Il paradigma del PCC quale Partito di governo

Il paradigma del PCC quale Partito di governo

La trasformazione di un Partito rivoluzionario a Partito di governo

Alla fine degli anni ’90, il Partito Comunista Cinese (PCC) ha avviato una approfondita ed autentica ricerca di rinnovamento consolidando la sua presa sul potere e migliorando le sue prestazioni. Al centro di questo sforzo ha posto un ampio riconoscimento il fatto che i problemi del PCC non si possono relegare alla mera attuazione di politiche sbagliate che portano ad una diminuzione del consenso.

La stessa struttura partitica, i metodi, l’organizzazione politica e l’ideologia del Partito sembravano inadeguati al compito di gestire le numerose sfide della Repubblica Popolare Cinese. In diversi studi retrospettivi delle prestazioni del Partito, gli accademici cinesi hanno evidenziato la tendenza a non applicare ideologie anacronistiche, metodi e stili di leadership in situazioni in cui non erano adatti. Un tema comune negli scritti del Partito verso la fine del secolo scorso era il definire scarse e non adeguate le competenze e le conoscenze dei funzionari cinesi, troppo legati ad una visione rivoluzionaria del Partito senza avere le capacità di governare il Paese.

Lo Study Times nel 2003 riassunse la situazione riconoscendo il fatto che Mao avesse stabilito dei “principi importanti” per la ricostruzione della Cina successivamente alla rivoluzione culturale, ma che il Partito peccava di esperienza portando così ad una “impossibilità di fornire una risposta sistematica e scientifica” alla domanda sul “come il Partito debba governare”.

Il successo sorprendente delle politiche economiche orientate al mercato, hanno dimostrato definitivamente l’irrimediabile obsolescenza delle teorie politiche e dei metodi di una economia di comando. Gli analisti hanno individuato come fosse particolarmente problematico il perseguimento di un totale controllo, proprio dell’era Mao. Troppo spesso, l’applicazione di questo principio ha causato disastri economici e caos politici.

Un Partito che conduce alla modernizzazione deve essere esso stesso modernizzato. Le riviste del Partito all’inizio di questo secolo erano piene di studi sulle esperienze di come i Partiti politici in altri Paesi siano riusciti a rimanere al potere in periodi di grandi cambiamenti. I teorici alla fine si sono concentrati sull’importanza di una buona governante quale radice del successo dei Partiti longevi. “Tutti i settori del governo devono espandere il proprio fondamento sociale per consolidare la loro posizione dirigente, dimostrare la loro capacità di risolvere i problemi sociali, regolare e guidare lo sviluppo, vincere il sostegno della cittadinanza contrastando la corruzione ed attuando politiche efficienti” (Study Times 2003).

Mentre gli ingredienti per una buona gestione potevano apparire evidenti, la strada del PCC per applicare quelle lezioni sembrava meno chiara. Per un Partito politico che ha fondato la sua identità e legittimità su un’ideologia di lotta di classe, c’era poco marxismo ortodosso da poter giustificare uno stile di governo quale quello attuale. Anche il lavoro di Deng nel riorientare il socialismo del Partito verso la riforma del mercato, giustificandolo come un altro metodo “scientifico” per realizzare l’obiettivo socialista classico di “scatenare le forze della produzione”, ha sostenuto l’identità formale del PCC come Partito nominalmente impegnato alla rivoluzione socialista.

Il PCC come “Partito di governo” incarna un ideale politico in cui il Partito ha il ruolo di leadership nello Stato e nella società per consentire l’efficiente funzionamento di numerose istituzioni economiche, politiche, giuridiche e sociali. La leadership del Partito si intende in termini di “leadership politica, ideologica e organizzativa” che esercita l’autorità attraverso un sistema di Leggi statali (Xinhua 2002a).

Mentre il XVI Congresso del Partito è stato il primo a definire il PCC come un “Partito di governo”, la quarta sessione plenaria, tenutasi due anni dopo, forniva una spiegazione molto più completa del concetto e delle sue implicazioni. Secondo la quarta sessione, Il PCC come partito di governo deve avere la capacità di “Mettere in atto ed applicare la giusta teoria, la linea, i principi guida e le politiche; di guidare, elaborare ed attuare la Costituzione e la Legge; adottare sistemi di leadership scientifici; mobilitare ed organizzare la popolazione per gestire lo Stato, il sociale, l’economia, le imprese culturali; e per costruire un paese socialista moderno” (Xinhua 2004). Ogni elemento di questa definizione può essere riesaminato per fornire una spiegazione completa del paradigma del Partito di governo. Vediamo adesso nello specifico alcuni di questi punti precedentemente elencati.

