Il Grande Gioco: storia di una contrapposizione geopolitica.

Il Grande Gioco: storia di una contrapposizione geopolitica.

A partire dal XIX secolo fino al 1907, il Grande Gioco segnò la rivalità tra l’Impero britannico e quello russo in Asia Centrale, territorio oggetto di contesa tra le due grandi potenze.


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La Gran Bretagna temeva che un’altra forza europea potesse avanzare sul territorio e, soprattutto, sul gioiello della Corona, l’India britannica, rischiando peraltro di innescare un’escalation di rabbia delle popolazioni locali contro il proprio dominio. Di fatto, sull’Asia centrale convergevano due correnti aggressive. Mentre, infatti, da una parte, la Gran Bretagna consolidava la sua presa sull’India; dall’altra, l’Impero zarista conquistava i khanati e le tribù dell’Asia centrale. 

Cartina dell’Asia centrale nel 1894.

La Russia, terminata la minaccia napoleonica aveva ripreso la sua politica espansionistica nelle steppe dell’Asia centrale e da qui, come obiettivo ultimo, puntava all’altopiano del Tibet e dell’Himalaya, area di importanza strategica tra il decadente impero cinese e l’India britannica, e al tanto atteso sbocco sull’Oceano Indiano.

Spie e trafficanti, intrecci e intrighi, doppiogiochisti e scortesia diplomatica tra il Caspio e Kabul furono catalogati sotto la voce de “il Grande Gioco”. L’epoca classica è generalmente circoscritta al periodo compreso tra il Trattato Russo-Persiano del 1813 e la Convenzione Anglo-Russa del 1907. Una fase meno intensa seguì la Rivoluzione Bolscevica del 1917.

Successivamente la Seconda Guerra Mondiale, il termine continuò ad essere in uso per descrivere le macchinazioni geopolitiche delle grandi potenze e delle potenze regionali che si contendono il potere e l’influenza geopolitica dell’Asia centrale, proseguendo fino all’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS che inaugurò la fase de “il nuovo Grande Gioco”.

Fu l’Ufficiale della British East India Company, Arthur Conolly, ad essere considerato il padre ideatore del Grande Gioco; sebbene, nel 1903, fu lo scrittore Rudyard Kipling nel romanzo “Kim” ad introdurre tale definizione. Il Grande Gioco, la rivalità coloniale e strategica, la divergenza di interessi regionali e globali tra l’impero russo e quello britannico per la supremazia in Asia centrale, si sviluppò in tre fasi principali.

La prima, nel 1837, ebbe inizio con il conflitto russo-persiano per una disputa territoriale tra lo Zar Alessandro I e il re persiano Fath Ali Shah, entrambi diretti a consolidare il controllo della sponda sud occidentale del Caspio e la Transcaucasia. L’espansione dell’Impero russo nel Caucaso e in Asia centrale generò segnali di allarme nella Compagnia delle Indie Orientali, potere de facto in India.

Tale rivalità ebbe inizio intorno al 1830, quando Lord Ellenborough promulgò un editto con il quale fu tracciata una nuova rotta commerciale dall’India a Bukhara, attraverso la Turchia, la Persia e l’Afghanistan1. Punto centrale dello scacchiere asiatico fu proprio l’Afghanistan.

The last stand of the 44th Regiment at Gundamuck during the retreat from Kabul, 1841, by William Barnes Wollen.

All’inizio del 1869, infatti, il governo liberale della Gran Bretagna guidato da Gladstone propose al governo zarista la creazione di una zona neutrale tra i possedimenti territoriali della Gran Bretagna e della Russia in Asia centrale, per impedire che i loro territori avessero una frontiera comune2.

L’Afghanistan era strategico per una Russia in espansione alla conquista dell’India; così come per la Gran Bretagna, al fine di contenere i piani russi di estendere il controllo sui porti del Golfo Persico e assicurarsi lo sbocco sul mare. Una contrapposizione che provocò una serie di scontri senza successo per gli inglesi, diretti a ottenere il controllo dell’Afghanistan3

La prima guerra anglo-afghana (1839-1842) fu uno dei più importanti conflitti del Grande Gioco e, contemporaneamente, una sconfitta per gli inglesi che non riuscirono a stabilire un regime favorevole ai loro interessi politici in Afghanistan, scatenando al contrario una rivolta delle tribù Pashtun. Dopo il ritiro delle truppe da Kabul, le ambizioni britanniche non si raffreddarono.

