La lunga ascesa del cristianesimo nel celeste impero

La lunga ascesa del cristianesimo nel celeste impero

Il 22 settembre è stato firmato un accordo provvisorio fra Vaticano e Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei vescovi, una possibilità storica per entrambi i paesi di ritagliarsi nuove sfere d’influenza nel mondo.


Da quando nel 1949 l’esercito rivoluzionario di Mao Tse-Tung sconfisse i nazionalisti del Kuomintang accelerando l’incamminamento dell’antichissima civiltà cinese verso una nuova era, un processo già iniziato nel 1912 con la rivoluzione Xinhai che pose fine alla millenaria tradizione imperiale e al dominio della dinastia Qing, il cristianesimo vive in uno stato d’assedio continuo poiché ritenuto dalla dottrina ufficiale del Partito Comunista Cinese (PCC) una forza ideologica ostile ed una delle molteplici espressioni dell’imperialismo occidentale.

Nel giro di pochi anni tutti i missionari cattolici, soprattutto gesuiti, e protestanti furono espulsi. Il Vaticano reagì diplomaticamente, avallando nel 1952 il riconoscimento ufficiale di Taiwan, ancora oggi mantenuto. Nel 1957 l’Amministrazione statale per gli affari religiosi creò l’Associazione Cattolica Patriottica Cinese (ACPC) con l’obiettivo di controllare la comunità cattolica del paese e distanziarla da dogmi ritenuti pericolosi ai fini del controllo sociale, come l’infallibilità papale, la verginità perpetua di Maria ed il primato petrino, attraverso l’ordinazione di vescovi in piena sintonia con gli ideali di regime e senza alcun legame con il Vaticano.

L’Acpc è, ad oggi, l’unica organizzazione di rappresentanza dei cattolici ufficialmente riconosciuta nel paese, gode del titolo di chiesa ufficiale da parte del Pcc, sovrintende l’operato di circa 6000 chiese legali e di oltre 7mila membri del clero, e conta l’adesione di 6 milioni 500mila persone (2018) 1.

Sebbene il cattolicesimo, dati alla mano, rappresenti una piccolissima e trascurabile realtà religiosa nel paese più popolato del mondo, i pontefici del nuovo secolo, Benedetto XVI e Francesco I, hanno fatto della normalizzazione dei rapporti con Pechino uno dei punti focali delle loro agende estere, affidando al corpo diplomatico vaticano l’incarico di raggiungere un accordo teso a migliorare le condizioni di vita dei fedeli e permettere alla Santa Sede di influire, seppure debolmente, sulle dinamiche interne del cattolicesimo cinese, attraverso la nomina dei vescovi da parte pontificia.

L’accordo, di natura provvisoria, è stato firmato il 22 settembre da Antoine Camilleri, sottosegretario per i rapporti della Santa Sede con gli Stati, e Wang Chao, viceministro degli affari esteri della Repubblica Popolare Cinese, e prevede il diritto del pontefice all’ultima decisione nella nomina dei vescovi. L’annuncio dello storico accordo è stato dato in concomitanza ad altre due notizie: la nascita della diocesi di Chengde, la remissione della scomunica a sette vescovi ordinati da Pechino senza mandato papale 2 3.

Il fallimento nel fermare l’incamminamento dell’Occidente verso un modello di civiltà post-cristiano e l’avanzata protestante in America Latina, affiancate da una visione di espansionismo lungimirante tramite l’evangelizzazione in Africa ed Asia, i due continenti sui quali si giocano i destini dei nuovi grandi giochi geopolitici fra le potenze mondiali, sono i principali leitmotiv dell’interesse vaticano verso la conquista silenziosa della Repubblica Popolare Cinese.

Eppure, non si tratta soltanto di geopolitica, perché sulla questione cinese pesano anche due fattori, la qualità delle informazioni disponibili e le proiezioni demografiche, la cui importanza continua ad essere sottovalutata dall’establishment cinese, mentre è stata adeguatamente compresa negli ambienti vaticani.

