Il ritorno dell’Artico ed il controllo del GIUK gap

Il ritorno dell’Artico ed il controllo del GIUK gap

Lo scioglimento dei ghiacciai, le nuove tensioni tra Russia e Occidente e il crescente interesse cinese stanno riportando l’Artico al centro dell’attenzione globale: la scoperta di nuove risorse e le potenzialità economiche accompagnano la riconosciuta importanza strategica di quest’area, sempre più rilevante negli equilibri di potenza del 21esimo secolo.


Dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989 e la caduta dell’Unione Sovietica due anni dopo, gli scenari di conflitto si sono spostati sempre più a sud e a est. Oltre la parentesi dei Balcani negli anni ’90, nel nuovo millennio l’Africa e il Medio Oriente sono stati al centro dell’attenzione globale, con scontri fra potenze regionali e, in alcuni casi, il coinvolgimento diretto di attori internazionali, principalmente gli Stati Uniti. Negli ultimi anni tuttavia, un’altra potenza ha visto il suo ritorno sullo scacchiere mondiale: la Russia.

Il gigante euroasiatico, dopo le tensioni avute nel 2008 con la Georgia per il supporto agli indipendentisti di Ossezia e Abcasia, ha deciso di intraprendere una politica interventista nelle proprie aree di interesse: Medio Oriente ed Europa dell’est. Il supporto al regime siriano di Assad contro i ribelli siriani e i terroristi jihadisti dell’ISIS, nonché l’intervento in Ucraina a favore degli indipendentisti del Donbass e di Lugansk, con l’aggiunta della grave annessione della Crimea, ha risvegliato dal torpore post-Guerra Fredda i paesi dell’Europa occidentale. Politicamente, l’Unione europea si è mossa attraverso sanzioni economiche nei confronti di Mosca; militarmente, la NATO si è rimessa in moto, incrementando la propria presenza nell’est Europa e nei territori baltici.

L’aggressività russa tuttavia, potrebbe riversarsi in altre aree meno fortificate ma strategicamente, forse, anche più rilevanti. Parliamo infatti del GIUK Gap. Il termine indica un’area dell’Oceano Atlantico che permette alle navi europee di prendere il largo e raggiungere le coste nordamericane e viceversa. L’area è formata da due corridoi di mare, uno fra Groenlandia e Islanda, l’altro tra Islanda e Regno Unito. Infatti, l’acronimo GIUK sta proprio per “Greenland, Iceland, United Kingdom”. Quest’area dell’Atlantico ha avuto una grande importanza strategica durante la II Guerra Mondiale e la Guerra Fredda: qui le navi inglesi bloccavano gli U-boot tedeschi che cercavano di colpire i rifornimenti diretti verso Londra e sempre qui la Royal Navy, in collaborazione con le altre flotte alleate, monitorava la presenza dei sottomarini sovietici che tentavano l’accesso all’oceano. E’ infatti questa lingua di mare l’unica via d’accesso per i paesi del nord Europa, nonché per la Russia, per arrivare nell’Oceano Atlantico e raggiungere altri mari, come il Mare Mediterraneo, dato il totale controllo britannico dell’altro accesso verso l’oceano, il canale della Manica.

La geografia ritorna quindi prepotentemente: una geografia arricchita da oleodotti, cavi di comunicazione e zone economiche esclusive, rendendo l’area, specialmente la sua parte sottomarina, altamente strategica. E’ per questo che il GIUK Gap rappresenta il principale “choke point” (militarmente “collo di bottiglia”) per la Russia e la sua Flotta del Nord, operante nell’Artico. Se la Russia vuole raggiungere il Mediterraneo, è da qui che deve passare; stessa cosa per gli Stati Uniti, che trovano nel GIUK Gap la via più breve per raggiungere l’Europa (e in caso di conflitto la velocità di rifornimento e intervento è un aspetto fondamentale).

E’ in questa porzione d’oceano che si incontrano le geografie dell’Europa, del Nord America e dell’Artico, sempre più un’area di interesse strategico. Ce lo racconta bene Robert D. Kaplan, autore di bestseller tra i quali “The Revenge of Geography”, testo che mette in luce il rapporto tra le politiche delle Nazioni e la geografia, in un suo intervento nel report “Forgotten Waters” del Center for a New American Security1.

Giuk gap- Mappa.

