Hezbollah: da Milizia a Decision-Maker della Politica Libanese

Hezbollah: da Milizia a Decision-Maker della Politica Libanese

A partire dagli Accordi di Ta’if, le sorti di Hezbollah si sono trasformate radicalmente. Alla fine della guerra civile, al Partito di Dio è stato concesso di conservare il proprio arsenale militare a discapito delle altre milizie libanesi. Con il passare degli anni, Hezbollah è riuscito a capire come e quando usare le proprie armi per influenzare sia la politica estera che quella interna libanese.


 

La nascita di Hezbollah risale ai primi anni 80, quando un cospicuo numero di ex membri del movimento sciita Amal decide di formare la propria milizia e combattere l’invasione israeliana in Libano, finalizzata ad espellere l’OLP da Beirut ed avvenuta nell’estate del 1982.1 Nello stesso anno, un contingente di circa 1500 Pasdaran iraniani (Guardiani della Rivoluzione) giunge in Libano e, una volta stabilitisi nella Valle della Bekaa, inizia ad addestrare i primi adepti del Partito di Dio (Hezbollah in arabo), che ufficializzerà la sua nascita solo nel 1984.2 Alla base dell’ideologia di Hezbollah, almeno fino alla fine della guerra civile libanese, vi era la teoria Khomeinista del “Vilayat-e-Faqih” che aveva ispirato la rivoluzione iraniana del 1979. L’obiettivo iniziale del partito sciita filo-iraniano era quello di esportare la rivoluzione islamica del 1979 in altre aree del medio oriente e di istituire uno stato islamico in Libano.3

Come accaduto per molte milizie durante la guerra civile, la disfunzionalità dello stato libanese permise a questi gruppi armati di prendere il suo posto nelle zone del paese che erano ormai al di fuori del controllo dello stato. Hezbollah fu abile a sfruttare l’occasione e cominciò a svolgere tutte quelle funzioni che avrebbero dovuto essere prerogativa dell’apparato statale; dalla tassazione, alla sicurezza fino alla messa a disposizione di servizi basilari agli abitanti di quelle aree in cui la milizia sciita era più attiva e presente (Sud del Libano, Valle della Bekaa e periferia sud di Beirut).4 Hezbollah si dimostrò molto efficiente sotto questo punto di vista e presto cominciò ad assumere le fattezze di un vero e proprio “stato nello stato”.

Quando la guerra civile libanese volse al termine nel 1990, gli Accordi di Ta’if, firmati sotto l’egida di Stati Uniti, Siria ed Arabia Saudita, posero il Partito di Dio in una posizione privilegiata rispetto alle altre milizie che avevano dominato lo scenario politico-militare libanese per quindici anni. A Ta’if, infatti, si decise che Hezbollah avrebbe potuto mantenere il suo ingente arsenale militare (le altre milizie, invece, vennero tutte obbligate a restituire le proprie armi), poiché esso venne considerato un legittimo movimento di resistenza all’occupazione israeliana nel sud del paese.5 All’indomani della fine della guerra civile, il Partito elegge un nuovo Segretario Generale, Hassan Nasrallah, il quale si farà promotore di un cambio ideologico radicale, non più focalizzato sull’instaurazione di uno stato islamico in Libano, ma maggiormente interessato alle dinamiche interne libanesi, senza per questo abbandonare la resistenza contro Israele.6 Il nuovo leader dunque, guidato da principi più strettamente legati alla realpolitik, avvia il cosiddetto processo di “lebanizzazione”7 del Partito di Dio e, nelle elezioni parlamentari del 1992, Hezbollah fa il suo ingresso in politica ottenendo ben 8 seggi nel nuovo parlamento libanese.8

Durante il corso degli anni novanta, il partito di Nasrallah riesce con grande abilità a giostrarsi tra il parlamento e la guerriglia armata contro le forze israeliane nel sud del paese finché, nel 2000, il primo ministro di Israele annuncia il ritiro delle proprie truppe oltre la Blue Line che separa i due stati. Con il ritiro delle forze israeliane nel 2000, Hezbollah si trova di fronte ad un bivio: considerare la missione della resistenza conclusa e per questo rinunciare alle proprie armi così come avevano fatto tutte le ex milizie, oppure aprire un altro fronte nella lotta contro Israele in modo tale da mantenere il suo arsenale militare intatto. A seguito delle pressioni ricevute da Siria ed Iran, il Partito di Dio decide di continuare la lotta armata, dichiarando che la liberazione del Libano era incompleta, dato che Israele occupava ancora le cosiddette Fattorie di Shebaa, una striscia di terra tra il libano e le Alture del Golan.9

