Repubblica Centrafricana: la guerra in uno Stato fantasma

Repubblica Centrafricana: la guerra in uno Stato fantasma

La Repubblica Centrafricana (RCA), nonostante le ricchezze del sottosuolo, è il paese più povero al mondo secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale. Dal 2013 è in corso una guerra sanguinosa tra due fazioni: i Seleka e gli Anti-Balaka.


 

La Repubblica Centrafricana (RCA) è uno di quegli stati invisibili sul planisfero, il più povero secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale, 188° su 189 stati nella classifica dell’Indice di Sviluppo umano del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDEP)[1]. Si trova nel cuore del continente africano, diviso tra deserto e foresta equatoriale, alle porte di una delle regioni attualmente martoriate da povertà e conflitti: il Sahel.

È uno stato ricco di risorse naturali, dai diamanti all’oro, ma nel corso dei secoli è caduto in un baratro di crisi che ha ciclicamente portato al governo dittatori spietati o uomini affiliati all’ex potere coloniale, la Francia, arrivando infine al tracollo del 2013, quando una sanguinosa guerra è scoppiata tra due milizie ribelli e ha condotto il Paese nel baratro. 

Analizzare questo conflitto significa analizzare una delle tante crisi che si susseguono da decenni nel continente africano dove, dal momento della decolonizzazione, soltanto pochissime nazioni hanno conosciuto una storia post-indipendenza fatta di sviluppo e crescita economica.

Al di là delle atrocità che ogni guerra porta con sé, è altresì importante sottolineare come ci sia quasi un modello di intervento di questi gruppi armati, spesso para-statali perché sostenitori dell’uno o dell’altro candidato al potere, nel proprio territorio. Questi gruppi, armati grazie al traffico illegale internazionale, avanzano dalle proprie roccaforti portandosi dietro violenza e distruzione, utilizzando tattiche e strategie a metà tra la guerriglia urbana e il terrorismo vero e proprio.

Nel caso della RCA, l’analisi del conflitto da parte degli operatori internazionali si è fatta da subito molto complicata, ed ha attraversato diverse fasi prima di giungere al giudizio finale; inizialmente infatti, appariva quasi una guerra civile basata su motivi religiosi, poiché i due gruppi principali che si sono fronteggiati, i Seleka e gli Anti-Balaka, si erano fatti rappresentanti dei due gruppi religiosi maggioritari: i musulmani i primi, i cristiani i secondi.

Nel dicembre 2012 la Comunità Internazionale ebbe modo di conoscere i Seleka, nome che in sango, la lingua nazionale centrafricana, significa “alleanza”, una coalizione composta da ribelli Chadiani, Sudanesi e ovviamente Centrafricani uniti da un denominatore comune: rovesciare il governo dell’allora presidente François Bozizé e prendere il potere. I combattenti Seleka avanzarono dal nord-est del paese verso Bangui, la capitale, devastando ogni villaggio che incontravano sul loro cammino. Nel frattempo, nel tentativo di fermare una nuova esplosione di violenza, il contingente della missione internazionale MICOPAX[2] venne inviato a Bangui, e un accordo di pace venne firmato a Libreville, in Gabon[3].

Purtroppo, i Seleka avevano iniziato la loro battaglia e presto si rivelarono per ciò che erano veramente: una scoordinata compagine di combattenti interessati soltanto a saccheggiare ed uccidere. La popolazione nel frattempo iniziò ad identificarli da un punto di vista religioso: erano musulmani, e da tempo i musulmani iniziavano a essere considerati stranieri in terra centrafricana. A contrattaccare l’avanzata Seleka-musulmana si formarono nuove coalizioni cristiane alla ricerca di vendetta per il sangue versato dagli avversari, gli Anti-balaka. Due sono le opinioni contrastanti sull’origine di questo nome: per alcuni si riferisce ai riti di iniziazione ai quali i ribelli venivano sottoposti, riti che si diceva rendessero gli uomini invincibili ai proiettili dei Kalashnikov (balles-AK in francese); altri invece sostengono che il nome derivi dalla parola balaka che in sango significa machete, e dunque i ribelli venivano identificati come guerrieri cristiani con un machete per contrastare la violenza dei Seleka.

