Intelligenza artificiale e Gender gap: come la tecnologia sta aumentando la disparità di genere

Intelligenza artificiale e Gender gap: come la tecnologia sta aumentando la disparità di genere

La disuguaglianza di genere non risparmia il settore della tecnologia e dell’AI sia sotto il profilo occupazionale che in termini di stereotipi implementati dalle macchine: è quanto emerge dall’ultimo Global Gender Gap Report pubblicato dal World Economic Forum.


Il 2018 non si è discostato dagli anni precedenti in termini di stasi verso il raggiungimento della parità di genere, registrando al contrario una rinnovata incidenza del cd. Gender gap nel settore lavorativo, con uomini e donne che a parità di mansioni continuano a percepire stipendi differenti.

Non stupisce, dunque, che la disuguaglianza di genere, traducendosi in una ridotta partecipazione politica e professionale delle donne su base mondiale, sia radicata anche nel settore della tecnologia e dell’intelligenza artificiale: è quanto emerge dai dati dell’ultimo Global Gender Gap Report[1], pubblicato ogni anno dal World Economic Forum e basato sul confronto tra 149 diversi Paesi nei progressi verso la parità di genere[2].

Il report, elaborato in riferimento a quattro principali parametri (partecipazione economica e opportunità, accesso all’educazione e risultati scolastici, salute e rappresentatività politica) estende per la prima volta la sua analisi anche al settore dell’AI, in collaborazione con il portale lavorativo LinkedIn che ha tracciato la presenza delle donne in questo settore nonché le specifiche competenze richieste[3].

L’intelligenza artificiale è ormai al centro dei progressi economici di molti dei Paesi in esame e condiziona le trasformazioni che avvengono nel mondo del lavoro, con la nascita di nuove professioni o nuove metodologie da applicare a “vecchie” mansioni; è dunque fondamentale analizzare e comprendere l’impatto ed il peso che questa realtà ha nel Gender gap del mercato lavorativo.

Su base mondiale, la parità di genere è ancora ben lontana dall’essere raggiunta: sebbene circa 89 dei Paesi analizzati nel Report abbiano avuto dei miglioramenti, infatti, il divario tra uomini e donne nelle 4 dimensioni prese in esame si attesta complessivamente intorno al 68%. L’Italia, per inciso, non è presente nell’elenco dei Paesi che hanno adottato misure finalizzate a ridurre il gap, posizionandosi al 70esimo posto nella classifica complessiva e tra gli ultimi in Europa (si classificano dopo l’Italia la Grecia, Malta e Cipro)[4].

I dati raccolti evidenziano come il divario di genere coinvolga anche i settori più innovativi e all’avanguardia in tema di tecnologia e intelligenza artificiale, in cui attualmente solo il 22% dei professionisti su base mondiale è di sesso femminile contro il restante 78% maschile. 

Una disparità tre volte più ampia di quelle rilevate in ogni altra industria e che risulta ancora più consistente in Italia, dove la percentuale registra un’ulteriore differenza pari al 28%[5].

Nella già esigua percentuale di donne impiegate nell’AI si registra inoltre la loro scarsa presenza nell’ambito dello sviluppo software e di sistemi informatici a vantaggio di altri compiti inerenti la ricerca, l’analisi dei dati o l’insegnamento, come sottolineato dalla, direttrice del Centre for the New Economy and Society del WEF Saadia Zahidi.

Le posizioni di alto livello, meglio retribuite, sono in larga maggioranza occupate da uomini”, fa presente la Zahidi. “Malgrado la mancanza di personale qualificato, nell’IA artificiale le donne non riescono a raggiungere posizioni adeguate alle loro competenze[6].

Dati che pongono interrogativi non solo sulla preoccupante discriminazione in un settore lavorativo che è in forte espansione, ma che inducono a riflessioni sulla possibile presenza di stereotipi e condizionamenti all’interno della stessa AI. E’ facile intuire come l’intelligenza artificiale porterà a una sempre maggiore incidenza delle macchine e dei sistemi automatizzati nel nostro quotidiano e quanto sia alto il rischio che queste macchine, programmate da esseri umani, ripropongano le stesse condizioni e le stesse “falle” del nostro attuale sistema sociale a discapito di un funzionamento più equo[7].

I pregiudizi implementati dalle macchine possono ad esempio condizionare i procedimenti di selezione di curriculum, concessioni di mutui o valutazioni di esami[8].

