Gli sforzi dell’Onu per la tutela internazionale dei diritti delle donne

Gli sforzi dell’Onu per la tutela internazionale dei diritti delle donne

A partire dal 1945, anno della sua istituzione, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ( Onu) [1] si è impegnata nella tutela universale dei diritti delle donne, percependo dunque la disparità di genere come una problematica sociale meritevole di attenzione da parte dell’organizzazione stessa.

L’art. 55, let. c della Carta di San Francisco[2] sancisce la portata universale dei diritti umani, ponendo in capo alle Nazioni Unite ( Onu) l’obbligo di promuovere “il rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione”.

Due sono gli scopi ultimi che le Nazioni Unite hanno da sempre inteso perseguire circa la tutela internazionale dei diritti delle donne: l’uguaglianza di genere e l’empowerment della donna. Utilizzando l’approccio di Amartya Sen[3], si può definire il concetto di uguaglianza di genere come un accesso paritario alle “capabilities”[4], consentendo dunque alle donne e agli uomini le medesime opportunità in termini di pianificazione e realizzazione personale, il che recupera il principio di uguaglianza sostanziale[5], là dove l’empowement femminile è un processo di crescita in cui la donna giunge alla piena coscienza delle proprie potenzialità e all’autostima personale.

In qualità di epicentro dell’associazionismo internazionale, gli sforzi in tal senso compiuti dalle Nazioni Unite sono molteplici e significativi; oltre all’adozione di Convenzioni incentrate sulla parità di genere e sulla tutela dei diritti delle donne, nel Sistema ONU[6] sono presenti Agenzie e Commissioni specializzate in materia, le quali, ognuna mediante i propri strumenti tecnici ed operativi, sono promotrici ed autrici di concreti programmi.

Non mancano progetti che vedono la presenza di un lavoro sinergico da parte delle Nazioni Unite, di Organizzazioni non governative[7] e della società civile; si faccia l’esempio di network, gruppi di lavoro e comunità di professionisti i quali trattano varie questioni relative alla donna , tra cui l’eliminazione della violenza contro le donne,ad una partecipazione pubblica e politica ed uno sguardo sulla situazione economica.

Sul piano giuridico, la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna, adottata dall’Assemblea Generale nel 1979, collega il concetto di discriminazione alle distinzioni basate sull’appartenenza di genere, definendo la discriminazione contro le donne come un qualsivoglia atto avente ad effetto l’annullamento ovvero la restrizione del godimento e dell’esercizio, da parte delle donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Attraverso specifiche azioni a livello nazionale, gli Stati che hanno aderito alla Convenzione hanno l’obbligo di prevenire, eliminare ed incriminare ogni discriminazione femminile e di cancellare quei fattori socioculturali che danno luogo a pregiudizi, usanze o pratiche discendenti dall’idea di inferiorità della donna.

La Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993 definisce l’espressione “violenza contro le donne” come ogni atto di violenza fisica, sessuale, psicologica, che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, essendo irrilevante se un atto di tal fatta avvenga in luogo pubblico ovvero privato.

E’ a partire dalla citata Dichiarazione che, nel 1999, l’Assemblea Generale ha designato il 25 novembre “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, invitando i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a realizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica; è stata scelta tale data in memoria del brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal – Patria, Minerva, Maria Teresa – considerate esempio di donne rivoluzionarie, per l’impegno ed il coraggio con cui tentarono di contrastare il regime dittatoriale di Rafael Leónidas Trujillo[8], il quale tenne la Repubblica Dominicana nella povertà più assoluta e nel disordine per oltre trent’anni.

I principali enti attivi dell’Onu nella tutela internazionale delle donne.

Sul piano organico, sono tre i principali enti attivi nella tutela internazionale dei diritti della donna, ai quali è possibile aggiungere il Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne istituito nel 1976, cui scopo è di offrire un supporto tecnico e finanziario ai programmi ed alle strategie che promuovono i diritti delle donne, la partecipazione politica e la sicurezza economica delle donne, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e lo sviluppo della parità tra i sessi. Nicole Kidman è stata nominata ambasciatrice onoraria del Fondo.

