Libri consigliati di politica internazionale

 

Medio Oriente 


Partire dal concetto di stato per comprendere le trasformazioni, le dinamiche e gli equilibri di potere è fondamentale, quando si guarda al Medio Oriente. E lo è diventato ancor di più dopo le cosiddette “primavere arabe” del 2011. Sebbene negli ultimi anni l’attenzione si sia molto concentrata sull’emergere di attori non statuali – organizzazioni terroristiche e gruppi jihadisti trasversali, tribù e milizie locali – autoritarismo, settarismo, islam politico, rentier state e state building restano questioni chiave. Il volume le affronta attraverso una serie di interviste a studiosi ed esperti curate dai giovani redattori di Pandora Rivista, in una forma dialettica innovativa che guida il lettore in un percorso guidato di avvicinamento e comprensione, indispensabile per chi non si accontenta delle semplificazioni mediatiche su temi che hanno un impatto crescente anche sulle vicende politiche italiane. Dialoghi con Giuseppe Acconcia, Cinzia Bianco, Massimo Campanini, Francesco Cavatorta, Irene Costantini, Rosita Di Peri, Alberto Gasparetto, Giacomo Luciani, Alberto Negri, Annalisa Perteghella, Valeria Talbot, Lorenzo Trombetta, Arturo Varvelli. A cura di Giacomo Bottos, Francesco Rustichelli, Francesco Salesio Schiavi, Jacopo Scita, Gabriele Sirtori. Prefazione di Paolo Magri.

Mentre abbiamo negli occhi le immagini dello sterminio dei cristiani assiri, o della distruzione dei templi di Palmira, Russell ci racconta di un altro Medio Oriente, una terra di straordinaria diversità religiosa e di scambi fecondi tra culture, e di un altro islam, una civiltà che in passato ha saputo esprimere grande tolleranza verso i culti religiosi pagani – assai più dell’Europa cristiana. Russell ci introduce infatti a fedi orgogliose e millenarie – progressivamente stritolate dai blocchi contrapposti delle “grandi religioni mondiali” -, a fedi esotiche e talvolta esoteriche le cui radici affondano nella remota antichità mesopotamica della regione e le cui storie si intrecciano con l’Egitto dei faraoni e con il tempio di Gerusalemme, con i magi persiani e con le falangi macedoni

Il musulmano errante racconta riti e credenze degli alauiti ripercorrendo una storia di oltre mille anni fino alla tragedia della guerra civile siriana e all’assedio di Aleppo. È una vicenda in gran parte sconosciuta e segreta perché i seguaci di questo ramo esoterico dell’islam sono stati a lungo considerati dei miscredenti dagli altri musulmani e hanno vissuto nascosti e ai margini del Medio Oriente fino all’ascesa al potere nel secolo scorso del clan degli al-Assad in Siria.

Il libro ripercorre le vicende politiche dell’area che va dal Marocco all’Iran, una regione strategica per la presenza del petrolio e lacerata da molteplici conflitti. Sono tracciati due secoli di storia: dalla spedizione napoleonica in Egitto e dalle riforme dell’impero ottomano fino alla caduta del califfato, dall’espansione coloniale ai processi di decolonizzazione, alle svolte della rivoluzione iraniana e alla crisi irachena; dal conflitto arabo-israeliano fino agli avvenimenti più recenti, segnati dalle primavere arabe, dall’emergere dell’ISIS e dal fallito golpe turco.

Quale impatto esercitano le visioni del mondo dei decisori dell’AK Parti sulla politica estera della Turchia? E qual è invece il peso dei fattori materiali, interni ed esterni? Quali sono gli elementi di continuità e di discontinuità rispetto all’epoca precedente dominata dai custodi dei valori repubblicani? Che direzione ha preso la politica estera della Turchia in un quindicennio di governo a guida dell’AK Parti? L’autore risponde a queste domande ricorrendo a un modello tratto dall’analisi della politica estera e applicato allo studio di casi specifici relativi ai rapporti della Turchia di Erdogan con quattro paesi: Iran, Iraq, Israele e Siria. 

