Radicalizzazione e terrorismo in America Latina: i casi di Guyana e Suriname

Radicalizzazione e terrorismo in America Latina: i casi di Guyana e Suriname

Suriname e Guyana come Brasile e Trinidad e Tobago: due paesi che fronteggiano le sfide della radicalizzazione di comunità islamiche tradizionalmente assimilate e secolarizzate, e la cui sicurezza è minacciata dai legami tra crimine organizzato e terrorismo internazionale.


L’analisi dei casi di Trinidad e Tobago e Brasile ha evidenziato come in America Latina siano in corso dei processi di radicalizzazione fra comunità islamiche storicamente integrate nelle società e culturalmente assimilate. Trinidad e Tobago è il primo ed unico paese delle Americhe ad aver sperimentato un’insurrezione islamista con obiettivo il rovesciamento di un regime democraticamente eletto, e presenta inoltre uno dei più elevati tassi di foreign fighter pro capite al mondo, mentre in Brasile sono state smantellate in biennio due cellule formate da terroristi autoradicalizzati pronte a compiere attentati per ottenere l’approvazione del Daesh.

Guyana e Suriname, similmente a Trinidad e Tobago, presentano una composizione religiosa pluralistica in cui l’islam si pone come una delle fedi maggioritarie professate dalle popolazioni e sono, inoltre, gli unici paesi latinoamericani ad essere membri a pieno titolo dell’Organizzazione della cooperazione islamica, l’organizzazione internazionale che rappresenta e salvaguarda gli interessi dei paesi musulmani nel mondo.

Entrambi i paesi hanno assistito alla radicalizzazione delle comunità islamiche nazionali ed attratto l’operato di cartelli della droga latinoamericani e di organizzazioni criminali e terroristiche internazionali, suscitando l’attenzione degli Stati Uniti e ponendosi, insieme a Trinidad e Tobago, come i paesi del subcontinente in cui l’allerta terroristica è maggiore.

Il caso del Suriname

Nel 2012 il Suriname era popolato da 541mila persone, delle quali 75mila di religione islamica – ossia il 13,8% della popolazione totale; la percentuale più alta di musulmani in un paese dell’emisfero occidentale 1 2.

L’insediamento dell’islam nel paese coincide con l’importazione di manodopera forzata dall’Africa occidentale ai tempi dello schiavismo. La comunità islamica è sopravvissuta ai tentativi di assimilazione culturale dell’epoca coloniale ed è cresciuta, soprattutto recentemente, grazie all’arrivo di lavoratori provenienti da India, Pakistan, Afghanistan e paesi dell’arcipelago indonesiano. Negli ultimi anni sono aumentate in maniera significativa anche le conversioni all’islam, soprattutto fra gli abitanti di origine africana – una tendenza registrata anche nel resto dei Caraibi e del subcontinente 3 4.

La situazione del paese è monitorata dagli Stati Uniti sin dal dopo-11 settembre, sia perché scelto come rifugio temporaneo da Adnan Gulshair el Shukrijumah, un importante membro di Al Qaeda ucciso dalle forze speciali pakistane nel 2014 durante la sua latitanza decennale, sia per l’esistenza di gruppi islamisti eversivi come Jamaat al-Fuqra (JaF) e di processi di radicalizzazione causati dall’attivismo di imam e missionari stipendiati dall’Arabia Saudita e dal proselitismo di ideologi qaedisti 5.

JaF è un’organizzazione islamista avente diverse similitudini con Jamaat al Muslimeen, il gruppo criminale-terroristico protagonista del tentato colpo di stato a Trinidad e Tobago del 1990, dal momento che finanzia le attività legali attraverso traffici illeciti ed è coinvolta principalmente in campagne di conversione dirette alla popolazione di origine africana.

JaF è stato fondato dalla guida spirituale pakistana Sheikh Mubarak Ali Shah Gilani negli anni ’80 e si è esteso rapidamente nei Caraibi, negli Stati Uniti ed in Canada; in questi ultimi due paesi gli è stata attribuita la responsabilità in omicidi di esponenti di gruppi settari-religiosi rivali e nella pianificazione di maxi-attentati terroristici, come ad esempio il progetto di colpire la comunità induista di Toronto nel 1991, per il quale furono arrestati cinque neo-convertiti di nazionalità dominicana e trinidadiana 6 7.