Nel 2005, quando le truppe siriane si vedono costrette a lasciare il Libano dopo un’occupazione che durava da quasi 30 anni, Hezbollah e l’altro principale partito sciita libanese Amal diventano i partiti cardine del blocco parlamentare filo-siriano detto “8 Marzo”. La risoluzione ONU 1559 che costrinse la Siria a porre fine alla sua occupazione in Libano, contemplava anche il disarmo di Hezbollah, che però non aveva alcuna intenzione di rinunciare a portare avanti la causa della resistenza.10 Infatti, nell’estate del 2006, le tensioni tra il partito di Nasrallah e Israele degenerano in un conflitto che dura 33 giorni, durante il quale i raid aerei israeliani distruggono gran parte delle infrastrutture dello stato libanese, causando anche un altissimo numero di vittime tra i civili. Malgrado l’obiettivo di Israele fosse quello di sbarazzarsi di Hezbollah una volta per tutte, il Partito di Dio non solo è sopravvissuto alla guerra, ma la sua popolarità è anche cresciuta in Libano, soprattutto a causa della decisione dell’esercito libanese di non prendere alcuna iniziativa durante quel drammatico mese di Luglio del 2006 e lasciare ad Hezbollah gli oneri e gli onori di resistere ad Israele.11

L’anno forse più cruciale nella storia di Hezbollah è il 2008, quando, per la prima volta, il partito sciita usa le sue armi contro i connazionali libanesi. A seguito di un’escalation di tensioni tra Hezbollah e il Primo Ministro dell’epoca Fouad Siniora, il 7 Maggio, membri del Partito di Dio imbracciano i fucili ed occupano Beirut Ovest.12 Gli scontri avvenuti a Beirut e nella zona dello Chouf, oltre a causare la morte di una ventina di persone, hanno scavato un solco ancora più profondo tra quei partiti che sostenevano Hezbollah e gli altri che ritenevano necessario disarmare il partito di Nasrallah. Le armi che erano sempre state utilizzate per proteggere il Libano e i libanesi dal nemico israeliano, per la prima volta venivano usate per risolvere una questione di mera politica interna, trasformando Hezbollah nell’ago della bilancia della politica libanese.13

La rilevanza politica che Hezbollah ha assunto negli anni successivi al 2008 è balzata agli occhi di tutti in occasione dell’elezione dell’attuale presidente della repubblica, Michel Aoun. Nonostante il predecessore di quest’ultimo, Michel Suleiman, avesse terminato il suo mandato nel 2014, l’elezione di Aoun ha avuto luogo solamente nel 2016, dopo uno stallo politico senza precedenti. Una delle cause principali dietro questo stallo era appunto la strategia adottata da Hezbollah ed i suoi alleati di boicottare le sessioni parlamentari per l’elezione del presidente14 finché non si è arrivati al nome di Aoun, alleato del Partito di Dio dal 2006.

L’ultimo episodio in ordine di tempo che denota la centralità di Hezbollah in ogni aspetto della politica libanese riguarda i tentativi di formare un governo a seguito delle elezioni tenutesi nel maggio del 2018.

Hassan Nasrallah, ha più volte fatto intendere che avrebbe continuato la sua azione di ostruzionismo di fronte alla formazione del governo finché un gruppo di deputati sunniti vicini ad Hezbollah non fosse stato rappresentato con un dicastero.15

Fattispecie che si verificata lo scorso 31 gennaio, quando è stato raggiunto l’accordo per la formazione di un nuovo esacutivo. Il premier uscente Saad Hariri è riuscito così a confermarsi alla testa del Governo, dopo trattative estenuanti.

Hezbollah è riuscito così ad ottenere il ministero della Salute, che ha il quarto budget per importanza fra tutti i dicasteri, è considerato strategico dal Partito di Dio per consolidare i consensi fra le fasce popolari.

Ciò che ha contraddistinto la politica interna libanese a partire dal 2005, quando le truppe siriane hanno abbandonato il paese, è stata una fortissima polarizzazione partitica e anche sociale. Da una parte vi sono Hezbollah ed i suoi alleati che continuano a considerare le armi del Partito di Dio come legittime, mentre dall’altra, una serie di partiti che si oppone fortemente al mantenimento dell’arsenale militare di Hezbollah, che essi descrivono come uno “stato nello stato” e che, grazie al suo potere di veto in parlamento, è libero di plasmare la politica interna ed estera libanese a suo piacimento. È sicuramente innegabile che, nelle zone sotto il controllo di Hezbollah, la fornitura di servizi da parte del partito permette alla popolazione di sopravvivere, ma d’altro canto, è altrettanto evidente che il processo di democratizzazione in Libano deve passare dalla demilitarizzazione di uno dei suoi partiti più importanti.