Tra i casi già noti di discriminazione di genere nel mondo dell’intelligenza artificiale si segnala uno studio dell’Università della Virginia da cui è emerso che i software di riconoscimento fotografico tendano ad associare volti femminili a contesti quali la cucina, la cura della casa e lo shopping a causa di precedenti raccolte di immagini su cui vengono costruiti gli algoritmi[9].

Lo stesso LinkedIn ha dovuto fronteggiare problemi di “discriminazione automatizzata” quando le offerte lavorative per profili altamente retribuiti venivano visualizzate maggiormente nelle ricerche effettuate da utenti di sesso maschile a discapito di quelli di sesso femminile[10], ciò era dovuto alla modalità di costruzione degli algoritmi, che prendevano in considerazione la prima tipologia di utenti che effettuavano ricerche per profili con forti remunerazioni e dunque si limitava a riproporre offerte lavorative simili esclusivamente a utenti maschi. 

Anche le piattaforme di assistenza virtuale come Siri sono state tacciate di sessismo per l’associazione tra femminilità e servilismo che contribuirebbe a rafforzare gli stereotipi di genere[11], come evidenziato dal World Economic Forum che rileva stereotipi di stampo patriarcale anche nel campo delle armi autonome e nell’industria dei sexbot[12].

Stando alle ultime stime, con gli attuali ritmi ci vorranno circa 108 anni per colmare il Gender gap e raggiungere la parità di genere[13], risultato che non potrà essere ottenuto se le donne non verranno incoraggiate fin da giovani a prendere parte attivamente allo sviluppo e all’utilizzo delle nuove tecnologie intraprendendo percorsi di studio e lavorativi afferenti all’area STEM (acronimo che sta per Science, Technology, Engineering e Math).

I dati riportati dal World Economic Forum evidenziano infatti la necessità di un cambio di rotta per il futuro, al fine di evitare che il Gender gap presente nel settore dell’intelligenza artificiale contribuisca ad esasperare i divari di genere già presenti nel mondo economico e lavorativo e che la stessa tecnologia venga sviluppata senza l’apporto di talenti che potrebbero migliorare la qualità della stessa.

A tal proposito è stato proprio il fondatore e direttore esecutivo del WEF Klaus Schwab[14] a sottolineare che solo le economie che saranno in grado di sfruttare ogni talento disponibile si riveleranno vincenti alla fine della quarta rivoluzione industriale.

E’ necessario intervenire anche sui modelli culturali ed educativi trasmessi dalle famiglie, che possono influire sulla scelta del percorso di studi e successivo ambito lavorativo.

In Italia, secondo le stime pubblicate da La Repubblica[15], le studentesse iscritte alle lauree magistrali in Ingegneria meccanica ed elettronica sono circa il 10% del totale, mentre si registrano dati più incoraggianti in altri settori come Biomedica (57,4% di donne), Edile (43,2%), Chimica (41,2%) e Ingegneria per l’ambiente (40,4 %)[16].

Giova ricordare, inoltre, il peso dato dalla mancanza di strumenti idonei ad agevolare l’ingresso o il ritorno delle donne nel mondo del lavoro, come asili nido o misure assistenziali agli anziani[17].

Il Report sottolinea infatti che ogni intervento mirato a ridurre il Gender gap nel mondo lavorativo sarebbe vano se non tenesse conto di questi fattori esterni.

Non mancano intanto molteplici iniziative che mirano a ridurre il vuoto occupazionale femminile nel mondo della tecnologia, come Technovation Challenge[18], un programma che si propone di fornire alle donne gli strumenti per acquisire le competenze necessarie a diventare leader nel settore della tecnologia, o Women And Tech[19] che realizza progetti didattici per donne e minoranze poco rappresentate nell’ambito dell’AI, in partnership con Stanford, Princeton e Berkeley[20].

In un’industria sempre più condizionata dall’intelligenza artificiale, ammoniscono infine gli autori del Report, il rischio da scongiurare è che la disuguaglianza di genere arrivi a peggiorare ed estendersi anche ad altri settori come quelli della sanità, dell’istruzione e dei servizi in generale[21].


Note

[1] cfr. The Global Gender Gap Report 2018 https://www.weforum.org/reports/the-global-gender-gap-report-2018, 17 dicembre 2018

[2] cfr. World Economic Forum https://www.weforum.org/.

[3] cfr. Il Sole 24 Ore, Anche i robot hanno i pregiudizi ma possono essere alleati delle donne, 26 Dicembre 2018 https://alleyoop.ilsole24ore.com/2018/12/26/robot-pregiudizi/.

