Il terrorismo nel triangolo India, Pakistan e Kashmir

Il terrorismo nel triangolo India, Pakistan e Kashmir

La principale fonte di tensione tra due importanti rivali, India e Pakistan, trova le sue radici nella divisione coloniale nell’Asia meridionale, in particolare sulla spartizione territoriale del Kashmir.

L’assunto di base dell’adesione degli Stati principeschi era che i principi dominanti avrebbero dovuto aderire a uno dei due nuovi Stati, India o Pakistan, secondo il criterio della vicinanza geografica e delle aspirazioni popolari. La polemica ebbe inizio quando il principe governativo indù del Kashmir, il Maharaja Hari Singh, aderì all’India senza tener conto delle volontà politica e religiosa degli abitanti, a maggioranza musulmana. L’India, in connivenza con il Maharaja, occupò una parte importante del Kashmir nel 1948[1].

Cartina politica dell’area interessata.

Entrambi gli Stati, infatti, accusarono la Gran Bretagna di aver applicato un programma di spartizione del Kashmir incompleto. Secondo l’India, fu il risultato della politica inglese del divide et impera. Il Pakistan, invece, sostenne che la Corona volesse favorire oltremodo l’India durante la suddivisione territoriale. Ipotesi che ha poi trovato fondamento nella dichiarazione dell’ex Primo Ministro inglese, David Cameron, il quale ammise la responsabilità britannica sulla spartizione, causa delle prime crepe nei rapporti tra indù e musulmani in Asia meridionale[2].

La storia delle relazioni bilaterali tra India e Pakistan è segnata da tre guerre[3], nel 1948, 1965 e 1971, e un conflitto a bassa intensità nel 1999, oltre a numerosi episodi di attacchi transfrontalieri lungo la linea di confine[4].

Da una parte, il Kashmir risulta essere vitale per l’India in termini di sicurezza, al fine di proteggere i confini settentrionali dal Pakistan e dalla Cina. Dall’altra, il Pakistan puntava al controllo dell’intera regione, in quanto zona cuscinetto che avrebbe rafforzato i confini pakistani, oltre al ruolo strategico e per lo sfruttamento delle risorse idriche del Pakistan[5]. Qui, nasce la sorgente del sistema fluviale dell’Indo ed è chiaro che il controllo della valle del fiume avrebbe garantito la sicurezza delle risorse idriche e dell’intero territorio. La partizione territoriale però aveva lasciato all’India il controllo delle sorgenti del fiume e il fatto che il governo indiano potesse deviare, rallentare o fermare temporaneamente il corso delle acque, avrebbe messo in pericolo il Pakistan.  Tuttora, se i rapporti tra le due nazioni si deteriorassero in modo significativo, l’India potrebbe trascinare il Pakistan al tavolo dei negoziati, senza dover mobilitare l’esercito ma semplicemente minacciando il flusso delle acque[6].

Da questa storica contesa è emerso su più fronti il terrorismo per procura. Si pensi agli attacchi contro le forze di occupazione indiane in Kashmir; al terrorismo che ha colpito la sicurezza indiana e le operazioni criminali condotte all’interno del Pakistan, confluendo in una lotta offensiva contro il realismo delle relazioni internazionali al fine di ottenere potere, influenza e sicurezza sul territorio del Kashmir, e dell’Afghanistan.

Il Kashmir è, infatti, legata al sostegno economico proveniente dai santuari terroristici e alla sicurezza dell’Afghanistan. A partire dall’Operazione Cyclone[7], nel 1978-1979, il programma di armamento dei mujahideen afghani durante l’invasione sovietica, che vide la Cia e il Pakistan reclutare e addestrare mujaheddin in Afghanistan, il ruolo dei terroristi islamici estremisti è diventato sempre più utile, non solo ad espellere i russi dall’Afghanistan, ma anche a realizzare le ambizioni strategiche dell’establishment pakistano, diretto a neutralizzare l’egemonia indiana nell’area[8]. La stabilità attraverso qualsiasi mezzo diventò la chiave di volta della politica del Pakistan che, oltre a sostenere i mujaheddin in Afghanistan, impiegò tali risorse in Kashmir contro l’India. È in questi anni che nascono diversi gruppi terroristici attivi nell’area.