Mettere in atto ed applicare la giusta teoria, la linea, i principi guida e le politiche, è un requisito che mette in evidenza la leadership del PCC quale Partito politico organizzato secondo una ideologia leninista. Viene sottolineata l’importanza di sviluppare una “teoria corretta” su cui la linea di base, i principi guida, e le politiche sono logicamente derivate e per cui sono giustificate. Questo requisito sottolinea anche il fatto che il PCC esercita il suo controllo sulle politiche dello Stato attraverso l’emissione di “principi, politiche e linee guida” collettivamente note come “direttive centrali”.

Elaborare e attuare la Costituzione e le Leggi. Centrale rimane la relazione tra Partito e Stato. I leader del Partito hanno previsto un processo in cui il PCC controlla la redazione e l’attuazione delle leggi statali attraverso le direttive centrali. Una volta promulgate, il Partito controlla l’applicazione del diritto statale. Il PCC come Partito di governo necessita di un forte insieme di strumenti giuridici, tra cui la Costituzione statale, i regolamenti, le leggi ed i tribunali, che rimangono sotto il controllo del Partito e tuttavia sono abbastanza resistenti da resistere agli arbitrari interventi di potenti funzionari di Partito. Il paradigma del partito governativo così richiede lo sviluppo di meccanismi che possano controllare i rischi di corruzione e abuso senza dover cedere potere, un compito difficile a cui il Partito ha visto pochi progressi durante gli anni Hu.

Adottare sistemi e metodi scientifici di leadership. Deriva dall’interesse del PCC nello standardizzare e istituzionalizzare l’esercizio del potere, portando alla creazione ed al miglioramento di meccanismi per migliorare il sistema rendendolo affidabile, efficiente dalla leadership partitica a quella statale. Ciò razionalizza l’identità del Partito, l’ideologia ed i processi politici.

Mobilitare ed organizzare la popolazione per gestire lo Stato, il sociale, l’economia e la cultura. Come Partito formalmente comunista, il PCC continua ad impersonificare questo ruolo di Partito che promuove e mantiene stretti legami con la gente comune. Tuttavia, il PCC come Partito di governo esclude i metodi imprevedibili e traumatici dell’era Mao a favore di metodi più moderni di “connessione” con il pubblico attraverso istruzione, indagini, sondaggi e incontri pubblici.

Costruire un paese socialista moderno. Questo requisito riguarda una vasta gamma di obiettivi politici e strategici per realizzare il ringiovanimento della nazione. Una governance competente richiede lo sviluppo di meccanismi, idee e processi politici che consentono al PCC di mantenere il controllo del Paese e delle forze armate. Il PCC mira a farlo in primo luogo ridefinendo il suo ruolo di leadership e attraverso una maggiore istituzionalizzazione e razionalizzazione dei processi politici invece di adottare un “controllo totale” che ha caratterizzato l’era di Mao.

Il quarto plenum ha riaffermato il rapporto del XVI Congresso del Partito che ha identificato cinque strategie essenziali per il PCC per avere successo come Partito di governo. Queste sono le capacità di: valutare razionalmente la situazione; padroneggiare l’economia di mercato; districarsi in situazioni complicate; dirigere il Paese secondo la Legge; rimanere saldamente al comando. Questi requisiti sottolineano l’importanza di sviluppare una visione strategica, coltivare competenze tecniche e professionali e standardizzate e razionalizzare l’esercizio del potere politico. L’immagine dipinta è di una leadership del Partito che si specializza nella visione strategica a lungo termine e nello sviluppo delle direttive centrali per guidare la pianificazione e la politica della Repubblica Popolare, decisa a voler rimanere al comando ancora per molto tempo.


Fonti:

China after the Cultural Revolution: politics between two party congresses

Jürgen Domes, Marie-Luise Näth. University of California Press, 1977

China’s Automotive Modernization: The Party-State and Multinational Corporations

Gregory T. Chin. Palgrave Macmillan, 2010

China’s New Governing Party Paradigm: Political Renewal and the Pursuit of National Rejuvenation

Timothy R. Heath. Ashgate Publishing Company, 2014

Alexander Virgili

Alexander Virgili

Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università di Napoli “Federico II”, ha conseguito il Master in Istituzioni e Politiche Spaziali realizzato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana presso la SIOI. Tra i ruoli ricoperti è Segretario di MSOI Napoli, associazione giovanile delle Nazioni Unite in Italia. È il membro più giovane della Commissione Questioni Internazionali, presieduta dall'Ambasciatore Bosco, della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo e Consulente della CSI Strategic Studies. Da anni è attivo nel settore della difesa e protezione civile, sia con ruoli direttivi nel Nucleo Operativo di Napoli del Corpo Italiano di San Lazzaro, ramo nazionale della ONG Lazarus Union, che come personale volontario in ausilio alle FF.AA. presso il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.

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