Radicalizzazione e terrorismo in America Latina: il caso del Brasile

Radicalizzazione e terrorismo in America Latina: il caso del Brasile

Un’inchiesta sulle ragioni della rapida crescita dell’islam in una delle roccaforti della cristianità latinoamericana e sui pericoli rappresentati dalla radicalizzazione e dalla presenza delle più pericolose organizzazioni terroristiche islamiste internazionali.


L’islam è una realtà religiosa in forte crescita in Brasile sia per via dell’immigrazione recente di lavoratori provenienti dall’Africa occidentale, dall’Asia orientale e dal Medio Oriente, in particolare da Libano e Siria, che per il fenomeno recente delle conversioni.

Il censimento della popolazione del 2010 certificò la presenza di 35mila musulmani, aumentati del 29,1% dal 2000, ma le stime fornite dalle associazioni islamiche del paese descrivono una realtà comprendente da 400mila a 3 milioni di persone, ossia poco meno dell’1% dell’intera popolazione 1 2 3 4.

La maggior parte dei musulmani risiede negli stati di San Paolo, la cui capitale concentra da sola 17 moschee tra le quali la più grande del subcontinente ed il 40% dell’intera comunità islamica nazionale, e Paranà e lungo il confine trinazionale con Argentina e Paraguay, aree in cui hanno luogo anche le principali ondate di conversioni, principalmente dal cattolicesimo 5 6 7. Un indicatore molto rilevante della crescita dell’islam è l’osservazione della diffusione delle moschee nel paese: 70 nel 2005, 115 nel 2014 8.

Sebbene si tratti di una piccola realtà, la comunità islamica brasiliana gestisce biblioteche, scuole, possiede giornali, e a San Paolo sono state realizzate le due traduzioni del Corano in lingua portoghese, delle tre esistenti 9.

Secondo il professore Paulo Pinto, islamologo all’università federale Fuminense, tre eventi hanno contribuito primariamente alla popolarizzazione dell’islam nella società brasiliana, ossia la cultura rap delle favelas, le gigantesche baraccopoli proliferanti nell’indigenza e nella criminalità che circondano le principali metropoli del paese, nelle quali hanno luogo la maggior parte delle conversioni, di cui una parte rilevante riguarda afrobrasiliani, gli attentati dell’11 settembre 2001, che hanno fatto crescere l’interesse di numerose persone nella conoscenza di questa religione, e la telenovela marocchina “Le Clone”, la cui rappresentazione positiva del mondo islamico avrebbe prodotto una vera e propria infatuazione fra gli spettatori 10 11.

La Beneficent Muslim Society ha dichiarato che la maggior parte dei convertiti (85%) sono brasiliani etnici, avvicinatisi all’islam in rete 12. Non è semplice fornire un identikit del brasiliano convertito medio, perché sebbene circa il 70% dei ritornati all’islam sia rappresentato da giovani, donne e persone generalmente molto istruite, una parte significativa proviene invece da contesti d’indigenza e di emarginazione sociale, ambienti in cui le organizzazioni islamiche riscuotono consenso e seguito popolare crescenti per via del loro coinvolgimento nella ricerca di giustizia sociale 13.

I musulmani sono stati storicamente integrati e ben assimilati nella società brasiliana, tuttavia da alcuni anni è in corso un’inversione di tendenza riguardante specialmente i convertiti, poiché spesso bersagliati dal proselitismo di organizzazioni terroristiche internazionali, in primis Al-Qāʿida e Daesh, o di natura salafita e wahhabita provenienti dall’estero, o auto-radicalizzatisi in rete.

La portata del fenomeno è così ampia da aver indotto Alexandre Camanho de Assis, presidente dell’associazione nazionale dei procuratori della repubblica dal 2011 al 2014, a denunciare pubblicamente l’emergere di una nuova e pericolosa generazione di estremisti fra i musulmani brasiliani. Un segnale di allarme, in questo senso, è stato lanciato dall’operazione “Hashtag” della polizia federale brasiliana con il supporto del Federal Bureau of Investigation: 15 arresti fra giugno e luglio 2016, a ridosso delle olimpiadi, di cittadini brasiliani accusati di pianificare attentati ai giochi olimpici nell’aspettativa di essere riconosciuti dal Daesh, di cui volevano diventare membri 14 15.

