La legge antiterrorismo Giordana: sicurezza o violazione dei diritti umani? / The Anti-Terrorism Law in Jordan: security or human rights’ violation?

La legge antiterrorismo Giordana: sicurezza o violazione dei diritti umani? / The Anti-Terrorism Law in Jordan: security or human rights’ violation?

Il 9 novembre 2005 è la data del peggior attacco terroristico ad oggi subito dal Regno Hashemita di Giordania. Poco dopo, il re attivò un apparato ad hoc incaricato di creare una legislazione specifica per contrastare il terrorismo. Nel 2014, a causa delle sempre più vicine minacce incarnate da IS e da al-Qa‘ida, questa legge è stata aspramente rinforzata.


Contesto della legge antiterrorismo in Giordania

L’attacco del 2005 ad Amman rappresenta l’episodio terroristico più memorabile nell’intera storia del paese, per questo infatti è denominato anche “Jordanian 9/11” ed è inoltre il primo attacco completamente riuscito nonostante i numerosi tentativi. La sera del 9 Novembre 2005 tre lussuosi hotel, solitamente frequentati da stranieri, furono colpiti da tre esplosioni suicide coordinate. Le vittime si rivelarono essere per lo più giordane nonostante l’obiettivo fosse colpire “gli occidentali”. Coinvolti nell’esplosione infatti vi erano i partecipanti ad una festa di matrimonio.

Al Qa‘ida in Iraq rivendicò la responsabilità, mentre il governo dichiarò un giorno di lutto nazionale. Gli attacchi provocarono un’incredibile shock tra la popolazione: la Giordania, uno dei paesi arabi più stabili e un alleato chiave degli Stati Uniti – dove il governo si era impegnato a lanciare una “guerra preventiva contro il terrorismo” – era stata colpita nel suo centro nevralgico.

Abu Musab al-Zarqawi1 leader di AQI e responsabile del coordinamento dell’attacco, era già stato condannato a morte in Giordania per l’omicidio di un diplomatico statunitense nel 2002 ed era l’uomo più ricercato in Iraq, dove su di lui pendeva una taglia di 25 milioni di dollari per la sua morte o cattura2. Zarqawi, fu rilasciato dal carcere nel 1999 durante la sanatoria portata avanti durante l’insediamento dell’attuale Re Abdallah subito dopo la morte del padre Hussein.

Nel novembre 2005, il governo giordano propose dunque una legislazione antiterrorismo durissima che tutt’ora comprende sanzioni economiche, di detenzione e di lavori forzati per chiunque supporti atti o non riferisca informazioni relative a complotti terroristici. La legge antiterrorismo n. 55 del 2006 ha scatenato però un sentimento di delusione tra la società civile e molte critiche sono state avanzate da ONG e associazioni per i diritti umani. L’ampia definizione di terrorismo utilizzata, ha permesso infatti alle autorità di violare i diritti delle persone perseguite con l’accusa di “disturbo dell’ordine pubblico”, includendo anche coloro che esercitavano il loro diritto alla libertà di espressione e di riunione in modo pacifico3.

Il 1 ° giugno 2014 venne apportata una modifica alla legge tramite un emendamento che amplia ulteriormente la definizione di “atto terroristico” e afferma che anche l’uso di media o la pubblicazione di materiale che “facilita la commissione e la promozione di atti terroristici” può essere definito come un atto di terrorismo4. La vaghezza dei termini appositamente usata all’interno dell’emendamento ha purtroppo consentito alle autorità di reprimere giornalisti e studenti che portavano avanti pacifiche proteste e campagne di informazione riguardanti questioni non legate al terrorismo5.

Il portavoce del governo, Mohammed al-Momani, al tempo dichiarò gli emendamenti una riforma necessaria per permettere alle autorità di far fronte ad un flusso di combattenti giordani di ritorno dalla guerra in Siria6.