Apparso per la prima volta in Inghilterra nel 1990, questo libro di Hopkirk è un saggio storico che somiglia molto a un romanzo d’avventura, ma soprattutto un affresco del “Grande Gioco” che per buona parte dell’Ottocento impegnò inglesi e russi in Afghanistan, in Iran e nelle steppe dell’Asia centrale. Le alleanze con i khan, le esplorazioni di terre misteriose, le trame, gli scontri, gli agguati, il doppio gioco: storie del passato che si ripetono ancora oggi, con nuovi protagonisti ma con tensioni e obiettivi molto, a volte troppo, simili.

L’Iran è spesso poco compreso dagli osservatori occidentali, che tendono a leggerne la realtà in base a stereotipi. Alberto Zanconato, forte di una lunga consuetudine con la società iraniana, ci fornisce gli strumenti per comprendere l’Iran di oggi, in un momento storico contrassegnato dal graduale reingresso del Paese nella comunità internazionale. A entrare in questa nuova stagione della storia iraniana è una società multiforme, la cui complessità non può essere ridotta alla cifra religiosa. Ne risulta una panoramica coinvolgente, basata su ricostruzioni storiche, interviste ed esperienze dirette.

Europa

La parabola evolutiva della destra tedesca non è mai stata sufficientemente analizzata. In questo agile saggio, che unisce la cronaca storica all’analisi politologica, vengono ricostruite le tappe cruciali di un percorso che inizia con la caduta del Muro di Berlino: dalle nostalgie nazionalsocialiste delle formazioni radicali agli effimeri successi dell’Npd, dalle evoluzioni interne alla Cdu al contributo culturale della Nuova Destra, dal fenomeno Pegida all’ascesa di Alternative für Deutschland.

Considerato sin dalla sua elezione alla presidenza russa nel 1999 come l’incarnazione del male, è un personaggio scomodo e imprescindibile sullo scacchiere mondiale, mai come ora ago della bilancia di delicati equilibri. Ma chi è davvero Vladimir Putin? Qual è la sua visione del mondo, quali ragioni lo animano? Hubert Seipel è uno dei pochissimi giornalisti occidentali ad avere costantemente accesso al leader russo da più di sette anni. Lo ha intervistato e incontrato a Mosca, a San Pietroburgo, a Soci e nel corso di svariati viaggi di Stato, conquistando la sua fiducia. Ha parlato con i suoi più stretti collaboratori. Il risultato è un ritratto da vicino del nuovo zar.

Il volume si propone di dare al lettore un inquadramento giuridico del recesso di uno Stato dall’Unione attraverso le categorie del diritto internazionale e dell’Unione europea. Un’analisi giuridica del lungo e complesso processo che dovrebbe portare all’uscita definitiva dall’Unione e che aiuti a cogliere tutte le implicazioni di un evento epocale che, se non mantenuto nell’alveo della dialettica giuridico-diplomatica, rischia di riportare le relazioni internazionali ad un puro esercizio di forza degli Stati, ciò a cui l’integrazione europea con le sue regole giuridiche si è sempre posta come alternativa.

Il rapporto tra la Germania e la Russia, le due vere potenze europee. Queste pagine ricostruiscono la storia e l’attualità di uno degli snodi politici più importanti del nostro tempo. L’analisi risale alle radici e alle ferite storiche della relazione tra Mosca e Berlino, per arrivare agli sviluppi degli ultimi anni, nel nuovo quadro emerso dalla crisi dell’equilibrio unipolare e dall’affermazione di due forti leadership politiche, quelle di Angela Merkel e di Vladimir Putin. Dalle immagini drammatiche degli stermini e delle macerie fumanti di Stalingrado e di Berlino fino agli odierni intrecci politici, economici e culturali tra russi e tedeschi, Gerussia disegna una scacchiera viva, fatta di calcoli, interessi e strategie, da cui dipenderà in larga misura il futuro dell’Europa.