Lashkar-e-Tayyaba (LeT), letteralmente “Esercito del Bene”, è una delle più grandi organizzazioni islamiche militanti in Asia meridionale che fu fondata nel 1987 da Hafiz Saeed, Abdullah Azzam e Zafar Iqbal in Afghanistan, con il sostegno economico di Bin Laden.  Poco dopo il ritiro delle truppe sovietiche, i servizi intelligence del Pakistan, l’Inter-services Intelligence (ISI), spostarono il centro operativo in Kashmir. LeT, seppur nella black list delle organizzazioni terroristiche e riconosciuta come tale anche dal Pakistan, cominciò ad operare come parte della strategia regionale proxy sotto la guida del servizio di intelligence pakistano in una relazione asimmetrica con l’India, perché Islamabad non poteva certo esporsi con le forze armate regolari. Obiettivo del gruppo era la liberazione dei musulmani-kashmiri dal dominio indiano e la definitiva annessione del territorio in Pakistan. A tal proposito, LeT, più di ogni altro gruppo estremista in Pakistan, è riuscito a penetrare nel tessuto sociale fornendo una vasta gamma di servizi di assistenza alla popolazione, tali da rendere difficile l’intervento del governo al fine di smantellare l’organizzazione. L’India ha sempre sostenuto che LeT fosse il manifesto della campagna del Pakistan a favore del terrorismo[9]

Nel 1989, nella valle del Kashmir nacque Hizbul Mujahideen (HM), gruppo organizzato in cinque sezioni:

  1. la divisione centrale per Srinagar;
  2. la divisione settentrionale per Kupwara-Bandipora-Baramulla;
  3. la divisione meridionale per i distretti di Anantnag e Pulwama;
  4. quella di Chenab per il distretto Doda e Gool nel distretto di Udhampur;
  5. la divisione Pir Panjal per il Rajouri e Distretti di Poonch.

HM è uno dei più grandi gruppi terroristici attivi in Kashmir, con l’obiettivo di combattere le forze indiane e il Fronte indipendentista di liberazione del Jammu e Kashmir.  Il primo sosteniene l’annessione al Pakistan; mentre il secondo, l’indipendentismo da India e Pakistan[10].

L’Harkat ul-Ansar è la fusione di due gruppi pakistani, Harkat ul-Jihad al-Islami e Harkat ul-Mujahedin, guidati da Maulana Saadatullah Khan. Di ideologia pan-islamica, l’organizzazione punta alla secessione del Jammu e Kashmir dall’India e la sua eventuale annessione al Pakistan, attraverso azioni violente. Con sede a Muzaffarabad, capitale dell’entità autonoma dell’Azad Kashmir in Pakistan, l’Harkat ul-Ansar ha partecipato a operazioni terroristiche in Kashmir, Myanmar, Tagikistan, Bosnia ed Erzegovina. In Kashmir, in particolare, il gruppo aveva effettuato diverse operazioni contro le truppe indiane, oltre ad attacchi contro obiettivi civili, durante le quali alti dirigenti – come il Segretario Masood Azhar, il Comandante dell’Harkat ul-Ansar nel Jammu e Kashmir e Nasarullah Manzoor Langaryal, Comandante dell’ex Harkat-ul Mujahedin – furono catturati dalle forze di sicurezza indiane. L’organizzazione ha così perso gradualmente la sua influenza, sebbene poi l’Inter Services Intelligence (ISI) pakistana abbia trasferito la maggior parte dei quadri al Lashkar-e-Tayyaba[11].

Gruppo terroristico relativamente nuovo come il Lashkar-e-Toiba (LeT), il Jaish-e-Mohammed (JeM) è formato e controllato dal Pakistan. JeM fa parte della rete terroristica islamista con sede in Pakistan e attiva nella violenza terroristica in Jammu e Kashmir, al fine di costringere le forze di sicurezza indiane ad abbandonare il territorio kashmiro e unire il Kashmir al Pakistan[12]

La nascita di Harkat-ul-Mujahideen risale al 1985, costituito dall’Harkat-ul-Jihad-al-Islami (HuJI). Le milizie del gruppo aderirono al Jihad contro le forze sovietiche che proteggevano il regime comunista in Afghanistan. Con il ritiro sovietico nel 1989, l’organizzazione ha rivolto la sua attenzione sul Jammu e Kashmir al fine di favorirne l’annessione al Pakistan[13].

