In Islanda la parità di retribuzione tra donne e uomini diventa obbligatoria per legge

In Islanda la parità di retribuzione tra donne e uomini diventa obbligatoria per legge

Prima nazione al mondo con norme vincolanti in materia, l’Islanda è al primo posto tra i Paesi all’avanguardia nell’adozione di misure volte a contrastare il divario di genere.

 

L’Islanda inaugura il 2018 diventando il primo paese al mondo in cui la parità di retribuzione tra uomini e donne è obbligatoria per legge. D’ora in avanti, infatti, aziende e uffici pubblici con più d 25 lavoratori dipendenti saranno tenuti a dimostrare con una serie di documenti da rinnovare ogni 3 anni che lo stipendio percepito dalle donne è uguale a quello dei loro colleghi, se non vorranno incorrere nella comminazione di un’ammenda. A controllare che la norma venga applicata correttamente sarà non solo la polizia, ma anche una specifica sezione della guardia di finanza islandese[1].

La legge sulla parità di retribuzione, che era stata annunciata lo scorso 8 marzo proprio in occasione della Giornata Internazionale della Donna, è stata approvata nel mese di aprile 2017 ottenendo il supporto della maggioranza di centro destra e dell’opposizione e si inserisce nel programma varato dall’Islanda con l’obiettivo di azzerare il divario retributivo di genere entro il 2022[2]. Emblematica, a tal proposito, la composizione stessa del Parlamento Islandese, costituito quasi per il 50% da donne.

Disposizioni simili, ma non vincolanti per tutti, erano già presenti in Svizzera e nello stato americano del Minnesota.

Già lo scorso marzo il ministro dell’Uguaglianza e degli Affari sociali Thorsteinn Viglundsson aveva dichiarato che era arrivato il momento di fare “qualcosa di radicale”, aggiungendo che “i diritti umani sono diritti uguali per tutti. Dobbiamo fare in modo che gli uomini e le donne godano di pari opportunità sul luogo di lavoro, ed è nostra responsabilità adottare ogni misura per raggiungere questo obiettivo[3]  . Nel mese di ottobre 2016, inoltre, migliaia di donne in tutto il Paese avevano abbandonato simultaneamente il posto di lavoro in segno di protesta contro la differenza di retribuzione rispetto agli uomini.

Prosegue, dunque, il trend positivo dell’Islanda in tema di parità di genere, che da ben 9 anni è costantemente in vetta alla classifica stilata dal World Economic Forum e relativa ai Paesi che sono all’avanguardia nell’adozione di misure che promuovano l’uguaglianza tra donne e uomini[4] . Tra i parametri attraverso cui si analizza il divario di genere figurano la salute e l’aspettativa di vita,  i risultati accademici, la partecipazione alla crescita economica e la partecipazione politica. L’Islanda è seguita in classifica da altri due paesi nordici, cioè Norvegia e Finlandia.  Gli esperti hanno inoltre posto in evidenza come i Paesi nordici siano all’avanguardia non solo nella lotta alla discriminazione di genere, ma anche in termini di competitività nel commercio.

Nella stessa classifica in oggetto, l’Italia figura attualmente all’82esimo posto su 144 totali. Interessante il caso degli Stati Uniti, al 49esimo posto in classifica, in cui il divario retributivo tra uomini e donne si è assottigliato nell’arco degli ultimi decenni ma a un ritmo complessivamente troppo lento.

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Lavoro, in assenza di tale legge l’Islanda avrebbe necessitato di almeno altri 70 anni per colmare il divario retributivo di genere; con l’entrata in vigore della nuova legge, invece, il gender gap in base al quale le donne islandesi guadagnano in media dal 14 al 18% in meno rispetto gli uomini a parità di mansioni e qualificazione dovrebbe rientrare entro il 2022.

Tra le altre misure adottate in passato dall’Islanda per agevolare il ruolo delle donne vanno citate le quote per la partecipazione nei comitati governativi e nei consigli di amministrazione, largamente sostenute dalle forze politiche islandesi.

 

 

 


[1] Il controllo del rispetto della gender equality salariale è affidato a controlli della Lögreglan (polizia), della tributaria e al limite anche allo Squadrone vichingo, il reparto scelto delle forze dell´ordine.

[2] Come ha affermato Hanna Kristjánsdóttir, ex sindaca di Reykjavik ed ex ministra degli Interni islandese, oggi presiede l’Executive Board of Women in Parliament del Global Forum.

[3] HuffingtonPost   – articolo del 09/03/2017 “L’Islanda è il primo Paese al mondo a chiedere che le imprese dimostrino parità di retribuzione per uomini e donne”

[4] World Economic Forum Gender Gap – Report 2017 – https://www.weforum.org/reports/the-global-gender-gap-report-2017

 

Copertina : https://www.dailywire.com/news/25352/iceland-makes-it-illegal-pay-men-more-women-paul-bois

Mariarita Cupersito

Mariarita Cupersito

Avvocato e giornalista, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e il Diploma di Specializzazione per le Professione Legali presso l'Università degli Studi di Salerno. Collabora con uno studio legale Codacons ed è volontaria della Croce Rossa Italiana. Si è occupata di violenza di genere collaborando con Centro Anti-violenza della rete Differenza Donna, nonché di disabilità in ambito universitario collaborando con l'Ufficio Diritto allo Studio dell'Università di Salerno. Ha preso parte a vari progetti di Amnesty International in materia di promozione e tutela dei Diritti Umani

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