L’Afghanistan continuò a essere un elemento chiave nella strategia di contenimento dell’espansionismo russo fino alla seconda guerra anglo-afghana, che ebbe inizio nel 1878 e si concluse nel 1880.

In questo caso, l’incursione inglese terminò con la firma da parte dei due paesi rivali del Trattato di Gandomak, che affidava la gestione degli affari interni all’emiro afghano Abdur Rahman Khan e la politica estera in mano all’Impero britannico.

Dopo la seconda guerra anglo-afgana, gli inglesi chiesero che i russi fermassero qualsiasi ulteriore avanzata meridionale, accettando di costituire un comitato di delimitazione che tracciasse il netto confine tra Afghanistan e Russia. Tuttavia, prima che la commissione fosse opportunamente rimandata, le forze russe avevano già cominciato ad avanzare fino allo scontro con una guarnigione afgana sulla riva occidentale del fiume Kushk, il 30 marzo 1885, determinando così l’occupazione del Panjdeh4.

Questa crisi aprì la fase del Grande Gioco nella quale lo scontro diplomatico tra gli imperi britannico e russo per la supremazia in Asia centrale si avvicinò ad un conflitto armato diretto. Il Panjdeh era una terra fertile, vicino i laghi salati di Er-Oilan da cui dipendevano la sopravvivenza della popolazione afghana, turca e persiana. Un territorio di tale portata avrebbe consentito alla Russia di annettere gradualmente anche la provincia persiana di Khorassan, avamposto di possibili operazioni militari alla conquista dell’India. Allo scoppio del conflitto la Gran Bretagna preferì mantenere un profilo basso e, in seguito all’incidente di Panjdeh, fu istituita la Commissione di confine anglo-russa per delineare la frontiera settentrionale dell’Afghanistan. Si potrebbe, dunque, sostenere che le origini delle frontiere dell’Afghanistan siano il risultato del Grande Gioco tra i due imperi5.

Questa competizione di manovre e intrighi tra i due imperi si concluse nel 1907, quando entrambe le nazioni furono costrette a concentrare le proprie risorse per contenere l’ascesa di una Germania assertiva in Europa. Inoltre i russi furono bloccati in una feroce lotta con i giapponesi in Manciuria.

Alla vigilia della Prima Guerra mondiale, entrambi gli imperi erano allarmati dalla crescente attività dell’Impero unificato tedesco in Medio Oriente, in particolare per il progetto tedesco della ferrovia di Baghdad, che avrebbe inglobato la Mesopotamia e la Persia. 

Sir Edward Grey ed Alexander Izvolsky. Illustrazione del “London News” (1908).

I Ministri  degli Esteri Alexander Izvolsky ed Edward Gray concordarono, quindi, di risolvere i loro conflitti di vecchia data in Asia, al fine di prendere una posizione efficace contro l’avanzata tedesca nella regione. In questa direzione, fu sottoscritta da entrambe le parti la Convenzione che divideva la Persia in tre aree: una zona settentrionale controllata dai russi, una zona centrale nominalmente indipendente e una zona meridionale controllata dagli inglesi.

 

Nella Convenzione fu tracciato anche il confine tra i due Imperi, dal punto orientale della Persia all’Afghanistan, e si stabilì che l’Afghanistan fosse assegnato al protettorato ufficiale della Gran Bretagna6. Infine, la terza fase del Grande Gioco si aprì in seguito alla Rivoluzione Russa del 1917, caratterizzata dalla terza guerra anglo-afgana del 1919, scatenata  dall’omicidio del re Habibullah Khan. Suo figlio e successore, il re afgano Ghazi Amir Amanullah Khan,  dichiarò la piena indipendenza ed in seguito attaccò la frontiera settentrionale dell’India britannica a Peshawar. 

Lo stallo fu risolto con la firma del Trattato di Rawalpindi del 1919, con cui venne formalmente abolito il protettorato britannico sull’Afghanistan. Gli interessi britannici e sovietici continuarono ad allinearsi in vista anche della Seconda Guerra mondiale7. L’eredità del Grande Gioco avrebbe gettato i semi di un nuovo status di tensione politica e militare tra le potenze del mondo occidentale – guidate dagli Stati Uniti e dai suoi alleati della NATO – e il mondo comunista, guidato dall’Unione Sovietica insieme ai suoi stati satelliti e alleati.

Dopo la fine della Guerra Fredda, l’espressione “Nuovo Grande Gioco” ritornò ad essere utilizzata per descrivere la moderna geopolitica in Asia centrale, caratterizzata da una competizione che questa volta vide schierati diversi attori.

