Il futuro della Russia nelle mani di Putin

Il futuro della Russia nelle mani di Putin

 

Vladimir Putin è stato rieletto alla presidenza della federazione russa per la quarta volta, ma questo potrebbe essere il mandato più difficile di sempre.

Marzo sarà ricordato come un mese storico per la Russia per via di due eventi: la quarta rielezione di Vladimir Putin alla presidenza della federazione ed il caso Skipral.

Con il 76,69% dei suffragi ottenuti su un’affluenza del 67,54%, ossia circa 56 milioni di voti, secondo i dati della Commissione Elettorale Centrale, Putin è diventato il politico più votato nella storia della Russia post-sovietica e si appresta a raccogliere la sfida di guidare un paese letteralmente risorto dal punto di vista domestico ed internazionale dopo aver rischiato un’implosione economica e sociale nell’immediato post-Urss dominato da Boris Eltsin, dagli squali dell’oligarchia mafiosa, dalle tensioni sociali e dalle minacce disgregatrici provenienti dal Caucaso.[1]

Abile stratega e profondo conoscitore delle principali dinamiche e retroscena nazionali ed internazionali alla luce di una formazione di lunga data nel KGB[2], Putin è quel potere dietro la corona che ha accelerato il processo di caduta di Eltsin nel 1999 e che da allora si è assunto l’onere di riportare la Russia ai fasti del passato attraverso la costruzione di un sistema semi-autoritario basato sul monopolio del potere politico, sullo stretto controllo dell’economia attraverso sodalizi con la grande imprenditoria e con l’oligarchia mafiosa e su un lungimirante programma di ri-nazionalizzazione delle masse basato su valori conservatori ed ortodossi antitetici a quelli del vicinato occidentale.

Sotto la guida di Putin, la Russia è rientrata a pieno di titolo nell’alveo delle grandi potenze, dapprima prendendo parte alla guerra al terrore inaugurata dall’amministrazione Bush Jr nell’immediato dopo-11/9, poi tentando di costruire rapporti quanto meno di collaborazione pacifica con la Nato ed infine rivolgendo le proprie ambizioni geostrategiche al di fuori del teatro occidentale, intravedendo nell’Unione Economica Eurasiatica, nella Repubblica Popolare Cinese e nell’Iran, la possibilità di dar luogo ad una coalizione capace di proporre dei modelli alternativi di globalizzazione, di visione del mondo e di gestione delle relazioni internazionali, rispetto a quelli unilateralmente imposti dal blocco euroatlantico con la fine della guerra fredda.

Molti sono stati anche i successi a livello domestico: la lotta, seppure parziale e viziata da interessi personalistici, al dominio dell’oligarchia mafioso-imprenditoriale, battaglie culturali e sociali come le campagne anti-alcolismo ed anti-tabagismo e la ri-cristianizzazione delle masse, ed il ritorno alla crescita economica con annesso un incremento del potere d’acquisto dei cittadini, entrambi interrottisi soltanto con la recente crisi del rublo del 2014, causata dal crollo nel prezzo del petrolio, la cui esportazione è una delle principali voci dell’economia nazionale, e dall’imposizione di sanzioni di natura economica da parte di Unione Europea e Stati Uniti, seguiti da altri paesi, tra i quali Canada, Australia e Ucraina in reazione all’annessione della Crimea.[3] [4] [5] [6]

Putin è anche colui che è riuscito nel tentativo di portare avanti una politica estera neoimperiale mirante alla costruzione di una sfera di influenza egemonica negli ex territori sovietici, in special modo dell’Asia centrale e nel Caucaso, basata sull’approfondimento dei rapporti economici, diplomatici e militari e sul “muscolarismo”, quando necessario, come evidenziato dalla seconda guerra in Ossezia del Sud e dalla recente guerra in Ucraina.

In ogni paese uscito dalla sfera neoimperiale, ma la cui vicinanza è stata ritenuta un interesse nazionale, è stata condotta un’abile campagna di disintegrazione dell’integrità territoriale basata sul finanziamento a movimenti secessionisti armati, quale modo per continuare ad influire negli affari interni. La Georgia è stata destabilizzata con la costituzione al suo interno degli autoproclamati stati dell’Ossezia del Sud[7] e dell’Abcasia, l’Ucraina attraverso la costituzione delle repubbliche popolari di Doneck e Lugansk.

