L’importanza geostrategica dell’oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan

L’importanza geostrategica dell’oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan

“Negli ultimi vent’anni le dinamiche di potere della regione sono state rimesse in discussione dal mutamento degli equilibri politici e militari seguiti al crollo dell’URSS e più recentemente, dalla nuova fase di corsa alle risorse energetiche che vede la Cina come protagonista” [1].

 

La regione del Caspio ha richiamato storicamente le attenzioni di molti Paesi vicini e lontani i quali, oggi più che mai, competono per imporre la propria presenza nell’area in difesa dei propri interessi. Accanto alla Cina, Russia, Stati Uniti, Iran e Turchia sono impegnati in una complessa partita diplomatica per contendersi importanti obiettivi strategici nell’area caucasica e nel bacino del Caspio.

La storia dell’Azerbaigian è una storia di ricchezza del sottosuolo, di abbondanza di risorse e di competizione nel loro sfruttamento. Durante tutto il corso della dominazione sovietica, queste risorse sono state asservite alle necessità di Mosca, così come gran parte della politica estera azera e di difesa del Paese.

Dopo aver ritrovato l’indipendenza nel 1991 e l’inizio del “rinascimento azerbaigiano”, il governo azero inizia a promuovere partenariati energetici con i paesi sviluppati, a gestire i propri idrocarburi in maniera autonoma e a diversificare gli approvvigionamenti energetici.

Dopo aver ripristinato verso la fine degli anni ’90 le rotte  Baku-Supsa e Baku-Novorossiysk, nel 2006, viene ultimata la realizzazione del Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) e del gasdotto South Caucasus Pipeline (SCP), con cui viene sancita la fine del monopolio russo sul trasporto di risorse energetiche dal Mar Caspio. Benché l’impatto delle forniture caspiche sia marginale rispetto ai consumi europei, BTC e SCP, hanno permesso il moltiplicarsi degli acquirenti potenziali passando da una situazione di dipendenza dai consumi russi a una di concorrenza con le aziende di quel paese nel rifornire le economie europee.

Il Baku-Tbilisi-Ceyhan (Azerbaigian-Georgia-Turchia) è il principale condotto nella regione e,per mezzo di esso,viene esportato la maggior parte del petrolio presente nella regione.

L’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan(BTC) si estende per una lunghezza di 1.768 km, parte dal terminale azerbaigiano di Sangachal e arriva al terminale turco di Ceyahn, sul Mediterraneo, passando attraverso il territorio georgiano”[2].

Il BTC rappresenta la pietra angolare di una strategia volta a realizzare la diversificazione delle rotte e dei fornitori tentando di svincolarsi dalla Russia.

Il percorso dell’oleodotto lascia intendere un disegno politico ben definito: ridurre la dipendenza dalla Russia ed evitare il territorio dell’Iran, un disegno condiviso prima di tutto dagli Stati Uniti, che fin dall’inizio hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell’oleodotto BTC, considerato cruciale per gli interessi di sicurezza europei e americani oltre che strategico per accrescere il ruolo della Turchia, alleato di ferro degli Usa nella regione.

Il BTC presenta indiscutibili vantaggi anche per la Turchia che vede nell’oleodotto “la via di seta del XXI secolo”. La Turchia e l’Azerbaigian intrattengono una solida collaborazione militare e una partnership energetica in costante evoluzione. “Il governo turco è deciso a sfruttare al massimo i vantaggi derivanti dalla sua posizione geostrategica di ponte fra Europa e Asia centrale che gli consente di venirsi a configurare come un hub energetico tra Oriente e Occidente, in grado di collegare le risorse situate ad est del Paese con la domanda proveniente dai mercati situati ad ovest, assumendo un ruolo che finora è stato una prerogativa russa[3]

A beneficiare dell’oleodotto è poi senz’altro l’Italia, oggi infatti una parte importante del petrolio diretto in Italia attraversa il corridoio Azerbaigian-Georgia-Turchia. “Dalla fine del XX secolo anche la Cina ha iniziato a essere maggiormente coinvolta nell’area. Per far fronte alla domanda di energia interna sempre più pressante, Pechino ha cominciato a guardare alla regione del Caspio come un’importante fonte di risorse”.[4]

Le prospettive di lungo periodo dell’oleodotto BTC sono garantite anche dalle condizioni previste dall’accordo, firmato il 16 giugno 2006 tra Azerbaigian e Kazakhstan, che sancisce la partecipazione di Astana al progetto BTC e più nello specifico la possibilità di trasportare il petrolio kazako proveniente dai giacimenti di Kashagan al fine di evitare il rischio di un prematuro esaurimento delle riserve petrolifere azere. “Grazie a questo accordo è stato previsto che, il Kazachstan esporti tramite l’oleodotto tra i 20 e i 25 milioni di tonnellate di greggio ogni anno ovvero poco meno della metà del petrolio totale trasportato annualmente da Baku a Ceyhan”[5]. Ai vantaggi geostrategici si affiancano poi indubbi vantaggi economici. Azerbaigian, Georgia e Turchia guadagnano entrate sostanziali attraverso le tasse di transito e le royalties”[6].

Da un punto di vista infrastrutturale, la posizione dell’oleodotto, prossimo alla linea del cessate il fuoco fissato nel 1994 fra armeni e azeri per il controllo del Nagorno-Karabakh e alle entità statali non riconosciute di Ossezia del sud e Abkhazia, pone incertezze in termini di sicurezza e perciò richiede una sorveglianza continua.

Quanto finora detto aiuta a chiarire la rilevanza geopolitica del Caucaso e perché molti Paesi abbiano rivolto la loro attenzione verso la regione. La misura della competizione nell’area del Caspio è evidente e rende necessario per gli attori coinvolti di saper ridefinire continuamente le relazioni diplomatiche adattandole alla dinamica degli interessi in competizione. L’Azerbaigian continuerà nella sua promozione di partenariati energetici e a implementare la propria rete infrastrutturale al fine di dare credibilità e affidabilità al Paese.


[1] VALIGI M., “Il Caspio: sicurezza, conflitti e risorse energetiche”, Editori Laterza, Ottobre 2014

[2] FRAPPI C. e VERDA M.,“Azerbaigian, energia per l’Europa: storia, economia e geopolitica degli idrocarburi del Caspio”, edizione Egea, novembre 2013

[3] G. BAHGAT, Central Asia and Energy Security, cit., p. 8

[4] VALIGI M., “Il Caspio: sicurezza, conflitti e risorse energetiche”, Editori Laterza, Ottobre 2014

[5] Kazakhoilmayrun via BTC” https://www.azernews.az/oil_and_gas/110964.html

[6] Q&A: The Baku-Tbilisi-Ceyhan pipelinehttps://www.theguardian.com/business/2005/may/26/businessqandas.oilandpetrol


Foto Copertina : Azadliq.az

Giorgia Pilar Giorgi

Giorgia Pilar Giorgi

Giorgia Pilar Giorgi, Analyst & Researcher about Energy Security and Unresolved Conflicts in the South Caucasus, Research Fellow of the Azerbaijan International Development Agency (AIDA). Ms. Giorgi is a Master of International Relations and Strategic Studies from the Roma Tre University, Rome, Italy.

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