L’eclissi dell’Euskadi Ta Askatasuna – ETA

L’eclissi dell’Euskadi Ta Askatasuna – ETA

Era il 31 luglio 1958 quando a Bilbao, un gruppo di studenti, guidati da Josè Luis Álvarez Emparanza e Julen Kerman Madariaga Agirre fondava l’Euskadi Ta Askatasuna (ETA) – Patria Basca e Libertà – come risposta alternativa radicale al Partito Nazionale Basco (PNV) di Sabino Arana Goiri, ritenuto troppo passivo nei confronti del franchismo.

Seppur l’ETA1 riprendesse i principi ideologici del PNV, esso portò ad un estremismo violento la necessità della difesa della lingua euskera, dell’unicità del popolo basco, della lotta contro il governo centrale e dell’indipendenza dei territori ritenuti parte dell’Euskadi Herria: le provincie spagnole dei Paesi Baschi (Álava, Vizcaya e Gipuzkoa), la Navarra e le tre provincie storiche basco-francesi di Labourd, Bassa Navarra e Soule.2

Il principio della costituzione dello Stato Basco, da ottenere sia attraverso la politica, sia con la violenza, è ripreso nello stemma del gruppo nel quale si trova raffigurato un serpente, simbolo della politica, che si avvolge attorno ad un’ascia, simbolo, invece, della lotta armata. A chiudere il tutto, nel basso, il motto “Bietan jarrai” che significa “perseguire entrambi”.

Nel 1961 si ebbe il primo tentativo di azione terroristica da parte dell’ETA con il tentativo di far deragliare un treno a bordo del quale viaggiavano un gruppo di politici. È solo nel giugno del 1968 che l’ETA fa la sua prima vittima: il poliziotto della guardia civil, José Pardines Arcay, a seguito di uno scontro a fuoco iniziato per evitare la verifica dei documenti durante un controllo stradale. Qualche mese più tardi, invece, l’ETA mise a segno il suo primo assassinio premeditato a colpi di arma da fuoco verso il capo della Brigada Político-Social de Gipuzkoa, Melitón Manzanas, ritenuto un torturatore degli oppositori al regime di Francisco Franco3.

Nonostante i molteplici tentativi della polizia e della politica spagnola di porre fine all’attività terroristica del gruppo, per cinquant’anni l’ETA riuscì a sopravvivere ed a portare a termine numerosi attentati in maniera indiscriminata verso polizia, civili, politici e giudici, con l’uccisione di oltre 800 persone.

Durante la sua attività l’ETA dichiarò varie tregue nel tentativo di aprire un dialogo con il Governo spagnolo ma furono tutti tentativi svaniti dalla ripresa della violenza, come quella annunciata il 22 marzo 2006, con la quale il gruppo terroristico proclamò un cessato il fuoco permanente che però fu stroncato dall’attentato del 30 dicembre 2006 al terminal T4 dell’aeroporto Barajas di Madrid, culminato con due morti e diciannove feriti.

Non vi fu nessun comunicato che annunciava la rottura del cessato il fuoco, solo una telefonata poco prima dell’esplosione, e per questo motivo dopo qualche giorno, il Premier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero, comparendo di fronte al Congresso dei Deputati, annunciò la fine di ogni tentativo di dialogo con il gruppo terrorista colpevole di “aver preso la peggior decisione che potesse mai prendere, una decisione criminale, sbagliata e inutile”. Per il Premier spagnolo, non vi poteva essere nessun dialogo senza una rinuncia alla violenza4.

Il 20 maggio 2008 in un’operazione congiunta della Guardia Civil e della Gendarmerie nationale, furono arrestati a Bordeaux quattro membri dell’ETA, tra cui uno degli uomini chiave del gruppo, Francisco Javier López Peña. Alla fine dell’anno, la lotta politica fu intensificata e la cupola della banda terroristica tornò a cadere in più di un’occasione ma nonostante ciò, il gruppo terroristico sembrò riuscire a mantenere una forte capacità di rigenerazione5.

Dal cessato il fuoco nel 2006, l’ETA assassinò nove persone, l’ultima delle quali nel marzo 2010. Il 5 settembre 2010, attraverso un comunicato inviato alla BBC, l’ETA annunciò un nuovo cessato il fuoco solamente “se il Governo di Spagna avesse avuto la volontà di accordare i minimi democratici necessari per iniziare il processo democratico” tanto sperato, cambiando, prima di tutto, “la politica di violenza di Stato” verso la cittadinanza basca. Il 10 gennaio 2011, dopo un periodo d’inattività di 17 mesi, tale cessato il fuoco, si convertì in “permanente, generale e verificabile dalla comunità internazionale”. Nel nuovo comunicato, il gruppo dichiarava il suo “fermo impegno per un processo di soluzione definitiva e per la fine del secolare conflitto politico”, ponendo come condizione per superare il conflitto che fossero abbandonate le misure repressive e che fossero risolte le chiavi della territorialità e il diritto all’autodeterminazione6.

