[4] Margheri M., Chi è Erdoğan, il sultano della Turchia, Le Nius, 28 febbraio 2016. https://www.lenius.it/chi-e-erdogan-sultano-turchia/

[5] Redazione ISPI, Il profilo di Recep Tayyip Erdoğan, ISPI, 12 aprile 2017. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-profilo-di-recep-tayyip-erdogan-17102

[6] Ziyā Gökalp (Diyarbekir, 23 marzo 1876 – Istanbul, 25 ottobre 1924) è stato un sociologo e scrittore turco. Considerato l’ideologo ufficiale dei Giovani Turchi, entrò a far parte del movimento di riforma politica “Ittihat ve Terakki” (comitato Unione e Progresso). Nel 1923 venne eletto deputato nella grande assemblea nazionale, collaborò con la commissione parlamentare per l’educazione nazionale e partecipò alla preparazione della costituzione del 1924.

[7] Margheri M., Chi è Erdoğan, il sultano della Turchia, Le Nius, 28 febbraio 2016. https://www.lenius.it/chi-e-erdogan-sultano-turchia/

[8] Margheri M., Chi è Erdoğan, il sultano della Turchia, Le Nius, 28 febbraio 2016. https://www.lenius.it/chi-e-erdogan-sultano-turchia/

[9] https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_parlamentari_in_Turchia_del_2002

[10] Bettoni D., Turchia: la nuova legge elettorale, Osservatorio Balcani e Caucaso – Transeuropa, 13 aprile 2018.

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Turchia/Turchia-la-nuova-legge-elettorale-187218

[11] Abdullah Gül è un politico turco, ministro degli Esteri dal marzo del 2003, già primo ministro del 58° governo della Repubblica Turca dal 18 novembre 2002 all’11 marzo 2003 e 11º Presidente della Turchia fino all’11 agosto 2014.

[12] La guerra d’Iraq (o seconda guerra del Golfo) è stato un conflitto bellico iniziato il 20 marzo 2003 con l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti d’America, e terminato il 18 dicembre 2011 col passaggio definitivo di tutti i poteri alle autorità irachene insediate dall’esercito americano su delega governativa statunitense.

[13] Mustafa Kemal Atatürk (Salonicco, 19 maggio 1881 – Istanbul, 10 novembre 1938) è stato un generale e politico turco, fondatore e primo Presidente della Turchia (1923-1938). È considerato l’eroe nazionale turco, e il padre della Turchia moderna.

[14] https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_presidenziali_in_Turchia_del_2014

[15] Tablot V., La “nuova Turchia” di Erdoğan: sfide interne e regionali, Osservatorio di politica internazionale, 2016. http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/note/PI0057Not.pdf

[16] Tablot V., La “nuova Turchia” di Erdoğan: sfide interne e regionali, Osservatorio di politica internazionale, 2016. http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/note/PI0057Not.pdf

[17] Margheri M., Chi è Erdoğan, il sultano della Turchia, Le Nius, 28 febbraio 2016. https://www.lenius.it/chi-e-erdogan-sultano-turchia/

[18] Redazione ISPI, Il profilo di Recep Tayyip Erdoğan, ISPI, 12 aprile 2017. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-profilo-di-recep-tayyip-erdogan-17102

[19] Margheri M., Chi è Erdoğan, il sultano della Turchia, Le Nius, 28 febbraio 2016. https://www.lenius.it/chi-e-erdogan-sultano-turchia/

[20] Frappi C., Talbot V., La politica estera della Turchia, pubblicazione su ISPI, 28 marzo 2017. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-politica-estera-della-turchia-16548

[21] Redazione ISPI, People to watch2016 – Recep Tayyip Erdoğan, ISPI, 22 dicembre 2015. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/people-watch-2016-recep-tayyip-erdogan-14366


Copertina: Throughout his tenure as Prime Minister and now as President, Erdoğan has distanced himself from the secularism of modern Turkey’s founder, Mustafa Kemal Atatürk. Photograph by Kayhan Ozer / Anadolu / Getty.


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Giorgia Papallo

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università degli studi di Napoli Federico II, Giorgia Papallo frequenta il primo anno del corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
Durante l'a.a. 2017/2018 è stata membro del Consiglio Direttivo dell'associazione MSOI Napoli.
Nel corso degli anni ha maturato un profondo interesse verso la politica, la diplomazia e l'Unione europea, di cui apprezza i valori.

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