Radicalizzazione e terrorismo in America Latina: il caso del Messico

Radicalizzazione e terrorismo in America Latina: il caso del Messico


La sicurezza del Messico è minacciata dalla radicalizzazione indotta in alcune comunità islamiche messicane da predicatori stranieri e dall’alleanza fra i cartelli della droga e le principali organizzazioni islamiste e jihadiste del mondo


Nel 2005 Vicente Fox, l’allora presidente del Messico, denunciò le possibili infiltrazioni nel paese di organizzazioni terroristiche islamiste come Al Qaida 1 nella fiorente comunità islamica del Chiapas, uno stato sede di un’insurrezione secessionista contro il governo federale sin dal 1994 .

Da quella data ad oggi, in Messico è stata segnalata la presenza di cellule di Hezbollah e del Daesh, e le indiscrezioni sui possibili legami fra cartelli della droga ed organizzazioni terroristiche jihadiste si sono trasformate in certezze, tutto questo sullo sfondo di una maggiore consapevolezza di un problema di radicalizzazione fra i musulmani messicani palesato dai numeri e dalle notizie fornite da rapporti provenienti da Soufan Group, Judicial Watch, Center for a Secure Free Society e dal Congresso degli Stati Uniti 2.

Il caso del Chiapas

L’1 gennaio 1994 l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) inaugurò una stagione di atti di resistenza e guerriglia contro le autorità federali nello stato del Chiapas per protestare contro l’entrata in vigore del NAFTA, l’accordo di libero scambio fra Messico, Stati Uniti e Canada, e contro i principali problemi alla base del sottosviluppo socioeconomico locale, ossia l’esclusione degli indigeni dalla società, la necessità di una riforma terriera, la crescente polarizzazione sociale ed economica a livello di paese e di etnie.

San Cristóbal de las Casas, una delle principali città del Chiapas, diventò rapidamente la culla della rivolta zapatista, non soltanto a livello politico, ma anche sociale e culturale. La combinazione di elementi anticapitalisti, antielitaristi, anarchici, antioccidentali ed indigenisti, portò ad una rivalutazione dei fondamentali dell’identità nazionale messicana, rimettendo in discussione anche la centralità del cristianesimo – considerato un avamposto ideologico residuato dell’imperialismo iberico ed americano, e rendendo il terreno fertile per il ritorno degli autoctoni, e dei rivoluzionari zapatisti, ai culti precolombiani, e per la scoperta di nuove religioni, come l’islam 3.

Infatti, nel 1995 il predicatore spagnolo Muhammad Nafia, nato Aureliano Pérez Yruela, giunse a san Cristobal de las Casas insieme ad una schiera di fedeli con l’obiettivo di creare una comunità islamica escludente ed esclusiva, fondata sull’autosostentamento e su una visione del mondo anticapitalistica, ribattezzata la Missione per la Da’wa in Messico. Tra Pérez e il comandante Marcos, il leader dell’insurrezione zapatista, si creò un solido rapporto e al predicatore spagnolo fu concesso di predicare l’islam ai guerriglieri zapatisti e agli abitanti dello stato, soprattutto indigeni, perché ritenuto il potenziale corollario spirituale dello zapatismo 4.

La da’wa, ossia il proselitismo, di Nafia si è concentrata – e si concentra tutt’oggi, soprattutto fra i tzotzil, un popolo appartenente alla famiglia etnica dei maya molto presente nel Chiapas, e ha dato luogo ad una significativa ondata di conversioni seguite dall’arruolamento nell’esercito zapatista.

Gli tzotzil si sono trasformati nel tempo nella prima etnia del paese per tasso di conversioni all’islam – oltre 700 nella prima decade di predicazioni di Nafia, ed anche nel primo bacino di guerriglieri per la causa del comandante Marcos, attirando l’attenzione delle autorità federali, preoccupate inoltre delle possibili infiltrazioni di elementi qaedisti, denunciate anche dall’ex presidente Fox 5 6.

La questione del Chiapas è rimasta insoluta: il territorio continua ad essere parzialmente presidiato dalle forze zapatiste ed il sistema economico è stato plasmato dagli esperimenti anarco-comunisti portati avanti dalla leadership riottosa per realizzare piccole e numerose comunità dedite alla produzione per autosostentamento, baratto e scambio equo.