Il Pcc continua a dipingere la realtà cristiana nazionale basandosi sui numeri forniti dalle chiese ufficiali, come l’Acpc o il Movimento delle tre autonomie (il corpo di rappresentanza ufficialmente riconosciuto per i protestanti), come palesato dai numeri illustrati nel Libro blu delle religioni (2010), trascurando il fenomeno delle chiese sotterranee e clandestine, dei fedeli fai-da-te, e dei luoghi di ritrovo in rete. Diversi studi, stime e ricerche recenti, realizzate a diverso titolo da China Partner, dall’accademia cinese delle scienze sociali, dall’università normale della Cina orientale e dal Pew Forum on Religion & Public Life, concordano nel ritenere le dimensioni effettive della comunità cristiana comprese fra i 50 e i 130 milioni di persone 4 5.

Secondo Liu Peng, ricercatore dell’accademia cinese delle scienze sociali, le maggiori difficoltà che il regime ha nell’elaborazione di stime verosimili sul cristianesimo nazionale sono legate al fatto che la maggioranza dei cristiani frequenta chiese illegali o vive segretamente, nel privato, la propria fede, per via del timore di persecuzioni 6.

Nel 2014 Wang Zuoan, l’allora direttore dell’amministrazione statale per gli affari religiosi, in occasione del 60esimo anniversario del Movimento delle tre autonomie, evidenziò come i protestanti potessero essere all’epoca dai 23 milioni ai 40 milioni, sebbene il Movimento contasse circa 20 milioni di iscritti 7.

Le statistiche provenienti dai leader delle comunità cattoliche e protestanti illegali descrivono il cristianesimo, nell’insieme, come una religione in fortissima crescita: 90-100mila battesimi cattolici annuali nel periodo 2004-2010, poi stabilizzatisi a circa 50mila l’anno, e circa 500mila battesimi annuali invece nelle denominazioni protestanti 8 9 10.

Dal 1949 al 2017 i cattolici sarebbero passati da 3 milioni a 12 milioni, mentre i protestanti da 1 milione a 60 milioni, sullo sfondo di una crescita esponenziale dell’interesse verso la figura di Gesù e del cristianesimo in generale 11. Seppure in mancanza di numeri ufficiali, è certo che il cristianesimo sia già oggi la seconda confessione più praticata del paese e che nel prossimo futuro la Repubblica Popolare Cinese potrebbe diventare il paese più “cristiano” del mondo, superando Stati Uniti e Brasile 12 13.

Rodney Stark e Xiuhua Wang, autori di “A star in the East: The Rise of Christianity in China” (2015), hanno studiato le dinamiche di sviluppo del cristianesimo e realizzato delle previsioni interessanti: i cristiani sarebbero aumentati fra il 1980 ed il 2015 da 10 milioni a 100 milioni, ossia registrando un tasso di crescita annuo del 7% 14.

Se questo tasso di crescita dovesse rimanere costante nel tempo entro il 2040 i cristiani potrebbero raggiungere quota 579 milioni, e l’aumento delle conversioni in ogni ceto (soprattutto negli ambienti medico, della giustizia, intellettuale ed accademico), il rinnovato proselitismo del Vaticano e dei missionari protestanti e il crescente interesse verso la figura di Gesù e del cristianesimo in generale sembrano confermare la tendenza anche nel lungo periodo.

Uno scenario simile è stato predetto anche da Fenggang Yang, professore di sociologia all’università Purdue, secondo il quale già nel 2010 ci sarebbero stati più protestanti nella Repubblica Popolare Cinese che in Brasile, 58 milioni contro 40 milioni. Fra il 2025 ed il 2030 i cristiani di ogni confessione dovrebbero aumentare da 160 milioni a 247 milioni, superando gli omologhi di Stati Uniti, Messico e Brasile 15.

Le ragioni che stanno rendendo possibile la cristianizzazione di uno degli ultimi baluardi dell’ateismo comunista sono numerose: la curiosità di conoscere una religione fortemente demonizzata e repressa, la ricerca di risposte a quesiti esistenziali posti dall’entrata del paese nella modernità, la volontà di sottrarsi ad una cultura della vita incardinata sul materialismo e sulla dimensione terrena delle cose, il senso di appartenenza percepito nelle comunità sotterranee, la capacità degli insegnamenti evangelici di riempire il vuoto spirituale sentito da milioni di persone 16 17.

