Malthus e l’economia del XXI secolo: elementi di complementarità

Malthus e l’economia del XXI secolo: elementi di complementarità

Per molti secoli la prospettiva malthusiana di un’economia inevitabilmente in declino, associando il binomio demografico a quello del declino economico, è stata considerata dalla maggioranza degli economisti quale obsoleta e distante dalle tecniche produttive e dai trend demografici del nuovo millennio. Nonostante ciò, l’approccio di Malthus permette di tracciare delle prospettive di simmetria tra l’economia del XVIII secolo e quella in cui ci troviamo.


Sottovalutare la validità delle idee dell’economista e demografo inglese Thomas Robert Malthus è un errore che abbiamo fatto troppo a lungo. Questo è dovuto ad una cattiva interpretazione del fenomeno macroeconomico, insieme all’incapacità di connettere elementi propri dell’economia in cui viviamo con le tesi malthusiane. Occorre in tal caso comprendere bene la tesi di Malthus per poi passare in disamina talune prospettive di complementarità che prefigurerebbero un’interconnessione dei due sistemi economici.

Il contributo di Malthus si sostanzia nell’osservazione secondo cui la crescita nella domanda di alimenti – che aveva alle spalle un’evidente crescita sotto il profilo demografico – avrebbe ben presto superato l’offerta del mercato. In questa discrasia, secondo le prospettive di Malthus, la velocità di produzione di mezzi di sostentamento non avrebbe corso abbastanza veloce quanto la velocità di riproduzione dell’essere umano.

Nonostante eventi catastrofici come guerre, pestilenze e malattie permettano di arginare uno sviluppo demografico incontrollato, questi casi rimanevano comunque contingentati ad un gruppo sociale e ad un periodo storico ben specifico. In sostanza, il trend di crescita della popolazione per Malthus appariva comunque inarrestabile, conducendo ben presto a una crisi produttiva ed a una inevitabile sofferenza per la condizione umana.

La rappresentazione grafica del concetto di Malthus è ben evidenziabile nella famosa “curva malthusiana”.

La matematica malthusiana arrivò addirittura per essere definita quale “scienza triste”, in virtù della sua visione catastrofica e insostenibile della crescita economica. La dottrina economia è, per la maggior parte, ancora ancorata all’idea che Malthus avesse torto, osteggiato sia dalla politica che dall’economia1.

Il vero errore della politica economica di Malthus è stato quello di considerare la politica agricola come strumento di crescita e di sviluppo a sé stante, senza riuscire a prevedere la scoperta del petrolio e la possibilità di trasformare combustibili fossili in energia sarebbero stati i fattori determinanti del 1800, determinando la Rivoluzione Industriale2. Grazie agli aratri a motore, ai pesticidi derivati dal petrolio ed al combustibile a basso costo che permetteva l’importazione di grosse quantità di cereali provenienti da continenti lontani, la produttività agricola ha potuto incrementarsi e velocizzarsi, riuscendo quindi ad adeguarsi alla crescita della popolazione. Ma la scoperta e lo sfruttamento del petrolio rappresentano comunque delle risorse limitate, e quindi inevitabilmente destinate ad esaurirsi. Il petrolio è stato quindi un fattore “casuale” che ha impedito che la profezia di Malthus si potesse avverare.

Le critiche a Malthus parevano fondate, poiché tutti gli economisti tendevano a credere che il progresso tecnologico avrebbe permesso un’offerta di produzione agricola via via sempre più ideale alle necessità della popolazione globale, insieme alle stime relative ai paesi in via di sviluppo, che, sulla scia dei paesi occidentali, avrebbero anch’essi registrato un calo delle nascite in seguito al processo di sviluppo economico.

Ma i critici di Malthus dimenticano che, nel lungo orizzonte, lo sfruttamento rapido del carbone, del petrolio e del gas rappresenta un tempo di autonomia nonché di benessere produttivo limitato.