Negli anni è andato crescendo il peso della comunità islamica chiapaneca, soprattutto della Missione di san Cristobal de las Casas, che oggi ospita quattro moschee, una madrasa ed una missione adibita all’insegnamento della lingua araba ai fedeli e all’organizzazione di pellegrinaggi come l’Hajj e di viaggi formativi in Marocco e a Granada. Le attività di Nafia sono oggetto di indagine da parte delle autorità messicane sin dal 1998, sia per via della vicinanza all’insurrezione zapatista che per il proselitismo verso gli indigeni, e nel tempo il profilo del predicatore sconosciuto venuto dalla Spagna, tra l’altro auto-nominatosi emiro, si è arricchito di informazioni 7 8.

Secondo il Centro Culturale Islamico del Messico, l’islamizzazione del Chiapas sarebbe sponsorizzata dal Movimento Mondiale Murabitun, un’organizzazione islamista con sede a Granada (Spagna) dedita alla predicazione di visioni fondamentaliste nel globo e mirante all’instaurazione di uno stato islamico in Spagna, parte di di un più ampio califfato in Europa. Diversi fedeli avrebbero contattato il Centro dopo essere fuoriusciti dalla Missione chiedendo supporto e ricevendo dei percorsi di re-insegnamento dell’islam. Esponenti del Centro sono stati incaricati nel tempo di visitare la Missione, parlare con i fedeli e presenziare ai sermoni, denunciando la pericolosità delle dottrine insegnate, l’affiliazione di Nafia e degli altri leader, ossia il movimento Murabitun, ed il traviamento dei musulmani messicani 9 10.

Secondo quanto testimoniato da alcuni ex membri della Missione già nei primi anni 2000, nei luoghi di formazione e predicazione creati dall’emiro Nafia a san Cristobal de las Casas si predicherebbero dottrine radicali ed intolleranti che sono alla base delle scelte di autoesclusione dalla società attuate dai convertiti, a cui seguirebbero percorsi di radicalizzazione. Le testimonianze dei fuoriusciti dalla Missione hanno permesso di portare la questione islamica del Chiapas in sede pubblica e di governo, spingendo le autorità ad investigare sui possibili collegamenti con il terrorismo islamista internazionale e con lEskadi Ta Askatasuna nel dopo-11 settembre e a limitare il proselitismo della Missione ricorrendo all’espulsione dei predicatori stranieri 11 12.

L’alleanza pericolosa fra i cartelli della droga e il terrorismo islamista

Da quando il presidente Felipe Calderón lanciò la guerra alla droga nel 2006, lo scontro fra i cartelli per l’egemonia sul mercato e sulle rotte degli stupefacenti ha causato oltre 200mila morti, fra civili, autorità e narcotrafficanti, e circa 330mila vittime di spostamenti forzati per via della violenza 13 14.

Nel corso degli anni le informative di think tank come il Centro per le Politiche di Sicurezza, della Drug Enforcement Administration (DEA), del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, e le evidenze emerse da indagini federali statunitensi e messicane hanno rafforzato le indiscrezioni sul possibile avvicinamento fra i cartelli messicani e le principali organizzazioni jihadiste ed islamiste internazionali motivato da opportunità logistiche ed economiche, sebbene l’argomento sia tutt’oggi dibattuto.

Secondo il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, delle 55 organizzazioni jihadiste ed islamiste riconosciute come terroristiche da Washington, almeno 20 sono operative fra Messico e Colombia e coinvolte in traffici illeciti, soprattutto stupefacenti, con i cartelli autoctoni, i cui profitti vengono utilizzati per finanziare le attività terroristiche nel resto del mondo. Le indagini della DEA hanno scoperto la presenza di cellule di Al Qaeda ed Hezbollah in Messico, in relazioni affaristiche soprattutto con i Los Zetas ed il cartello di Sinaloa 15 16.

Nel 2010 fu arrestato Jameel Nasr a Tijuana, accusato di essere la mente dietro l’edificazione di alcune cellule di Hezbollah in Messico ed altri paesi del subcontinente 17.

Nel dicembre 2011 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e la DEA guidarono un’inchiesta sull’affarista colombiano-libanese Ayman Juma, accusato di riciclare attraverso la Banca Canadese Libanese il capitale sporco risultante dal traffico di droga di Hezbollah e dei Los Zetas 18.