Note

 1 Augustus Richard Norton, “The Role of Hezbollah in Lebanese Domestic Politics,” The International Spectator, 42:4, 475-491, 2007, p. 476. Disponibile su: https://doi.org/10.1080/03932720701722852

2 Nizar A. Hamzeh, “Lebanon’s Hizbullah: From Islamic revolution to parliamentary accommodation,” Third World Quarterly, 14:2, (1993), p. 322

3 Ibidem, p. 323

4 Steven Heydemann ed., War, Institutions, and Social Change in the Middle East (Berkeley; Los Angeles; London: University of California Press, 2000), p. 292

5 Leonhardt van Efferink, “How Hezbollah affects Lebanon’s sovereignty,” PSA Graduate Network Conference 2010, p. 7

6 Adham Saouli, “Lebanon’s Hizbullah: The Quest for Survival,” World Affairs, Vol. 166, No.2, (Fall 2003), pp. 73-74

7 Il termine è la versione italiana della parola inglese “Lebanonization”, Vedi: Tony Badran, “Hezbollah’s ‘Lebanonization,’” Foundation for Defense of Democracies, 26 Dicembre, 2009, Disponibile su: https://www.fdd.org/analysis/2009/12/26/hezbollahs-lebanonization/

8 Farid el-Khazen, Lebanon’s First Postwar Parliamentary Election: An Imposed Choice (Oxford: Centre for Lebanese Studies, 1998), p. 56

9 Augustus Richard Norton, “The Role of Hezbollah in Lebanese Domestic Politics,” The International Spectator, 42:4, 475-491, 2007, p. 479. Disponibile su: https://doi.org/10.1080/03932720701722852

10 Bryan R. Early, “‘Larger than a Party, Yet Smaller than a State’: Locating Hezbollah’s Place within Lebanon’s State and Society,” World Affairs 168, no. 3 (2006), p. 126

11 Ohannes Geukjian, “Political Instability and Conflict after the Syrian Withdrawal from Lebanon,” Middle East Journal 68, no. 4 (2014), p. 531

12 “Lebanon: Hizbollah’s Weapons Turn Inward,” Crisis Group Middle East Briefing, No. 23, 15 May 2008

13 Robert F. Worth, “Hezbollah’s Rise Amid Chaos,” New York Times, 15 Gennaio, 2011, Disponibile su: https://www.nytimes.com/2011/01/16/weekinreview/16worth.html

14 Mario Abou Zeid, “Lebanese Presidential Elections,” Carnegie Endowment, 4 Febbraio, 2015, Disponibile su: http://carnegie-mec.org/2015/02/04/lebanese-presidential-elections-pub-58965

15 “Pro-Hezbollah MPs: ‘No life’ in govt proposal without us,” The Daily Star, 17 Dicembre, 2018, Disponibile su: http://www.dailystar.com.lb/News/Lebanon-News/2018/Dec-17/472012-hezbollah-backed-mps-signal-failure-of-aouns-govt-formation-initiative.ashx; Vedi anche: “نصرالله يسقط نيزك العرقلة محملا بعقدة النواب الستة” Future Tv, 10 Novembre, 2018, Disponibile su: https://www.youtube.com/watch?v=DRWc_Han56


 

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Emanuele Mainetti

Emanuele Mainetti

Ho conseguito una laurea triennale in Lingue e Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e un Master in Middle Eastern Studies al King’s College London. Durante i miei studi triennali ho maturato una profonda passione per il mondo arabo, la politica, la cultura e la lingua. Prima di cominciare il Master, ho trascorso cinque mesi in Giordania seguendo un corso intensivo di dialetto levantino e arabo standard. Sono particolarmente interessato alle dinamiche socio-politiche e alle relazioni internazionali nel Levante Arabo, con un occhio di riguardo per il Libano. Ho scritto la mia tesi magistrale sul processo di democratizzazione nel Libano post-Ta’if, per la quale ho condotto circa 20 interviste con membri della società civile libanese. Attualmente collaboro con Il Caffè Geopolitico per la sezione Medio Oriente e Nord Africa.

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