Inoltre, le organizzazioni islamiche del paese formano un network di dialogo e collaborazione con gli omologhi di Trinidad e Tobago e Guyana, sostenuto ideologicamente e materialmente da organizzazioni controverse con base in Pakistan e nell’Asia sud-orientale, come ad esempio Tablighi Jamaat – un’associazione pakistana impegnata nell’espansione globale dei valori dell’ortodossia sunnita che è stata accusata da diversi paesi occidentali, come Francia e Stati Uniti, di radicalizzare i seguaci e trasformarli in potenziali terroristi.

Tablighi Jamaat gode di una buona popolarità tra la comunità islamica surinamese e svolge attività di proselitismo nel paese attraverso l’invio di missionari 8.

Secondo il generale John Kelly, comandante dello US Southern Command, le emergenze terrorismo e radicalizzazione nel paese sono tra le più gravi della regione, insieme ai casi di Giamaica e Trinidad e Tobago, per via della presenza di gruppi terroristici della galassia jihadista presenti in attività di proselitismo e reclutamento, sia via internet che nelle moschee. Le dichiarazioni di Kelly sono state corroborate dalle operazioni antiterroristiche degli ultimi anni e dagli arresti di cittadini in procinto di partire oltreoceano con destinazione i teatri di guerra siriani. La sottovalutazione del problema da parte delle autorità nazionali avrebbe permesso a centinaia fra trinidadiani, giamaicani, surinamesi e venezuelani di arruolarsi nel Daesh e raggiungere la Siria. 9 10 11.

Il 2017 ed il 2018 sono stati degli anni intensi sotto il profilo delle attività di investigazione antiterroristica.

Nel luglio 2017 un’operazione delle forze di polizia surinamesi ha condotto all’arresto di cinque persone ritenute vicine al Daesh, di cui due fratelli con cittadinanza olandese, con l’accusa di condurre attività terroristiche. Nello specifico, al gruppo sono state attribuite responsabilità nella pianificazione di un attentato contro l’ambasciatore statunitense nel paese, Edwin Nolan, nel reclutamento di combattenti da inviare in Siria e nella costruzione di luoghi d’incontro virtuali per radicalizzati surinamesi in cui si programmavano anche eventuali partenze per i teatri di guerra. L’evento ha avuto un risalto mediatico ancora maggiore nel momento in cui si è scoperto che uno degli arrestati era il genero di Ronnie Brunswijk, un parlamentare12 13.

Nel maggio 2018 il presidente Dési Bouterse ha convocato una riunione di emergenza a cui hanno partecipato diversi ministri e i direttori delle agenzie di sicurezza per discutere delle contromisure da adottare per fronteggiare le minacce di attentati provenienti da un profilo Facebook legato al Daesh e motivate dalla richiesta di liberare i due reclutatori olandesi arrestati l’anno precedente. Le minacce sono state ritenute realistiche, spingendo il governo ad optare per una chiusura preventiva, e temporanea, di numerose scuole e ad incaricare l’unità antiterrorismo delle indagini 14.

Il paese non è afflitto soltanto dalla piaga delle infiltrazioni qaediste, salafite e del Daesh, ma anche dal pericoloso connubio fra il crimine organizzato autoctono e il terrorismo transnazionale. Lo stesso presidente Bouterse è stato accusato e condannato per traffico di stupefacenti e dal 1999 pesa su di lui un mandato di arresto dell’Europol 15 16.

Bouterse è accusato di aver capitanato, fra gli anni ’80 e ’90, un vero e proprio cartello coinvolto nel traffico di cocaina dall’America Latina all’Europa, coadiuvato da Roger Khan, il più importante signore della droga guyanese. Khan, attualmente detenuto negli Stati Uniti per reati di droga, è a sua volta implicato in relazioni affaristiche con le FARC e con Jamaat al-Muslimeen 17.

Il figlio del presidente, Dino Bouterse, è stato passato in giudicato per traffico di armi e droga ed infine arrestato dalla DEA a Panama il 29 agosto 2013 ed immediatamente estradato negli Stati Uniti come risultato di un’operazione sotto copertura tesa ad annichilire l’infiltrazione di Hezbollah nel subcontinente, e condannato a 16 anni di reclusione. Dino fu avvicinato da agenti della DEA presentatisi come esponenti di Hezbollah alla ricerca di appoggi sicuri in America Latina e garantì loro la costruzione di una base operativa in Suriname e rifornimenti di armi per condurre attentati contro obiettivi statunitensi 18.