Americhe

Il mondo è cambiato molto più di quanto gli occidentali si rendano conto. Il tramonto del secolo americano e la possibile transizione al secolo cinese bruciano le tappe. Ci siamo distratti mentre la Cina subiva una metamorfosi sconvolgente: ci ha sorpassati nelle tecnologie più avanzate, punta alla supremazia nell’intelligenza artificiale e nelle innovazioni digitali. È all’avanguardia nella modernità ma rimane un regime autoritario, ancora più duro e nazionalista sotto Xi Jinping. Unendo Confucio e la meritocrazia, teorizza la superiorità del suo modello politico, e la crisi delle liberaldemocrazie sembra darle ragione. L’Italia è terreno di conquista per le Nuove Vie della Seta. In Africa è in corso un’invasione cinese di portata storica. Due imperi, uno declinante e l’altro in ascesa, scivolano verso lo scontro. L’America si è convinta che, «ora o mai più», la Cina va fermata. Chi sta in mezzo, come gli europei, rimarrà stritolato?

Nel 1996, a Parigi, due amici seduti davanti a un “mate” progettano un libro sul Sud del mondo. Sono uno scrittore e un fotografo, girano per il pianeta e lo ritraggono per quello che è: uno strano miscuglio di crudeltà e tenerezza, di verità e leggenda. Muovendosi nella steppa patagonica, “dove si sta tra la terra e il cielo”, armati di una Moleskine e di una Leica, i due amici vanno a caccia di storie da ultima frontiera. Forse le ultime storie di frontiera: le ultime notizie dal Sud. Laggiù, lungo strade spazzate dal vento, capita di incontrare un virtuoso liutaio che si aggira in cerca del legno più adatto per costruire un violino. In un bar di San Carlos de Bariloche si può far amicizia con un ubriaco che afferma di essere il discendente di Davy Crockett. E nella pampa brulla, una vecchietta con il dono di rendere fertile tutto ciò che tocca diviene il simbolo del legame con una terra su cui troppi vorrebbero allungare le mani. Il tempo passa, alle storie si aggiungono altre storie, e il libro vede la luce anni dopo, quando le cose che voleva raccontare hanno acquisito “il sapore dell’inesorabilmente perduto”. Questo perché il Sud del mondo è una regione minacciata dall’avidità di predatori potenti, ma anche un luogo popolato di fantasmi, dove ancora echeggiano le gesta di Butch Cassidy e gli spari dello sceriffo Martin Sheffields; magicamente abitato da sedicenti folletti con un passato misterioso, e attraversato dal Patagonia Express. Fotografie di Daniel Mordzinski.

Il volume, partendo dagli atti del processo italiano celebrato a Roma tra il 2014 e il 2017, racconta la storia dei desaparecidos di origine italiana in America Latina e la costruzione di una macchina di morte – l’Operazione Condor – che assassinò e fece sparire quasi centomila persone tra l’inizio degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta del Novecento. Gli autori analizzano le categorie della desaparición come pratica criminale organizzata dai regimi e la modalità operativa del Pian Condor. L’analisi degli omicidi del generale Carlos Prats, lealista al governo di Salvador Allende, a Buenos Aires nel 1974, quello dell’ex ministro democratico cileno Orlando Letelier a Washington due anni dopo e il tentato omicidio del politico democristiano cileno Bernardo Leighton a Roma nel 1975 aprono la strada a una riflessione di ampio respiro su una guerra non dichiarata e su una politica della violenza che colpì molti italiani residenti in America Latina e che giunse anche sul nostro territorio.