I cartelli ed Hezbollah non sarebbero legati soltanto da relazioni affaristiche, ma si tratterebbe di una collaborazione multidimensionale: scambio di informazioni, addestramento a tecniche di guerriglia ed utilizzo di esplosivi, traffico di armi pesanti. L’organizzazione islamista avrebbe anche insegnato ai cartelli nuove tecniche di costruzione delle gallerie sotterranee per il trasporto clandestino della droga negli Stati Uniti, come palesato dalle similitudini fra i tunnel scoperti dalle autorità, di recente costruzione, e quelli presenti lungo il confine Gaza-Egitto. È stato segnalato anche un fenomeno curioso: le conversioni crescenti all’islam di alcuni narcos in rapporti con Hezbollah 19.

Gli Stati Uniti indagano anche sulla presenza del Daesh. Il Dipartimento per la Sicurezza Pubblica del Texas denunciò attraverso un’informativa resa pubblica il 28 agosto 2014 il possibile sconfinamento illegale negli Stati Uniti di daeshisti per mezzo dell’aiuto dei trafficanti di esseri umani legati ai narcos ed operanti lungo la frontiera 20. Ad allertare gli Stati Uniti sono state le intercettazioni di Mahmood Omar Khabir, un predicatore estremista trasferitosi in Messico nel 2015 dopo un trascorso internazionale in Kuwait, Pakistan, Afghanistan, Yemen ed Egitto, al servizio prima di Al Qaeda e poi del Daesh. Khabir, residente nello stato di Chihuahua, avrebbe parlato della possibilità di attaccare le città statunitensi mediante piccoli gruppi armati aiutati a sconfinare dai narcos 21.

Secondo Greg Abbott, governatore del Texas, le autorità texane avrebbero osservato degli sconfinamenti illegali a scopo esplorativo da parte di daeshisti, e il presidente Donald Trump sarebbe stato informato della gravità della situazione. Khabir sarebbe riuscito anche a edificare un sodalizio affaristico con il cartello di Sinaloa 22.

L’impatto del Daesh

Il Daesh sarebbe quindi giunto in Messico nell’immediato post-proclamazione di nascita del califfato, come palesato dall’arrivo del predicatore e reclutatore Mahmood Omar Khabir e dalle informative delle autorità federali inerenti la costruzione di relazioni affaristiche fra l’organizzazione terroristica ed alcuni cartelli della droga.

Già nel 2015 Judicial Watch avvertiva della possibile presenza di cellule del Daesh nel Chihuahua, specificamente nei pressi di Ciudad Juárez e di Puerto Palomas – una segnalazione rinvigorita dalla scoperta di documenti in lingua araba e urdu e di mappe di Fort Bliss durante un’operazione congiunta del Fbi e dell’esercito messicano dell’aprile dello stesso anno 23 . Khabir avrebbe dato vita ad una base ad Anapra, uno dei quartieri più pericolosi e poveri di Ciudad Juárez, occupandosi di proselitismo e reclutamento 24.

Nel 2015 la Fiscalía Especializada en Delitos de Alto Impacto della Procura Generale di Giustizia della Bassa California localizzò un reclutatore del Daesh a León (Guanajuato), ma senza procedere all’arresto a causa dell’assenza del reato di reclutamento a fini terroristici nella legislazione nazionale 25.

Nel dicembre 2017 la Guardia Civil ha arrestato a Madrid una cittadina messicana, accusata di diffusione di materiale propagandistico, proselitismo e reclutamento, e ritenuta un elemento di peso nel panorama del radicalismo islamico messicano, soprattutto fra le donne – che incitava alla jihad 26 27. Il marito della donna, è stato anch’egli incarcerato per gli stessi reati nel maggio dell’anno precedente 28.

Messicani sono anche Alejandro Santana, arrestato negli Stati Uniti nel 2012 in procinto di partire per l’Afghanistan, ed Enrique Marquez, un convertito coinvolto nel processo agli attentatori di san Bernardino e accusato di fiancheggiamento 29 30 .

L’impatto delle predicazioni del Daesh nel paese è stato molto significativo. Secondo uno studio del Jane’s Information Group, sarebbe accertata la partenza di almeno 150 messicani alla volta della Siria patrocinanti la causa del Daesh, e possibile quella di altri 300, reclutati soprattutto fra i membri di cartelli convertitisi all’islam, soprattutto provenienti da Sinaloa e Los Zetas 31 32.