Senza alcun dubbio, IS e al-Qa’ida rimangono una delle principali preoccupazioni per i professionisti dell’ anti-terrorismo nel paese7. Nonostante i funzionari militari giordani dichiarino che non esista spazio per le cellule terroristiche esterne di operare in Giordania, rimangono però dubbiosi e turbati dalla capacità delle organizzazioni di diffondere l’ ideologia a lungo termine e di ispirare, specialmente i giovani, a compiere attentati: “Daesh [IS] è fuori da Mosul ma ha lasciato le sue idee a questa generazione”, così ha asserito un membro delle forze di sicurezza8. La principale preoccupazione dei funzionari di sicurezza statunitensi sul suolo giordano al momento è rivolta in particolare ai gruppi allineati ad IS come Khalid ibn al-Walid, attivo nella Siria meridionale vicino ai confini giordani. Nonostante IS sia al centro dell’attenzione dal 2014, le forze armate giordane si sono di recente concentrate sulle nuove minacce di al-Qai’da. Un alto funzionario militare ha affermato che, in futuro, AQ: “sarà più letale rispetto allo Stato Islamico […] Sono sopravvissuti, hanno esperienza, capacità e comandanti altamente formati. Alcuni di loro si mimetizzeranno all’interno della comunità siriana e si trasformeranno in gruppi locali. Beneficeranno della sconfitta di IS e compiranno nuove operazioni per dimostrare a se stessi e all’organizzazione [al-Qa’ida] la valenza della sua leadership”9.

Seguendo i parametri di sicurezza, il lavoro svolto dal governo e dalla Direzione Generale dell’Intelligence (GID) è (quasi) ineccepibile. Se dunque a livello di intelligence e militare la Giordania è posizionata al primo posto a livello regionale per la sua capacità di far fronte a sfide impegnative, ciò non può essere affermato per la prevenzione e il recupero di estremisti e terroristi. Tuttavia, il punto principale di questo articolo è: qual è il prezzo che la società civile sta pagando in nome della sicurezza?

Sicurezza o libertà di parola?

Le conseguenze riguardanti la legge anti-terrorismo in Giordania sulla popolazione sono dunque accettabili?  La definizione ampliata di terrorismo, sta minacciando la libertà di espressione considerando come atti terroristici quelli che “disturbano i rapporti [della Giordania] con uno stato straniero”10. Mentre tale reato è già presente nel codice penale giordano ed è regolarmente applicato per punire le critiche inappropriate ai paesi stranieri o ai loro governanti, gli emendamenti rafforzerebbero le pene11. Giusto per essere chiari: non si sta mettendo in discussione la necessità di un quadro giuridico in base al quale gli atti di terrorismo vengono perseguiti, a maggior ragione in uno Stato che sta facendo un grande sforzo per prevenire qualsiasi effetto collaterale dai paesi vicini. Tuttavia, in nome della sicurezza, la Giordania è stata furbescamente in grado di soffocare la libertà di espressione riducendo anche le opposizioni in nome del terrorismo12.

Il problema principale della legge antiterrorismo n. 55 del 2006 – detta anche Legge sulla prevenzione del terrorismo – consiste nella definizione ampia di terrorismo utilizzata che viene estesa ulteriormente con l’emendamento del 2014. La legge ha ampliato la definizione di terrorismo come segue: l’articolo 2 considera un atto terroristico tra le altre cose, ogni atto che “causerebbe disordine disturbando l’ordine pubblico”; l’articolo 3, criminalizza gli atti ai sensi del codice penale, compresi i “rapporti disturbanti con un paese straniero”. Queste misure lasciano vasto spazio all’interpretazione e non sono indirizzate a minacce precise e a specifici tipi di comportamento violento. Il testo modificato include inoltre l’uso dei media o del materiale editoriale finalizzato a “facilitare la divulgazione e la promozione di atti terroristici” che possono essere concepiti come veri e propri atti di terrorismo13. Anche in questo caso la formulazione è vaga a sufficienza da consentire alle autorità di ritenere che i media che riferiscono di attacchi terroristici stiano di per sé stessi promuovendo il terrorismo14.