Muovendosi tra dimensioni umane e sociali e lambendo versanti politici e geopolitici, questo libro offre un biglietto per un viaggio da vertigine sulle “montagne russe” dei paradossi messicani.
Un repentino, brusco rimbalzo tra estremi di bellezza ed eccessi di violenza: viaggiare in Messico significa questo. Viverci vuol dire tutto questo. Il Paese più a sud dell’America del Nord ammalia con il suo fascino, ma è difficile muoversi da cronista per andare in cerca delle persone e delle storie vere che entrano nelle drammatiche statistiche sulla criminalità e sul narcotraffico. Quando le trovi, l’impatto è scioccante. Il Messico ti sconvolge con la nitidezza dei suoi colori, ma quasi ti assuefà agli intrecci tra smerci di droga, armi ed esseri umani. Ti risveglia al sorriso con la piacevolezza della cucina, ma ti colpisce con un pugno allo stomaco per la familiarità con la corruzione. Ti fa sentire accolto dalla giovialità della sua gente, ma ti spiazza con l’omertà. Ti porta in alto con la sua radicata spiritualità, ma ti atterrisce con la banalizzazione del valore della vita umana.

La politica estera americana sta attraversando una profonda trasformazione, destinata ad avere un impatto permanente sugli equilibri mondiali. Gli apparati governativi incaricati dei rapporti diplomatici e dei progetti di sviluppo sono sottoposti a pesanti tagli e i funzionari, depotenziati e impossibilitati ad agire, li disertano. Gli uffici del dipartimento di Stato sono vuoti, mentre all’estero l’industria militare sostituisce sempre più di frequente gli operatori di pace nella mediazione dei conflitti. L’America sta diventando una nazione che prima fa fuoco e poi, forse, pone qualche domanda. In un viaggio dai corridoi del potere a Washington ai luoghi più remoti e pericolosi del pianeta, il giornalista investigativo Ronan Farrow accende un faro su una svolta nella storia americana, tanto determinante quanto poco nota. Attingendo all’esperienza personale di diplomatico, a fonti inedite e a rare interviste con signori della guerra, informatori e politici, inclusi tutti i segretari di Stato viventi, da Henry Kissinger a Hillary Clinton fino a Rex Tillerson, Farrow decreta la fine della diplomazia e la riconduce a decenni di miopia politica e all’uso spregiudicato del potere.

Un reportage che attraversa cinque secoli di storia del continente latinoamericano per raccontare il saccheggio delle sue preziose risorse: l’oro e l’argento, il cacao e il cotone, il petrolio e la gomma, il rame e il ferro. Tesori depredati sistematicamente: fin dai tempi della conquista spagnola, le potenze coloniali hanno prosciugato le ricchezze di questa terra rigogliosa, lasciandola in condizioni di estrema povertà. Un testo illuminante che, intrecciando l’analisi storica ed economica con il racconto, suggestivo e incalzante, delle passioni di un popolo sfruttato e sofferente, è diventato un vero e proprio classico della letteratura latinoamericana.

Dicembre 1951. Due giovani studenti di medicina argentini, Ernesto Guevara de la Serna e Alberto Granado, partono in sella a una sgangherata motocicletta, pomposamente battezzata “Poderosa”, per attraversare l’America Latina. In quei sette mesi di avventure e incontri, destinati a forgiarli per sempre, toccheranno mille luoghi, dalle rovine di Machu Picchu al lebbrosario di San Pablo. Durante il viaggio Ernesto raccoglie appunti e, una volta rientrato, li riordina in un diario che è ormai un mito, l’opera più celebre del Che, un libro di culto letto e amato da almeno tre generazioni. 

Trump non è una deviazione da un percorso, un incidente della storia, ma il risultato di un processo che è iniziato immediatamente dopo la caduta del Muro di Berlino e proseguirà molto probabilmente anche dopo il suo passaggio alla Casa Bianca. L’America chiuderà le “guerre infinite” combattute in zone ormai ritenute periferiche e proseguirà la propria transizione dal controllo di prossimità del pianeta a quello “da remoto”. Comprendere questo passaggio aiuterà a ridurne i rischi e a cogliere le opportunità che si dischiuderanno anche per le medie potenze come l’Italia.