Attivo nel Jammu e Kashmir, l’Al Badr è stato costituito nel giugno 1998 con l’obiettivo di rafforzare la “lotta per la libertà nel Kashmir” e di “liberare” lo Stato indiano di Jammu e Kashmir e fonderlo al Pakistan[14].

Il Jamiat-ul-Mujahideen (JUM), prima fazione separatista dell’Hizb-ul-Mujahideen (HM), è organizzato su linee militari. L’Amir politico al vertice dell’organizzazione è un “comandante in capo”, segue un “vice comandante in capo” che comanda quattro “comandanti di divisione” a loro volta alla guida di “comandanti di distretto” e “comandanti di area”. Il Jamiat-ul-Mujahideen si definisce una organizzazione “pura” del Kashmir, schierato contro le recenti iniziative di pace dell’India e del Pakistan in quanto considera la violenza l’unico mezzo di risoluzione della questione del Kashmir e favorirne così l’annessione al Pakistan[15].

L’Harkat-ul-Jihad-al-Islami (HuJI) è un gruppo terroristico con sede in Pakistan, attivo già nel corso della guerra sovietico-afghana. Qari Saifullah Akhtar insieme a Maulana Irshad Ahmed e Maulana Abdus Samad Sial, tutti studenti del seminario di Karachi in Pakistan, hanno gettato le basi del gruppo, Jamiat Ansarul Afghaneen (JAA, il Partito degli Amici dell’Afghani), nel 1980. Verso la fine del suo impegno in Afghanistan, la JAA si è ribattezzata come HuJI e ha orientato la sua strategia di lotta sullo Stato indiano di Jammu e Kashmir. L’HuJI sostiene, come gli altri gruppi terroristici con base in Pakistan, la secessione dell’area dall’India e la sua annessione al Pakistan, essenzialmente attraverso la violenza[16].

Mushtaq Ahmad Zargar costituì Al Umar Mujahideen nel dicembre 1989, un’associazione composta principalmente da reclute provenienti da Srinagar, capitale dello Stato indiano di Jammu e Kashmir. L’AuM punta alla liberazione dello Stato indiano di Jammu e Kashmir, attraverso la lotta armata, al fine di fonderlo al Pakistan[17].

Il Dukhtaraan-e-Millat (DeM), formato nel 1987, ha affermato che la questione del Kashmir è una questione principalmente religiosa e il jihad è dunque un dovere. Il gruppo supporta l’adesione della valle del Kashmir al Pakistan[18].

Lashkar-e-Omar (LeO) è un nuovo gruppo terroristico fondato nel gennaio 2002 da Harkat-ul-Jihad-i-Islami (HuJI), Lashkar-e-Jhangvi (LeJ) e Jaish-e-Mohammed (JeM). L’etimologia di Lashkar-e-Omar non è ancora chiara. Secondo alcuni rapporti, prende il nome dal mullah Mohammed Omar, capo della milizia talebana. Altri resoconti hanno indicato che il nome sarebbe un diretto omaggio a Syed Ahmed Omar Sheikh, un terrorista di JeM in prima linea che fu, il 15 luglio 2002, condannato all’ergastolo da un tribunale antiterrorismo a Hyderabad, Sindh, per il suo ruolo nel rapimento-omicidio del giornalista statunitense Daniel Pearl. La loro versione dell’Islam è simile a quella della milizia talebana in Afghanistan. La base ideologica del LeO è una miscela di fondamentalismo islamista e pensiero totalitario[19].

