La National Security Strategy di Donald Trump.

La National Security Strategy di Donald Trump.

America First e America Great Again i punti chiave della “National Security Strategy ” 2018 del Presidente Trump

La National Security Strategy (NSS) è un documento pubblicato, con cadenza periodica, dal ramo esecutivo del governo degli Stati Uniti d’America e che descrive gli obiettivi, gli interessi strategici e le prerogative globali per gli USA dal punto di vista della sicurezza.[1] Dall’inizio del nuovo millennio, è diventata prassi per le Amministrazioni statunitensi pubblicare tale documento a ogni nuovo mandato presidenziale.

La NSS rappresenta le direttrici della politica estera statunitense. In un momento storico come quello attuale, dove le minacce alla stabilità internazionale e alla Pax Americana [2] sono sempre più incalzanti, la risposta dell’Amministrazione Trump alle sfide globali risulta essere quanto mai fondamentale.

La NSS di quest’Amministrazione [3] è pervasa dai concetti tipici dell’azione politica di Trump, ovvero quelli dell’America First e dell’America Great Again. Non a caso, viene dato ampio risalto a questioni economiche e commerciali, rimarcando il concetto di sovranità più volte e sottolineando la difesa dei confini e degli interessi domestici della Nazione quali punti fondamentali.

D’altronde, ne è un esempio il discorso del Presidente tenuto durante la presentazione della NSS; i toni utilizzati da Trump risultano alquanto simili a quelli utilizzati in campagna elettorale, a dimostrazione del fatto che il documento punti a convincere l’opinione pubblica interna a legittimare il Presidente e le sue azioni, puntualmente soggetto ad attacchi e critiche da stampa, politici ed opinionisti.

È chiaro quindi l’intento del Presidente di dare forma alla propria politica, a quell’America First e America Great Again che hanno influenzato le azioni di quest’Amministrazione, ma che ancora non avevano trovato su carta una loro definizione [4]. Molti concetti di questa NSS sono contigui a quelli della strategia di Obama, invece, non è affrontato il tema del cambiamento climatico, considerato come una grande minaccia dall’ex Presidente, non menzionato affatto da Trump [5].

Il documento di quest’Amministrazione si basa su quattro pilastri: proteggere gli americani, la patria e lo stile di vita americano; promuovere la prosperità americana; preservare la pace attraverso la forza; promuovere l’influenza americana nel mondo.

Il primo pilastro [6] riflette in pieno il concetto di America First, con la sicurezza del popolo statunitense messa in primo piano. Esso si articola in 4 paragrafi:

  • Rendere sicuri i confini statunitensi ed i suoi territori; il primo punto raffigura la sfida primaria per l’Amministrazione, definendo la minaccia nordcoreana e quella terrorista capaci di compromettere la sicurezza interna.
  • Perseguire le minacce dalla fonte; nel documento, vengono considerate come principali minacce transnazionali i gruppi jihadisti e le organizzazioni criminali internazionali. Per quanto riguarda i primi, le risposte da cercare sono nell’intervento diretto, distruggere i porti sicuri (riferendosi indirettamente al Pakistan [7]) e bloccare forzatamente gli aiuti finanziari. Lo smantellamento delle organizzazioni criminali internazionali rappresenta il secondo obbiettivo, da ricercare in collaborazione con altri Stati e attraverso il miglioramento dell’intelligence.
  • Mantenere sicuri gli Stati Uniti nell’era informatica; il cyberterrorismo è valutato come una minaccia per la sicurezza nazionale. La questione riguardante le presunte ingerenze russe nel processo elettorale americano, che prende il nome di Russia gate [8], e le accuse rivolte alla Corea del Nord per la diffusione del virus Wanna Cry [9], in grado di mettere fuori gioco vari sistemi informatici nel mondo per diversi giorni, sono solo alcuni degli esempi che giustificano l’inserimento del cyberterrorismo nella NSS.
  • Promuovere la resilienza nella società americana; la consapevolezza di non poter prevenire ogni minaccia deve essere assorbita dalla popolazione statunitense, rafforzando così la propria capacità di reagire e superare eventi nefasti.

