Niger: dentro il deserto, alle porte dell’Europa

Niger: dentro il deserto, alle porte dell’Europa

Relegato agli ultimi posti delle classifiche internazionali sullo sviluppo e la qualità della vita, più volte bersaglio di attacchi terroristici, il Niger è diventato paese d’accoglienza per le migliaia di migranti che dall’Africa subsahariana hanno tentato in questi anni di raggiungere le coste mediterranee trasformandosi in una delle nazioni più ospitali dell’intero Sahel.


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Il Niger è uno di quei paesi che nelle classifiche internazionali sullo sviluppo e la qualità della vita occupa da sempre le ultime posizioni: 189esimo su 189 paesi presenti nella lista dell’UNDP (United Nations Development Programme) con dati che nel 2019 sembrano appartenere ad un’altra epoca storica: aspettativa di vita a 60 anni, nemmeno 6 anni di istruzione pro-capite, un tasso altissimo di lavoro minorile con picchi anche per i bambini sotto i 10 anni,  una popolazione di quasi 22 milioni di persone di cui il 74% in povertà[1].

Nonostante la il quadro drammatico che ne esce fuori, il Niger è diventato paese d’accoglienza per le migliaia di migranti che dall’Africa subsahariana hanno tentato in questi anni di raggiungere Libia ed Algeria, trasformandosi in una delle nazioni più ospitali dell’intero Sahel, attualmente tra le regioni più povere al mondo e tra le più colpite da crisi umanitarie a causa della minaccia terroristica. Come attestato dal Global Terrorism Index[2], il Niger è stato sempre più spesso protagonista di attacchi terroristici di matrice islamica che hanno causato migrazioni forzate dai paesi confinanti, ma anche forti instabilità per la popolazione di alcune aree del paese.

Secondo i dati dell’UNHCR, il numero di persone considerate in stato di bisogno nel 2018 ha subito un incremento del 17% rispetto all’anno precedente, con 362 250 individui in condizione vulnerabile. Alla fine dell’anno erano presenti quasi 180 000 rifugiati in Niger, la maggiorparte dei quali proveniva dalla Nigeria (118 870), mentre piccole percentuali si registravano per rifugiati dal Mali e dalle altre nazioni limitrofe. Il numero degli sfollati è cresciuto nel corso del 2018 fino a toccare quota 156 140, tutti residenti nelle regioni di Diffa, Tahoua e Tillaberi, le più colpite dal pericolo di attacco terroristico.[3]

Attualmente i gruppi terroristici più attivi nel paese sono lo Stato islamico del grande Sahara (Isgs) attivo nella regione nord-orientale del Mali, il Movimento per l’unicità e il jihad (Mujao) attivo nel sud dell’Algeria e nel nord del Mali, Boko Haram attivo nel nord della Nigeria e nel sud del Niger, e il Gruppo di sostegno all’islam ai musulmani (Gsim), nato dalla fusione di Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim) con Al Murabitun, Ansar Eddine e il Fronte di liberazione del Macina, apparso per la prima volta sulle pagine di cronaca internazionale nel 2018m macchiandosi di un attentato a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.[4]

Di fatto ognuno di questi gruppi occupa un posto al di là della frontiera nigerina: migliaia di chilometri divisi con 7 paesi confinanti, il che rende la nazione estremamente vulnerabile alle minacce esterne, causando anche un incremento nel flusso migratorio in ingresso. A causa della presenza di Boko haram nel nord della Nigeria, per esempio, 120mila persone hanno lasciato il paese e si sono stanziate in Niger, precisamente nella regioni meridionali di Diffa e Maradi, ad oggi due luoghi considerati pericolosi per via della possibilità di un’ulteriore incursione jihadista. Nella zona di Tillabéri, invece, ci sono 75mila sfollati nigerini a cui si aggiungono i 55mila maliani e rifugiati dal Burkina Faso a causa degli attacchi dello Stato Islamico del grande Sahara la scorsa primavera.[5]

Attualmente i gruppi terroristici più attivi nel paese sono lo Stato islamico del grande Sahara (Isgs) attivo nella regione nord-orientale del Mali, il Movimento per l’unicità e il jihad (Mujao) attivo nel sud dell’Algeria e nel nord del Mali, Boko Haram attivo nel nord della Nigeria e nel sud del Niger, e il Gruppo di sostegno all’islam ai musulmani (Gsim), nato dalla fusione di Al Qaeda nel Maghreb mico (Aqim) con Al Murabitun, aAni fatto ognuno di questi gruppi occupa un posto al di là della frontiera nigerina: migliaia di chilometri divisi con 7 paesi confinanti, il che rende la nazione estremamente vulnerabile alle minacce esterne, causando anche un incremento nel flusso migratorio in ingresso. A causa della presenza di Boko haram nel nord della Nigeria, per esempio, 120mila persone hanno lasciato il paese e si sono stanziate in Niger, precisamente nella regioni meridionali di Diffa e Maradi, ad oggi due luoghi considerati pericolosi per via della possibilità di un’ulteriore incursione jihadista. Nella zona di Tillabéri, invece, ci sono 75mila sfollati nigerini a cui si aggiungono i 55mila maliani e rifugiati dal Burkina Faso a causa degli attacchi dello Stato Islamico del grande Sahara la scorsa primavera.[5]