Infine, la legge penalizza attraverso l’uso di pratiche raccapriccianti come il lavoro forzato, l’ergastolo e la pena di morte in caso di atti violenti15. La condanna delineata nell’art. 2 (“disturbo dell’ordine pubblico”) è di “almeno cinque anni di lavori forzati”16, per altri reati come “disturbo dei rapporti con un paese straniero” o “l’uso dei media per promuovere atti terroristici”, vi è un vago riferimento ai “lavori forzati”17

In risposta agli attentati del 2005 vi sono state diverse violazioni per mano delle autorità, la maggior parte sono state perpetrate principalmente dalla GID (General Intelligence Directorate), l’agenzia di intelligence del paese controllata direttamente dal re, e dalla “State Security Court” (SSC), un tribunale straordinario ad hoc i cui membri sono nominati dall’esecutivo18. La natura esistenziale stessa della corte è fallace, poiché essa è direttamente subordinata all’ esecutivo, e i suoi membri sono nominati dal primo ministro e possono essere sostituiti in qualsiasi momento con una decisione dell’ esecutivo. È dunque un organo privo delle caratteristiche fondamentali di una Corte: imparzialità e indipendenza19. Inoltre, nonostante i ripetuti avvertimenti del Comitato per i Diritti Umani e del Comitato Contro la Tortura, le autorità giordane non hanno mostrato alcuna intenzione nell’ abolire la tortura dalle procedure standard20. La SSC è stata spesso criticata dalle organizzazioni per i diritti umani per aver violato le garanzie fondamentali di un processo equo per i civili21.

La Fondazione Alkarama ha supervisionato parecchie testimonianze di vittime che illustrano abbastanza bene la dinamica tra il GID e la SSC. I casi presentati da Alkarama dinnanzi al United Nations Working Group on Arbitrary Detention (WGAD) seguono in gran parte lo stesso schema: le vittime vengono arrestate dal GID senza alcun mandato, portate nel loro quartier generale dove sono detenute in isolamento per diverse settimane e torturate aspramente al fine di estrarre confessioni ovviamente forzate22. Successivamente i testimoni hanno affermato di essere stati costretti a firmare dichiarazioni autoincriminanti poi utilizzate dal procuratore della SSC per condannarli23. Le dichiarazioni autoincriminanti spesso, non sono solamente estorte con la coercizione violenta ma sono anche firmate “al buio”, ovvero non è permesso al firmatario di leggerle e inoltre sono successivamente utilizzate come unica prova per l’accusa24.

Le pratiche di tortura principalmente usate dal GID sono: percosse – anche con cavi, tubi di plastica e fruste – su tutto il corpo, comprese le piante dei piedi, posizioni di stress, privazione di sonno e del cibo, iniezioni che causano stati di ansia estrema, umiliazioni, minacce di stupro contro la vittima e i membri della sua famiglia e scosse elettriche25. Per finire le vittime sono sistematicamente isolate per periodi di tempo prolungati, una pratica che equivale alla tortura di per sé26.

È evidente che l’uso della legge antiterrorismo è stato inappropriato e spesso volto a limitare le critiche pubbliche mascherando le accuse con la dicitura “comportamento terroristico”. Come ha dichiarato Joe Stork di Human Rights Watch: “Le responsabilità che la Giordania ha di salvaguardare i suoi cittadini e i loro diritti non sono in conflitto […] La Giordania non ha bisogno di ridurre la libertà di espressione e di parola per fermare il terrorismo”.


Note

1 Abu Musab al-Zarqawi, (30 ottobre 1966, al-Zarqa Giordania – 7 giugno 2006, Hibhib, Iraq) ritenuto uno dei principali autori di attacchi terroristici in Giordania, sua patria, e fondatore del movimento conosciuto come Al-Qa’ida in Iraq (AQI). Inizialmente affiliato alla cellula madre di Al-Zawahiri, si staccò in seguito ponendo le basi per la scissione tra Al-Qai’da e Daesh.

2 Fred Burton, “Terror in Amman: Studying the Tactical Text”, Stradford Worldview, Novembre 2005.

Link: https://worldview.stratfor.com/article/terror-amman-studying-tactical-text

3 Alkarama Foundation, “Jordan Shadow report. Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, 18 Settembre 2017, Ginevra.