Il caso della Guyana

L’islam in Guyana è presente sin dai tempi della tratta schiavista tra America Latina ed Africa occidentale e ha convissuto in maniera sostanzialmente pacifica con le altre confessioni maggioritarie del paese sino ai tempi recenti.

L’islam guyanese è una realtà minoritaria ma in forte crescita; secondo il censimento del 2012 è seguito dal 6,8% della popolazione, mentre secondo l’Organizzazione Islamica Centrale della Guyana (OICG) dal 13%.19

Nel corso del cosiddetto risveglio islamico degli anni ’70, la Guyana è divenuta uno dei terreni di scontro della guerra culturale fra Libia, Arabia Saudita e Iran per l’egemonia sulle comunità islamiche sparse nel mondo, il cui esito è stata l’attuale ortodossizzazione dei musulmani guyanesi secondo il sociologo Raymond Chickrie.20

Le tre potenze hanno tentato di esportare le proprie peculiari visioni dell’islam negli stessi modi, ossia finanziando la costruzione di moschee e scuole coraniche, inviando missionari e predicatori, sostenendo le attività delle organizzazioni islamiche presenti in America Latina e introducendo scambi culturali e studenteschi per permettere agli studenti di guyanesi di ottenere un’adeguata formazione islamica all’estero.21

Nel 1978 la Libia fondò il Guyana Islamic Trust, attraverso il quale – almeno sino alla caduta di Gheddafi, furono somministrati nel tempo i fondi necessari al mantenimento di scuole primarie e secondarie e di un istituto per la formazione islamica.

Libia a parte, i principali investitori nella diffusione dell’islam in Guyana sono stati, e sono tutt’oggi, Iran e Arabia Saudita, rispettivamente impegnati nella promozione dello sciismo e del wahhabismo; e ad essi sarebbe imputabile la crescente ortodossizzazione, e conseguente radicalizzazione, dei musulmani guyanesi, secondo quanto sostenuto da Johannes Gerrit de Krujf nel libro “Guyana Junction”.22

La situazione interna ha iniziato ad essere monitorata dagli Stati Uniti nel 2003, anno in cui fonti locali avvertirono l’Interpol della presenza nel paese di Shukrijumah, l’importante qaedista avvistato anche in Suriname e che avrebbe passato parte della latitanza in America Latina.

L’anno seguente il paese fu scosso dal brutale omicidio di Muhammed Hassan Abrahemi, un religioso sciita inviato dall’Iran per attività di insegnamento al Collegio Islamico Internazionale di Studi Avanzati di Georgetown. L’uomo fu rapito e il corpo ritrovato in una fossa ad un mese dalla sparizione; le indagini furono seguite anche da investigatori iraniani giunti appositamente, palesando il clima di scontro aleggiante nel paese fra sunniti e sciiti.23 24

Tuttavia, la gravità della questione dell’islam radicale in Guyana emerse con forza soltanto nel 2007, quando le autorità statunitensi sventarono un attentato terroristico all’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York City pianificato da un commando formato da esponenti di Jamaat al Muslimeen e da tre guyanesi con il presunto supporto esterno di agenti iraniani.25

Le menti del progetto terroristico erano proprio due guyanesi, Russell Defreitas e l’ex parlamentare Abdul Kadir; quest’ultimo si convertì all’islam sciita dopo aver incontrato Mohsen Rabbani, ritenuto dagli Stati Uniti ed Israele il principale esportatore degli ideali khomeinisti in America Latina ed uno degli architetti dagli attentati contro le comunità di ebrei argentini di Buenos Aires del 1992 e del 1994.26

La vicinanza della comunità islamica nazionale con le realtà surinamesi e trinidadiane ha inoltre permesso l’entrata nel paese di pericolose organizzazioni islamiste come Jamaat al-Muslimeen, Jamaat al-Fuqra e Tablighi Jamaat, le cui attività hanno alimentato le conversioni all’islam fra gli abitanti di origine africana. 27 28

Conclusioni

Il politologo Barry Rubin ha previsto la minaccia del terrorismo islamista proveniente da Caraibi e America Latina sia destinata a crescere nei prossimi anni per via della combinazione di fattori di tensione economica e sociale, ed i casi di Guyana e Suriname confermano che i processi di radicalizzazione fra i musulmani latinoamericani non siano un’anomalia specifica di Trinidad e Tobago, ma una realtà estesa in tutta la regione geopolitica di origini relativamente recenti ed imputabile essenzialmente alle influenze promanate da potenze esterne per ragioni di espansione egemonica.

