Radicalizzazione, dal web agli istituti penitenziari.

Radicalizzazione, dal web agli istituti penitenziari.

Negli ultimi anni, in Europa si è assistito a un aumento del numero di radicalizzati, per la maggior parte giovani tra i 18 e i 25 anni. Diverse sono le ragioni che spingono a radicalizzarsi: il non sentirsi parte della comunità, l’emarginazione, la ricerca di un’identità, le condizioni sociali e diversi sono i “luoghi” che facilitano il fenomeno: web e istituti penitenziari rappresentano i principali bacini di radicalizzazione e reclutamento.

Propaganda e Radicalizzazione 3.0

È ormai risaputo come i jihadisti hanno saputo sfruttare appieno le potenzialità offerte dalla rete e dai social media, la propaganda attraverso questi ultimi ha rappresentato e rappresenta una potente arma. Anche se sconfitto territorialmente, Daesh continua a utilizzare il web per il reclutamento, la propaganda e l’“addestramento virtuale”.

I social rappresentano un canale per entrare in contatto con i jihadisti, un’inchiesta[1]effettuata dal giornalista Gurvan Kristanadjaja[2] tra il 2012 e il 2015 ha dimostrato come è stato facile entrare in contatto con dei jihadisti su Facebook. Kristanadjaja “visitando” alcune pagine, condividendo contenuti legati all’Islam e inviando “richieste di amicizia” a persone che hanno messo “mi piace” alla pagina “Allah” è riuscito ad entrare in contatto con jihadisti.

Il Califfato recluta uomini, donne e bambini adottando la propaganda con messaggi ad hoc. Per esempio, nel reclutamento femminile, un’importante ruolo è rivestito dalle Muhajirat, le spose della jihad, molto spesso le più convinte ideologicamente e ritenute affidabili sono impiegate nell’azione di reclutamento femminile attraverso i social. Il compito è mostrare alle potenziali reclute materiale di propaganda appositamente creato, facendo leva sulla sensibilità femminile.[3]

Secondo quanto riportato nella “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2017” presentata al Parlamento lo scorso febbraio[4], nell’anno appena trascorso Daesh ha potenziato l’azione di propaganda a sostegno del jihad individuale e vi è stata la tendenza a sminuire la rilevanza delle perdite sul terreno, esaltando per contro la retorica del martirio e la resilienza dei suoi combattenti.[5]

Tra le iniziative per il contrasto al fenomeno della propaganda e radicalizzazione sul web, è utile menzionare la creazione di un database condiviso da parte di Facebook, Google, Twitter e Microsoft nel dicembre 2016 per individuare e rimuovere video, immagini, testi violenti e i relativi account, nel 2017 i quattro hanno introdotto il Global Internet Forum to counter Terrorism[6] con l’obiettivo di mettere in atto una serie di azioni congiunte e lavorare a stretto contatto con le Istituzioni.

Oltre ai canali tradizionali, ai social eai servizi di messaggistica bisogna tenere in considerazione che parte del proselitismo, della divulgazione, del reclutamento e last butnotleast del finanziamento avviene attraverso il DarkWeb.

 

Istituti penitenziari

Gli istituti penitenziari rappresentano un bacino di reclutamento e radicalizzazione.[7] La radicalizzazione in carcere è un processo di evoluzione personale, la privazione della libertà, l’emarginazione, il bisogno di identità, di appartenenza, favorisce in alcuni detenuti la ricerca di un ancoraggio più solido come l’adesione ad un’ ideologia a una particolare interpretazione della religione.[8]Quattro sono considerate le fasi tipiche della radicalizzazione: [9]

  • Pre-radicalizzazione
  • Identificazione
  • Indottrinamento
  • Manifestazione

Rispetto ad altri Paesi, in Italia le dimensioni numeriche della radicalizzazione sono minori, secondo la Relazione del Ministero sull’amministrazione della giustizia 2017[10], i detenuti sui quali si concentrano timori di radicalizzazione sono 365, divisi in tre categorie: “segnalati”(124 persone), “attenzionati” (76) e “monitorati”(165). Tra quest’ultimi sono presenti anche 44 persone che sono detenute con l’accusa di terrorismo internazionale.[11]

Diverse sono state le iniziative intraprese per prevenire o arginare il fenomeno della radicalizzazione, una di queste è il progetto sperimentale anti-radicalizzazione in otto penitenziari italiani.[12] Il progetto in collaborazione tra il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e l’Unione delle comunità islamiche d’Italia prevede la presenza di quattro guide spirituali in aggiunta a otto imam accreditati dal Ministero.

Inoltre, nel luglio 2017 la Camera ha approvato una proposta di legge sulla prevenzione della radicalizzazione jihadista, il 26 ottobre si è concluso l’esame da parte della commissione al Senato.[13]

La proposta di legge prevede misure volte a prevenire i fenomeni di radicalizzazione e al recupero umano, sociale, culturale e professionale di soggetti già coinvolti in fenomeni di radicalizzazione. È prevista l’istituzionedel Centro nazionale sulla radicalizzazione (CRAD) presso il Dipartimento delle libertà civili e dell’immigrazione del Ministero dell’interno, con l’ obiettivo di promuovere e sviluppare misure, interventi e programmi diretti a prevenire fenomeni di radicalizzazione e a favorire la deradicalizzazione dei soggetti coinvolti.[14]


[1]Per visionare il testo integrale: http://apps.rue89.com/2014-dr/index.html

[2]  Gurvan Kristanadjaja È un giornalista franco marocchino, scrive per libération.
[3] R. Guolo, L’ultima utopia. Gli jihadisti Europei, Guerini e Associati, Milano, 2015. p. 45

[4] https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2018/02/Relazione-2017.pdf

[5]https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/relazione-annuale/presentata-la-relazione-al-parlamento-2017.html

[6]https://tecnologia.libero.it/facebook-google-twitter-e-microsoft-uniti-contro-il-terrorismo-13169

[7]AnisAmri, l’autore dell’attentato a Berlino nel dicembre 2016, secondo le indaginisi è radicalizzato durante quattro anni di detenzione in alcuni penitenziari italiani. 

[8] R. Guolo, L’ultima utopia. Gli jihadisti Europei, Guerini e associati, Milano, 2015. p.57

[9]https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_12_1.page?facetNode_1=0_0&facetNode_2=4_95&contentId=SPS1143166&previsiousPage=mg_1_12

[10] https://www.giustizia.it/resources/cms/documents/anno_giudiziario_2018_dgmc.pdf

[11]http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2017/05/25/news/carceri-166343486/

[12](Torino, Cremona, Modena, Sollicciano a Firenze, San Vittore a Milano oltre a Bollate, Canton Mombello e Verona)

http://www.corriere.it/cronache/17_ottobre_01/imam-carceri-0bd8dbb6-a61d-11e7-8477-789085dabc53.shtml

[13]http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01044080.pdf

http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/48213.htm

[14]http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Pdf/AC0573A.Pdf

Copertina:  Preghiera musulmana in carcere. Fonte: Lettera43

Scarica PDF

Vai alla barra degli strumenti