L’Asia centrale, questa vasta parte del mondo che confina a ovest con il Caspio, a est con la Cina, a nord con la Russia e a sud con il Pakistan, Afghanistan e Iran, continuò ad essere teatro di significative manovre. Per gli Stati Uniti e i suoi alleati, la regione è un prezioso centro di rifornimento per gli sforzi bellici in Afghanistan, centro nevralgico del Nuovo Grande Gioco.

Per la Russia, è un’arena in cui esercitare influenza politica. Per la Cina, una fonte di energia e un partner fondamentale per stabilizzare e sviluppare la provincia dello Xinjiang. Il nuovo Grande Gioco non è però un ritorno al passato, ma l’ascesa di nuovi player e il declino dell’influenza occidentale in un mondo multipolare. La partita è particolarmente intensa a Kabul, Islamabad e Teheran, ma il Grande Gioco coinvolse i cinque stans – Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan e Kirghizistan – nati dalla caduta dell’Unione Sovietica, che insieme all’Azerbaigian, altra ex repubblica sovietica, che costituiscono il cuore della regione dell’Asia centrale.  L’Asia centrale è anche un bacino di attività terroristiche lungo la dorsale afghano-pakistana e di influenza degli ayatollah iraniani. 

L’Asia centrale oggi è lo scenario principale su cui oggi si muovono molteplici attori internazionali; così come restano tali gli obiettivi di influenza, potere e egemonia sulla regione. Tuttavia, nel Nuovo Grande Gioco, la competizione non si concentra sul controllo territoriale dell’area geografica, ma su ciò che molti analisti chiamano la politica regionale del petrolio, che presenta diverse caratteristiche. In primo luogo, analizzando il contesto storico, per diversi decenni, parte dell’Asia centrale era integrata nell’Unione Sovietica.

Non sorprende quindi che poco prima che questi paesi diventassero indipendenti, tutti gli oleodotti del Mar Caspio fossero sotto il controllo di Mosca. Da qui, la spinta dei paesi che si affacciano sul Mar Caspio a ottenere l’indipendenza politica ed economica dal gigante russo. In terzo luogo, gli interessi geopolitici hanno svolto un ruolo chiave nella scelta delle rotte dei gasdotti al fine di indebolire l’influenza russa nella regione, nonché privare Teheran di qualsiasi vantaggio politico o finanziario. In effetti, l’Iran rappresenta un’opzione per le esportazioni di petrolio dal Mar Caspio ai mercati asiatici.

Se lo scopo del Grande gioco era basato sul dominio geopolitico ed imperiale del territorio, attraverso la amministrazione diretta, influenza egemonica o alleanza ideologica favorevole, gioco di alta politica, di colonizzazione e competizione militare tra i due imperi, l’obiettivo del Nuovo Grande Gioco è più vario e complesso e comprende l’istituzione di un’egemonia neo-imperialista, la formazione di un’alleanza culturale, influenze regionali e l’importanza della sicurezza8.


Note

1 Cfr. https://dspace5.zcu.cz/bitstream/11025/11389/1/Karnik.pdf

3 Cfr. D. Fromkin, The Great Game in Asia, Foreign Affairs, Vol 58, No 4, 1980, pp 936–952;

5 Cfr. Anwar Khan, England, Russia and Central Asia, A Study in Diplomacy (Peshawar University Book Agency, 1962) pp. 305 – 308; https://www.globalsecurity.org/military/world/war/penjdeh-incident.htm;

Federica Fanuli

Federica Fanuli

Federica Fanuli si laurea con lode in scienze politiche e relazioni internazionali presso l'università del Salento, dove consegue anche la laurea specialistica in scienze politiche, studi europei e relazioni internazionali . Junior consultant per agriconsulting spa, Federica collabora con il centro studi internazionali di Roma e successivamente frequenta il corso di analisi di politica estera di equilibri, muovendo i primi passi nel settore come editorial board member di rassegna stampa militare e poi, come editorial board manager di mediterranean affairs. Editor-at-large di indrastra global, editorial board member di cosmopolismedia.it, analista desk sud e sud-est asiatico dell'institute for global studies (igs) e guest contributor del middle east institute di Washington, Federica attualmente frequenta il master in giornalismo internazionale presso l'igs e il master di II livello in intelligence e sicurezza della link campus university, presso cui lavora come responsabile gestionale master dell'ufficio postgraduate, e collabora con l'osservatorio sulla sicurezza e difesa cbrne.

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