4 Articolo 3(e) della legge Anti-Terrorismo. Nel loro report le autorità affermano: “da questo momento è una violazione utilizzare I sistemi di informazione come internet e siti web per facilitare la riuscita e la promozione di attacchi terroristici” (p. 4). In Alkarama Foundation, “Jordan Shadow report. Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, 18 Settembre 2017, Ginevra

5 Sara Obeidat, Jordan‘s Anti-Terrorism Law: Another Step Against Reform, 7iber, Giugno 2014.

Link: https://www.7iber.com/2014/06/jordans-anti-terrorism-law-another-step-against-reform/

6 Human Rights Watch, “Jordan: Terrorism Amendments Threaten Rights Greatly Expand Categories of Terrorist Acts, 17 Maggio, 2014. Link: https://www.hrw.org/news/2014/05/17/jordan-terrorism-amendments-threaten-rights

7 Hardin Lang, William Wechsler and Alia Awadallah, “The Future of U.S.-Jordanian Counterterrorism Cooperation, Center for American Progress, Novembre 2017 (pp. 12).

8 Ibidem.

9 Ibidem.

10 Human Rights Watch, “Jordan: Terrorism Amendments Threaten Rights Greatly Expand Categories of Terrorist Acts, 17 Maggio, 2014. Link: https://www.hrw.org/news/2014/05/17/jordan-terrorism-amendments-threaten-rights

11 Ibidem.

12 Reem AlMasri,“Jordan’s Anti-Terrorism Law: A Choice between Security or Speech”, 7iber, 30 Aprile, 2014. Link:

https://www.7iber.com/2014/04/anti-terrorism-draft-law-a-choice-between-security-or-speech/

13 Refworld “Country Reports on Terrorism 2014 – Jordan”, UNHCR, Link: https://www.refworld.org/docid/5587c74d53.html

14 Alkarama Foundation, “JORDAN Shadow report Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, 18 Settembre, 2017. Link: https://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CCPR/Shared%20Documents/JOR/INT_CCPR_NGO_JOR_28931_E.pdf

15 Ibidem.

16 Ibidem.

17 Human Rights Watch, “Jordan: Terrorism Amendments Threaten Rights Greatly Expand Categories of Terrorist Acts”, May 17, 2014. Link: https://www.hrw.org/news/2014/05/17/jordan-terrorism-amendments-threaten-rights

18 Alkarama Foundation, “JORDAN Shadow report, Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, September 18, 2017. Link: https://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CCPR/Shared%20Documents/JOR/INT_CCPR_NGO_JOR_28931_E.pdf

19 Ibidem.

20 Ibidem.

21 Reem AlMasri,“Jordan’s Anti-Terrorism Law: A Choice between Security or Speech”, 7iber, April 30, 2014. Link:

https://www.7iber.com/2014/04/anti-terrorism-draft-law-a-choice-between-security-or-speech/

22 Jordan: Investigate Alleged Torture 56 Days in Incommunicado Detention, Human Rights Watch, Novembre 3, 2015. Link: https://www.hrw.org/news/2015/11/03/jordan-investigate-alleged-torture

23 Alkarama Foundation, “JORDAN Shadow report, Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, September 18, 2017. Link: https://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CCPR/Shared%20Documents/JOR/INT_CCPR_NGO_JOR_28931_E.pdf

24 Ibidem.

25 Ibidem.

26 Ibidem.


November 9, 2005 Amman hotels’ attack represents the worst terrorist strike to date received by the Hashemite Kingdom of Jordan. Soon after, the King activated an ad hoc apparatus in charge of creating a specific legislation to counter terrorism. In 2014, due to the close threats embodied by IS and al-Qa‘ida this law was harshly reinforced.