Il secondo pilastro [10], promuovere la prosperità americana, è assoggettato alla visione economico-strategica di Trump, affermando che “per la prima volta, la strategia americana riconosce che la sicurezza economica è sicurezza nazionale” [11]. I paragrafi sono 5, così articolati:

  • Ringiovanire l’economia domestica; attraverso la deregolamentazione, nuove riforme fiscali, riduzione del debito con tagli alla pubblica amministrazione e il miglioramento delle infrastrutture, l’Amministrazione punta a rimodernare e stabilizzare l’economia interna.
  • Promuovere libere, giuste e reciproche relazioni economiche; per tutelare l’economia americana, l’Amministrazione Trump ha abbandonato gli accordi multilaterali, come il TPP [12], puntando ad un sistema di accordi bilaterali che, in maniera giusta, libera e reciproca, favoriscano gli Stati Uniti [13]. Pur non citandola, il messaggio è diretto principalmente alla Cina, accusata più volte di utilizzare pratiche commerciali sleali [14].
  • Restare leader in ricerca, tecnologia, invenzioni e innovazioni; gli Stati Uniti puntano a restare leader in tecnologia e innovazione; comprendere le tendenze tecnologiche e scientifiche nel mondo, attrarre inventori e ricercatori stranieri e utilizzare le capacità tecnologiche del settore privato, sono le risposte da ricercare.
  • Promuovere e proteggere la base innovativa per la Sicurezza Nazionale; il documento accusa la Cina di rubare e sottrarre opere d’ingegno e proprietà intellettuali americane. Proteggere quindi le proprietà intellettuali americane, attraverso azioni più dure nei confronti dei competitor, restrizioni per i visti e il miglioramento delle infrastrutture per la protezione dei dati.
  • Abbracciare la dominanza energetica; l’Amministrazione Trump intende trasformare gli Stati Uniti in una potenza produttrice di energia, e per farlo, gli obbiettivi da raggiungere sono una deregolamentazione delle barriere, promuovere le esportazioni e proteggere le risorse energetiche da minacce fisiche e cyber.

Il terzo pilastro [15] assume una visione decisamente realista della situazione mondiale. Tra Cina e Russia, potenze in ascesa considerate “revisionist powers”, “rogue states” come Iran e Corea del Nord, e organizzazioni terroristiche, gli Stati Uniti puntano alla pace attraverso la potenza:

  • Ripristinare il vantaggio competitivo americano; ciò è possibile abbandonando le convinzioni post-guerra fredda, laddove le precedenti Amministrazioni hanno sbagliato, considerando l’allargamento del sistema liberale verso nuovi Paesi come l’occasione giusta per il raggiungimento della pace. Oggi invece la realtà vede più potenze che sfidano l’egemone statunitense, anche senza l’utilizzo dell’azione militare.
  • Rinnovare le capacità militari statunitensi; obbiettivo di quest’Amministrazione è il mantenimento della superiorità tattica e tecnologica nei confronti di qualsiasi rivale. Il rinnovamento è possibile attraverso un nuovo impulso all’industria bellica, la modernizzazione della forza nucleare e delle infrastrutture nucleari, il rilancio delle iniziative nello spazio, nuovi strumenti contro il cyberterrorismo e nuove politiche, unite a nuove tecniche, che migliorino l’attività dell’intelligence.
  • La diplomazia; essa rappresenta un’importante risorsa per gli Stati Uniti che può essere migliorata promuovendo la presenza dei diplomatici statunitensi nel mondo, promuovendo al contempo gli interessi americani e cogliendo le opportunità commerciali e sociali di ogni Paese.

Il quarto e ultimo pilastro [16], promuovere l’influenza americana nel mondo, apre al recepimento degli ideali americani da parte di altri Stati, desiderosi di condividere e cooperare con gli Stati Uniti,  specificando infine di non voler imporre a nessuno tali valori.

  • Incoraggiare aspiranti partner; gli Stati Uniti puntano a sostenere quegli Stati che portano avanti un processo democratico fondato su valori comuni a quelli americani. E’ compito quindi degli Stati Uniti fermare le ingerenze cinesi e russe, che provano a sottrarre tali Paesi dall’influenza americana. Il sostegno a riforme strutturali, economiche e finanziarie di questi Stati sarà accompagnato dalla volontà di permettere alle aziende americane di investire nei Paesi in via di sviluppo.
  • Ottenere migliori risultati nei forum multilaterali; gli Stati Uniti intendono mantenere la guida nelle diverse organizzazioni internazionali, ma puntando a sostanziali riforme che possano migliorarne il funzionamento. Ampio spazio viene dedicato alla riforma della WTO, nel quale si dovrà dibattere sulle pratiche commerciali sleali.
  • Difendere i valori americani; i valori tipici della società americana, quali la libertà e l’inalienabilità dei diritti dei suoi cittadini, saranno portati avanti anche nel resto del mondo, attraverso l’uso della diplomazia, di sanzioni e altri mezzi, incoraggiando la parità dei sessi, dando voce alle nuove generazioni, difendendo la libertà religiosa e le minoranze e riducendo la sofferenza umana nel mondo, incoraggiando programmi sanitari e alimentari.

Nella parte finale della NSS [17] sono contemplati i diversi scenari regionali nei quali gli Stati Uniti sono proiettati, tra minacce agli interessi statunitensi e opportunità economiche e commerciali.