Tehreek-ul-Mujahideen (TuM) è stato fondato nel giugno 1990 da Yunus Khan, stretto collaboratore di Mohammed Abdullah Tairi, capo del Jammu e Kashmir Jamaat-e-Ahle-Hadith. Il TuM mira a unire lo Stato indiano dello Jammu e Kashmir al Pakistan e a promuovere un’identità pan-islamista. L’organizzazione ha una struttura a due livelli. Al vertice, il capo “Amir”, il Vice-Capo “Naib Amir”,  il capo delle operazioni, il consigliere militare, il capo dell’intelligence, i comandanti distrettuali e il livello base, costituito da comandanti divisionali e dal reggimento. TuM opera principalmente nella valle del Kashmir e qui si possono distinguere due fronti, che hanno origine nel Fronte di Liberazione Nazionale Jammu e Kashmir (JKNLF) e condividono il principio dell’autodeterminazione per la regione al fine di garantire la nascita di uno Stato indipendente e sovrano, che pone però il gruppo in contrapposizione alla volontà del Pakistan di occupare il Kashmir[20].

Hurriyat, la Conferenza di tutti i partiti, è un’alleanza secessionista, nata nel 1993 come fronte politico per favorire la causa del separatismo del Kashmir. Da allora, la Conferenza è stata costantemente promossa dal Pakistan al fine di legittimare la sua pretesa sullo Stato indiano di Jammu e Kashmir. Fu in questo contesto, che l’Hurriyat divenne un ombrello per tutte le organizzazioni secessioniste. Infatti, poiché la comunità internazionale disapprovava il ricorso alla violenza da parte di attori non statali, la Hurriyat era la ideale piattaforma per promuovere la causa secessionista del Kashmir[21].

Il Muttahida Jehad Council (MJC) fu formato nel novembre 1990 per riunire sotto un’unica organizzazione tutti i gruppi coinvolti nella violenza terroristica nel Jammu e Kashmir. Il MJC fu, infatti, per lungo tempo un’alleanza di 13 organizzazioni, guidate da Syed Salahuddin dell’Hizb-ul-Mujahideen (HM. Il quartier generale del MJC si trova a Muzaffarabad e sono componenti del Consiglio Jihad Muttahida i seguenti gruppi terroristici:

  1. Hizb-ul-Mujahideen
  2. Fronte di liberazione del Jammu Kashmir
  3. Harkat-ul-Ansar
  4. Tehrik-e-Jehad
  5. Tehreek-ul-Mujahideen
  6. Jamiat-ul-Mujahideen
  7. Al Jehad
  8. Al Umar Mujahideen
  9. Fronte islamico del Jammu Kashmir
  10. Forza Janbaz musulmana
  11. Hezbollah
  12. Al Fatah
  13. Hizb-ul-Momineen
  14. Lashkar-e-Toiba
  15. Jaish-e-Mohammed
  16. Al-Badr Mujahideen[22]

Secondo il Presidente Obama, una delle maggiori minacce terroristiche internazionali proveniva dai paradisi fiscali dei terroristi in Afghanistan e Pakistan, impedimento alla sicurezza regionale dell’Asia centrale[23]. Prima di Obama, negli anni ’90, fu Clinton ad accusare il Pakistan di armare i ribelli musulmani nel Kashmir, sebbene le tensioni tra Washington e Islamabad non si siano certamente affievolite.  In un recente discorso, Trump ha infatti annunciato il nuovo corso della politica americana in Asia meridionale,  pronunciando pesanti parole anche contro il Pakistan – principale finanziatore di organizzazioni terroristiche che da decenni riceve ingenti risorse economiche e militari da Washington – e auspicando che l’India svolga un ruolo più ampio nella sicurezza dell’Afghanistan[24], dal momento che il paese funge da rifugio per i gruppi terroristici che hanno attaccato l’India e gli interessi indiani. La posizione indiana in Afghanistan è sempre stata contrapposta a quella pakistana. Negli anni che precedono la Spartizione, il Congresso Nazionale Indiano sostenne le spinte autonomiste del Khudai Khitmatgar contro il nazionalismo pakistano della Lega Musulmana. I governi dell’India indipendente coltivarono relazioni amichevoli con Kabul, soprattutto a partire dagli anni ‘60, in una fase in cui le relazioni tra Afghanistan e Pakistan peggioravano per la questione del Pashtunistan. Nel corso degli anni ’80, il Pakistan sostenne i mujaheddin sunniti e, nel decennio successivo, i talibani, mentre New Delhi appoggiava la Repubblica Democratica d’Afghanistan, filosovietica, e l’Alleanza del Nord in funzione anti-talebana. Dopo la disfatta talebana e la formazione di un nuovo governo presieduto da Karzai, la presenza indiana in Afghanistan è aumentata sul piano diplomatico ed economico. L’India ha interessi geostrategici – far fallire la dottrina di profondità strategica pakistana, contrastare il radicalismo islamico, i cui gruppi estremisti si sono resi colpevoli di attentati in India e in Kashmir, ed economici – e agevolare il proprio acceso agli idrocarburi e ai mercati centro-asiatici, e alle stesse risorse afghane. Nella contesa indo-pakistana sul Kashmir, infatti, l’Afghanistan è diventato il luogo in cui i due avversari hanno tentato di affermare la propria forza sull’altro. Un campo di battaglia in cui entrambi hanno tentato di ottenere una difesa geopolitica e promuovere attività economiche favorevoli, negando all’altro gli stessi obiettivi. Il Pakistan ha visto l’Afghanistan come cortile strategico, tentando di negare qualsiasi influenza indiana sulla regione; ma l’India ha già smembrato il Pakistan una volta per sostenere lo spin-off del Bangladesh e se acquisisse una posizione forte anche in Afghanistan, sarebbe in grado di circondare il Pakistan su entrambi i lati del confine, vulnerabile a qualsiasi potenziale conflitto.[25]