The Anti-Terrorism Law in Jordan: an overview

The 2005 Amman hotel attack is the most memorable in the whole Jordanian history of terrorist attacks and the first completely successful despite the many previous attempts. It consisted in a coordinated suicide bombings at three luxury hotel usually packed with foreigners. The casualties were mostly Jordanians, failing in targeting “westerns”, since also a wedding party was involved in one of the explosions. Al-Qa‘ida in Iraq claimed the responsibility, while the government declared a day of mourning. The attacks triggered shock in Jordan, one of the most stable Arab countries and a key US ally, where the government had pledged to launch a “preventive war against terrorism”. Al-Zarqawi1 was already sentenced to death in Jordan over the 2002 murder of a US diplomat and was the most wanted man in Iraq, where there was a $25 million bounty for his death or capture.2 He was released from jail in 1999 as part of a royal pardon when the monarch took office after the death of his father King Hussein. In November 2005 in the aftermath, the Jordanian Government proposed very strict and pervasive counterterrorism legislation comprehending economic, detention and hard labour penalties for anyone who condones or supports acts or doesn’t report information related to any terroristic plot. The Anti-Terrorism Law no. 55 of 2006 created a lot of disappointment among the civil society and many critics were advanced by human rights NGOs and groups in general. The broad definition of terrorism used, has allowed the authorities to violate the rights of individuals prosecuted for “disturbing public order”, including those who have exercised their right to freedom of expression and peaceful assembly.3

On June the 1st 2014 an amendment to the law was implemented but it only further broaden the definition of terrorist act, and also stated that the usage of media or publication of material that “facilitate the commission and promotion of terrorist acts” can be characterised as an act of terrorism.4 The vagueness of the Article unfortunately allowed the authorities to repress journalists and students pursuing peaceful campaign of protests and information concerning broaden issues not related to real terrorist attacks.5 The government spokesman, Mohammed al-Momani, stated that the amendments are necessary to help authorities cope with an influx of Jordanian fighters returning from the war in Syria.6

Without any doubts IS and al-Qa‘ida remain a top-concern for Jordan‘s counterterrorism professionals.7 While Jordanian military officials believe that “there is no framework for external terrorist cells to operate in Jordan,”8 they remain troubled by the group’s long-term capacity to spread its ideology and inspire attacks, especially among youth. One interlocutor shared the popular view that “Daesh [IS] is out of Mosul but left its ideas with this generation.”9 The main concern among U.S. security officials on Jordanian soil is especially addressed to IS-aligned groups such as Khalid ibn al-Walid Army, active in southern Syria close to the Jordanian borders. While IS has taken centre stage since 2014, Jordanian security officials have recently refocused on renewed threats from al-Qai‘da. One senior Jordanian military official opined that, in the future, AQ: “will be more lethal than the Islamic State. They have survived, have experience and capabilities and key commanders. Some of them will melt into the Syrian community and rebrand under local groups. They will benefit from defeating IS and will carry out new operations to prove itself and its leadership.”10

Following security parameters, the work done by the government and the General Intelligence Directorate (GID) is (almost) irreproachable. If on the intelligence and military level Jordan is positioned as one, if not the best, country in region able to tackle challenging tasks, this could not be completely asserted for the prevention and recovery of extremists and terrorists. However the main point is: what’s the price the civil society is paying in the name of security?

Security or freedom of speech?

Here it comes with the “hot topics” concerning the anti-terrorism law in Jordan. The broaden definition of terrorism, is widely threatening freedom of expression by considering as terroristic acts the ones “disturbing [Jordan‘s] relations with a foreign state.”11While that offense is already in Jordan‘s penal code and is regularly used to punish peaceful criticism of foreign countries or their rulers, the amendments would stiffen penalties.12Just to be unambiguous, this is not to debate the necessity for a legal framework under which acts of terrorism should be prosecuted, a fortiori in a state that is making a great effort to prevent any side effect from neighbouring countries. However, in the name of security, the state has been good at stifling freedoms that will also curtail any oppositional voices.13

The first main problem of the Jordan’s Anti-Terrorism Law No. 55 of 2006 – also called the Prevention of Terrorism Act – consists in the broad definition of terrorism becoming further inclusive with the 2014’s amendment. The law did not just enlarge the definition of terrorism but specifically: Article 2 considers a terrorist act as, among other things, any act that would “cause disorder by disturbing the public order”; article 3, criminalises acts under the Penal Code including “disturbing relations with a foreign country”. These measures leave room for interpretation which do not address precise threats and specific kinds of violent behaviour or attacks. The amended text additionally includes media usage or publishing material aimed at “facilitating the commission and promotion of terrorist acts” which can be characterised as acts of terrorism.14 Such wording is vague enough for the authorities to consider that media outlets reporting on terrorist attacks are themselves promoting terrorism.15