L’ETA, si rendeva finalmente conto di dover continuare il processo di dialogo con responsabilità politica.

Il 18 ottobre del 2011 si aprì a San Sebastián la Conferenza di Pace sulla questione basca, nella quale s’incontrarono una cinquantina di protagonisti della politica e della società per discutere di un definitivo processo di pace.

Alla fine della Conferenza, nella dichiarazione finale – elaborata esclusivamente dal gruppo di esperti internazionali composto da Kofi Annan, Jonathan Powell, Gerry Adams, Bertie Ahern, Gro Harlem Brutland y Pierre Joxe –  veniva richiesto all’ETA di fare una dichiarazione di cessazione definitiva della sua attività armata, dichiarazione che arrivò un paio di giorni dopo, il 20 ottobre.

Nel Comunicato l’ETA riconosceva la grande importanza politica della Conferenza che avrebbe aperto una nuova era politica, caratterizzata non più dalla violenza e dalla repressione bensì dal dialogo e dall’accordo. Era necessario portare avanti questo processo di pace con responsabilità, valore e determinazione e finalmente, dopo lunghi anni, l’ETA se ne rendeva conto7.

Nel marzo 2018, dopo lunghi anni di lotta, attraverso un comunicato, l’ETA annunciava lo scioglimento definitivo del gruppo, che si sarebbe realizzato a partire dal primo fine settimana di maggio. Oltre a questo, attraverso il quotidiano basco Gara, il gruppo terroristico fece ammenda ufficiale per le sofferenze causate alla popolazione in 50 anni di lotta armata: «Siamo consapevoli che durante questo lungo periodo di lotta armata abbiamo creato molto dolore, inclusi molti danni per i quali non esiste una soluzione. Vogliamo dimostrare rispetto per i morti, i feriti e le vittime causate dalle azioni dell’ETA. Ci scusiamo veramente. Guardando avanti, la riconciliazione è uno degli obiettivi che vanno conseguiti nei Paesi Baschi, cosa che sta già accadendo tra i cittadini: è un esercizio necessario per riconoscere la verità in modo costruttivo e per costruire delle garanzie per fare in modo che questa sofferenza non si verifichi di nuovo»8.

Nell’ultimo video-messaggio dell’organizzazione, diffuso il 3 maggio 2018, la voce del latitante Josu Urrutikoetxea annunciava: «Abbiamo smantellato tutte le nostre strutture operative ed è conclusa qualsiasi attività dell’ETA. Questa organizzazione non sarà più un attore che assuma posizioni politiche o promuova iniziative. Quest’ultima decisione vuole favorire una nuova fase storica. L’ETA nacque da questo popolo e ora in questo popolo si scioglie»9.

Tutto questo avveniva dopo quasi 3.600 atti terroristici, più di 800 assassinii, tra cui più di 300 crimini irrisolti, quasi 7.000 feriti e 86 sequestri, che hanno segnato e continueranno a segnare la vita di milioni di spagnoli.

L’ultimo gruppo terroristico con base sul suolo europeo era stato smantellato. I diversi governi spagnoli che si sono alternati al potere hanno tutti quanti portato avanti una forte lotta all’ETA, riuscendo a porre la parola fine alla storia del gruppo.

Senza dubbio, per la fine dell’ETA, fu decisivo il totale cambiamento di ideologia del popolo basco, soprattutto da parte dei giovani ormai pienamente inseriti in un mondo internazionale e di conseguenza contrari ad appoggiare ogni tipo di violenza seppur molti continuano a condividerne il fine, ovvero una Euskal Herria unita e indipendente.


Note

1 http://www.lavanguardia.com/politica/20180503/443206873688/lista-etarras-eta.html

2http://www.elmundo.es/eta/historia/index.html

3http://www.elmundo.es/eta/historia/primeras_victimas.html

4http://www.elmundo.es/eta/negociaciones/fin_tregua_2006.html

5https://elpais.com/diario/2008/05/21/espana/1211320821_850215.html

6http://www.elmundo.es/eta/negociaciones/tregua_2010_anuncio.html

7http://www.elmundo.es/eta/documentos/index.html

8https://www.naiz.eus/eu/hemeroteca/gara/editions/2018-04-20/hemeroteca_articles/eta-al-pueblo-vasco-declaracion-sobre-el-dano-causado

9https://www.eitb.eus/es/noticias/politica/detalle/5567441/comunicado-eta-anuncia-su-fin-disolucion-3-mayo-2018/

Copertina: Eta

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Michelle Benitez Garnateo

Michelle Benitez Garnateo

Michelle Benitez Garnateo, nata a Roma il 17 dicembre 1993, da madre romana e padre spagnolo naturalizzato basco. Fin da piccola ha convissuto con queste due culture.
Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università di Roma Tre nel marzo 2018.
Ha partecipato nel maggio del 2018 alla School “TERRORISMO: Analisi e Metodologie di prevenzione e contrasto” organizzata dalla SIOI e dalla NATO Defense College Foundation.

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