L’isolamento internazionale causato dall’intromissione russa nella crisi ucraina e nella guerra civile siriana, in entrambi i casi assumendo posizioni contrarie a quelle perseguite dal blocco euroamericano, ha paradossalmente aiutato Russia Unita[8] a consolidare ed allargare il consenso nazionale, anche attraverso una densa e ben costruita campagna propagandistica mirata a dipingere Putin come un eroe della patria in lotta contro le forze imperialistiche occidentali che vorrebbero infiltrare e distruggere la Russia e la civiltà ortodossa.

Con l’inasprirsi di quella che papa Francesco I ha ribattezzato la “terza guerra mondiale a pezzetti” o che altri han definito la “guerra fredda 2.0”, in Occidente è aumentata la disinformazione verso la Russia, essenzialmente rappresentata come una pseudo-democrazia poggiata su uno stato mafioso, in cui sono assenti le basilari libertà e diritti civili e dove corruzione, nepotismo e violenza impediscono il sorgere di una cultura politica democratica e del pluralismo.

La verità è che in Russia è mancato storicamente un processo di democratizzazione politica e gli unici tentativi presentati dalla storiografia occidentale come operazioni di occidentalizzazione, sono stati condotti da Pietro I e Nicola II, in realtà più dei progetti riguardanti la modernizzazione dei costumi, della burocrazia e della macchina statale che delle campagne ideologiche.

Le stesse accuse mosse a Putin e a Russia Unita di egemonizzazione del panorama politico potrebbero essere fatte nei confronti di Angela Merkel e dell’Unione Cristiano-Democratica, che dominano la scena tedesca dal 2005.[9]

Il broglio elettorale non è un fenomeno tipico della Russia, ed è presente in maniera variegata anche nelle democrazie più avanzate, come in Italia, in Austria o negli Stati Uniti – le elezioni presidenziali del 2004 che videro la rielezione di Bush Jr.[10]

Inoltre, i partiti di minoranza hanno ovunque le stesse difficoltà nel reperimento di fondi necessari alle campagne elettorali, nella creazione di relazioni strategiche con l’imprenditoria e la società civile e nell’ottenere visibilità mediatica, qualsiasi sia il grado di democraticità, di trasparenza e di pluralismo di un regime politico.

Vittorio Zucconi, de La Repubblica, ha plaudito al coraggio di quei russi che non hanno regalato i loro suffragi a Russia Unita; ma quali partiti alternativi sono stati premiati dall’elettorato? Il Partito Comunista (13,4% dei voti), il Partito Liberal-Democratico (6,3% dei voti) ed Iniziativa Civica (1,4% dei voti).[11]

Seppure caratterizzati da visioni sull’economia e sulla società diverse, i comunisti e liberaldemocratici sono accomunati da posizioni in politica estera molto più estreme di quelle di Russia Unita, accusata da ciascuno di eccessiva timidezza nei confronti dell’asse Ue-Usa, tra l’altro miranti alla ricerca di una “Grande Russia” unente ex territori sovietici ed imperiali e più combattiva nella difesa degli interessi nazionali.

Insomma, chi non ha votato per Russia Unita, ha in grosso modo votato per partiti basati su posizioni ancora più estreme ed antioccidentali, un fatto che dovrebbe dare adito a riflessioni sulla reale conoscenza che il mondo accademico e l’opinione pubblica occidentali hanno della civiltà russa.

Putin non è un eroe, ma probabilmente non è neanche l’eminenza grigia dietro ogni evento controverso che sta avendo luogo nel mondo, come la destabilizzazione del Medio Oriente, l’ascesa dei partiti euroscettici nell’Unione Europea, l’elezione di Trump alla Casa Bianca o la Brexit.

Un’analisi imparziale non può comunque ignorare i rischi che contraddistinguono il mestiere del giornalista d’inchiesta in Russia ed i legami mai totalmente rotti tra politica, grande imprenditoria e crimine organizzato, principale causa del clima di insofferenza e di sfiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, ma anche motivo delle difficoltà ad approntare un piano di sviluppo sociale e crescita economica di lungo termine sullo stile della Saudi Vision 2030[12] o dell’One Belt and One Road Initiative[13].

La rielezione di Putin alla presidenza della federazione russa potrebbe quindi celare più imprevisti che opportunità. La nazione è afflitta da un grave problema demografico causato dalla bassa natalità, 1,61 figli per donna nel 2017 (dati CIA World Factbook), dall’elevata mortalità, soprattutto causata dall’alcolismo e dalle mancanze del sistema sanitario, e dall’emigrazione. Dal 1991 al 2017 la popolazione ha subito un declino di 4 milioni di unità ed entro il 2050, secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, potrebbe scendere al di sotto dei 143 milioni se il trend continuasse.[14]

Dal 2014 ad oggi, la popolazione è tornata a crescere, ma soltanto per l’apertura delle frontiere ai cittadini del Turkestan nell’ambito dell’UEE ed ai profughi dell’Ucraina orientale.