L’Artico quindi ritorna prepotentemente, ma in una veste nuova. Se infatti in passato queste acque rappresentavano il corridoio per accedere dal nord Europa all’Atlantico e viceversa, oggi, con lo scioglimento dei ghiacciai a causa del riscaldamento globale, i suoi elementi strategici sono diversi: dalle nuove rotte marittime ai giacimenti petroliferi e gassiferi, fino alle zone di pesca. Un altro elemento salito agli onori della recente cronaca è la linea di comunicazione sottomarina che collega Stati Uniti ed Europa: chilometri di cavi posati sul fondale marino che permettono i collegamenti internet tra l’emisfero occidentale e il Vecchio Continente. I cavi, permettono a tutti di usufruire della rete: messaggi, comunicazioni, transazioni finanziarie; circa il 99% del traffico internet globale passa attraverso di essi, come ci informa il World Economic Forum2.

E’ evidente quindi che queste infrastrutture sottomarine siano un’importante questione strategica sotto diversi punti di vista: militare, civile ed economico. E’ per questo motivo che i sottomarini russi, come riportato nel dicembre 2017, si sono interessati ai cavi. L’attività sottomarina russa è infatti aumentata notevolmente negli ultimi anni, raggiungendo i livelli della Guerra Fredda. In un eventuale conflitto con Mosca, la capacità russa di colpirli potrebbe mettere a rischio l’intero sistema economico e di comunicazione tra Europa e Nord America. Di conseguenza, la NATO ha ricominciato a controllare le acque dell’Artico con insistenza3, così come affermato dai leader dell’Alleanza anche durante il vertice di Varsavia del 20164. E’ l’allarme lanciato inoltre dal Maresciallo Capo dell’Aeronautica militare britannica, Sir Stuart Peach, Presidente del comitato militare NATO5, che ha previsto catastrofiche conseguenze all’economia e allo stile di vita occidentale in caso di attacco ai cavi6.

L’Artico diventa quindi un nuovo centro di tensioni fra Russia e NATO, ma anche tra gli stessi Alleati: la possibile scoperta di enormi giacimenti energetici (U.S. Geological Survey stima che circa il 13% delle riserve petrolifere mondiali non ancora scoperte e circa il 30% di quelle di gas si trovano nel circolo polare artico7) ha messo in competizione tutti gli Stati che si affacciano sull’Artico e che fanno parte del Consiglio Artico. Parliamo infatti di Canada, Stati Uniti, Russia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Islanda e Svezia, tutti con dispute territoriali nella zona. Gli attriti quindi non mancano, e lo dimostra l’interesse sempre maggiore di questi Stati riguardo il proprio comparto militare.

La Russia quest’anno ha registrato un aumento della spesa militare di circa 24 miliardi di dollari8e una buona parte di essi serviranno per consolidare la presenza russa nell’Artico. I sottomarini russi della Flotta del Nord pattugliano costantemente le acque artiche, così come affermato dal Comandante della Flotta, Nikolay Yermenov9, mentre la prima centrale nucleare galleggiante russa sarà attiva il prossimo anno nell’Artico per fornire elettricità agli impianti petroliferi e alle basi militari russe in queste acque, principalmente in quelle prossime allo Stretto di Bering10.

Ancora, lo scorso anno l’incrociatore Marshal Ustinov è stato impegnato in esercitazioni missilistiche nel Mare di Barents11e i nuovi modelli di Sukhoi, i 30-SM, sono stati integrati nella Flotta del Nord12. Le repliche alla Russia non sono mancate, come il ritorno della leva obbligatoria in Svezia13, tuttavia si tratta di reazioni di singoli Stati, non una risposta univoca. L’Alleanza ha finora concentrato la propria attenzione sul fianco est europeo, tralasciando la zona artica. Il vuoto lasciato dalla NATO ha permesso a Russia e altri attori, come la Cina, di farsi avanti e guadagnare posizioni sullo scacchiere artico14.

Prendendo quindi in esame proprio l’Alleanza Atlantica, sono troppe le dispute territoriali irrisolte tra gli Stati membri. Delle dimostrazioni sono le rivendicazioni danesi su ampie porzioni dell’Artico, che vanno a toccare anche aree sotto il controllo canadese: ne sono un esempio l’isola Hans (strategicamente importante in futuro per la sua posizione nello stretto di Nares), le linee di confine nel Mare di Lincoln e le piattaforme continentali oltre le 200 miglia nautiche nel Mare del Labrador, che solo nel 2018 sono state oggetto di un accordo tra le parti per stabilire una task force congiunta e ovviare alle dispute15.

Anche tra Canada e Stati Uniti intercorre una disputa per il controllo del Mare di Beaufort, riaccesa ogni qualvolta una delle parti decide di portare avanti iniziative in quelle acque16. Per non parlare della disputa sull’isolotto di Rockall, posizionato all’interno del GIUK Gap e che vede coinvolte Irlanda, Regno Unito, Islanda e Danimarca (per conto delle Fær Øer), con la Brexit che potrebbe riaccendere la situazione17.