Conclusioni

La questione del Kashmir resta ad oggi senza soluzione. L’annessione al Pakistan o all’India provocherebbe uno scontro pericoloso, così come appare quanto mai distante l’ipotesi – per gli interessi dei due storici avversari – di un Kashmir indipendente. In tale contesto, però, analizzando la fragilità del vicino Medio Oriente connessa all’influenza criminale dell’Asia sud-orientale, il Kashmir potrebbe già essere terreno fertile per lo Stato islamico. All’inizio di febbraio 2016, infatti, Daesh ha annunciato l’intenzione di espandersi nella regione, come parte della sua più ampia filiale del Khorasan, approfittando della instabilità per infondere nel Jihad kashmiro un’ideologia pan-islamista. In caso di successo, un movimento di ispirazione islamica potrebbe avere gravi conseguenze, come l’aumento della rivalità tra i gruppi militanti e la violenza settaria, aggravando il debole rapporto bilaterale tra due Stati, peraltro, dotati di armi nucleari. Peraltro, la presenza dello Stato islamico nel Kashmir è cresciuta durante il 2017.

Date le complesse dinamiche politiche e il valore strategico del Kashmir per l’India e il Pakistan, lo Stato Islamico dello Jammu e Kashmir (ISJK) ispira la nuova generazione, insoddisfatta dello status quo rispetto agli obiettivi nazionalisti. L’eventualità che ISJK mobiliti un esercito di giovani kashmiri per scatenare il Jihad nella regione sembra lontana, almeno nel breve periodo. È molto probabile che nel paese sia già ampiamente in corso la radicalizzazione attraverso la propaganda condotta sui social media e il coordinamento di attività di reclutamento e addestramento, destinate dar luogo a tattiche estreme e attacchi settari. Una presenza consistente dello Stato islamico in Kashmir potrebbe determinare la fusione o l’allineamento dei gruppi terroristici all’ISJK, contribuendo in modo significativo e definitivo al deterioramento della già precaria sicurezza dell’area, esclusa dalle agende diplomatiche internazionali[26].


Fonti:

[1] Cfr. J. Arif, Shadow War: The Untold Story of Jihad in Kashmir, Melville House, 2009 , p. 33;

[2] Cfr. S. Sundararajan, Kashmir Crisis: Unholy Anglo-Pak Nexus, Gyan Publishing House, 2010, pp. 17-18;

[3] Per approfondimenti http://www.opiniojuris.it/triangolo-india-pakistan-kashmir/

[4] Cfr. https://repository.library.georgetown.edu/bitstream/handle/10822/553270/vance-chengRhea.pdf;

[5] Cfr. G. Usher, The Afghan Triangle, Kashmir, India, Pakistan, Middle East Report, Summer 2009, p. 21. 