Il Pcc teme il potenziale destabilizzante di cui sono cariche le religioni, e l’ostilità manifesta nei confronti del cattolicesimo è dovuta anche alla consapevolezza del ruolo di Giovanni Paolo II nella caduta del blocco comunista. Se da un lato le diplomazie cinese e vaticana lavorano per la normalizzazione dei rapporti bilaterali, dall’altro subisce un’accelerata anche la repressione anticristiana. Dall’anno scorso non è più possibile trovare ed acquistare Bibbie sulle principali piattaforme di commercio elettronico presenti nel paese, come Amazon, JD e Taobao, mentre è invece aumentata la tiratura di Bibbie sinizzate, ossia modificate e private di elementi ritenuti contrari alla dottrina comunista, poi distribuite ai fedeli da parte delle chiese ufficiali 18.

Sono inoltre in aumento le demolizioni di chiese sotterranee, l’allontanamento, la detenzione e la scomparsa di avvocati ed attivisti cristiani, i programmi di rieducazione per i membri del Pcc aventi convinzioni religiose, la rimozione di croci dai tetti delle chiese o da altri luoghi visibili pubblicamente, e le visite di ufficiali nelle case degli abitanti di regioni con significative minoranze cristiane per verificare la presenza di crocifissi, icone ed altri ornamenti cristiani alla quale segue la richiesta di sostituire il tutto con ritratti di Xi Jinping 19 20 21 22.

Nello scorso mese di settembre sono anche entrate in vigore nuove regolamentazioni sull’utilizzo di internet che hanno limitato l’accesso a siti web come AsiaNews e Vatican News, vietato l’evangelizzazione in rete, e introdotto l’obbligo per gruppi e movimenti cristiani presenti sul web di chiedere un permesso alle autorità per mantenere in attività i loro siti 23 24 25.

Conclusioni

La Repubblica Popolare Cinese è, per il Vaticano, un serbatoio enorme di anime da evangelizzare, ma nonostante il proselitismo sotterraneo e il forte interesse dei cinesi verso Gesù, i battesimi risultano ancora ridotti – se confrontati ad esempio con i numeri registrati dalle varie denominazioni protestanti. Le ragioni del soverchiamento protestante sui cattolici sono molteplici: la diversa propensione alla natalità, la maggiore adattabilità del modello comunitario decentralizzato protestante alle trasformazioni urbane e alle migrazioni interne pianificate, ma anche una maggiore libertà di professione di fede rispetto ai cattolici, sui quali si focalizzano le principali campagne vessatorie anticristiane per via della loro fedeltà al Papa e dei rapporti turbolenti intercorrenti con la Santa Sede 26.

Xi Jinping sta tentando di normalizzare i rapporti con la chiesa cattolica da una posizione di forza, continuando simultaneamente a controllare in maniera pervasiva le comunità cristiane legali ed illegali; nonostante questo Pechino è diventato il maggiore produttore di Bibbie del mondo e i cristiani superano numericamente gli iscritti al Pcc, 100 milioni contro 89 milioni 500mila 27.

Entrambe le parti sono a conoscenza dei reali piani che guidano l’interesse dell’altro contraente, ma l’accordo provvisorio è conveniente sia per Pechino, che guadagnerebbe prestigio agli occhi del cattolicesimo nazionale e troverebbe un nuovo importante partner strategico in ambito internazionale anche in chiave antiamericana, ma soprattutto per il Vaticano, che per la prima volta nella storia vedrebbe riconosciuta l’autorità del pontefice sui cattolici cinesi e potrebbe condurre con maggiore facilità le attività di evangelizzazione 28 29.