Particolare rilevanza ha inoltre la questione della Groenlandia: grande isola posta al centro dell’Artico che divide a nord il continente americano da quello euroasiatico, fa parte del Regno di Danimarca. Pur avendo un’autonomia molto ampia, l’isola è protagonista di forti spinte indipendentiste portate avanti da numerosi partiti e movimenti: nonostante i tentativi di proteggere i propri interessi locali, la corona danese può fare ben poco per evitare che la Groenlandia dichiari in futuro l’indipendenza. Sono numerose le attenzioni che girano intorno all’isola, e molte di esse parlano cinese. La Groenlandia è infatti uno degli obbiettivi strategici più importanti della “Via della Seta Polare” cinese: le potenzialità economiche dell’isola dovute allo scioglimento dei ghiacciai stanno attirando le mire di Pechino, interessata non solo ai giacimenti di metalli rari e alle risorse ittiche, ma anche a progetti infrastrutturali, al turismo e alla cooperazione scientifica18. La politica groenlandese ha aperto le porte agli investimenti cinesi, preoccupando non poco il governo danese19. Infatti, Copenaghen è preoccupata che il denaro speso da Pechino sull’isola possa essere utilizzato dal governo di Nuuk per dichiarare l’indipendenza dalla corona danese20, mentre anche Washington ha mostrato apprensione per i progetti infrastrutturali intavolati dalla Cina, allarmata dalla possibilità che Pechino possa essere così vicina alle coste atlantiche statunitensi e alla base aerea militare di Thule, ceduta dal governo danese agli Stati Uniti durante gli anni della Guerra Fredda21.

E’ in questo clima quindi che la dottrina polare russa avanza senza particolari ostacoli; firmato nel 1991 l’accordo tra Mosca e Washington sullo Stretto di Bering, nel 2010 la Russia ha raggiunto un accordo con la Norvegia per la disputa riguardo le acque del Mare di Barents, con la firma di un trattato tra Jens Stoltenberg, allora Primo Ministro norvegese, e Medvedev, allora Presidente russo, per nuove esplorazioni di gas e petrolio.

La Russia quindi è riuscita negli anni a portare avanti le proprie mire nell’Artico, risolvendo le questioni con i vari paesi dell’area con accordi bilaterali, senza quindi passare per la NATO. Le acque dell’Artico attirano inoltre l’interesse di altri attori internazionali come la Cina, già citata in precedenza. Pechino, impegnata nell’area con progetti di ricerca scientifica sin dagli anni ’90, ha pubblicato lo scorso gennaio il suo “Libro Bianco per l’Artico”: in questo dossier il governo cinese, oltre a riaffermare la necessità di studiare il cambiamento climatico in atto al Polo, ha reso nota la volontà di entrare attivamente a far parte della governance economica dell’Artico22. Infatti lo scioglimento dei ghiacciai, oltre a garantire possibili rifornimenti di gas e petrolio più sicuri di quelli provenienti da aree calde come Medio Oriente e Africa, permetterebbe a Pechino di trovare una nuova rotta marittima per raggiungere l’Europa più veloce e anche più sicura rispetto alla Via della Seta marittima progettata all’interno della “Belt and Road Initiative” e che prevede il passaggio in acque non soggette alla sua influenza, come quelle dello Stretto di Malacca.

Lo stesso vice premier cinese, Wang Yang, aveva espresso quest’interesse per l’Artico durante il Quarto Forum Artico Internazionale tenutosi ad Arkhangelsk in Russia, nel marzo 201723. La Cina si andrebbe quindi ad aggiungere a una folta schiera di Stati che vedono nell’Artico nuove opportunità economiche, commerciali e militari. Il controllo di queste acque potrebbe quindi rappresentare una delle principali sfide geopolitiche tra le grandi potenze mondiali e le potenze europee in futuro. Il modo con cui affrontare tale sfida è ancora tutto da decidere.


