Il (Dis)Ordine mondiale . USA vs Cina = Libra vs Bitcoin

Il (Dis)Ordine mondiale . USA vs Cina = Libra vs Bitcoin

Cyber guerra asimmetrica, sorveglianza di massa, digitalizzazione del capitalismo e criptovalute, sono i nomi delle pedine che le super potenze tecnologiche stanno muovendo sullo scacchiere globale, in una partita da cui paesi come l’Italia si sono autoesclusi a causa dell’incapacità di innovarsi, di cogliere per tempo i rischi ma altresì le opportunità offerte dalla tecnologia.


In questo approfondimento, si esamineranno in particolare il modo in cui la strutturazione del capitalismo si è evoluta dai primi anni del secolo fino all’arrivo di Bitcoin, le strategie che le super potenze hanno posto in essere per avvantaggiarsene e a quali drastici cambiamenti negativi andranno in contro i paesi come l’Italia, se non riusciranno a far leva sui propri punti di forza ed elaborare soluzioni tecnologiche al servizio dell’economia e della popolazione.

                                                                

Bitcoin e la destabilizzazione del potere costituito

Alla luce delle considerazioni espresse nei precedenti articoli[1], il controllo del mondo risulta imprescindibilmente legato al controllo dell’economia e, dunque, della moneta.

Essa ha subito un graduale processo di digitalizzazione a partire dagli anni ’90 del secolo scorso:

  • dapprima per mezzo dei sistemi di pagamento elettronico (carte di credito, pos ecc.);
  • successivamente attraverso app, legate anche a piattaforme di messaggistica e e-commerce (vedi WeChat Pay, Google Pay, PayPal ecc.) agevolate in Europa soprattutto dalla c.d. PSD2, Payment Services Directive 2[2];
  • e recentissimamente con le criptovalute, al cui apice possiamo collocare Bitcoin in quanto capostipite dei protocolli decentralizzati.

Analizzando l’evoluzione della moneta, non passa inosservata l’opera sistematica effettuata dai grandi provider Internet per la creazione di un oligopolio monetario in grado di sovrapporsi alle banche centrali, con la forza degli strumenti tecnici, e tappare definitivamente le ali ai paesi meno avanzati. Riassuntivamente, la strutturazione del sistema capitalistico venutasi a creare negli ultimi anni prevede, in ordine di importanza:

– Le Banche Centrali;

– I grandi provider della Rete (su cui circola la moneta);

– Una sterminata sequela di intermediari finanziari;

– Le autorità governative che da essi dipendono.

A destabilizzare i piani dei provider di porsi sulla cuspide di questa struttura piramidale, centralizzata e privata, contrapponendovene una decentralizzata, distribuita e pubblica, è intervenuto Bitcoin, ossia un protocollo informatico che ha aperto la via ad un nuovo modo di intendere e gestire la moneta, e il cui uso nel tempo è divenuto quello di riserva di valore digitale[3].

Ciò ha peraltro spalancato la porta alla diffusione di ulteriori asset[4] e, dunque, destato preoccupazione per la capacità di deflagrare l’impostazione del sistema di potere fin qui delineato; in particolare i rapporti fra le super potenze, nella misura in cui una di esse (per mezzo delle proprie aziende), acquisisse il controllo di un valore di scambio in grado di imporsi a livello globale, al di sopra della moltitudine di valute fiat.

L’importanza assunta da Bitcoin ha quindi costretto le super potenze tecnologiche a individuare specifiche soluzioni per acquisirne il controllo, adoperarlo a proprio vantaggio e, in caso estremo, eliminarlo, mantenendo così l’egemonia sull’economia interna e i mercati esteri.

Strategie per il controllo delle criptovalute

Bitcoin, essendo un sistema tanto rivoluzionario quanto scarsamente compreso, deve la propria esistenza quasi esclusivamente alla fiducia che gli utenti ripongono nella sua positiva evoluzione o, più correttamente, nella possibilità di ricevere ingenti ritorni economici a fronte di piccoli investimenti. La manipolazione del valore della moneta, dunque, l’incremento della volatilità del sistema e, conseguentemente, l’erosione della fiducia che gli investitori ripongono in esso costituisce pertanto il fulcro di ogni strategia per minarne l’esistenza.

Nonostante gli accorgimenti nel campo della sicurezza di Bitcoin, negli ultimi anni si sono comunque verificate delle notevoli variazioni del suo valore, le quali sono coincise temporalmente, a titolo esemplificativo:

  • con la crisi del mining del 2011;
  • l’arresto di titolari di wallet particolarmente consistenti (come Ross William Ulbricht nel 2013, fondatore del black market Silk Road);
  • l’improvviso fallimento di piattaforme di scambio sulle quali avevano fatto affidamento migliaia di utenti (vedi Mt Gox nel 2014) a causa di intrusioni da parte di esperti gruppi di hacker che, come detto in precedenza, ben potrebbero essere al soldo di una nazione per danneggiare i servizi di competitor;
  • proposte di regolamentazioni stringenti del mercato e finanche veri e propri divieti.