[6] Cfr. Alam Undala, “Questioning the Water wars Rational: A case study of the Indus Waters Treaty,” The Geographic Journal, Vol. 168 (2002): 342. 

[7] Operazione Cyclone fu il nome in codice del programma di armamento dei mujahideen afghani durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan. L’operazione è durata dal 1979 al 1989 e fu una tra le più lunghe e costose operazioni che la CIA abbia mai compiuto, con un fondo iniziale di $20–30 milioni di dollari all’anno nel 1980 fino ai $630 milioni all’anno nel 1987. L’operazione venne gestita dal membro democratico del Congresso Charlie Wilson.

[8] Cfr. https://www.csmonitor.com/World/Asia-South-Central/2008/1121/p01s01-wosc.html;

[9] Cfr. http://web.stanford.edu/group/mappingmilitants/cgi-bin/groups/view/79;

[10] Cfr. http://www.satp.org/satporgtp/countries/india/states/jandk/terrorist_outfits/hizbul_mujahideen.htm;

[11] Cfr. http://www.oxfordislamicstudies.com/article/opr/t125/e807;

[12] Cfr. http://www.satp.org/satporgtp/countries/india/states/jandk/terrorist_outfits/jaish_e_mohammad_mujahideen_e_tanzeem.htm;

[13] Cfr. http://www.satp.org/satporgtp/countries/india/states/jandk/terrorist_outfits/harkatul_mujahideen.htm;

[14] Cfr. http://www.satp.org/satporgtp/countries/india/states/jandk/terrorist_outfits/al_badr.htm;

[15] Cfr. https://www.trackingterrorism.org/group/harakat-ul-mujahidin-hum;

[16] Cfr. https://www.globalsecurity.org/military/world/para/huji-b.htm;

[17] Cfr. https://www.trackingterrorism.org/group/al-umar-mujahideen-aum;

[18] Cfr. http://www.satp.org/satporgtp/countries/india/states/jandk/terrorist_outfits/dukhtaran.htm;

[19] Cfr. http://www.satp.org/satporgtp/countries/pakistan/terroristoutfits/LeO.htm;

[20] Cfr. http://www.satp.org/satporgtp/countries/india/states/jandk/terrorist_outfits/Tehreek_ul_Mujahideen.htm;

[21] Cfr. http://indianexpress.com/article/explained/hurriyat-its-history-role-and-relevance/;

[22] Cfr. http://www.dopel.org/HuM_3.htm;

[23] Cfr. 1 Obama Barack. “Remarks by the U.S. President on a New Strategy for Afghanistan & Pakistan.” Washington: The White House, March 27, 2009. http://www.whitehouse.gov/the_press_office/;

[24] Cfr. http://www.ndu.edu.pk/issra/issra_pub/articles/ndu-journal/NDU-Journal-2017/Journal_2017.pdf;

[25] Cfr. G. Usher, The Afghan Triangle, Kashmir, India, Pakistan, Middle East Report, Summer 2009, p. 21;

[26] Cfr. https://ctc.usma.edu/idea-threat-islamic-state-jammu-kashmir/.

Copertina: Quartz.India 

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Federica Fanuli

Federica Fanuli

Federica Fanuli si laurea con lode in scienze politiche e relazioni internazionali presso l'università del Salento, dove consegue anche la laurea specialistica in scienze politiche, studi europei e relazioni internazionali . Junior consultant per agriconsulting spa, Federica collabora con il centro studi internazionali di Roma e successivamente frequenta il corso di analisi di politica estera di equilibri, muovendo i primi passi nel settore come editorial board member di rassegna stampa militare e poi, come editorial board manager di mediterranean affairs. Editor-at-large di indrastra global, editorial board member di cosmopolismedia.it, analista desk sud e sud-est asiatico dell'institute for global studies (igs) e guest contributor del middle east institute di Washington, Federica attualmente frequenta il master in giornalismo internazionale presso l'igs e il master di II livello in intelligence e sicurezza della link campus university, presso cui lavora come responsabile gestionale master dell'ufficio postgraduate, e collabora con l'osservatorio sulla sicurezza e difesa cbrne.

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