L’Entità delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne, meglio conosciuta come UN Women, svolge un ruolo di coordinamento e promozione dei programmi delle Nazioni Unite finalizzati all’uguaglianza di genere ed all’empowerment delle donne; infatti obiettivo di UN Women è di integrare, e non di sostituire, gli sforzi degli altri organismi del Sistema ONU, i quali continuano ad esistere e a lavorare facendo pieno utilizzo dei rispettivi strumenti tecnici ed operativi. Inoltre, UN Women si impegna a favorire la partecipazione politica delle donne ed il miglioramento della loro condizione sociale.

Il 7 luglio 2014 Emma Watson viene nominata ambasciatrice di buona volontà dall’UN Women, divenendo autrice del lancio della campagna #HeforShe, la quale si incentra sull’idea che l’uguaglianza di genere sia una questione asserita al piano sociale, economico e politico, il che rende necessario il recupero dell’universo maschile in un movimento che era inizialmente concepito come una lotta di donne per le donne.

La Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne, istituita nel 1946, ha lo scopo di promuovere i diritti civili, sociali, economici e politici delle donne, valutare i progressi nel campo dell’eguaglianza di genere, identificare le nuove sfide, stabilire standard globali e formulare politiche concrete. Si trattava, in origine, della prima ed unica struttura ufficiale delle Nazioni Unite preposta alla cura dei diritti e dell’uguaglianza delle donne.
Durante la Quarta Conferenza mondiale sulle donne, tenutasi a Pechino nel 1995, fu approvato il Gender mainstreaming come strategia per promuovere la parità tra uomini e donne. Esso collega le tematiche di genere alla sfera del potere pubblico.

Il Gender mainstreaming è un processo atto a valutare qualsivoglia azione pianificata (legislazione, politiche pubbliche, programmi) che abbia delle conseguenze sia per le donne sia per gli uomini, rendendo i problemi e le esperienze di donne ed uomini oggetto di una dimensione integrale di ideazione, attuazione, monitoraggio e stima, allo scopo di favorire in egual misura donne e uomini e dunque di raggiungere la parità di genere. La risoluzione più recente sul tema ribadisce il ruolo di catalizzatore svolto dalla Commissione nel promuovere il Gender mainstriming sia a livello nazionale sia all’interno del Sistema complessivo delle Nazioni Unite.

Dal 1979 l’Istituto internazionale delle Nazioni Unite per la ricerca e la formazione del progresso delle donne è un organo sussidiario dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nonché principale Istituto delle Nazioni Unite preposto alla ricerca, allo sviluppo ed alla gestione di capacità e competenze finalizzate all’uguaglianza di genere e all’empowerment delle donne.

L’Istituto persegue dunque i suoi obiettivi attraverso ricerca applicata, formazione ed approcci partecipativi incentrati sul dialogo interattivo tra società civile, governi e Organizzazioni non Governative; tali approcci hanno condotto a risultati positivi circa la progettazione di politiche pubbliche e programmi in materia di parità di genere ed empowerment femminile.

Un ulteriore testimonianza dell’interesse delle Nazioni Unite verso la donna è data dalla firma della Millennium Declaration nel settembre del 2000 da parte degli Stati membri dell’ONU, i quali si sono impegnati ad ottemperare entro l’anno 2015 otto obiettivi, ossia i Millennium Development Goals, tra i quali vi è la promozione della parità dei sessi e dell’autonomia delle donne, nonché la riduzione della mortalità materna.

Senza dubbio le azioni dell’ONU hanno costituito e costituiscono tuttora un fattore che ha contribuito a ridurre le discriminazioni contro le donne e a favorire la tutela dei diritti delle donne, tuttavia gli scopi ultimi di parità di genere ed empowerment femminile non possono dirsi ancora raggiunti. A tal fine occorre mettere in atto un’azione congiunta: impegno quotidiano, fiducia e supporto ai programmi ONU.


Fonti:
Leanza U.- Caracciolo I., Il diritto internazionale: diritto per gli Stati e diritto per gli individui. Parte generale e Parti speciali, Torino, terza edizione
Codice del Diritto e delle Organizzazioni internazionali, gruppo editoriale Simone, decima edizione
Mauro Baldascino – Michele Mosca, Sussidiarietà orizzontale, welfare comunitario ed economia sociale, De Frede editore
UN WOMEN, http://www.unwomen.org/en
Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale

Note:

