Da Greta Thunberg a Extintion Rebellion: quando il clima diventa emergenza globale

Da Greta Thunberg a Extintion Rebellion: quando il clima diventa emergenza globale

E’ ormai un dato di fatto che l’essere umano produca e consumi molto più di quanto riesca a smaltire e che le conseguenze di tale trend potrebbero essere disastrose per il nostro pianeta, qualora non si giunga a dimezzare le emissioni globali entro il 2030 e ad eliminarle totalmente nei successivi 20 anni.


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L’emergenza climatica è un argomento fortemente dibattuto, oggi più che mai alla ribalta anche grazie al forte risalto mediatico ottenuto dalle azioni di protesta della giovane attivista svedese Greta Thunberg che hanno portato alla nascita del movimento Fridays for Future[1]. Sulla scia di tale tendenza alla sensibilizzazione verso la tutela del clima, diversi Comuni italiani hanno deciso di dichiarare formalmente l’emergenza climatica e la speranza diffusa è che a tali dichiarazioni seguano azioni concrete e rapide volte a contrastare il drammatico fenomeno che ormai da tempo si manifesta nelle più varie forme: gradine sulle spiagge in estate, venti che superano i 150 km orari, ondate di caldo seguite dal brusco crollo delle temperature, incendi e tempeste.

Tra le città italiane che hanno scelto di dichiarare l’emergenza climatica spicca Bologna per essere stata la prima ad aver aderito alla mozione del movimento Extinction Rebellion[2], un gruppo di attivisti per il clima e contro l’estinzione umana già noto nel mondo e che sta ottenendo consensi anche in Italia grazie a flash mob molto incisivi e al coinvolgimento di lavoratori e adulti (a differenza dei Fridays for Future”, con cui Extintion Rebellion[3] comunque collabora in virtù della comunanza di obiettivi).

I risultati che la mozione mira a raggiungere sono ben delineati: zero emissioni entro il 2025; disincentivi per le aziende che non adottano politiche mirate alla riduzione dei gas serra; non limitarsi più alla tutela della natura ma realizzare attività di effettivo rimboschimento; la ridefinizione dei ritmi di crescita e sviluppo che possano essere compatibili con la sostenibilità; la costituzione, infine, di Assemblee Cittadine per il clima che svolgano un ruolo chiave per la tutela ambientale sul piano politico[4]

Una mozione che si differenzia dalle altre nella parte in cui “non prende in esame solo la crisi climatica, ma anche quella ecologica, perché si riconosce l’impatto antropico sulle specie viventi e gli ecosistemi”, hanno dichiarato gli attivisti di Extintion Rebellion in un articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano[5].

Si pretende trasparenza sui numeri della crisi rispetto ai cittadini. Inoltre, un altro aspetto fondamentale per il nostro movimento è l’importanza di impegnarsi sulla costruzione di un meccanismo che consenta ai cittadini di partecipare alle tematiche ambientali. Infine, sempre importantissimo per noi, è il principio della giustizia climatica: non vogliamo che paghino i cittadini, ma chi ha avuto i margini profitti più alti e per questo, ad esempio siamo contro la carbon tax. Giustizia climatica è anche non cedere al ricatto occupazionale: laddove si ridimensiona una azienda inquinante i lavoratori devono essere trasferiti”. “Non può esserci giustizia ecologica senza giustizia sociale”, dichiarano infine gli attivisti del movimento attraverso i propri canali social in merito alla rivendicazione da parte di alcuni lavoratori della loro “emergenza lavorativa” contestualmente all’approvazione della mozione in sede di Consiglio comunale a Bologna[6].

Nel corso degli anni sono state molte le persone che hanno scelto di esporsi, individualmente o in gruppo, per la sensibilizzazione verso i cambiamenti climatici, portando avanti con tenacia le proprie battaglie e arrivando, in alcuni casi, a rivolgersi direttamente ai potenti della Terra.

Tra le più recenti “pasionarie” votate alla causa spicca la svedese Greta Thunberg, giovane studentessa iscritta tra i 25 teenager più influenti secondo la rivista Time[7] e che lo scorso 11 ottobre ha sfiorato il Premio Nobel per la pace.