Asia 

Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, le cinque repubbliche dell’Asia centrale fino ad allora controllate da Mosca ottengono l’indipendenza. Nel corso di settant’anni di regime sovietico, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, i paesi che, dalle catene montuose più alte del mondo al deserto, segnavano un tempo la rotta della Via della Seta, sono in qualche modo passati direttamente dal Medioevo al ventesimo secolo. E dopo venticinque anni di autonomia, tutte e cinque le nazioni sono ancora alla ricerca della loro identità, strette fra est e ovest e fra vecchio e nuovo, al centro dell’Asia, circondate da grandi potenze come la Russia e la Cina, o da vicini irrequieti come l’Iran e l’Afghanistan. A unirle sono i contrasti: decenni di dominio sovietico convivono con le amministrazioni locali, la ricchezza esorbitante data da gas e petrolio con la povertà più estrema, il culto della personalità con usanze arcaiche ancora vitali.

«Il mondo intorno a noi sta cambiando. Stiamo entrando in un’era in cui il dominio politico, militare ed economico dell’Occidente comincia a essere messo in discussione, provocando un senso d’incertezza inquietante.» Con queste parole, nel 2015, Peter Frankopan chiudevaLe Vie della Seta, nel quale invitava il lettore a riconsiderare il ruolo cruciale svolto in passato da popoli e aree geografiche che, nei secoli, il predominio occidentale aveva oscurato, ma che stavano prepotentemente tornando al centro della politica e della finanza globale. A pochi anni di distanza, il cambiamento che Frankopan annunciava come prossimo sembra essersi pienamente compiuto e i paesi occidentali si trovano a fronteggiare una sfida di portata storica, forse la più ardua che abbiano mai affrontato, in cui sono in gioco i loro valori fondanti e la loro stessa identità culturale. L’incertezza che circonda il futuro dell’Unione europea dopo il voto a favore della Brexit e la nuova politica intrapresa dagli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump testimoniano il progressivo indebolimento dell’Occidente e dimostrano che il centro di gravità economico si è ormai spostato a Oriente.

Nell’agosto del 1947, insieme alla proclamazione dell’indipendenza dell’India, veniva sancita anche l’istituzione di due stati differenti, distinti su base religiosa: l’India e il musulmano Pakistan. La “Partition” generò un’imponente migrazione in una direzione e nell’altra: sikh e indù lasciarono le regioni attribuite al Pakistan e i musulmani emigrarono da quelle indiane. Fu un evento gigantesco e tragico che coinvolse 15 milioni di persone e generò massacri e violenze: si parla di due milioni di morti. E fu l’origine di una tensione fra i due stati che si trascina ancor oggi.

Tre anni di combattimenti, centinaia di migliaia di perdite tra i militari dei Paesi belligeranti e almeno un milione e mezzo tra i civili; un Paese devastato, il mondo sospinto a un passo da un conflitto nucleare; una pace mai firmata e dunque una crisi irrisolta, che ancora oggi, a tratti, fa salire la tensione internazionale al livello di guardia: ciò nonostante la guerra di Corea è per eccellenza «la guerra dimenticata» del XX secolo.

Quando, nel luglio 1971, Henry Kissinger, all’epoca consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente americano Nixon, si recò in missione segreta a Pechino, le relazioni diplomatiche fra Stati Uniti e Cina erano interrotte da più di vent’anni, cioè dall’ascesa al potere del Partito comunista e dalla fondazione della Repubblica popolare, che gli USA non riconoscevano come governo legittimo.  Dai cauti approcci iniziali ai riservati abboccamenti nella capitale cinese, dallo storico incontro ufficiale tra i due presidenti nel 1972 alle successive visite tra i ritrovati “amici” cinesi e americani, Kissinger colloca riflessioni ed eventi nella più ampia cornice della storia millenaria della cultura cinese, un patrimonio inestimabile in cui la più dinamica e popolosa potenza del mondo contemporaneo continua ancora oggi a riconoscersi, e con il quale, pertanto, tutte le altre nazioni non potranno più esimersi dal confrontarsi.