Sebbene sia vero che il cristianesimo sia destinato a diventare la prima religione del paese nelle prossime decadi, le strategie elaborate dall’internazionale prostante e del Vaticano per cavalcare questa trasformazione epocale si stanno già oggi scontrando con il piano di Xi Jinping per la sinicizzazione del cristianesimo, un ambizioso progetto mirante alla realizzazione di un cristianesimo cinese per i cinesi, mescolante elementi della dottrina ufficiale di partito agli insegnamenti evangelici e funzionalmente piegato alle esigenze e agli interessi nazionali 30 31 32.


Note

1Li, R., Vatican to send delegation to China before possible bishops deal: sources, Global Times, 18/09/2018

2Eliminate le scomuniche a sette vescovi illeciti. Costituita la nuova diocesi di Chengde per mons. Guo Jincai, AsiaNews, 22/09/2018

3Marroni, C., Vaticano, firmato accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi, Il Sole 24 Ore, 22/09/2018

4Eleanor, A., Christianity in China, Council on Foreign Relations, 09/03/2018

5 Dong, L., Prayers from the past, Global Times, 18/07/2012

6Vedi nota 5

7 Hongyi, W., China plans establishment of Christian theology, China Daily, 07/08/2018

8Cina, oltre 48mila battezzati nel 2017, Vatican Insider, 16/02/2018

9Noble, W., Nearly 50,000 baptisms registered in China in 2017, says Vatican agency, National Catholic Reporter, 22/02/2018

10Lam Sui-Ki, A., The decline of China’s Catholic population and its impact on the Church, AsiaNews, 23/08/2016

11Catholicism in China losing ground amid surge in Protestantism, Fox News, 20/11/2017

12Griffiths, J., Bibles pulled from online stores as China increases control of religion, CNN, 05/04/2018

13 Phillips, T., China on course to become ‘world’s most Christian nation’ within 15 years, The Telegraph, 19/04/2014

14 Bunderson, C., Why is Christianity growing so quickly in mainland China?, Catholic News Agency, 17/08/2015

15Vedi nota 13

16Vedi nota 4

17Magni, S., La lunga marcia del cristianesimo in Cina, La nuova bussola quotidiana, 30/03/2016

18Vedi nota 12

19 Rahn, W., In Xi we trust – Is China cracking down on Christianity?, DW, 19/01/2018

20 Chinese Government Launches Campaign to “Bring Down Crosses”, FEBC, 10/06/2014

21 Pieranni, S., Il partito è l’unica chiesa, e Xi vara una nuova stretta sulle religioni, EastWest, 05/09/2018

22 Cina. Cresce la repressione delle chiese “sotterranee”, NEV, 13/09/2018

23 La Cina proibisce l’evangelizzazione su Internet, Aleteia, 18/09/2018

24 Zhicheng, W., Henan, Jiangxi, Zhejiang, avanza la sinicizzazione: croci bruciate, bandiere e slogan del Partito sulle chiese, Asia News, 28/08/2018

25 Pietro, P., ‘Silenzio impotente’, un sacerdote cinese e la censura dei siti cattolici, AsiaNews, 14/09/2018

26 Vedi nota 11

27Vedi nota 19

28 Giansoldati, F., Vaticano-Cina, In dirittura d’arrivo lo storico accordo: cambierebbe il futuro della Chiesa, Il Messaggero, 14/09/2018

29Sisci, F., Francesco e Xi Jinping, l’asimmetrica partita dei due imperatori, Limes, 09/07/2018

30Cervellera, B., Cattolici cinesi: la sinicizzazione è una trappola per bloccare la Chiesa e snaturare le religioni, Asia News, 22/08/2018

31Vedi nota 24

32 Vites, P., Il piano per sottomettere la Chiesa a Pechino in 5 anni, Il Sussidiario, 02/06/2018

Foto copertina: Magazine

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Emanuel Pietrobon

Emanuel Pietrobon

Laureando in Scienze Internazionali, dello sviluppo e della cooperazione all'università di Torino. Attualmente in erasmus all'Accademia di Umanistica ed Economia di Lodz (Polonia), dove studio Scienze della Comunicazione e dell'Informazione.
Da sempre appassionato di relazioni internazionali, geopolitica, studio delle religioni comparato e ruolo del sacro negli affari internazionali, strategia militare, nuove guerre.

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