Ideatrice dei Fridays For Future con cui sta sensibilizzando un’intera generazione, la Thunberg ha approfondito la tematica del riscaldamento globale dopo averla studiata a scuola; una serie di incendi che colpiscono le foreste svedesi nell’estate 2018 la spingono a scioperare individualmente, saltando le lezioni scolastiche per militare in solitaria davanti ai palazzi del potere; da lì a pochi mesi conquista la notorietà a livello globale fino a prender parte ai principali meeting della scena internazionale, dove ha accusato senza mezzi termini capi di stato e imprenditori di essere responsabili dell’attuale emergenza climatica. La giovane attivista non si limita ad un accorato “j’accuse” ma sottolinea invece che la soluzione al riscaldamento globale c’è già: a suo parere, infatti, la via da percorrere è quella già indicata dall’Ipcc[8] e dalla comunità scientifica e ratificata come impegno ufficiale in numerosi accordi sul clima, tra cui quello di Parigi del 2015, che prevede la riduzione dell’inquinamento e soprattutto delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera[9]. No ai combustibili fossili, dunque, così come alle pratiche ecologicamente non sostenibili. Le sue tesi poggiano su basi scientifiche, ma si traducono inevitabilmente in una presa di posizione politica contro l’inerzia dei governi (inclusa la sua Svezia) dinanzi a uno scenario tanto drammatico.

Voi avete paura di diventare impopolari, volete andare avanti con le stesse idee che ci hanno messo in questa situazione”, accusa Greta durante i suoi interventi.

Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno. Alcune persone, alcune aziende, alcuni decisori sapevano bene di stare sacrificando valori inestimabili per continuare ad accumulare incredibili quantità di denaro. Penso che molti di voi appartengano a quelle persone. Non siamo venuti per chiedere ai leader di occuparsene. Ci avete ignorato in passato e continuerete a farlo”.

Voi non avete più scuse, noi non abbiamo più tempo. Siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, vi piaccia o meno. Il vero potere appartiene al popolo”, ha tuonato infine Greta in occasione del suo recente discorso all’ONU, sollevando in egual misura elogi e polemiche[10].

Mentre si impegnava a sviluppare consapevolezza sui temi ambientali, infatti, la giovane svedese è stata presa di mira da innumerevoli haters da ogni parte del mondo: milioni di individui di ogni età, schieramento politico ed estrazione sociale che contestano Greta accusandola, nel migliore dei casi, di essere strumentalizzata da altre persone[11].

Anche nel caso in cui ciò dovesse rivelarsi vero, resta tuttavia difficile comprendere le ragioni di un accanimento contro chi, manovrato o meno, sta portando alla ribalta un problema conclamato e reale.

Greta e chi l’ha preceduta (Severn Cullis-Suzuki o, più recentemente e per ragioni diverse, Carola Rackete) pagano senz’altro lo scotto del sessismo che porta a svalutare l’operato di ogni donna che scelga di esporsi su tematiche dalla forte rilevanza sociale (e non solo), ma la sedicenne svedese è oggetto di attacchi anche per via della sua giovane età, indice per i suoi detrattori di ingenuità e superficialità delle sue affermazioni[12].

Proprio nel tentativo di confutare le tesi sostenute dalla Thunberg, un gruppo di 500 scienziati ha recentemente indirizzato al segretario generale dell’Onu António Guterres una lettera che mira a “smontare” l’allarmismo climatico e in cui si afferma che non ci sarebbe alcuna crisi, in quanto il riscaldamento fin qui registrato sarebbe inferiore alle stime previste e l’anidride carbonica, tutt’altro che inquinante, avrebbe in realtà effetti benefici per la vita sul pianeta[13].

L’iniziativa è stata lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore presso l’Università dell’Aia, ed è il risultato di una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 diversi Paesi, che restano però in netta minoranza rispetto a quanti nella comunità scientifica lancino da anni l’allarme in tema di riscaldamento globale[14].

Agli studiosi che cercano di sensibilizzare il mondo in tema di emergenza climatica si aggiungono poi molti giornalisti che hanno pagato a caro prezzo, talvolta anche con la vita, il loro impegno nel denunciare i crimini contro l’ambiente: stando a quanto riporta il comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj[15]), sono almeno 13 i reporter che negli ultimi dieci anni sono stati uccisi mentre lavoravano a inchieste su reati contro l’ambiente o sui danni causati dalle grandi aziende al territorio[16].