OECD, “An Atlas of the Sahara-Sahel: Geography, Economics and Security”, West African Studies, OECD Publishing, Paris; AfDB, OECD, UNDP, UNECA (2014), African Economic Outlook

In questo quadro piuttosto cupo, Niamey spicca come capitale militarizzata e sempre all’erta: dalla fine del periodo di Ramadan, lo scorso giugno, la città è stata in lockdown per diverse altre occasioni, soprattutto per il summit dell’Unione Africana che ha portato nella capitale capi di stato e delegazioni straniere in visita per una tre-giorni di incontri e accordi di fondamentale importanza per un paese come il Niger. Il 7 luglio è stata infatti lanciata ufficialmente la Zona di libero scambio continentale africana[6] destinata a diventare l’area di libero scambio più grande al mondo per numero di paesi coinvolti, e focus dell’interesse dei grandi partners commerciali del continente, Cina ed Unione Europea in primis.

La minaccia terroristica in quei giorni era segnalata come “altamente probabile”, ma ciò non ha impedito lo svolgimento del summit, celebrato a livello nazionale come una rinascita per il paese testimoniata dalle decine di nuovi edifici, hotel, ponti e strade costruiti (e molti dei quali non terminati) per l’occasione. La città rimane un’oasi di tranquillità in una regione di grande tensione, come testimoniato dalla presenza massiccia dei contingenti militari stranieri: americani, francesi, tedeschi, canadesi e anche italiani, arrivati in Niger per affiancare le forze armate nazionali nella lotta contro il terrorismo, rafforzando la sicurezza ai confini.

Non appena si è iniziato a parlare di border security infatti, i finanziamenti stranieri hanno iniziato a piovere sul paese, con gli americani a fare da capofila trasformando il Niger nella loro più grande base nel continente africano.[7] Eppure la presenza massiccia di soldati stranieri secondo molti non fa che aumentare la già labile sicurezza interna, e soprattutto la condizione fragile della popolazione nigerina alle frontiere. Per questa ragione, nel 2017 i capi di stato di Niger, Burkina Faso, Mali, Mauritania e Chad (i cosiddetti paesi del Sahel), hanno dato vita ad una forza armata congiunta con il benestare del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per promuovere la sicurezza ai confini anche tramite misure preventive che migliorino la condizione di vita delle popolazioni colpite dai conflitti.

Ma tutto questo interesse per la sicurezza alle frontiere nigerine viene visto in seconda analisi come un tentativo di controllare i flussi migratori che si dirigono verso l’Europa. I milioni di dollari che servono a finanziare progetti di contrasto al terrorismo e controllo delle frontiere provengono da budget dedicati anche alla cooperazione e allo sviluppo delle popolazioni locali; scindere l’interesse delle nazioni straniere per l’una o l’altra causa è dunque difficile, e soltanto il tempo potrà mostrare le reali volontà dei governi occidentali.


Note

[1] United Nations Development Programme, UNDP, Human development reports: Human Development Indicators for Niger in 2018; available at http://hdr.undp.org/en/countries/profiles/NER

[2] Institute for Economics & Peace, Global Terrorism Index 2018, available at http://visionofhumanity.org/app/uploads/2018/12/Global-Terrorism-Index-2018-1.pdf

[3] UNHCR, 2018 Year-end Report, available at http://reporting.unhcr.org/node/4637#_ga=2.123019405.760755743.1564416862-1888859785.1559817828

[4] Le Monde, “ Qu’est-ce que le GSIM, le groupe djihadiste qui a revendiqué l’attentat de Ouagadougou ?”, March 2018, available at https://www.lemonde.fr/afrique/article/2018/03/05/le-gsim-une-alliance-de-groupes-djihadistes-du-sahel-lies-a-al-qaida-revendique-l-attentat-a-ouagadougou_5265915_3212.html

[5] BBC News, “Niger ambush: Militants kill 28 soldiers near Mali”, 16 May 2019, available at https://www.bbc.com/news/world-africa-48286975   

[6] Bloomberg, “African Trade Pact Starts Operations With 54 Signatories”, 7 July 2019, available at https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-07-07/african-union-landmark-trade-pact-grows-as-benin-nigeria-join

[7] Le Monde, “Pourquoi les Etats-Unis ont fait du Niger leur tête de pont en Afrique”, available at https://www.lemonde.fr/afrique/article/2017/10/25/pourquoi-les-etats-unis-ont-fait-du-niger-leur-tete-de-pont-en-afrique_5205803_3212.html


Foto Copertina: In copertina: Sow Ammar, migrante guineano, assiste una giovane nigeriana disidrata dopo giorni nel Sahara. OpenMigration


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Tania Corazza

Sono laureata in Cooperazione Internazionale allo Sviluppo e lavoro in una ONG come Responsabile dei progetti di sostegno a distanza. La passione per il diritto internazionale e la tutela dei diritti umani mi hanno spinta a continuare gli studi con un Master in Diritto delle Migrazioni. Ho un debole per la musica soul anni '50.

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