[1] L’Organizzazione delle Nazioni Unite, in sigla ONU, spesso abbreviata in Nazioni Unite, è un’organizzazione intergovernativa a carattere internazionale. All’organizzazione, nata il 24 ottobre 1945 sulla scia della vecchia Società delle Nazioni, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, con l’entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite, aderiscono 193 Stati del mondo sul totale dei 196 riconosciuti sovrani.
[2] Lo Statuto (o Carta) delle Nazioni Unite è l’accordo istitutivo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). È un trattato e quindi, secondo le normative di diritto internazionale è vincolante per tutti gli Stati che lo hanno ratificato. Tuttavia, quasi tutti i paesi del mondo hanno ormai aderito all’ONU, per cui la sua validità è pressoché universale. Fu firmato a San Francisco il 26 giugno 1945 da 50 dei 51 paesi membri (la Polonia, non presente alla conferenza, firma ad ottobre del 1945) a conclusione della Conferenza delle Nazioni Unite sull’Organizzazione Internazionale. Entrò in vigore il 24 ottobre 1945, dopo la ratifica da parte dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, Francia, Unione Sovietica, Regno Unito e Stati Uniti) e della maggioranza degli altri Stati firmatari.

[3] Amartya Kumar Sen (Santiniketan, 3 novembre 1933) è un economista, filosofo e accademico indiano, Premio Nobel per l’economia nel 1998, Lamont University Professor presso la Harvard University. Nato nello stato indiano del Bengala Occidentale, all’interno di un campus universitario, da una famiglia originaria dell’odierno Bangladesh, dopo gli studi al Presidency College di Calcutta ha conseguito il PhD al Trinity College di Cambridge. Ha insegnato in numerose e prestigiose università tra le quali Harvard, Oxford e Cambridge. È stato, inoltre, docente presso la London School of Economics. È membro del Gruppo Spinelli per il rilancio dell’integrazione europea. Il 17 giugno 2005 ha ricevuto una laurea honoris causa in Economia, politica ed istituzioni internazionali dall’Università degli Studi di Pavia.

[4] Con l’espressione capacità (capabilities) Sen intende la possibilità di acquisire funzionamenti di rilievo, ossia la libertà di scegliere fra una serie di vite possibili: “nella misura in cui i funzionamenti costituiscono lo star bene, le capacità rappresentano la libertà individuale di acquisire lo star bene”.
[5] Il principio di uguaglianza sostanziale, art. 3, com. 2 Cost., comporta l’impegno dello Stato a creare le condizioni di eguaglianza fra i cittadini, ovvero a rimuovere gli ostacoli di natura economico-sociale che di fatto impediscono la partecipazione dell’individuo alla vita del paese. Tale principio tende a provvedere a singoli casi per eliminare eventuali svantaggi.
[6] Si definisce Sistema ONU l’insieme di istituzioni collegate alle Nazioni Unite tramite accordi e di organi sussidiari dell’organizzazione stessa (o agenzie specializzate).
[7] Una organizzazione non governativa (ONG) è un’organizzazione senza fini di lucro che è indipendente dagli Stati e dalle organizzazioni governative internazionali. Di solito una organizzazione non governativa è finanziata tramite donazioni oppure da elargizioni di filantropi. Essa è gestita principalmente da volontari. Le ONG sono organizzazioni molto diverse tra di loro, sono impegnate in una vasta gamma di attività e assumono forme differenti nelle diverse parti del mondo.
[8] Rafael Leónidas Trujillo Molina (San Cristóbal, 24 ottobre 1891 – Santo Domingo, 30 maggio 1961) è stato un politico dominicano, dittatore per oltre trent’anni del suo paese, un periodo denominato “era di Trujillo”, in cui dominò come un padrone assoluto la scena politica e le finanze della Repubblica Dominicana. La sua dittatura, caratterizzata dall’anticomunismo e dal culto della personalità, corrispose anche ad un lungo ed importante processo di industrializzazione e di rinnovamento del sistema finanziario della Repubblica Dominicana, sulla base di una dura repressione dei nemici e su un intenso sfruttamento della forza lavoro.

Copertina : https://www.unglobalcompact.org/take-action/action/womens-principles

Giorgia Papallo

Studentessa all'ultimo anno del Corso di Laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e Consigliere MSOI Napoli. Nel corso degli anni ha maturato un profondo interesse per la politica, la diplomazia e l'Unione Europea, apprezzandone profondamente i valori. Crede fortemente nell'importanza della conoscenza linguistica, indispensabile in un mondo globale, interdipendente e costantemente interconnesso come quello in cui viviamo. Per il futuro spera di intraprendere una carriera nelle istituzioni europee oppure nelle organizzazioni internazionali.

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