Molti di questi omicidi sono avvenuti in paesi in via di sviluppo, dove è più difficile che le attività delle multinazionali conquistino le luci della ribalta. Augustina Armstrong-Ogbonna, giornalista nigeriana che da diversi anni si occupa di questioni ambientali e che recentemente è stata ospite del festival di Internazionale tenutosi a Ferrara all’inizio di ottobre, dove ha ritirato il premio giornalistico Anna Politkovskaja, sostiene che i cambiamenti climatici siano “la notizia del secolo” e che i giornalisti siano gli unici su cui i più poveri possono fare affidamento per far sentire la loro voce[17]. Augustina è stata minacciata di morte dopo aver realizzato un’inchiesta a Lagos, la capitale economica del suo paese, sulle attività portate avanti da un ricco imprenditore ed ex ministro che estraeva sabbia dalla costa, causando gravi danni alle comunità locali. Da allora la donna vive negli Stati Uniti, da cui continua a raccontare quel che accade nel suo Paese.

Portare l’emergenza climatica all’attenzione dell’opinione pubblica può dunque considerarsi un primo passo necessario, ma non sufficiente: una volta presa coscienza del problema, quali sono le azioni urgenti e concrete da porre in essere affinché non si riduca tutto ad un temporaneo risalto mediatico della faccenda?

Per quel che concerne l’Italia e l’Unione Europea, è auspicabile ridurre di oltre la metà le emissioni entro il 2030 e azzerarle del tutto entro il 2040.

Un obiettivo da perseguire attraverso vari step, puntualmente riportati dagli attivisti di Greenpeace[18]: innanzi tutto dire basta ai combustibili fossili, primi responsabili  delle emissioni di gas serra e che secondo uno studio  del ministero dell’Ambiente ricevono ogni anno sussidi per 16,8 miliardi; modificare poi l’ottica della mobilità, privilegiando quella alternativa e le varie forme di mobilità condivisa e quella diffusa, orientandosi successivamente sempre più verso il settore elettrico; entro il 2050 è anche necessario dimezzare la produzione ed il consumo di carne, in ottemperanza agli Accordi di Parigi: l’Italia e l’Europa sono infatti tra i più forti consumatori al mondo di carne, ma oltre alle abitudini alimentari è necessario intervenire anche sul sistema di produzione della stessa, in particolare sugli allevamenti intensivi che hanno un enorme impatto ambientale a carico della collettività; è fondamentale poi ridurre drasticamente il fenomeno della deforestazione e al contempo ripianare circa 500 milioni di ettari foreste, le quali hanno l’importante funzione di assorbire CO2 e rendere pulita l’aria, entro il 2030; non da ultimo sarà fondamentale la tutela degli oceani, già messi a dura prova dal riscaldamento climatico e da altre forme di inquinamento, nonché ridurre la produzione della plastica, a partire da quella usa e getta prodotta in grandi quantità dalle multinazionali di alimenti e bevande[19].

Lascia il segno, intanto, l’indubbia potenza del messaggio politico lanciato dai tanti giovani che scendono in piazza non solo per perorare la causa della salvaguardia del clima, ma anche e soprattutto per rivendicare il proprio diritto al futuro e in particolare a un futuro sano.


Note

[1] https://www.fridaysforfuture.org/

[2] cfr. Il Fatto Quotidiano, “Bologna, la città dichiara ‘stato di emergenza climatica’. E lo fa accettando il manifesto degli attivisti di Extinction Rebellion”, 02 ottobre 2019 – https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/02/bologna-la-citta-dichiara-stato-di-emergenza-climatica-e-lo-fa-accettando-il-manifesto-degli-attivisti-di-extinction-rebellion/5491110/

[3] https://rebellion.earth/

[4] cfr. Il Fatto Quotidiano, “Bologna, la città dichiara ‘stato di emergenza climatica’. E lo fa accettando il manifesto degli attivisti di Extinction Rebellion”, 02 ottobre 2019 –https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/02/bologna-la-citta-dichiara-stato-di-emergenza-climatica-e-lo-fa-accettando-il-manifesto-degli-attivisti-di-extinction-rebellion/5491110/

[5] cfr. Il Fatto Quotidiano, “Bologna, la città dichiara ‘stato di emergenza climatica’. E lo fa accettando il manifesto degli attivisti di Extinction Rebellion”, 02 ottobre 2019 – https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/02/bologna-la-citta-dichiara-stato-di-emergenza-climatica-e-lo-fa-accettando-il-manifesto-degli-attivisti-di-extinction-rebellion/5491110/