Finally, the law penalises through the usage of despicable practices such as hard labour to life in prison and the death penalty in cases of violent acts.16 The punishment delineated in art. 2 (“disturbing public order”) states a “minimum of five years of hard labour”,17 for other crimes such as “disturbing relations with a foreign country” or using the media to promote terrorist acts, a mere reference to “temporary hard labour” is made.18 In other words, individuals are generally sentenced to one to five years imprisonment.19

The response to the hotel bombings in 2005 saw many violations committed by different authorities under the pretext of counterterrorism. These violations have been perpetrated primarily by the General Intelligence Directorate (GID), the country’s intelligence agency that is controlled directly by the king, and by the State Security Court, an exceptional jurisdiction whose members are appointed by the executive.20 This body is altered from its roots, since it is directly subordinated to the executive branch, and its members are appointed by the prime minister and can be replaced anytime by executive decision, lacking of the fundamental characteristics of a Court: impartiality and independence.21 In addition, despite the recurring warnings by the Human Rights Committee and the Committee against Torture, the Jordanian authorities have not shown any willingness to abolish torture in the procedures.22 Jordan’s State Security Court was often criticized by Human Rights organizations for violating basic guarantees of fair trial for civilians.23

Alkarama Foundation has received testimonies of victims in great number which illustrate quite well the dynamic between the GID and the State Security Court (SSC). The cases submitted by Alkarama before the United Nations Working Group on Arbitrary Detention (WGAD) largely follow the same pattern: victims were arrested by the GID without any warrant, brought to their headquarters where they were detained incommunicado24 for several weeks, and severely tortured in order to extract confessions. Self-incriminating statements were then used by the SSC Prosecutor to charge the victims and were later admitted as the sole source of evidence during heavily flawed trials.25 The GID has been torturing mainly through the following practices: beatings – including with cables, plastic pipes and whips – all over the body including the soles of the feet, stress positions, sleep and food deprivation, injections that cause states of extreme anxiety, humiliation, threats of rape against the victim and members of his family, and electric shocks.26 In addition, the GID systematically places detainees in solitary confinement for prolonged periods of time, a practice that amounts to torture per se.27

What seems to be evident is that the usage of the ant-terrorism law has been inappropriate and aimed at limiting public criticism disguised in a broader “terroristic behaviour”. As Joe Stork from Human Rights Watch stated: “Jordan’s responsibilities to safeguard its citizens and their rights are not in conflict […]Jordan does not need to curtail speech in order to stop terrorism.”


Note

1 Abu Musab al-Zarqawi, (October 30,1966, al-Zarqa Jordan – June 7, 2006, Hibhib, Iraq) thought to be one of the main authors of terroristic plots in Jordan, his homeland, and the founder of the movement known as Al-Qa‘ida in Iraq (AQI). Initially following the directions of Al-Zawahiri he later detached posing the basis for the split in between al-Qa‘ida and Daesh.

2 Fred Burton, “Terror in Amman: Studying the Tactical Text”, Stradford Worldview, November 2005.

Link: https://worldview.stratfor.com/article/terror-amman-studying-tactical-text

3Alkarama Foundation, “Jordan Shadow report. Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, September 18 2017, Geneva.

4Article 3(e) of the Anti-Terrorism Law. In its State report, the authorities affirm: “it is now an offence to use information systems, the Internet and websites to facilitate the commission and promotion of terrorist acts. (p. 4). In Alkarama Foundation, “Jordan Shadow report. Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, September 18 2017, Geneva

5 Sara Obeidat, Jordan‘s Anti-Terrorism Law: Another Step Against Reform, 7iber, June 2014.

Link: https://www.7iber.com/2014/06/jordans-anti-terrorism-law-another-step-against-reform/

6 Human Rights Watch, “Jordan: Terrorism Amendments Threaten Rights Greatly Expand Categories of Terrorist Acts, May 17, 2014. Link: https://www.hrw.org/news/2014/05/17/jordan-terrorism-amendments-threaten-rights

7 Hardin Lang, William Wechsler and Alia Awadallah, “The Future of U.S.-Jordanian Counterterrorism Cooperation, Center for American Progress, November 2017 (pp. 12).