Note:

1{Cfr. SMITH, J., HENDRIX, J., “Forgotten Waters”, Center for a New American Security, 2017; https://www.cnas.org/publications/reports/forgotten-waters}

2{Cfr. GRAY, A., “This map shows how undersea cables move internet traffic around the world”, World Economic Forum, 2016; https://www.weforum.org/agenda/2016/11/this-map-shows-how-undersea-cables-move-internet-traffic-around-the-world/}

4{Cfr. “Warsaw Summit Communiqué”, NATO, 2016; https://www.nato.int/cps/en/natohq/official_texts_133169.htm

5“Air Chief Marshal Sir Stuart Peach elected as next Chairman of the NATO Military Committee”, NATO, 2017; https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_146922.htm}

6{Cfr. “UK’s undersea cables at risk of ‘potentially catastrophic’ attack by Russians”, Sky News, 2017; https://news.sky.com/story/uks-undersea-cables-at-risk-of-potentially-catastrophic-attack-by-russians-11171237}

7{Cfr. “Circum-Arctic Resource Appraisal: Estimates of Undiscovered Oil and Gas North of the Arctic Circle”, U.S. Geological Survey, 2008; https://pubs.usgs.gov/fs/2008/3049/fs2008-3049.pdf}

8{Cfr. “Putin: Defense Ministry allocates $24 billion for state defense order 2018”, TASS, 2017; http://tass.com/defense/1004845}

9{Cfr. YINGLUN, S., “Russian submarines permanently deployed in the Arctic”, Xinhua Net, 2018; http://www.xinhuanet.com/english/2018-06/01/c_137223328.htm}

10{Cfr. SOLDATKIN, V., “Russia’s first sea-borne nuclear power plant arrives in Arctic”, Reuters, 2018; https://www.reuters.com/article/us-russia-nuclear-greens/russias-first-sea-borne-nuclear-power-plant-arrives-in-arctic-idUSKCN1IM1A9}

11{Cfr. “Russian missile cruiser holds firing drills in Barents Sea”, TASS, 2017; http://tass.com/defense/1004760}

12{Cfr. “What Krypton fighter jets can do to protect Russia’s Arctic”, TASS, 2016; http://tass.com/defense/918614}

13{Cfr. MASTERS, J., SMITH-SPARK, L., D’AGOSTINO, L., “Sweden reintroduces conscription as tensions rise over Russia”, CNN, 2017; https://edition.cnn.com/2017/03/02/europe/sweden-conscription/index.html} Per approfondimento “La Svezia torna alle armi” – Opinio Juris

14 {Cfr. “NATO urged to step up response to Arctic security challenges”, NATO Parliamentary Assembly, 2017; https://www.nato-pa.int/news/nato-urged-step-response-arctic-security-challenges}

15{Cfr. “Canada and the Kingdom of Denmark (with Greenland) announce the establishment of a Joint Task Force on Boundary Issues”, Government of Canada, 2018; https://www.canada.ca/en/global-affairs/news/2018/05/canada-and-the-kingdom-of-denmark-with-greenland-announce-the-establishment-of-a-joint-task-force-on-boundary-issues.html}

16{Cfr. SHARP, G., “An old problem, a new opportunity: A case for solving the Beaufort Sea boundary dispute”, The Arctic Institute, 2016; https://www.thearcticinstitute.org/an-old-problem-a-new-opportunity-a-case-for-solving-the-beaufort-sea-boundary-dispute/}

17{Cfr. “Brexit ‘could re-open Rockall controversy’”, BBC, 2017; https://www.bbc.com/news/uk-northern-ireland-39544607}

18{Cfr. SHI, M., LANTEIGNE, M., “The (Many) Roles of Greenland in China’s Developing Arctic Policy”, The Diplomat, 2018; https://thediplomat.com/2018/03/the-many-roles-of-greenland-in-chinas-developing-arctic-policy/}

19{Cfr. “Intelligence Risk Assessment 2017”, Danish Defence Intelligence Service, 2017; https://fe-ddis.dk/SiteCollectionDocuments/FE/EfterretningsmaessigeRisikovurderinger/Risikovurdering2017_EnglishVersion.pdf}

20{Cfr. “Chinese investment may help Greenland become independent from Denmark”, The Economist, 2018; https://www.economist.com/europe/2018/05/03/chinese-investment-may-help-greenland-become-independent-from-denmark}

21{Cfr. MATZEN, E., DALY, T., “Greenland’s courting of China for airport projects worries Denmark”, Reuters, 2018; https://www.reuters.com/article/us-china-arctic-greenland/greenlands-courting-of-china-for-airport-projects-worries-denmark-idUSKBN1GY25Y}

22{Cfr. “China Focus: China publishes Arctic policy, eyeing vision of “Polar Silk Road””, Xinhua Net, 2018; http://www.xinhuanet.com/english/2018-01/26/c_136927327_2.htm}

23{Cfr. YUN, G., “Chinese Vice Premier: China is willing to play a bigger role in Arctic development”, CGTN, 2017; https://news.cgtn.com/news/3d4d544f30497a4d/share_p.html}

Copertina: russian submarine

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Francesco Generoso

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Responsabile della Sezione Esteri del blog "The American Post", nutre un grande interesse per la politica internazionale, la diplomazia e la difesa, in particolare quelle statunitensi.

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