[6] cfr. Il Fatto Quotidiano, “Bologna, la città dichiara ‘stato di emergenza climatica’. E lo fa accettando il manifesto degli attivisti di Extinction Rebellion”, 02 ottobre 2019 – https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/02/bologna-la-citta-dichiara-stato-di-emergenza-climatica-e-lo-fa-accettando-il-manifesto-degli-attivisti-di-extinction-rebellion/5491110/

[7]https://time.com/collection/100-most-influential-people-2019/5567758/greta-thunberg/

[8] Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale. https://www.ipcc.ch/

[9] cfr Tg24.Sky.it,  Greta Thunberg, la ragazza che fa scioperare il mondo contro il riscaldamento globale, 23 settembre 2019- https://tg24.sky.it/ambiente/approfondimenti/chi-e-greta-thunberg.html

[10] cfr Tg24.Sky.it,  Greta Thunberg, la ragazza che fa scioperare il mondo contro il riscaldamento globale, 23 settembre 2019- https://tg24.sky.it/ambiente/approfondimenti/chi-e-greta-thunberg.html

[11] cfr Wired.it,  Chi c’è davvero dietro Greta Thunberg?– 02 ottobre 2019- https://www.wired.it/attualita/ambiente/2019/10/02/chi-ce-davvero-dietro-greta-thunberg/.

[12] cfr Wired.it,  Chi c’è davvero dietro Greta Thunberg?– 02 ottobre 2019- https://www.wired.it/attualita/ambiente/2019/10/02/chi-ce-davvero-dietro-greta-thunberg/.

[13] cfr Il giornale.it, Allarme clima, 500 scienziati contro tutti: “È una farsa” – 24 settembre 2019- http://www.ilgiornale.it/news/cronache/allarme-clima-500-scienziati-contro-tutti-farsa-1757848.html.

[14] {cfr Startmag.it, Chi sono e cosa dicono i 500 scienziati poco filo-Greta che scrivono all’Onu: non c’è emergenza climatica – 24 settembre 2019- https://www.startmag.it/energia/500-scienziati-greta-clima-onu-emergenza-climatica/}.

[15] https://cpj.org/

[16] cfr Internazionale L’emergenza climatica è la notizia del secolo – 23 settembre 2019- https://www.internazionale.it/bloc-notes/2019/09/23/emergenza-climatica-secolo}.

[17] cfr Internazionale L’emergenza climatica è la notizia del secolo – 23 settembre 2019- https://www.internazionale.it/bloc-notes/2019/09/23/emergenza-climatica-secolo

[18] cfr. Greenpeace.org, Dichiarare l’emergenza climatica o no? Questo è il dilemma – 12 luglio 2019 –  https://www.greenpeace.org/italy/storia/5788/dichiarare-lemergenza-climatica-o-no-questo-e-il-dilemma/?gclid=EAIaIQobChMIw__Hw-D95AIVweR3Ch1xhA_UEAAYASAAEgJJP_D_BwE

[19] cfr. Greenpeace.org, Dichiarare l’emergenza climatica o no? Questo è il dilemma – 12 luglio 2019 –  https://www.greenpeace.org/italy/storia/5788/dichiarare-lemergenza-climatica-o-no-questo-e-il-dilemma/?gclid=EAIaIQobChMIw__Hw-D95AIVweR3Ch1xhA_UEAAYASAAEgJJP_D_BwE


Foto copertinaProtesters march toward Parliament in London, AP. Evening Standard


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Mariarita Cupersito

Mariarita Cupersito

Avvocato e giornalista, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e il Diploma di Specializzazione per le Professioni Legali presso l’Università degli Studi di Salerno. Lavora nella pubblica amministrazione, scrive per varie testate ed è volontaria della Croce Rossa Italiana. Ha collaborato con uno studio legale Codacons e si è occupata di violenza di genere con un Centro Anti-violenza della rete Differenza Donna, nonché di disabilità in ambito universitario collaborando con l’Ufficio Diritto allo Studio dell’Università di Salerno. Ha preso parte a vari progetti di Amnesty International in materia di promozione e tutela dei Diritti Umani.

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