Conclusioni

Dagli anni ’90 il Messico è entrato nel mirino dell’internazionale jihadista: sono state realizzate delle comunità islamiche separate dal resto della società, come evidenziato nel caso del Chiapas, sospettate di legami con organizzazioni terroristiche e di obiettivi eversivi, e la situazione di instabilità endemica e carenza di controllo statale sul territorio è stata sfruttata dalle principali organizzazioni terroristiche islamiste per costituire delle cellule in loco e forgiare delle relazioni affaristiche con i più importanti cartelli della droga autoctoni.

Infine, nonostante l’assenza di cifre certe, dalle 150 alle 450 persone avrebbero giurato fedeltà al Daesh e sarebbero partite per combattere in Siria, ponendo il Messico dietro Trinidad e Tobago per numero di combattenti stranieri forniti all’organizzazione di Abu Bakr al-Baghdadi.


Note

1 “Al Qaeda origine ed evoluzione” – http://www.opiniojuris.it/al-qa%CA%BFida-origine-ed-evoluzione/

2Boyle, M., Congressional report ties Middle East terrorists to Mexican drug cartels, The Daily Caller, 16/11/2012

3Morales, H., Islam in Chiapas: An Overview and Critical Engagement with the Sources, The Maydan, 16/10/2016

4Hootsen, J., Islam is the new religion in rebellious Mexican state Chiapas, RNW,

5Mollinedo, M., Indígenas musulmanes abren plática sobre el Islam en San Cristóbal, Quadratin Chiapas, 22/08/2015

6Glusing, J., Islam is gaining a foothold in Chiapas, der Spiegel, 28/05/2005

7Hadjan, A., The Gods of Chiapas: Mexican Muslims In The Shadow Of Zapatistas, International Business Times, 20/09/2013

8Mexico: Radical Islamic preachers operating in Mexico City or Chiapas, particularly two Spanish nationals and any related controversies, arrests, affiliations with Zapatistas, deportations or political alliances (1997-2002), RefWorld, 28/02/2002

9Vedi nota 5

10Weinberg, B., Islamic Sect Targets Chiapas Indians, Native Americas Journal, 28/08/2013

11Vedi nota 8

12Musulmanes en Chiapas se radicalizan, Proceso, 10/04/2004

13Agren, D., Mexico maelstrom: how the drug violence got so bad, The Guardian, 26/10/2017

14Mexico maelstrom: how the drug violence got so bad, SIPSE, 19/12/2014

15 Miranda, R., Ecco i legami tra narcotraffico e Isis, Formiche, 15/10/2016

16 De Giovannangeli, Isis e narcos messicani: lo Stato islamico arriva nella terra di Pancho Villa. L’alleanza con uno dei cartelli più spietati, The Huffington Post, 30/04/2015

17 Wyler, G., Hezbollah Hooks Up With Mexican Drug Cartels, Business Insider, 14/07/2011

18Ryan, J., Lebanese Drug Lord Charged in US: Links to Zetas and Hezbollah, ABC News, 13/12/2011

19 Mexican Narcos Abandon Catholicism For Islam, Conciencia Radio, 11/01/2013

20 Vedi nota 15

21 Guelpa, L., La jihad trova un alleato in Messico: i Narcos. Il Giornale, 22/04/2016

22 Vedi nota 20

23 Vedi nota 15

24 Vedi nota 20

25 Belsasso, B., Los mexicanos del Estado Islámico, La Razon, 26/01/2017

26 Mexican woman arrested in Madrid on terrorism charges, El Pais, 24/01/2017

27 Una mexicana, detenida en Madrid por enaltecer el terrorismo yihadista, El Pais, 23/01/2017

28 Vedi nota 25

29Wesson, G. RIVERSIDE: Two followers in terrorist plot are sentenced, Press Enterprise, 17/03/2015

30Enrique Marquez Criminal Complaint, The New York Times, 17/12/2015

31 150 yiadistas mexicanos combaten en Siria, Enlace Judio, 10/10/2013

32 Vedi nota 24

Copertina: A Mexican Muslim girl waves a Mexican flag at a Hispanic pride parade in Union City, N.J. Source

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Emanuel Pietrobon

Emanuel Pietrobon

Laureando in Scienze Internazionali, dello sviluppo e della cooperazione all'università di Torino. Attualmente in erasmus all'Accademia di Umanistica ed Economia di Lodz (Polonia), dove studio Scienze della Comunicazione e dell'Informazione.
Da sempre appassionato di relazioni internazionali, geopolitica, studio delle religioni comparato e ruolo del sacro negli affari internazionali, strategia militare, nuove guerre.

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