In questi sei anni, Putin dovrà anche tentare di emancipare il paese dal suo status di potenza energetica dipendente dalle esportazioni di risorse naturali. Nel 2012 il settore idrocarburo costituiva il 16% del pil, il 52% delle entrate al bilancio federale ed il 70% delle esportazioni.[15]

Le dinamiche dell’economia nazionale sono estremamente dipendenti dal volatile e instabile mercato internazionale ed un semplice aggiustamento dei prezzi in senso negativo può condizionare la realizzazione dei programmi federali, le cui entrate provengono per poco più della metà dall’andamento delle esportazioni.

Alla Russia servono visioni di lungo termine miranti alla diversificazione dell’economia ed al pieno raggiungimento di un’economia di mercato concorrenziale, in ballo c’è il rischio di ripercorrere gli errori degli economisti sovietici e di ri-trasformare il paese in uno stato-caserma poggiato su fondamenta economiche sempre più fragili, sino al collasso.

La pressione internazionale sempre più asfissiante ha spinto l’elettorato a riconfermare Putin, ma anche a far crescere partiti nazionalisti, segno che la maggior parte della società civile non cerca una distensione in stile Gorbaciov o Eltsin, due figure ampiamente demonizzate in patria e velatamente accusate di aver agito per conto di agenti esterni.

Il recente caso Skipral, esploso poco prima delle elezioni, non ha intaccato la popolarità del presidente uscente, anzi avrebbe galvanizzato circa il 10% degli indecisi ad andare al voto, secondo quanto riferito da Andrej Kondrashov, portavoce della campagna elettorale di Putin.[16]

Maggiore è la tensione internazionale percepita dai cittadini, maggiore è il sostegno dato a Putin, il cui consenso ha superato oltre il 90% delle preferenze in alcune regioni, come in Crimea. [17]

Il caso dell’avvelenamento dell’agente doppiogiochista Sergej Skipral, condannato per alto tradimento poiché reclutato dall’MI6 dal 1995, ma poi indultato in seguito ad uno scambio di prigionieri avvenuto nel 2010, ha esacerbato ulteriormente i già incrinati rapporti tra il blocco Usa-Ue e Russia. Numerose le testate giornalistiche e le autorità pubbliche che hanno paragonato il caso a quello di Aleksandr Litvinenko, interpretandolo come un affronto alla sovranità nazionale del Regno Unito e pertanto meritevole di una dura reazione.

Il caso è stato un’occasione di riavvicinamento tra il Regno Unito e l’Unione Europea, ma anche con gli Stati Uniti. Alla data del 31 marzo, sono stati espulsi oltre 150 diplomatici russi da 28 paesi e dalla Nato, chiuso il consolato di Seattle e ulteriori ritorsioni sono previste nei prossimi giorni. La Russia ha sinora reagito simmetricamente, negando ogni accusa di coinvolgimento nell’avvelenamento, mentre si attende la pubblicazione delle prove che sarebbero in possesso alle autorità inglesi.[18]

La capacità di ripristinare i rapporti con il blocco euroamericano sarà un’altra sfida molto importante per Putin, perché il rischio di oltrepassare le guerre per procura e le ritorsioni economiche e diplomatiche ed elevare lo scontro su altri campi si fa sempre più concreto, e il clima neomaccartista aleggiante nell’Unione Europea e negli Stati Uniti riguardante la presunta presenza e interferenza russa in ogni aspetto della società, dell’economia, della politica e delle crisi internazionali ne è la maggior evidenza.

La politica di potenza non è l’unico modo di garantire la stabilità per la Russia e in quello che sembra profilarsi come l’ultimo mandato per Putin, l’obiettivo dovrà anche essere la distensione internazionale, nella consapevolezza di non poter poggiare su Pechino, Teheran, Minsk o Astana quali alleati per un fronte antioccidentale.

Infine, su Putin pesa anche l’onere di dover guidare la corsa al trono che avrà luogo a partire dal 2020. Il presidente ha costituito un centro di potere formato da uomini del FSB e della grande imprenditoria, persone guidate da comuni visioni geopolitiche, ma soprattutto di fiducia. Non è detto che il favorito alla successione sia Dmitry Medvedev, fedele in toto alla linea putiniana, ma senza spirito di iniziativa e ciò che serve a Putin è invece un uomo altrettanto forte, capace di non cedere dinanzi le pressioni e i tentativi di infiltrazioni esterni, che continui la politica di rinascita neoimperiale senza ripercorrere gli errori di Gorbaciov ed Eltsin.