L’area Indo-Pacifica, considerata prioritaria da Obama con il suo “Pivot to Asia” [18], mantiene il suo grado di importanza anche per l’attuale Amministrazione. La Cina rappresenta il rivale da affrontare nella regione, accusata, nel documento, di utilizzare incentivi economici, pressioni diplomatiche e minacce militari per conformare gli Stati dell’area alla sua agenda politica. Inoltre, gli Stati Uniti incolpano il gigante asiatico di azioni militari volte a limitare l’accesso statunitense all’area. Ampio spazio viene dedicato anche alla Corea del Nord,  che, attraverso il suo programma nucleare e il suo atteggiamento bellicoso, rappresenta una minaccia per gli interessi di Washington e dei suoi alleati. L’obiettivo è una denuclearizzazione verificata, completa e irreversibile della penisola coreana.. Infine, viene rimarcata la volontà di restare aperti a iniziative commerciali ed economiche bilaterali giuste e libere.

L’Europa ritorna prepotentemente nell’agenda americana, con la presenza russa che mina la stabilità del Vecchio Continente. Nel documento viene specificato che è essenziale per gli Stati Uniti un’Europa libera e forte. La Russia, accusata di utilizzare misure sovversive per ridurre l’influenza americana e occidentale, dovrà essere contrastata insieme agli Stati europei. La NATO, quale luogo di cooperazione e di difesa, è lo strumento adatto per tale compito, ma è necessario che tutti i suoi membri contribuiscano a migliorarne le funzionalità.

Il Medio Oriente, altra area da cui gli Stati Uniti avrebbero voluto allontanarsi, resta una regione di importanza cruciale per gli americani, sia per ragioni economiche che di sicurezza. La regione non deve diventare un porto sicuro per i terroristi né tanto meno terreno fertile per l’estremismo; tale obbiettivo, considerato primario, è affiancato da quello di evitare che una potenza ostile agli Stati Uniti diventi egemone nell’area, riferendosi velatamente all’Iran e all’influenza russa nella regione. L’espansionismo iraniano, l’ideologia jihadista e il fallimento di alcuni Stati come Siria e Iraq, rappresentano le sfide da affrontare.

L’Asia centrale e meridionale rappresentano un’area di minore interesse, tuttavia è qui che sono presenti un quinto dei gruppi jihadisti designati dagli USA, due potenze nucleari come Pakistan e India, considerata anche per la sua economia in crescita. Nel documento, viene spiegata la volontà di rinforzare la partnership con l’India, pressando al contempo il Pakistan, considerato un porto sicuro per diverse sigle islamiste. L’Afghanistan è sicuramente il Paese in cui gli Stati Uniti sono più coinvolti; il sostegno al governo di Kabul è incondizionato, ma l’obbiettivo è di costringere i talebani a negoziare una pace altrimenti inarrivabile.

L’emisfero occidentale, ovvero il Nord America e il Sud America, è l’area meno minacciosa per gli Stati Uniti, in quanto non sono presenti Stati e organizzazioni in grado di rappresentare un pericolo per Washington. Le organizzazioni criminali transnazionali sono considerate la minaccia più rilevante da parte del governo americano, ma anche l’instabilità degli Stati centroamericani come Honduras, Guatemala ed El Salvador. Viene criticato invece il modello statale di Cuba e Venezuela, con quest’ultima che attraversa una gravissima crisi economica. Gli Stati Uniti intendono isolare tali governi, considerati oppressori dei rispettivi popoli. Altro obbiettivo è il rafforzamento delle istanze democratiche e istituzionali in Sud America e Centro America,  volte a salvaguardare gli interessi statunitensi anche da possibili infiltrazioni estere, russe e cinesi su tutte.

Ultima area indicata è l’Africa. Pur non essendo mai stato una priorità per gli Stati Uniti, il continente nero rappresenta un’area di interesse per Washington, sia economica che di sicurezza. La lotta al terrorismo, il supporto a buoni governi e la stabilità del continente sono gli obbiettivi primari. Gli Stati Uniti, infine, si impegnano a continuare gli sforzi dal punto di vista umanitario e sanitario per lenire le sofferenze delle popolazioni africane.

In conclusione, possiamo ampiamente notare come il documento sia una sintesi, più o meno riuscita, di quella che può essere considerata la “dottrina Trump” e il paradigma liberale che ha dominato le politiche degli ultimi anni, con la cooperazione e il multilateralismo quali strumenti principali. La “dottrina Trump” è basata su una visione decisamente realista delle relazioni internazionali e sul concetto di “Stato-Nazione”, con la comunità internazionale descritta come un’arena globale che rimanda ai fasti kissingeriani delle Amministrazioni Nixon e Ford [19].

