La minaccia del terrorismo islamista in Italia

La minaccia del terrorismo islamista in Italia

Autoradicalizzazione, campagne di proselitismo virtuali, insegnamenti d’odio religioso nei centri culturali e nelle moschee, lupi solitari. Il punto della situazione sulla minaccia del terrorismo islamista in Italia.

Nell’immediato pre-Pasqua in diverse regioni d’Italia sono state condotte diverse operazioni antiterrorismo nei confronti di individui legati all’estremismo islamista, alcuni dei quali in procinto di commettere attentati. A Torino è stato arrestato Elmahdi Halili, un marocchino naturalizzato italiano, già condannato nel 2015 perché autore del primo documento di propaganda del Daesh in italiano[1] [2], e per questo condannato a due anni di reclusione per istigazione a delinquere con finalità di terrorismo[3], ed altresì indagato nel corso dell’inchiesta Balkan Connection[4]. La sorveglianza nei confronti dell’uomo era proseguita dopo gli eventi giudiziari, accertando una radicalizzazione crescente e l’intenzione di compiere attentati a breve.

Nel corso dell’operazione che ha portato al nuovo arresto di Halili sono state effettuate tredici perquisizioni domiciliari tra Bergamo, Milano, Modena, Napoli e Reggio Emilia, coinvolgendo anche degli italiani convertiti, alla ricerca di prove utili per corroborare l’accusa di aver condotto una campagna di proselitismo e radicalizzazione sul web[5].

A Foggia è stato arrestato Mohy Eldin Mostaga Omer Abdel Rahman, egiziano naturalizzato italiano, direttore dell’associazione culturale Al Dawa, dietro le accuse di terrorismo internazionale ed istigazione a delinquere. Tra le attività contestate a Rahman pesa soprattutto l’indottrinamento all’odio religioso, al jihād e al martirio, dei bambini che frequentavano le lezioni da lui tenute settimanalmente all’associazione, e il possesso non giustificato – rispetto al reddito dichiarato, di circa 370mila euro presumibilmente ricavati dalla zakāt[6] ma magari utilizzati o provenienti per/da illeciti e per questo sottoposti a sequestro[7].

L’operazione si è estesa da Foggia a Ferrara, dove è stata effettuata una perquisizione domiciliare, e ha coinvolto anche la moglie di Rahman, Vincenza Barbarossa, indagata per la questione della zakāt.

L’indagine ha preso avvio nel luglio scorso in seguito all’arresto di Eli Bombataliev, un militante ceceno del Daesh di stanza a Foggia, del quale gli investigatori avevano notato le visite all’associazione di Rahman.[8]

L’allerta terrorismo in Italia è elevata, come evidenziato dal ministro dell’interno Marco Minniti, anche alla luce della concreta possibilità che terroristi reduci dall’ormai disfatto Stato Islamico possano infiltrarsi tra i migranti in entrata in Europa attraverso le rotte mediterranea e balcanica e del rischio di radicalizzazione tra i musulmani di seconda e terza generazione e tra gli italiani convertiti.

La strategia di contrasto al terrorismo sino ad oggi perseguita è basata sul dialogo istituzionale con le principali associazioni islamiche e sull’espulsione dei soggetti a rischio. In questo contesto si inseriscono i tentativi dei vari governi italiani di raggiungere un’intesa con la comunità islamica italiana, sfociati nel recente Patto nazionale per un islam italiano, e gli oltre 470 rimpatri dal dopo-11 settembre ad oggi, di cui solo 132 nel 2017[9]

Il Patto nazionale per un islam italiano è stato siglato il 1 febbraio 2017 tra il ministro degli interni, Marco Minniti, e le principali organizzazioni di rappresentanza dell’islam in Italia, come la Comunità Religiosa Islamica Italiana (COREIS[10]) e l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (UCOII[11]), come punto di partenza per una prossima intesa e per porre le condizioni preliminari per la costruzione di un islam aderente ai valori occidentali e basato sui principi fondanti della costituzione.

Il documento ha previsto l’introduzione dei sermoni in italiano, la trasformazione delle moschee in luoghi pubblici aperti anche ai non musulmani, una maggiore collaborazione nel contrasto alla radicalizzazione per mezzo di tavole di dialogo con università e istituzioni, una maggiore trasparenza dei fondi gestiti da associazioni e moschee, la formazione degli imām e delle guide religiose e la realizzazione di un albo degli imām.[12]

L’esperienza dei servizi di sicurezza e delle autorità investigative acquisita in decenni di lotta al crimine organizzato e al terrorismo politico è stata sapientemente utilizzata per prevenire attacchi terroristici sul suolo italiano, sciogliere cellule e reti transnazionali ed arrestare, allontanando quando possibile, in via preventiva soggetti in odore di terrorismo.  Inoltre, rispetto agli altri paesi ospitanti vaste comunità di musulmani, in Italia il fenomeno della radicalizzazione si è manifestato in misura minore, rendendo più facile la sorveglianza del territorio e degli attenzionati.

La decisione del governo Gentiloni, su impulso del ministro Minniti, di accelerare i lavori per la firma di un’intesa con la comunità islamica si inquadra nella strategia di prevenzione al terrorismo e alla radicalizzazione. Ai musulmani, una realtà ormai presente e crescente, viene riconosciuto il diritto alla piena partecipazione nella società civile e nelle decisioni pubbliche e vengono poste le basi per un loro percorso verso l’italianizzazione basato sull’inclusione e sull’incontro di interessi e visioni, quindi sostanzialmente diverso dall’approccio assimilazionista tentato in Francia o da quello incorporativo provato in Germania.