Fra i più rilevanti e recenti, deve citarsi quello del 4 settembre 2017, disposto dalla People’s Bank of China, sulle Initial Coin Offering e le attività degli exchange, con obbligo di restituzione delle somme per le criptovalute già collocate sul mercato (approccio seguito dalla Corea del Sud il 29 settembre 2017)[5].

Tutti questi eventi, in misura diversa, hanno ingenerato delle periodiche corse di massa alla riconversione, con le conseguenti oscillazioni di valore della criptovaluta e, dunque, periodiche crisi di fiducia nella solidità del network.

Tuttavia, il pericolo maggiore è rappresentato dalle manipolazioni effettuate dai grandi investitori (cc.dd. balene).

Ed infatti, acquistare gradualmente ingenti capitali, facendo aumentare il valore della criptovaluta, e poi procedere periodicamente, in maniera organizzata ed improvvisa alla riconversione con conseguente deprezzamento, permette nell’immediato di conseguire ingenti profitti e, sul lungo periodo, di minare la fiducia nel network da parte di tutti i quei piccoli risparmiatori che ne costituiscono la base portante.

Ciò si unisce ovviamente ad un altro fattore fondamentale e finalizzato a ridurre l’afflusso di nuovi investitori, ossia la diffusione di Fear, Uncertainty and Doubt: paura, incertezza e dubbio (FUD) riguardo ad una criptovaluta, per mezzo dei media (con notizie del tipo Bitcoin è una bolla, Bitcoin supporta il terrorismo e gli spacciatori di droga, Bitcoin spreca energia e danneggia l’ambiente ecc.).

Queste tecniche, si sono rivelate fatali per la sopravvivenza di numerosi protocolli ma non lo sono state per Bitcoin, probabilmente in ragione del consolidamento, nell’immaginario collettivo, del suo ruolo di moneta anti establishment.

Cina e Bitcoin

A partire dal 2017 le autorità cinesi hanno progressivamente inasprito la regolamentazione degli scambi di criptovalute e delle ICO, fino a giungere, agli inizi del 2018, al divieto assoluto di tali attività, comprese le “scappatoie” come vendite over-the-counter, il commercio peer-to-peer e le quotazioni estere, in quanto ritenute “dirompenti per la stabilità economica e finanziaria”[6].

Ciò ha costretto gli exchange, che prima spopolavano in Cina e dominavano il mercato, a trasferirsi altrove. Di conseguenza, tali attività rappresentano attualmente meno dell’1% del mercato globale[7].

Dopo questa iniziale fase di contrasto alle criptovalute che, unitamente ad altri fattori, ha determinato la “crisi” di Bitcoin del 2018, il presidente della Cina Xi Jimpin ha manifestato interessamento per la tecnologia blockchain, arrivando a definirla, una rivoluzione tecnologica col potenziale per cambiare il volto economico del mondo.

I ricercatori cinesi sono stati impegnati principalmente nello studio del fenomeno e della tecnologia la quale ha condotto all’elaborazione di una lista dei ventisei migliori progetti in atto, che viene aggiornata periodicamente[8].

Agendo quindi su due fronti, la “pulizia” del mercato interno dalle attività ritenute dannose e il potenziamento invece di quelle conformi alla strategia nazionale, la Cina ha potuto acquisire progressivamente un maggior controllo su Bitcoin, minandone la decentralizzazione. In particolare, grazie:

  • al monopolio sulle terre rare indispensabili alla produzione di dispositivi high tech[9], fra cui rientrano evidentemente anche ASIC e GPU[10];
  • al basso costo dell’energia elettrica (necessaria in enormi quantità per il mining)[11], ottenuto attraverso lo sfruttamento di risorse naturali e fonti rinnovabili[12];
  • alla costante attenzione per l’innovazione tecnologica da parte del Governo e all’ampia disponibilità di manodopera e intellettuali nel campo high tech[13];
  • al progressivo aumento del costo degli hardware, raramente sostenibile per il singolo utente[14];

la Cina, per mezzo

delle proprie aziende, specializzate nella produzione dell’hardware (in particolare Bitmain Technologies che, da sola, controlla il 75% delle vendite mondiali e Canaan) e

ai cc.dd. mining pool [15] (in particolare: BTC.com, Antpool, F2pool, ViaBTC, BTC.top, DPOOL e 58Coin che all’apice del prezzo di Bitcoin, nel gennaio 2018, detenevano il 74% dell’hashpower globale, mentre attualmente si attesterebbe sul 60% circa[16],

ha potuto progressivamente acquisire il controllo su Bitcoin:

  • sia sotto il profilo economico, da intendersi come la possibilità di:
  • accaparrare gran parte degli utili derivanti dalla sua adozione;
  • conoscere delicati aspetti finanziari di milioni di utenti;
  • sia sotto il profilo politico – informatico, in quanto, come accennato in precedenza, l’influenza sulla sua gestione ed implementazione è direttamente proporzionale alla potenza computazionale dei dispositivi messi a servizio del network.