Lo stesso Trump, in campagna elettorale nel 2016, dichiarò che lo Stato-Nazione resta la forma migliore per raggiungere la prosperità e la felicità [20].  Tuttavia, il tentativo da parte dell’Amministrazione è fondere la concezione trumpiana di politica estera con il paradigma precedente: non a caso, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, il Generale H.R. McMaster, in un suo editoriale, ha spiegato che il concetto di America First non vuol dire “America Alone” [21].

La differenza consiste nell’anteporre gli interessi domestici e nazionali a quelli globali; ciò non comporta un nuovo isolazionismo statunitense, quanto mai anacronistico e irrealizzabile, quanto piuttosto una nuova visione in cui gli interessi statunitensi vengono posti in primo piano. Cooperazione, partnership e alleanze continueranno a essere promosse, ma sempre in maniera tale da favorire gli interessi americani, che siano essi economici, commerciali o militari. Starà a Trump, e alla sua Amministrazione, dimostrare la validità di questa National Security Strategy, perseguendo gli obiettivi preposti all’esterno tanto quanto all’interno; il fronte, forse, più ostile per l’attuale presidenza.


[1] {Una descrizione semplice ma efficace del documento “National Security Strategy” viene fornita dal “The National Security Strategy Archive”, un progetto del Taylor Group che archivia e rende disponibili tutti i documenti NSS. http://nssarchive.us/}

[2] {Definizione di “Pax Americana” su Wikipedia. https://it.wikipedia.org/wiki/Pax_americana}

[3] {TRUMP, D. J. (2017) National Security Strategy of the United States of America; https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2017/12/NSS-Final-12-18-2017-0905.pdf}

[4] {Cfr. Remarks by President Trump on the Administration’s National Security Strategy; https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/remarks-president-trump-administrations-national-security-strategy/}

[5] {Cfr. Trump drops climate change from US national security strategy, The Guardian; https://www.theguardian.com/us-news/2017/dec/18/trump-drop-climate-change-national-security-strategy}

[6] {Cfr. TRUMP, D. J. (2017) National Security Strategy of the United States of America; pp. 7-14}

[7] {Sul suo account personale di Twitter, Trump attacca il Pakistan, considerandolo un porto sicuro per i terroristi; https://twitter.com/realdonaldtrump/status/947802588174577664}

[8] {Cfr. Russiagate, Corriere della Sera; http://www.corriere.it/russiagate/}

[9] {Cfr. BOSSERT, T. P. (2017) It’s Official: North Korea Is Behind WannaCry, The Wall Street Journal; https://www.wsj.com/articles/its-official-north-korea-is-behind-wannacry-1513642537}

[10] {Cfr. TRUMP, D. J. (2017) National Security Strategy of the United States of America; pp. 17-23}

[11] {Cfr. Remarks by President Trump on the Administration’s National Security Strategy; https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/remarks-president-trump-administrations-national-security-strategy/}

[12] {Cfr. Trump Abandons Trans-Pacific Partnership, Obama’s Signature Trade Deal, The New York Times; https://www.nytimes.com/2017/01/23/us/politics/tpp-trump-trade-nafta.html}

[13] {Cfr. Trump Offers Trade to Asian Nations but Only If They Play Fair, Bloomberg; https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-11-10/trump-offers-trade-to-asian-nations-but-only-if-they-play-fair}

[14] {Cfr. Trump Hits China for Unfair Trade But Blames Past U.S. Leaders, Bloomberg; https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-11-09/trump-hits-china-for-unfair-trade-but-blames-past-u-s-leaders}

[15] {Cfr. TRUMP, D. J. (2017) National Security Strategy of the United States of America; pp. 25-35}

[16] {Cfr. TRUMP, D. J. (2017) National Security Strategy of the United States of America; pp. 37-42}

[17] {Cfr. TRUMP, D. J. (2017) National Security Strategy of the United States of America; pp. 45-53}

[18] {Cfr. The Legacy of Obama’s “Pivot” to Asia, Foreign Policy; http://foreignpolicy.com/2016/09/03/the-legacy-of-obamas-pivot-to-asia/}

[19] {Cfr. Realism is back, Politico; https://www.politico.com/magazine/story/2017/09/05/trump-foreign-policy-realism-realpolitik-215536}

[20] {Transcript: Donald Trump’s Foreign Policy Speech, New York Times; https://www.nytimes.com/2016/04/28/us/politics/transcript-trump-foreign-policy.html}

[21] {H.R. McMaster, Gary Cohn pen op-ed on meaning of “America First”, CBS News; https://www.cbsnews.com/news/h-r-mcmaster-gary-cohn-pen-op-ed-on-meaning-of-america-first/

Immagine copertina: President Donald Trump speaks on his national security strategy, Monday, Dec. 18, 2017, in Washington.

Francesco Generoso

Studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Responsabile della Sezione Esteri del blog "The American Post", nutre un grande interesse per la politica internazionale, la diplomazia e la difesa, in particolare quelle statunitensi.

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