Nell’utopistica prospettiva di delineare un’economia che sia ben lontana dalla logica di Malthus, dimentichiamo che si possono tracciare delle prospettive di affinità tra la tesi malthusiana e l’economia nella quale ci troviamo. Se poniamo alla base del discorso il tema dell’esauribilità delle risorse e di un’economia che si trova di fronte ad un perpetuo andamento ciclico condizionato da fasi di sviluppo oltre ad altri di contrazione economica3, è possibile evidenziare come il processo di indebitamento a cui numerosi stati vanno incontro riscontri un terreno fertile in quella logica appartenente proprio a Thomas Malthus4.

Un’economia può sicuramente tenere in pancia più debito di quanto non possa rimborsare: i singoli creditori possono comprare titoli oltre il livello rimborsabile per numerose ragioni:

  • Perché non riescono a percepire l’andamento economico e finanziario del paese, né a comprendere i fenomeni macroeconomici riguardanti il paese di investimento;
  • Perché credono fermamente in una prospettiva di economia crescente in modo sufficiente da rimborsare i crediti emessi in precedenza;
  • Perché sono convinti del fatto che, semmai si dovesse presentare una situazione di drammaticità di ripudio del debito, questa andrebbe a colpire altri investitori.

Se però, venendo all’ultimo punto, la situazione di criticità dovesse riguardare proprio il creditore in prima persona, il creditore sarà istintivamente portato a rivendicare la propria ricchezza e monetizzare immediatamente il debito. Con una forte domanda indebitata di riscossione del debito, insieme ad un’offerta fisicamente vincolata, non si verifica una carestia, come previsto da Malthus, ma una manifestazione di un debito insostenibile – ritornando ad utilizzare i termini dell’economista inglese – che affligge l’economia di oggi.

L’attuale sistema di moneta basata sul debito e creato dalle banche in passato ha offerto un efficace stimolo alla crescita economica, ma non riesce più a tollerare un modello di fare economia proprio del secolo scorso5.

Il tema sta proprio sulla grande lacuna di Malthus, e cioè su un’economia che deve il ritorno energetico sull’investimento fatto in materia energetica secondo una prospettiva di sostenibilità e di adeguamento a nuovi parametri di fabbisogni mondiali di energia, insieme alla consapevolezza di una visione del debito “entropica”, destinata cioè a logorarsi nella sua natura se non sostenuta da una scienza economica migliorabile ed in linea con le istanze moderne. Non riusciremo mai ad invertire questo trend a meno che un nuovo evento epocale e fortunoso, “una nuova scoperta del petrolio”, ribalti la prospettiva di un credito che aumenta più velocemente di quanto la stessa ricchezza reale che serve a ripagare il credito possa crescere di pari passo..

In quella dinamiche di Malthus che poneva in relazione la sussistenza e la demografia, opera per ragioni affini anche la ricchezza ed il debito, con conseguenze parimenti preoccupanti: impoverimento e mobilità sociale verso il basso, recessione economica, disoccupazione, fallimenti di aziende sia pubbliche che private, problemi relativi alle erogazioni per ottemperare agli impegni pensionistici, fallimento dei mercati azionari e cancellazione degli sforzi economici dei piccoli investitori. Un sistema economico di questo tipo diventa poco equo, in virtù del fatto che pompa il denaro da quanti ne hanno meno a quanto ne hanno ancora in abbondanza.

In questi anni, il debito globale è cresciuto di 57.000 miliardi di dollari, pari ad un incremento del 17% del rapporto debito/PIL globale6. Per rimborsare la totalità del debito contratto si stima che ci vorrebbe l’intero prodotto globale di circa tre anni. Si tratta di un onere che, realisticamente, non sarà mai rimborsabile.

Per tentare di risolvere questo annoso problema, sarebbe necessario allineare i crediti sulla produzione di ricchezza futura alla effettiva capacità del sistema economico di produrre tale ricchezza. Attraverso un sistema di questo tipo si creerebbe un meccanismo di oneri nel riscatto del debito che riflettono il reale andamento della crescita economica ed in linea con la produttività del paese.