La retorica dello scontro tra cristiani e musulmani sembra molto comune, ma nel caso specifico si è rivelata errata: storicamente la RCA è sempre stata esempio di integrazione tra le due comunità religiose, frutto di un passato dove si sono susseguiti Sultanati e stati occidentali. La convivenza era pacifica, ma è stata esacerbata dall’attitudine scriteriata dei capi di stato che si sono succeduti, a forza di golpe, dal 1960 ad oggi.

La corruzione è sicuramente uno dei problemi più gravi e che più hanno inciso sulla storia del paese; ogni presidente infatti si è dedicato all’appropriazione indebita dei beni di Stato, si è impegnato ad aumentare le fortune della propria famiglia e del proprio clan, a discapito di una popolazione che negli anni si è fatta sempre più povera e arrabbiata.

La tensione latente degli anni di governo da Bokassa[4] in poi ha causato la deflagrazione di violenza del 2012: i gruppi armati dei Seleka e Anti-Balaka non stavano combattendo perorando la causa religiosa, ma volevano appropriarsi di un potere che storicamente era sempre finito nelle mani di pochi. Nel tentativo di raggiungere il loro obiettivo, si sono serviti della religione come mezzo per attrarre nelle loro fila quanti più miliziani: non a caso, per aumentare il numero di combattenti venivano sempre scelti ragazzi giovanissimi abitanti delle province, giovani che non sono mai potuti andare a scuola e conducevano una vita al di sotto della soglia di sussistenza. Le promesse economiche sono state la propaganda migliore, riscaldate dagli slogan contro i Cristiani (per i Seleka), e contro i Musulmani (per gli Anti-Balaka).

La violenza con cui gli uni e gli altri hanno condotto questo conflitto è inaudita, e ha prodotto una delle più grandi crisi umanitarie degli ultimi 50 anni.

La popolazione della RCA conta 4,7 milioni di persone, di cui ad oggi 3 milioni sono in una situazione di estremo bisogno di assistenza umanitaria, e tra questi 1,5 milioni sono bambini. Nel paese ci sono 610 mila sfollati, e quasi 600 mila abitanti della RCA sono rifugiati in paesi limitrofi, soprattutto in Chad e Cameroon.[5] L’emergenza più grave riguarda sicuramente la forte insicurezza alimentare che ha causato, nei primi sei mesi del 2018, la diffusione di Malnutrizione Acuta e Severa (MAS) [6]tra bambini al di sotto dei cinque anni in 39 delle 71 province del paese.[7]

Ad aggravare la già drammatica situazione del conflitto sono giunte le accuse di violenza sessuale ed abusi perpetrati dalle forze di pace internazionali, contingenti militari sia sotto l’autorità delle Nazioni Unite, che missioni indipendenti degli stati, come l’Operazione Sangaris fortemente voluta dai francesi. Quest’ultima è stata il settimo intervento militare francese nella Repubblica Centrafricana dall’indipendenza della nazione nel 1960, un intervento rivelatosi poi fallimentare e macchiatosi di uno dei peggiori crimini contro categorie vulnerabili come i bambini.

Dal 2014 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani è stato impegnato in un’indagine con la collaborazione di UNICEF, per appurare la veridicità delle affermazioni di alcuni bambini, sfollati e dunque residenti nel campo profughi di M’Poko, all’esterno dell’aeroporto di Bangui, di aver subito violenza da soldati Sangaris impegnati nel pattugliamento del campo[8] [9].

Le modalità di intervento delle Nazioni Unite per la risoluzione di questi gravissimi episodi sono state fortemente contestate, tanto che, ad oggi, nessun soldato è stato condannato per gli abusi inflitti ai minori. Le indagini, svoltesi in Francia dopo che il presidente della RCA ha firmato un accordo dando l’autorizzazione ad esternalizzare l’inchiesta alle autorità francesi, si sono concluse con un non-luogo a procedere.

Allo stesso modo, l’impunità è allargata ai capi delle milizie, ai miliziani, e a tutti coloro che hanno perpetrato violenze e abusi indicibili sui civili, come raccontato in numerosi report delle ONG che lavorano sul campo sin dall’inizio del conflitto. Purtroppo, ad oggi la situazione rimane ancora molto tesa: le strategie di disarmo sono state fallimentari, e una nuova ondata di violenza ha travolto le province nord-orientali, e sud-occidentali del paese, compresa la capitale, Bangui, dove nei mesi di marzo, aprile e maggio 2018 si sono succeduti scontri tra le nuove milizie musulmane, i soldati delle missioni internazionali, e i gruppi cristiani.

