Il pericolo della percezione e la libertà di culto come lotta al terrorismo.

Il pericolo della percezione e la libertà di culto come lotta al terrorismo.

Spesso quello che crediamo essere la realtà, non è altro che la percezione che abbiamo di essa; una percezione errata può generare politiche xenofobe e diffusi fenomeni d’intolleranza. La libertà di culto, invece – sancita dalla nostra costituzione – può diventare la nuova arma per la lotta al terrorismo religioso.

Ogni anno l’Ipsos Mori – Istituto di Sondaggi britannico, conduce un’indagine sui “pericoli della Percezione”, interrogando cittadini di numerosi paesi del mondo riguardo le loro convinzioni su tematiche di interesse comune, confrontando successivamente le risposte con i dati reali.

Interessante è il risultato dell’indagine 2016 sulla percezione della presenza musulmana che hanno portato a risultati sorprendenti.

Come riportato nel grafico, gli italiani stimano la presenza musulmana in Italia intorno al 20%, quando in realtà si aggira intorno al 3,7%; una differenza del 17% che ci colloca al quarto posto per distorsione ed errata percezione della realtà.

È possibile conoscere più nel dettaglio questo 3,7% di musulmani presenti in Italia?

La risposta è Sì, ma occorre partire da un presupposto spesso evidenziato dall’Unicoii, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia: “Contare i musulmani” è un’operazione lungi dall’essere precisa, perché non ci sono banche dati sulla confessione religiosa delle persone.

Nelle rilevazioni, infatti, si fa riferimento al concetto di “musulmano sociologico”, termine tecnico che considera musulmano chiunque provenga da un contesto sociale, istituzionale e/o familiare in cui l’Islam è elemento strutturante per l’identità dell’individuo.

Fatta questa precisazione, i risultati delle ricerche effettuate dalla Fondazione ISMU rielaborati e integrati con i dati aggiornati dell’ISTAT e del Ministero dell’Interno al 1 gennaio 2017, il 43% dei musulmani presenti nel nostro paese è cittadino italiano, mentre il restante 57% ha nazionalità straniera. 

Grafico 1 – Dati ISMU rielaborati su dati ISTAT – musulmani residenti in Italia.

Il 37% dei musulmani italiani sono naturalizzati, sono cioè italiani perché in possesso della cittadinanza e solo il 9% sono musulmani convertiti.

Grafico 2 – Dati ISMU rielaborati su dati ISTAT – musulmani con cittadinanza italiana. 

Parlare dunque di “invasione islamica” e “islamizzazione” è davvero fuorviante. Le percezioni errate sono pericolose perché possono influenzare le scelte politiche di un paese e generare diffusi fenomeni d’intolleranza.

Recentemente in Italia le dichiarazioni di Attilio Fontana[1] ai microfoni di Radio Padania, hanno diviso l’opinione pubblica tra i profondamente indignati e i taciturni compiaciuti.

Seguite dalle dichiarazione di Matteo Salvini espressa in sua difesa, il quale sostiene che: “una volta al governo normeremo ogni presenza islamica nel Paese, siamo sotto attacco, sono a rischio la nostra cultura, società, tradizioni, modo di vivere. E’ in corso un’invasione, a gennaio sono ripresi anche gli sbarchi. Il colore della pelle non c’entra e c’è un pericolo molto reale: secoli di storia che rischiano di sparire se prende il sopravvento l’islamizzazione finora sottovalutata[2].”

Come scrive Leila Babès, sociologa delle religioni, “dagli anni Ottanta in Occidente si è formata un’immagine negativa dell’islam che,quasi sempre, evoca violenza[3]. Spesso, infatti, “non si può pronunciare la parola “islam” senza risvegliare immediatamente questo forte immaginario[4].

Islam e terrorismo, dunque, sono drammaticamente equiparati.

Daniela Falcinelli – ricercatrice di Diritto Penale presso l’Università degli Studi di Perugia – in un bellissimo saggio, contenuto in un volume edito da Rubettino[5], sottolinea come oggi, in nome delle sicurezza, sono stati messi in atto una serie di interventi che hanno come effetto collaterale il deterioramento dei diritti di libertà individuali, in particolare il diritto alla libertà religiosa. Quest’ultima– a livello mondiale – continua drasticamente a diminuire: secondo la XII edizione del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo, redatto dall’ACS[6]circa il 60% dei paesi indagati nutre un preoccupante disprezzo per la libertà religiosa.

L’oppressione della libertà di culto che – secondo Falcinelli – travaglia proprio i paesi che sono oggi principale teatro di atti terroristici (Europa e America) non può essere un’utile risposta alla radicalizzazione. La critica è espressa soprattutto all’ultimo intervento normativo nazionale: il d.l. antiterrorismo n°7 del 18 Febbraio 2015, che – all’indomani dei fatti di Parigi e Tunisi – si basa su una strategia punitiva e forte per far fronte all’allarme sociale generato da un fenomeno criminale così complesso da comprendere, come quello del terrorismo.

“Sembrano ora maturi i tempi per cambiare strategia – scrive Daniela Falcinetti – perseguendo il target della guerra al terrorismo, occorre includere sforzi per promuovere la libertà di religione o di credo. Se la guerra deve essere, allora che sia (anche e) alla radice di una battaglia di idee: gli ambienti che promuovono la libertà di pensiero e di credo servono a far emergere idee moderate e voci dialoganti che possono denunciare ed estromettere dalla società dell’odio integralista e la violenza”.


[1] Candidato del centrodestra alla guida della Regione Lombardia. Parlando degli immigrati , Fontana ha affermato che “loro sono molti più di noi, più determinati nell’occupare questo territorio di noi. Noi, di fronte a queste affermazioni, dobbiamo ribellarci, non possiamo accettarle: qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, qui è questione di essere logici, razionali. Noi non possiamo, perché tutti non ci stiamo. Quindi, dobbiamo fare delle scelte: decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società deve continuare a esistere o la nostra società deve essere cancellata: è una scelta”.

[2]Articolo di O.Liso per Repubblica Milano, Elezioni, bufera su Attilio Fontana per la “razza bianca”. Salvini: “Siamo invasi”. Gori: “E’ un Borghezio in giacca, 2018.

[3] Babès, Islam positif. La religions des jeunes musulmans de France, Editions de l’Atelier, 1997, p. 17

[4] M. Arkoun, L’islam est-il menacè par le christianisme?, in «Concilium», 1994, n° 253, p. 65

[5] U. Conti, Elementi per una sociologia del terrorismo. Temi e prospettive di ricerca, Rubettino Editore, 2016, p.114}.

[6] Associazione pontifica Aiuto alla Chiesa che soffre. Come si può leggere sul sito ufficiale dell’ACS – pur redatto da una Fondazione Cattolica – il Rapporto mantiene un approccio non confessionale: prende in esame la situazione di ciascun Paese, con riferimento a ogni tipo di violazione della libertà religiosa riguardante i credenti di qualsiasi fede. Dati riferiti al periodo che dall’Ottobre 2012 al giugno 2014.

Copertina : Dali – The Three Sphinxes of Bikini

Suania Acampa

Suania Acampa, giornalista laureata 110 cum laude in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica alla Federico II di Napoli con una tesi empirica sull’analisi della propaganda ideologica jihadista e le strategie di comunicazione adottare dal sedicente Stato Islamico. I risultati dell’analisi sono stati presentati alla SISP Annual Conference 2017(Società Italiana di Scienza Politica) tenutasi all’Università degli Studi di Urbino e alla “2nd National PhD Conference In Social Science” tenutasi all’Università degli Studi di Padova.

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