Il premio Nobel per l’economia Amartya Sen ha scelto di parlare in questo libro del suo paese d’origine, l’India, partendo dalla lunga tradizione di eloquenza e argomentazione pubblica che contraddistingue il suo popolo. Una tradizione che ha influenzato la storia della letteratura, lo sviluppo delle scienze empiriche e della matematica, ma anche il pluralismo intellettuale e religioso che lo caratterizza. Comprendere questa peculiarità, sostiene Sen, è cruciale per l’India contemporanea, la più grande democrazia al mondo, un paese dalle fortissime disparità sociali che può diventare una delle nuove superpotenze del pianeta.

Nel 2018, la rivista «Forbes», che ogni anno stila la classifica dei settantacinque uomini più potenti del mondo, l’ha collocato al primo posto, davanti a Putin e Trump. Da quando una riforma costituzionale votata dall’Assemblea nazionale del popolo ha cancellato il limite massimo dei due mandati presidenziali, molti lo considerano il «nuovo Mao». Lui è Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare di Cina, segretario generale del Partito comunista cinese e, soprattutto, capo della Commissione militare centrale, il vero scettro del potere. Ma chi è l’uomo che regna come un monarca assoluto su oltre un miliardo e trecento milioni di individui? Cosa sappiamo dello stratega della «nuova via della seta», il colossale piano infrastrutturale e d’investimento che coinvolge Asia, Europa e Africa, ed è destinato a cambiare gli equilibri economici del commercio mondiale?

Africa

Nell’immenso continente africano ogni giorno migliaia di persone subiscono attentati terroristici nell’assordante silenzio di tutto il mondo. Questo libro offre un’introduzione al fenomeno del terrorismo in Africa, che ospita alcuni dei gruppi jihadisti più letali, tra cui Boko Haram, al Shabaab, Isis e al Qaeda nel Maghreb Islamico. Gli autori passano in rassegna tutti i Paesi africani interessati da attività terroristiche, soffermandosi sugli attentati che hanno causato il maggior numero di vittime, le nuove leggi per contrastare il fenomeno e le alleanze militari per reprimerlo.

Africa: un nome che evoca immagini contrastanti e a volte contraddittorie, in cui spettacolari paesaggi si mescolano alle crude scene di carestie e genocidi. Una terra quasi ignota e dal fascino profondo, di cui John Reader, grande viaggiatore e profondo conoscitore del continente nero, propone una “biografia” scientificamente documentata: dai primordiali cataclismi che ne plasmarono il paesaggio fino alle guerre che ancora oggi tormentano il continente.

Dal 1996 la Repubblica Democratica del Congo è sprofondata in una guerra atroce e di difficile soluzione. Secondo alcune stime i morti supererebbero i cinque milioni. Attraverso un approccio storico-antropologico, l’autore si interroga sulle radici e sulle molteplici dimensioni del conflitto, gettando luce sulla sua estrema complessità. La predazione e il traffico delle risorse naturali – in particolare oro, coltan, diamanti e legname – alimentano un’economia di guerra dalle ramificazioni globali. Ma non basta: il collasso dello stato, insieme alla profonda crisi economica e sociale, colpisce in particolare le nuove generazioni, sempre più povere e ai margini della società.

Mentre il Paese e i suoi governi si vantano della riduzione drastica degli sbarchi di profughi, le corti d’assise italiane riconoscono le atrocità che accadono nei Lager in Libia come verità processuale. Donne seviziate e spesso gravide per gli stupri, uomini e bambini prigionieri di luoghi e pratiche atroci, sequestrati e rinchiusi, ricattati, torturati oltre il concepibile, fino alla morte. La sistematica tratta degli esseri umani è diventata in Libia attività imprenditoriale.

Un intero continente pressoché rimosso, di cui sappiamo pochissimo, che si impone alla nostra attenzione soltanto in occasione di avvenimenti “estremi”: questa è oggi l’Africa per il resto del mondo. Ripercorrendo i maggiori snodi politici che ne hanno segnato il percorso contemporaneo, Giovanni Carbone presenta i tratti principali e le dinamiche più comuni dei sistemi politici africani. Ne emerge una vicenda che si caratterizza per la pesante eredità del colonialismo, la forte concentrazione e personalizzazione del potere, una competizione politica segnata da aspre connotazioni etniche, una diffusa corruzione e reiterate violenze. Un quadro che tuttavia ha visto anche, in tempi recenti, una precaria riduzione dei conflitti armati e importanti seppure incerti tentativi di democratizzazione.