Per quanto riguarda l’operato di organizzazioni islamiche dalla fama controversa, è importante riportare quanto accaduto in occasione dei mondiali di calcio del 2014. La British Islamic Education and Research Academy, un’associazione islamica britannica fonte di controversie per le posizioni radicaliste sostenute e per aver avuto tra i propri missionari delle persone poi arruolatesi nel Daesh, pubblicizzò mediaticamente l’invio nel paese di una squadra, ribattezzata Missione Da’wa, con l’obiettivo di propagandare i valori islamici ai turisti provenienti da tutto il mondo attraverso banchetti informativi, volantinaggio e distribuzione gratuite di copie del Corano 16 17.

Comunque, iniziative di proselitismo simili furono realizzate in concomitanza anche dalla Federazione delle Associazioni Musulmane in Brasile (Fambras) e dal Consiglio Supremo degli Imam e degli Affari Islamici in Brasile. Meritevole di interesse è la campagna del Consiglio Supremo, nota come “Know Islam” e basata sulla distribuzione gratuita di oltre 65mila copie di una guida conoscitiva all’islam intitolata “Salam Brazil” da parte di volontari inviati nelle principali città sul “Salam Bus”, co-finanziata dall’Unione delle Associazioni Islamiche del Brasile e dall’Oman e che, secondo quanto riportato da Khaled Taky El Din, il presidente del Consiglio, avrebbe condotto alla conversione ufficiale di 19 persone 18.

In Brasile agisce anche la İHH İnsani Yardım Vakfı, un’organizzazione non governativa turca presente in 120 paesi accusata da diversi paesi, fra cui Israele, Germania e Stati Uniti, di propagandare versioni radicaliste dell’islam e di supportare finanziamente le attività di organizzazioni terroristiche come Hamas e Al-Qāʿida 19 20 21.

Murat Yilmaz, vicepresidente della IHH, ha dichiarato che vorrebbe trasformare l’islam nella prima religione del paese, ed in questo ambizioso progetto si contestualizzano le iniziative per la conoscenza di questa religione, la costruzione di moschee e scuole, le attività di aiuto sociale verso i più indigenti, e i programmi per la de-brasilianizzazione dei musulmani culturalmente assimilati e non praticanti, con un focus particolare rivolto alla comunità sanpaolina. La IHH è affiancata nei summenzionati settori dal Centro di Divulgazione dell’Islam in America Latina (cos’è) 22.

Oltre alla radicalizzazione, le autorità brasiliane stanno affrontando anche la questione del contrasto alle organizzazioni terroristiche islamiste presenti nel paese, e principalmente coinvolte nel riciclaggio di capitali e nel traffico di stupefacenti, sulle quali investigano sin dai primi anni 2000 23. La regione della tripla frontiera fra Argentina, Brasile e Paraguay si è trasformata, almeno dagli anni ’90, in una sorta di “area di libero scambio” in cui si intersecano attività ed interessi di una varietà di organizzazioni criminali e gruppi terroristici, sudamericani ed internazionali, protagonisti di una fruttuosa collaborazione multidimensionale (armi, droga, riciclaggio di capitali sporchi, protezione per i latitanti) dai proventi annuali miliardari. Fra le organizzazioni appartenenti all’universo islamista, le più presenti sono Hezbollah, Hamas e Al-Qāʿida, coinvolte in traffici illegali i cui ricavati sono poi utilizzati per finanziare le loro attività in tutto il mondo 24.