[4] cfr. The Global Gender Gap Report 2018https://www.weforum.org/reports/the-global-gender-gap-report-2018, 17 dicembre 2018

[5] cfr. Il Sole 24 Ore, Anche i robot hanno i pregiudizi ma possono essere alleati delle donne, 26 Dicembre 2018   https://alleyoop.ilsole24ore.com/2018/12/26/robot-pregiudizi/}.

[6] cfr. Valore D, L’intelligenza artificiale accentua il divario di genere nel lavoro?, 24/12/2018 https://valored.it/news/intelligenza-artificiale-gender-gap/}.

[7] cfr. MIPU, Intelligenza Artificiale e Gender Gap, http://mipu.it/2018/05/18/blog-intelligenza-artificiale-gender-gap/}.

[8] cfr. The Conversation Artificial intelligence could reinforce society’s gender equality problems, 01/03/2018 http://theconversation.com/artificial-intelligence-could-reinforce-societys-gender-equality-problems-92631

[9] cfr. Euronews, Anche l’intelligenza artificiale ha un problema di disuguaglianza di genere, 10/07/2018, https://it.euronews.com/2018/07/09/anche-l-intelligenza-artificiale-ha-un-problema-di-disuguaglianza-di-genere

[10] cfr. Il Sole 24 Ore, Anche i robot hanno i pregiudizi ma possono essere alleati delle donne, 26 Dicembre 2018 https://alleyoop.ilsole24ore.com/2018/12/26/robot-pregiudizi/};

[11] cfr. Euronews, Anche l’intelligenza artificiale ha un problema di disuguaglianza di genere, 10/07/2018, https://it.euronews.com/2018/07/09/anche-l-intelligenza-artificiale-ha-un-problema-di-disuguaglianza-di-genere

[12] cfr. The Global Gender Gap Report 2018 https://www.weforum.org/reports/the-global-gender-gap-report-2018, 17 dicembre 2018

[13] cfr. Il Sole 24 Ore, Anche i robot hanno i pregiudizi ma possono essere alleati delle donne , 26 Dicembre 2018 – https://alleyoop.ilsole24ore.com/2018/12/26/robot-pregiudizi/

[14] cfr. Valore D, L’intelligenza artificiale accentua il divario di genere nel lavoro? 24/12/2018 https://valored.it/news/intelligenza-artificiale-gender-gap/}

[15] cfr. La Repubblica L’appello alle ragazze “Studiate ingegneria non è solo da uomini”, 07/11/2017 http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/11/07/lappello-alle-ragazze-studiate-ingegneria-non-e-solo-da-uomini21.html

[16] cfr. Euronews, Anche l’intelligenza artificiale ha un problema di disuguaglianza di genere, 10/07/2018, https://it.euronews.com/2018/07/09/anche-l-intelligenza-artificiale-ha-un-problema-di-disuguaglianza-di-genere

[17] cfr. CorriereComunicazioni,it, L’AI allarga il gender gap: la parità di genere è lontana di 108 anni, 19/12/2018  https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/lai-allarga-il-gender-gap-la-parita-di-genere-e-lontana-di-108-anni/}.

[18] cfr.Technovationchallenge website http://technovationchallenge.org

[19] cfr. Women and Tech website http://womenandtech.com/about/}. Anche il mondo del no profit si attiva con Ai4All  {cfr. Http://ai-4-all.org/},

[20] cfr. Euronews, Anche l’intelligenza artificiale ha un problema di disuguaglianza di genere, 10/07/2018, https://it.euronews.com/2018/07/09/anche-l-intelligenza-artificiale-ha-un-problema-di-disuguaglianza-di-genere

[21] cfr. CorriereComunicazioni,it, L’AI allarga il gender gap: la parità di genere è lontana di 108 anni, 19/12/2018  https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/lai-allarga-il-gender-gap-la-parita-di-genere-e-lontana-di-108-anni/.


Copertina: The Pool


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Mariarita Cupersito

Mariarita Cupersito

Avvocato e giornalista, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e il Diploma di Specializzazione per le Professione Legali presso l'Università degli Studi di Salerno. Collabora con uno studio legale Codacons ed è volontaria della Croce Rossa Italiana. Si è occupata di violenza di genere collaborando con Centro Anti-violenza della rete Differenza Donna, nonché di disabilità in ambito universitario collaborando con l'Ufficio Diritto allo Studio dell'Università di Salerno. Ha preso parte a vari progetti di Amnesty International in materia di promozione e tutela dei Diritti Umani

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