Si parte dal gigantesco estuario del fiume Congo, come i colonizzatori, i missionari, i bianchi hanno sempre fatto. Dai primi insediamenti preistorici agli orrori della dominazione coloniale belga, dall’indipendenza alle guerre civili, attraverso giungle e città, montagne di ghiacciai perenni e pianure rigogliose, miniere di ogni minerale prezioso e una natura ricchissima e incontaminata, un libro che davvero restituisce un mondo.

Nel 1975, dopo una guerra di liberazione, l’Angola cessa di essere una colonia portoghese e conquista formalmente l’indipendenza. Ryszard Kapuscinski, che nella sua carriera di reporter ha seguito ben ventisette rivoluzioni, era là anche questa volta. Sono ormai trascorsi molti anni, e a prima vista ci si potrebbe domandare che senso abbia riproporre avvenimenti così lontani. A parte il fatto che quella guerra, anche se pochi lo sanno, non è ancora finita, un libro di Kapuscinski, oltre che una cronaca delle battaglie e dei fatti politici, offre la descrizione di un mondo diverso dal nostro.

Con le sue enormi risorse, l’Africa è un partner importante del mondo sviluppato ed è sempre più presente nell’agenda della politica internazionale anche perché influisce sulla “sicurezza” dell’intero sistema. È così più che mai essenziale inquadrare i successi e le crisi nel contesto argomentato di una storia che è stata a lungo negletta o travisata. Il libro, in questa nuova edizione, fa il punto sull’evoluzione della storia e della storiografia dell’Africa e dà conto di come gli assetti istituzionali, la società e l’economia dei vari Stati africani – e di un’Africa che non ha rinunciato a perseguire una politica unitaria a livello regionale e continentale – hanno assunto un profilo più stabile e meglio definito.

Politologia & Attualità

Il legame tra liberalismo e democrazia, spiega Yascha Mounk, non è più così indissolubile come credevamo. Siamo entrati in una nuova era politica, con la quale chi ancora crede nella sovranità del popolo in democrazia dovrà fare i conti. Come dimostra l’elezione di Donald Trump, la divaricazione della cultura dei diritti dal sistema della partecipazione democratica è possibile. Mentre le istituzioni si riempiono di milionari e tecnocrati, i cittadini conservano i propri diritti civili e le proprie libertà economiche, ma vengono esclusi dalla vita politica. D’altra parte, il successo di Orbán in Ungheria, di Erdo?an in Turchia e di Kurz in Austria è il segno di una democrazia che si priva sempre più della capacità di garantire diritti ai propri cittadini e si trasforma in una tirannia della maggioranza.

Siamo alla fine della Storia e all’ultimo uomo e alla fine quindi di tutta la società umana e planetaria? Questa domanda ha suscitato polemiche tra gli studiosi. Le due forze motrici della storia, “la logica della scienza moderna” e “la lotta per il riconoscimento”, portano al collasso di ogni totalitarismo. Ma nasce un’altra domanda: sono sufficienti la libertà e l’uguaglianza, sia politica sia economica a garantire una condizione sociale stabile e soddisfacente?

Tra il 1914 e il 1991 il mondo è stato scosso da conflitti, rivoluzioni e stravolgimenti sociali senza precedenti: il “secolo breve” delimitato dalla Prima guerra mondiale e dal crollo del regime comunista è stato un periodo di straordinario progresso scientifico e di guerre totali, di crisi economiche e di grandi periodi di rilancio e di benessere, di mutamenti nella società e nella cultura. Un “secolo breve” anche per l’accelerazione sempre più esasperata impressa agli eventi della storia e alle trasformazioni nella vita degli uomini. In questo volume Eric J. Hobsbawm ripercorre i grandi eventi del Novecento attraverso la doppia lente dello storico e dell'”osservatore partecipe”, delineando un panorama vivido ed esauriente di un periodo che non ha solo studiato come ricercatore ma anche vissuto come uomo.