[1] Итоговая явка на выборах президента составила 67,54%. Ria.ru, 23/03/2018

[2] Durante la sua carriera come membro e ufficiale dei servizi segreti sovietici con il grado di tenente colonnello del KGB, durata dal 1975 al 1991.

[3] Hille, K. Putin claims credit for healthier Russia as vodka intake falls, Financial Times, 13/03/2018

[4] Orszag, P. Putin’s other war: Fighting Russian binge drinking, Chicago Tribune, 12/08/2015

[5] Tavernise, S. Inflation Robs Russians of Buying Power, The New York Times, 18/08/2015

[6]Klimentyev, M. Russian economy under Putin: Quality of life tripled, foreign debt fell 75% , Russia Today, 27/01/2018

[7] http://www.limesonline.com/cartaceo/come-davvero-andata-la-guerra

[8]Russia Unita (Единая Россия) è un partito politico russo, nato dalla fusione di due partiti: Madrepatria – Tutta la Russia, a sua volta frutto dell’unione, nel 1998, tra Madrepatria di Jurij Lužkov (sindaco di Mosca) e Tutta la Russia di Evgenij Primakov (già primo ministro) e Mintimer Šaeymiev (già primo ministro del Tatarstan) e “Partito Unito di Russia“, di Sergei Šoigu e Aleksandr Karelin , nato dalla fusione delle fazioni parlamentari Unità e Otecestvo ed è stato presentato al pubblico come il partito di Putin.

[9]       Angela Merkel guida l’Unione Cristiano-Democratica dal 2000 ed è ininterrottamente cancelliere dal 2005 attraverso coalizioni multipartitiche. Il panorama politico è dominato dall’UCD e dal partito Socialdemocratico ed in parte minore dall’Unione Cristiano-Sociale di Baviera: dal 2002 ad oggi due di questi tre partiti hanno formato le coalizioni di governo.

[10]     Keefer, M. Evidence of Fraud in the 2004 U.S. Presidential Election: A Reader, GlobalResearch, 05/11/2012

[11]     Elezioni Russia: la quarta volta di Putin, Il Fatto Quotidiano, 19/03/2018 https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/19/elezioni-russia-la-quarta-volta-dello-zar-putin-solo-stalin-al-potere-piu-a-lungo-loppositore-navaly-denuncia-brogli/4235580/

[12]     La Saudi Vision 2030 costituisce il piano economico post- petrolifero del Regno, che pone l’accento sulle riforme strutturali, le privatizzazioni e lo sviluppo delle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di incrementare le esportazioni non petrolifere del Regno e, di conseguenza, di creare opportunità di lavoro per i cittadini. http://vision2030.gov.sa/en

[13]     La Nuova via della seta è un’iniziativa strategica della Cina per il miglioramento dei collegamenti e della cooperazione tra paesi nell’Eurasia. Comprende le direttrici terrestri della “zona economica della via della seta” e la “via della seta marittima del XXI secolo” ,ed è conosciuta anche come “iniziativa della zona e della via” (Belt and Road Initiative , BRI ) o “una zona, una via” e col corrispondente acronimo inglese OBOR (one belt, one road).

[14]     Total fertility rate, Cia World Factbook,

[15]     World Development Indicators: Contribution of natural resources to gross domestic product, Banca Mondiale, 2014

[16]     R. Castelletti, Elezioni in Russia, Putin trionfa con oltre il 76%. Discorso alla folla: “Successo è nostro destino”, La Repubblica, 17/03/2018

[17]     Putin Receives Over 76.6% of Votes as Over 99% of Ballots Counted, Sputnik, 19/03/2018

[18]     Ex spia russa, Usa e Ue espellono 100 diplomatici russi. Mosca: “Risponderemo”, Il Tempo, 26/03/2018

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Emanuel Pietrobon

Emanuel Pietrobon

Laureando in Scienze Internazionali, dello sviluppo e della cooperazione all'università di Torino. Attualmente in erasmus all'Accademia di Umanistica ed Economia di Lodz (Polonia), dove studio Scienze della Comunicazione e dell'Informazione.
Da sempre appassionato di relazioni internazionali, geopolitica, studio delle religioni comparato e ruolo del sacro negli affari internazionali, strategia militare, nuove guerre.

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