Inoltre, è importante ricordare che nelle province sud-orientali del paese vi è un pericoloso outsider, il gruppo ugandese Lord’s Resistance Army[10] (LRA), il cui capo Joseph Kony è uno dei criminali più ricercati al mondo. La collaborazione tra LRA e milizie Seleka è molto forte, e i due gruppi sono riusciti ad appropriarsi di una buona porzione di territorio, estendendo il proprio controllo sulle miniere di oro della zona.

In conclusione, è possibile affermare che il conflitto iniziato nel 2012 non sia ancora terminato: è certamente vero che la crisi si è allontanata dal picco raggiunto negli anni scorsi, ma il  governo di Faustin-Archange Touadéra ancora non è riuscito a fermare completamente l’avanzata dei gruppi armati; essi infatti si sono riorganizzati, e continuano ad imporre durissime sanzioni alla popolazione dei villaggi in cui si stabiliscono. Anche nella capitale, specialmente nei quartieri PK5 e PK12 a maggioranza musulmana, gli scontri sono frequenti, e la tensione difficile da placare.

La comunità internazionale sta assistendo impassibile di fronte al settimo anno della crisi, e nonostante dal 2013 la RCA sia sotto embargo del consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la diffusione di armi, nuovi protagonisti si stanno affacciando nel paese, tra i quali la Russia, con i suoi gruppi privati di mercenari pronti a combattere e ad arricchirsi con le concessioni sulle miniere.

Le previsioni non sono dunque rosee, ed il governo centrafricano dovrà tentare il possibile per non trasformarsi ancora una volta in uno dei molti stati fantasma che occupano il continente africano.


 

Nota

 

 

 

[1] http://hdr.undp.org/en/composite/HDI

[2] Mission for the consolidation of Peace in the Central African Republic, http://www.operationspaix.net/77-operation-micopax.html

[3] https://www.reuters.com/article/us-car-rebels/central-african-republic-signs-peace-deal-with-rebels-idUSBRE90A0NR20130111

[4] Jean-Bedel Bokassa, noto anche come Salah Eddine Ahmed Bokassa è stato il Presidente della Repubblica Centrafricana (dal 1º gennaio 1966 al 4 dicembre 1976) e poi imperatore dell’Impero Centrafricano (fino al 21 settembre 1979) col nome di Bokassa I.

[5] UNICEF, Central African Republic Humanitarian Situation Report, June 2018 USAID, Central African Republic – complex emergency, August 2018

[6] Comitato Italiano per l’Unicef, La malnutrizione dei bambini, p.9:” La malnutrizione acuta, conosciuta anche con il termine inglese wasting, si sviluppa come risultato di una rapida perdita di peso o incapacità ad acquisire peso. Essa viene misurata nei bambini attraverso l’indice nutrizionale dato dal rapporto peso/altezza o con la misura della circonferenza brachiale. Può essere moderata (MAM) o grave (MAS); in quest’ultimo caso, il bambino rischia la vita.”

[7] Fonte dati UNICEF, Gennaio-Giugno 2018

[8]https://www.internazionale.it/reportage/justine-brabant/2017/01/03/missione-sangaris-repubblica-centrafricana-stupri

[9]https://www.ibtimes.co.uk/central-african-republic-un-peacekeeping-accused-bestiality-sex-abuse-against-women-1552411

[10] L’Esercito di resistenza del Signore (o LRA per Lord’s Resistance Army), attivo dal 1987, è un gruppo ribelle di guerriglia di matrice cristiana, che opera principalmente nel nord dell’Uganda, nel Sudan del Sud, nella Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centrafricana.


Copertina: Disegno di Didier Kassaï (D’Dikass) (Illustratore, vignettista, fumettista centrafricano vincitore della edizione 2005-2006 del Premio Africa e Mediterraneo per il migliore fumetto inedito di autore africano con la storia Azinda et l’horreur d’un mariage forcé)


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Tania Corazza

Sono laureata in Cooperazione Internazionale allo Sviluppo e lavoro in una ONG come Responsabile dei progetti di sostegno a distanza. La passione per il diritto internazionale e la tutela dei diritti umani mi hanno spinta a continuare gli studi con un Master in Diritto delle Migrazioni. Ho un debole per la musica soul anni '50.

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