Le principali organizzazioni terroristiche della galassia jihadista hanno siglato alleanze con gruppi del crimine organizzato e del terrorismo autoctono, ma anche con parti del panorama politico, e nel subcontinente dagli anni ’90 è segnalata la presenza di importanti ricercati internazionali.

Mentre dal Suriname sarebbe partito un numero imprecisato di combattenti arruolatisi nel Daesh, sulla Guyana non sono disponibili dati, ma in ambedue i paesi sono in corso processi evidenti di radicalizzazione nelle rispettive comunità islamiche nazionali, palesati dal coinvolgimento di cittadini in attività e complotti terroristici.


Note

1 Censimento 2012 visibile qui: http://www.statistics-suriname.org/images/Presentatie.pdf

2 Zambelys S., The Threat of Islamic Radicalism in Suriname, The Jamestown Foundation, 02/11/2006

3 Chickrie, R. The Afghan Muslims of Guyana and Suriname, Muslim Population,

4 Vedi nota 2

5 Vedi nota 2

6Goddard, J., Forgotten Islamist terror plot targeted Toronto, The Star, 31/08/2010

7Tabor, M., A Trial in Canada Is Watched in U.S., The New York Times, 16/10/1993

8Vedi nota 2

9 Pieters, J., Dutch brothers arrested as terrorists in Suriname, family schocked,NL Times, 27/07/2017

10 Would-be extremist recruit from Jamaica detained in Suriname, Nation News, 13/04/2015

11 Suriname denies nationals supporting ISIS, Jamaica Observer, 28/03/2015

12Bensman, T., Trial of ISIS Plot to Kill U.S. Ambassador to Suriname Gets No Coverage, PJ Media, 11/09/2018

13Several terrorism suspects arrested in Suriname, Jamaica Observer, 27/07/2017

14Suriname investigates ‘ISIS terror threat’ posted on social media, Jamaica Observer, 25/05/2018

15Neilan, T., World Briefing, The New York Times, 17/07/1999

16Vedi qui: https://ifex.org/alc/es/impunidad2012/pdf/informe_2012.pdf

17 Shaheed “roger” Khan: Guyana’s Own Escobar?, WikiLeaks, 01/02/2006

18 South American Counter-Terrorism Official Sentenced to 195 Months in Prison for Attempting to Support Hezbollah, The United States Department of Justice, 10/03/2015

19 Terdman, M., Radical Islam in the Caribbean Basin: A Local Problem or a Global Threat?, Caribbean Muslims, 11/2017

20 Barducci, A., Wearing the Hijab in the Caribbean, Gatestone Institute, 01/08/2011

21 Vedi nota 20

22 Vedi nota 20

23Caricom was warned about Muslim terrorists coming from Guyana, Kaieteur News, 10/07/2010

24Zambelis, C., The Threat of Religious Radicalism in Guyana, The Jamestown Foundation, 04/08/2006

25U.S. foils terror bomb plot at JFK Airport, The Washington Times, 02/06/2007

26‘Iran set up terrorist networks in Latin America’, The Jerusalem Post, 30/05/2013

27Vedi nota 20

28Vedi nota 2

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Copertina: CaribbeanNewsService

Emanuel Pietrobon

Emanuel Pietrobon

Laureando in Scienze Internazionali, dello sviluppo e della cooperazione all'università di Torino. Attualmente in erasmus all'Accademia di Umanistica ed Economia di Lodz (Polonia), dove studio Scienze della Comunicazione e dell'Informazione.
Da sempre appassionato di relazioni internazionali, geopolitica, studio delle religioni comparato e ruolo del sacro negli affari internazionali, strategia militare, nuove guerre.

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