Le indagini della polizia federale brasiliana hanno appurato, durante gli anni, la presenza nel paese di almeno sette gruppi terroristici legati alla galassia dello jihadismo internazionale, ossia Al-Qāʿida, il battaglione mediatico per la jihad, Hamas, Hezbollah, al-Jamāʿa al-Islāmiyya, jihad islamica egiziana e il gruppo islamico combattente marocchino, ed è inoltre stato certificato il soggiorno temporaneo di pericolosi ricercati internazionali, come Mohsen Rabbani, uno dei presunti ideatori degli attentati contro l’ambasciata israeliana e il centro culturale Amia, avvenuti rispettivamente nel 1992 e nel 1994 a Buenos Aires, causando 114 morti e per i quali sono stati accusati Iran ed Hezbollah da Stati Uniti e Israele.25 26

In territori siti lungo la tripla frontiera avrebbero soggiornato, secondo rapporti dei servizi segreti statunitensi e brasiliani, Osama bin Laden e Khalid Sheikh Mohammed, uno degli ideatori degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001, nel corso degli anni ’90 – eventi alla base del forte interesse degli Stati Uniti nello stretto monitoraggio dell’area sin dal dopo-11/9.27

Nel 2006 la polizia federale condusse l’operazione antidroga Camel, nel contesto della quale fu arrestato Farouk Abdul Hay Omairi, un imprenditore libanese avente legami con i narcos brasiliani, e furono scoperte le prime tracce della presenza di Hezbollah nel traffico di stupefacenti lungo il triconfine. Le indagini delle autorità brasiliane e statunitensi hanno appurato che l’organizzazione politico-militare libanese, ritenuta terroristica da diversi paesi occidentali, finanzierebbe parte delle proprie attività in Medio Oriente attraverso i proventi del traffico di droga in America latina.28

Tra settembre e dicembre 2015, due operazioni distinte della polizia federale e della polizia civile di Rio de Janeiro hanno portato rispettivamente allo smantellamento di una rete di riciclaggio di capitale sporco coinvolgente persone ritenute vicine al Daesh che dal 2010 aveva realizzato trasferimenti per oltre 10 milioni di dollari, e di una rete attiva nella produzione di carte d’identità, passaporti e certificati di nascita falsi girati a cittadini siriani  29.

La detenzione di esponenti di Hezbollah nelle carceri brasiliane sembrerebbe, inoltre, aver favorito la nascita di contatti con le più importanti organizzazioni criminali autoctone, come il Primeiro Comando da Capital, alimentando lo scambio di armi, droga e favori tra esse.30

Le autorità brasiliane sono state anche allertate dai tentativi di entrare illegalmente nel paese di Jihad Ahmed Diyab, un libanese arrestato nel 2002 in Pakistan con l’accusa di essere membro di Al-Qāʿida successivamente espatriato in Uruguay, dove ha ottenuto lo status di rifugiato.31

La più recente operazione antiterroristica ha avuto luogo nel maggio 2018 ed è stata condotta dalla polizia federale brasiliana con il supporto esterno della Guardia Civil spagnola, portando all’arresto di 11 persone accusate di voler creare una cellula del Daesh impegnata nel reclutamento di combattenti da inviare in Siria 32.

Conclusioni

Il Brasile ospita una storica minoranza islamica sostanzialmente integrata ed assimilata nella società che negli anni recenti sta registrando una forte e rapida crescita soprattutto per via di un elevato, ma inquantificabile, numero di conversioni. Un ruolo significativo nella re-islamizzazione dei musulmani brasilianizzati e nell’ondata di conversioni è svolto dalle numerose organizzazioni islamiche presenti sul territorio, alcune delle quali destano però preoccupazioni nelle autorità essendo finanziate da paesi del golfo e dalla Turchia e fonte di radicalizzazione fra i convertiti.

Nel paese operano da almeno un ventennio le principali organizzazioni terroristiche islamiste, coinvolte sia in traffici illegali con cartelli della droga e gruppi del crimine organizzato autoctoni che in riciclaggio di capitali sporchi e reclutamento di combattenti per la causa jihadista, la cui presenza è particolarmente forte nella cosiddetta tripla frontiera.