Sebbene la dimensione statuale dello Stato Islamico sembra essere finita, lo stesso non si può dire della presa ideologica di questo movimento che ha rivoluzionato il modo di fare terrorismo e proselitismo, attraendo decine di migliaia di combattenti volontari provenienti da ogni parte del mondo.

Dall’Italia sarebbero partite 129 persone per unirsi al Daesh nella guerra siriana, un numero di gran lunga inferiore rispetto a quello registrato in paesi come Francia (oltre 900), Germania (oltre 760), Regno Unito (oltre 700) o Belgio (circa 500, il paese con il più alto numero di foreign fighter procapite dell’Ue).[13][14]

Sotto costante monitoraggio è anche la situazione nelle carceri[15], uno dei principali luoghi di proselitismo e indottrinamento. Secondo i dati aggiornati al 2017 del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP), 372 detenuti sono controllati perché a rischio radicalizzazione.[16]

Secondo l’ultima Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza[17], datata 2017, l’aumento dell’auto-radicalizzazione in rete è uno dei pericoli principali per la sicurezza nazionale perché foriera di un terrorismo fatto in casa che produce lupi solitari, quindi più difficile da controllare. Il primo caso in Italia di terrorismo islamista nel nuovo secolo è stato l’attacco fallito alla caserma di Santa Barbara (Milano) da parte di Mohammed Game, un cittadino libico radicalizzatosi in casa.

Le cellule attive sul territorio hanno invece tradizionalmente funto da canali di finanziamento, reclutamento, transito e protezione per i terroristi, veicolando l’ipotesi che l’utilizzo strategico del paese, sino ad oggi, lo abbia esentato dagli attacchi terroristici, nonostante i numerosi riferimenti nella propaganda del Daesh, senza dimenticare il ruolo giocato dalle grandi organizzazioni criminali italiane nel controllo del territorio e nella collaborazione con le reti transnazionali di trafficanti di uomini e di terroristi.

In conclusione, l’allerta terrorismo in Italia è elevata, nonostante l’assenza di attentati terroristici e uno sviluppo limitato della radicalizzazione nella comunità islamica nazionale, a causa dei foreign fighter di ritorno dal teatro siriano e dei pericoli rappresentati dai tentativi di radicalizzazione e proselitismo attuati da imām radicali nelle carceri, nelle moschee e nei centri culturali, anche sui bambini, e dai lupi solitari.

Il 26 marzo, Othman Jridi, un cittadino algerino con a carico provvedimenti di espulsione da parte di Francia e Italia, ha rubato un’auto e percorso contromano il viale che porta al santuario della Madonna del Rosario, terminando la corsa senza feriti e poi tentando la fuga. Potrebbe trattarsi del gesto di una persona instabile sotto effetto di sostanze stupefacenti o di un tentativo di attentato sullo stile di Nizza o di Berlino, ma i lupi solitari e i terroristi improvvisati si riconfermano il vero pericolo più arduo da arginare.


[1]   “Isis: una realtà che ti vorrebbe comunicare”, documento propagandistico di 64 pagine redatto da Elmahdi Halili basandosi sui documenti in lingua araba scritti dal Daesh e facilmente reperibili sul web. L’opera si pone l’obiettivo di far conoscere i moventi ideologici, presumibilmente sostenuti da fonti coraniche, e i servizi offerti dal Daesh nei territori governati, lanciando un appello finale ai lettori affinché si arruolino.

[2] Opera leggibile qui: http://www.adnkronos.com/r/Pub/AdnKronos/Assets/PDF/LoStatoIslamicoPDF.pdf

[3] Condanna con sospensione condizionale della pena.

[4] Terrorismo islamico, in manette l'”ideologo” dell’Isis in Italia. Perquisizioni in tutto il Paese, RaiNews, 28/03/2018

[5] Terrorismo: arrestato militante Isis, perquisizioni in tutta Italia, La Repubblica, 18/03/2018

[6] La zakāt è il terzo dei cinque pilastri dell’islam, un tributo volontario, ma obbligatorio, che ogni fedele devolve alla comunità a scopo rituale, attraverso il quale è possibile purificarsi presso Allah per la ricchezza ricevuta.

[7] Volpe, R. Foggia, Maestro italo-egiziano arrestato: psicologi a disposizione degli alunni, famiglie ignare delle lezioni di jihad, Il Fatto Quotidiano, 28/03/2018

[8] Terrorismo, blitz anche a Ferrara, La Nuova Ferrara, 28/03/2018

[9] Alfano: “Oggi anniversario di speranza”, La Repubblica, 11/09/2015

[10] http://www.coreis.it/wp/

[11] http://www.ucoii.org/

[12]Scalabrin A., Il nuovo islam italiano al Viminale, IslamItalia, 22/01/2016

[13] The Foreign Fighters Phenomenon in the European Union, International Centre for Counter-Terrorism – The Hague, 4/2016

[14] Chi sono, quanti sono e come riconoscerli: la mappa dell’estremismo, L’Arena, 06/01/2017

[15] Per approfondire. “Radicalizzazione, dal web agli istituti penitenziari”, Opinio Juris

[16] https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2018/02/Relazione-2017.pdf

[17]Terrorismo: algerino contromano in auto a Pompei, è allarme, La Repubblica, 29/03/2018

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Copertina : Dabiq

Emanuel Pietrobon

Emanuel Pietrobon

Laureando in Scienze Internazionali, dello sviluppo e della cooperazione all'università di Torino. Attualmente in erasmus all'Accademia di Umanistica ed Economia di Lodz (Polonia), dove studio Scienze della Comunicazione e dell'Informazione.
Da sempre appassionato di relazioni internazionali, geopolitica, studio delle religioni comparato e ruolo del sacro negli affari internazionali, strategia militare, nuove guerre.

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