8 Ibidem.

9 Ibidem.

10 Ibidem.

11 Human Rights Watch, “Jordan: Terrorism Amendments Threaten Rights Greatly Expand Categories of Terrorist Acts, May 17, 2014. Link: https://www.hrw.org/news/2014/05/17/jordan-terrorism-amendments-threaten-rights

12 Ibidem

13 Reem AlMasri,“Jordan’s Anti-Terrorism Law: A Choice between Security or Speech”, 7iber, April 30, 2014. Link:

https://www.7iber.com/2014/04/anti-terrorism-draft-law-a-choice-between-security-or-speech/

14 RefworldCountry Reports on Terrorism 2014 – Jordan”, UNHCR, Link: https://www.refworld.org/docid/5587c74d53.html

15 Alkarama Foundation, “JORDAN Shadow report Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, September 18, 2017. Link: https://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CCPR/Shared%20Documents/JOR/INT_CCPR_NGO_JOR_28931_E.pdf

16 Ibidem.

17 Ibidem.

18 Human Rights Watch, “Jordan: Terrorism Amendments Threaten Rights Greatly Expand Categories of Terrorist Acts, May 17, 2014. Link: https://www.hrw.org/news/2014/05/17/jordan-terrorism-amendments-threaten-rights

19Alkarama Foundation, “JORDAN Shadow report, Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, September 18, 2017. Link: https://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CCPR/Shared%20Documents/JOR/INT_CCPR_NGO_JOR_28931_E.pdf

20 Ibidem.

21 Ibidem.

22 Ibidem.

23 Reem AlMasri,“Jordan’s Anti-Terrorism Law: A Choice between Security or Speech”, 7iber, April 30, 2014. Link:

https://www.7iber.com/2014/04/anti-terrorism-draft-law-a-choice-between-security-or-speech/

24 Incommunicado: without means of communication : in a situation or state not allowing communication (Merriam-Webster)

25 Jordan: Investigate Alleged Torture 56 Days in Incommunicado Detention, Human Rights Watch, November 3, 2015. Link: https://www.hrw.org/news/2015/11/03/jordan-investigate-alleged-torture

26 Alkarama Foundation, “JORDAN Shadow report, Report submitted to the Human Rights Committee in the context of the review of the fifth periodic report of Jordan”, September 18, 2017. Link: https://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CCPR/Shared%20Documents/JOR/INT_CCPR_NGO_JOR_28931_E.pdf

27 Ibidem.

Giulia Macario

Nata in Italia, attualmente vive ad Amman come ricercatrice e tirocinante presso “Arab Institute for Security Studies” (ACSIS). Nel 2018 ha iniziato il Master in Middle Eastern Studies (MIMES) offerto dall’ Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI - Università Cattolica del Sacro Cuore) a Milano.
La sua tesi “WMD, al-Qa'ida and the Hashemite Kingdom of Jordan: response to Violent Extremism” analizza la Giordania come caso studio nella difesa attuata contro l’estremismo violento, sia dal punto di vista strategico militare che da punto di vista della contro-narrativa e prevenzione.
Nel 2017 ha ottenuto due diplomi presso l'Istituto per gli di Studi di Politica Internazionale (ISPI) in "Geopolitica e Sicurezza Globale" e "Crisi ed Emergenza Umanitaria". Precedentemente ha conseguito la laurea in Studi Internazionali all'Università di Trento con una tesi intitolata "I media nella galassia jihadista: Analisi e comparazione dei magazines di al-Qa ‘ida e delle Stato Islamico" volta a sottolineare le differenze ideologiche e le tattiche di comunicazione utilizzate dalle due organizzazioni. Giulia studia con particolare interesse i movimenti salafiti-jihadisti, l'islam politico con una particolare attenzione alla prevenzione e alla lotta contro l'estremismo violento e il terrorismo.

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