Inoltre, da quando nel 2014 Abu Bakr al-Baghdadi ha annunciato la costituzione dell’autoproclamato Stato Islamico, la polizia federale brasiliana ha neutralizzato due tentativi di costruire delle cellule autonome da parte di cittadini brasiliani auto-radicalizzatisi, il cui ultimo risale a maggio dell’anno in corso, mentre non esistono dati certi sul numero di cittadini arruolatisi nel Daesh ed effettivamente partiti in Medio Oriente.

Sebbene la questione della radicalizzazione e la minaccia del terrorismo islamista in Brasile non siano ai livelli di Trinidad e Tobago, l’allarme fra le autorità resta elevato: importanti esponenti del network islamista mondiale hanno soggiornato fra Brasile, Paraguay ed Argentina, e i tentativi di seguire le tracce dei loro movimenti si scontrano con l’omertà imperante nelle comunità di espatriati medio-orientali.


Note:

1International religious report: Brazil, US Department of State, 26/10/2009

2A Muslim History of Brazil, Amaliah, 01/02/2018

3Discovering Islam in Rio and Brazil, The Rio Times, 25/06/2013

4Cleric Promoting Islam in Brazil, Hawzah News Agency, 22/04/2017

5 Peres de Oliveira, V., Islam in Brazil or the Islam of Brazil?, Scielo, 2006

6Vedi nota 2

7Scarane, S., Felice come un islamico in Brasile, Italia Oggi, 11/04/2015

8Cardoso, R., Os caminhos do Islã no Brasil, Istoé, 21/02/2014

9Brazil’s Muslim Peoples, LMTP,

10Islam in Brazil, Inside Islam, 18/09/2011

11Islam takes root in land of bikinis and Carnival, Dawn, 22/08/2011

12Vedi nota 8

13Vedi nota 5

14Yapp, R., Brazil latest base for Islamic extremists, The Telegraph, 03/04/2011

15Pestano, A., 8 Brazilian Islamic State supporters jailed for Olympic plot, UPI, 05/05/2017

16‘Terror link’ charities get British millions in Gift Aid, The Telegraph, 29/11/2014

17Alilou, A., Brazil: 19 People Converted to Islam during World Cup, Morocco World News, 12/07/2014

18Vedi nota 13

19 Olimpio, G., La milizia politico-religiosa di Erdogan, Il corriere della sera, 06/06/2010

20Israel Adds IHH to Terror Watch List, Haaretz, 17/06/2010

21Germania vieta attivita’Ong islamica, Ansa, 12/07/2018

22 Islam rising in Brazil, IHH, 15/09/2017

23 Franco, H., The Shadow of Terror in Brazil, European Eye on Radicalization, 07/05/2018

24Grandin, G., About Those Islamist Sleeper Cells in South America…, The Nation, 06/03/2017

25Duran, R., Terrorism in Brazil, The Brazil Business, 12/12/2013

26Ottolenghi, E., Hezbollah: Iran’s Henchmen in Brazil, The National Interest, 27/04/2016

27Romeo, F., La Triple frontera: il crimine oltre i confini, Vita, 06/11/2017

28Vedi nota 23

29Brazil: extremism & counter-extremism, Counter Extremism Project,

30Vedi nota 23

31Vedi nota 23

32Brazil charges 11 people with attempting to establish Isis cell, The Guardian, 17/05/2018

Copertina: Brazil Street Art

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Emanuel Pietrobon

Emanuel Pietrobon

Laureando in Scienze Internazionali, dello sviluppo e della cooperazione all'università di Torino. Attualmente in erasmus all'Accademia di Umanistica ed Economia di Lodz (Polonia), dove studio Scienze della Comunicazione e dell'Informazione.
Da sempre appassionato di relazioni internazionali, geopolitica, studio delle religioni comparato e ruolo del sacro negli affari internazionali, strategia militare, nuove guerre.

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