Se ciò non dovesse realizzarsi, tutto fa presagire che una nuova bolla speculativa minacci nuovamente le economie mondiali, determinando un’evidente recessione economica – dettata dalla sua già notata ciclicità – impossibile da evitare, non troppo lontano poi dalle prospettive delineate qualche secolo fa proprio da Thomas Malthus.


Note

1 “L’alimentazione oggi è più adeguata che mai, ed è disponibile al costo più basso della storia umana, mentre il mondo è di gran lunga più popolato di quanto non sia mai stato”, affermava il presidente dell’American Economic Association D. Gale Johnson, nel 1999.

2 Modelli di evoluzione di una popolazione isolata, http://calvino.polito.it/~mazzi/analisi%20II/Malthus.pdf
3 “La teoria dei cicli (o delle onde), elaborata dall’economista russo Nikolaj Kondratieff (1892-1938), sostiene che l’economia globale si sviluppa attraverso periodi di 40-60 anni (secondo lo schema “crescita, stabilità, depressione e recessione”) innescati dalle grandi innovazioni tecnologiche. Lo schema è stato poi adattato dall’analisi tecnica per spiegare l’esistenza di “supercicli dei mercati finanziari”, che si sviluppano con lo stesso ritmo. Come si vede nel grafico in pagina ora saremmo alla vigilia della sesta onda di innovazione dalla fine del Settecento, innescata dalle scoperte nei settori biotech, nanotech e delle tecnologie ambientali. L’analisi ciclica, però, aggiunge che ora ci aspettano alcuni difficili anni di transizione laterale prima che, in un momento collocabile fra il 2015 e il 2020, si impongano sul mercato azionario le condizioni per la nascita di un nuovomercato economico.” http://argomenti.ilsole24ore.com/parolechiave/cicli-kondratieff.html
4 Simon Ross, Perhaps Malthus Was Right After All, Huffington Post; https://www.huffingtonpost.co.uk/simon-ross/perhaps-malthus-was-right_b_9217154.html?guccounter=1&guce_referrer_us=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&guce_referrer_cs=4W0u-MMaiuFxMoR_Vq7Jxw

5 Per un maggiore approfondimento sul tema si veda Kennedy Maize, Energy, GDP, and Thomas Malthus, https://www.powermag.com/energy-gdp-and-thomas-malthus/; Aaron Menenberg, Our Agriculture and Energy Policies: A New Malthusian Catastrophe?, Economonitor, http://archive.economonitor.com/policiesofscale/2012/09/20/our-agriculture-and-energy-policies-a-new-malthusian-catastrophe/.

6 Mariangela Tessa, Sale a 233mila miliardi il debito globale, giù rapporto col Pil, Wall Street Italia,Gennaio 2018, http://www.wallstreetitalia.com/

Copertina: The Removal of the Wool from the Skins and the Combing, by Isaac Claesz van Swanenburg, 1519 / Museum De Lakenhal
Scarica PDF

Francesco Gaudiosi

Francesco Gaudiosi è un giornalista pubblicista dal 2015. Laureato in Scienze Politiche con 110 e lode con una tesi sulle Cooperazioni Rafforzate nel diritto dell’Unione Europea, adesso è studente magistrale della laurea in International Relations alla Federico II di Napoli.
È membro del consiglio direttivo di MSOI Napoli e socio del Club Atlantico Giovani.
Appassionato di geopolitica e di economia internazionale ha scritto alcune pubblicazioni per lo IAI- Istituto Affari Italiani. Segue con interesse il panorama europeo, in particolar modo gli aspetti riguardanti il diritto dell’Unione Europea e le sentenze della Corte di Giustizia Europea.

Vedi tutti gli articoli
Vai alla barra degli strumenti