Un viaggio intorno al globo molto documentato, appassionato e appassionante, per conoscere un problema che riguarda milioni di persone, soprattutto gli ultimi. La geopolitica e l’economia iniziano a fare i conti con l’acqua, anzi con la sua mancanza. Qui si comprendono il dove, il come e il perché di una questione che ci tocca tutti. Non solo quando abbiamo sete.

L’acqua è l’elemento naturale indispensabile per la vita sulla Terra: una risorsa preziosa da sempre oggetto di contese, conflitti e depauperamento. Si parla infatti di water grabbing, ovvero l’accaparramento di risorse idriche a danno delle popolazioni più deboli. In quattordici capitoli basati su narrazioni visive si intrecciano foto di reportage d’autore, infografiche e mappe geografiche per raccontare in chiave geopolitica la situazione dei Paesi in cui è maggiore la criticità legata ai sistemi idrici. Un’approfondita ricerca in prospettiva “blu”, che affronta dal punto di vista dei diritti umani e ambientali temi di geopolitica, sicurezza alimentare ed energia, per riscoprire il piacere della geografia dell’acqua in un pianeta che nessuno più sa riconoscere.

Quali sono le grandi civiltà che stanno entrando in conflitto nello scenario globale? Da un lato c’è naturalmente il modello americano. Ma quali sono gli altri protagonisti? Qual è il peso della potenza militare e quale quello della potenza economica in questa partita per la supremazia mondiale? Che ruolo può avere l’Europa? Quale sarà il peso dell’Asia e delle economie emergenti? Il libro rappresenta un saggio di ampio respiro sugli scenari della politica e della cultura mondiali.

Una colossale partita a scacchi, nella quale regole numerose e complicate possono cambiare durante il gioco; molti giocatori si affannano sulla stessa scacchiera; i pezzi, che tutti muovono simultaneamente senza aspettare il loro turno, hanno per ciascuno un valore diverso: è il disordine che caratterizza le relazioni internazionali. In questo caotico panorama, restituire ordine, razionalità e logica alla politica – impresa fuori dalla portata dei suoi stessi attori – è compito della geopolitica, grazie alla quale i diversi fattori possono venire interpretati. Il libro, con ricchezza di esempi e testimonianze, guida il lettore attraverso un’area di studi ancora poco conosciuta ma strategica per capire le complessità della scena globale.

In un paese democratico l’indipendenza e la libertà di espressione dovrebbero essere le qualità portanti dei giornali e di tutti i media. La realtà è però un’altra: sono le forza politiche ed economiche a decidere quali notizie dovranno raggiungere il pubblico, e in che modo. Noam Chomsky e Edward S. Herman svelano come, grazie alla manipolazione delle notizie, l’opinione pubblica viene spinta a sostenere determinati interessi e punti di vista. “La fabbrica del consenso” offre un’analisi precisa su quanto siano veramente strumentalizzati i media e fornisce la chiave per interpretarne i messaggi.

Una vera e propria “corsa alla terra”, considerata non più patrimonio da salvaguardare per assicurare la sopravvivenza alla presente e alle future generazioni, ma proprietà immobiliare su cui investire e speculare: questo è il processo cui stiamo assistendo da più di un decennio e del quale c’è ancora scarsa consapevolezza. L’accaparramento fondiario, nelle due forme di land grabbing e land concentration, non solo sta compromettendo i quadri ambientali, economici, sociali, politici e culturali dei Paesi preda, ma sta paradossalmente minando anche la produttività dei Paesi predatori per la concorrenza dei prodotti ottenuti sulle terre accaparrate a costi di esercizio irrisori.

Dalla fine del secondo conflitto mondiale al crollo dell’Urss. Un ordine mondiale imperfetto, una pluralità di soggetti e l’egemonia di due superpotenze nel contempo rivali e complementari.

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