Secondo uno dei più rilevanti studi condotti in materia[17], ciò consentirebbe alla Cina di influenzare negativamente il network, agire contro specifici utenti e miner, danneggiare l’economia di singoli paesi che abbiano adottato Bitcoin massivamente e finanche distruggere il protocollo.

[18]

In altri termini, più chiaramente, la decentralizzazione è divenuta col tempo un concetto sempre più astratto e Bitcoin uno strumento che, lungi dall’aver rivoluzionato la gestione della moneta in favore del cittadino comune, potrebbe rivelarsi utile a spossessare ulteriormente Stati tecnologicamente semiperiferici del controllo della propria economia attraverso grandi colossi informatici ufficialmente privati ma chiaramente perseguenti obiettivi strategici cinesi. La “centralizzazione” di Bitcoin, tuttavia, richiede un tale dispendio di risorse infrastrutturali ed energetiche che il Paese ha recentemente necessitato dell’appoggio dell’alleata Russia[19]. Dispendio che ha fatto mettere in dubbio anche gli eventuali positivi risvolti geopolitici. Ci si riferisce, precisamente, alla consultazione pubblica indetta nell’aprile 2019, dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme (NDRC), in merito alla possibilità di vietare o meno il mining[20] e conclusa il 7 maggio.  

Con ogni probabilità, il lancio da parte del colosso dei social network Facebook della stablecoin LIBRA, ha influito sull’esito, in un nulla di fatto, della consultazione ed eliminato ogni residuo dubbio del Governo cinese in merito alla necessità di proseguire la strategia di centralizzazione di BTC fin qui intrapresa.

Il mutato quadro criptomonetario potrebbe inoltre condurre la Cina al ritiro della misura adottata il 31 maggio 2019, ossia il BAN alle criptovalute da parte di WeChat, il colosso della messaggistica e dei pagamenti elettronici[21].

USA e LIBRA

Gli USA, hanno fino a questo momento chiaramente perso la corsa al controllo di Bitcoin e sono stati quindi costretti a ripiegare anzitutto sull’effettuazione di strategie di stampo più tradizionale (che sono state esposte precedentemente) e il monitoraggio delle operazioni condotte per mezzo delle aziende tecnologie sotto il proprio controllo (cui si è accennato nel primo capitolo). L’opposizione a Bitcoin di un valore stabile e facilmente utilizzabile per pagamenti quotidiani e trasferimenti internazionali, trova quindi le sue radici:

  • nella mass surveillance ossia nella volontà di mantenere il dominio sui dati globali, unendo alle informazioni personali di 2,4 miliardi di utenti e alle loro propensioni, ottenute tradizionalmente per mezzo dei social network, le informazioni sugli acquisti effettivamente compiuti;
  • nella volontà di andare oltre il dollaro, con un valore ancorato ai titoli di stato delle principali nazioni del mondo e controllato dalle più grandi aziende private di ogni settore.

In definitiva, LIBRA è la globalizzazione portata alle sue estreme conseguenze.

Secondo quanto indicato nel white paper [22], in particolare, si prevede:

  1. l’uso di un sistema permissioned.

Come detto in precedenza, nelle piattaforme permissionless come Bitcoin ed Ethereum, chiunque può partecipare al processo di validazione mentre con LIBRA, solo i membri della Libra Association deterranno un nodo validatore; decine di grandi aziende internazionali identificate come Funding Members. È bene notare che fra i partner non figurano Apple, Google, Amazon, Microsoft né alcuna banca.

Zuckerberg ha affermato che, una volta divenuta operativa la piattaforma, Facebook vi parteciperà con lo stesso ruolo degli altri Funding Members, condividendo con essi la governance e partecipando insieme al processo di validazione.

Del resto, sono i dati che interessano principalmente e per carpirli, come si dirà, verrà elaborato uno specifico wallet.

  1. Valore stabile mediante collaterale in titoli di stato.

L’ente Libra Reserve sarà deputato specificatamente al mantenimento stabile del valore di LIBRA acquisendo nel tempo una variegata tipologia di asset ritenuti sicuri come ad esempio i titoli statali.

LIBRA, per mezzo di Libra Reserve, potrebbe quindi divenire giudice della solidità economica di intere nazioni.

  1. La distribuzione di “dividendi” fra i Funding Members

Per il contributo offerto, i Funding Members avranno diritto al Libra Investment Token, un secondo token della piattaforma, legato ai rendimenti dai titoli conservati dalla Libra Reserve.

Secondo quanto indicato approssimativamente nel white paper, l’obiettivo sul lungo periodo è rendere la piattaforma totalmente permessionless, modificando di conseguenza anche il suddetto meccanismo di remunerazione.

  1. L’uso di uno specifico wallet denominato Calibra.

Calibra sarà anzitutto una società direttamente controllata da Facebook, deputata alla gestione ed implementazione dell’omonimo wallet per LIBRA su tutti i sistemi collegati (Whatsapp, Messenger, Instagram).

L’obiettivo tecnico è anzitutto migliorare la fruibilità della criptovaluta rispetto agli attuali sistemi, caratterizzati dalla complessa gestione di chiavi private e chiavi pubbliche.

Calibra sarà attivabile mediante procedure di identificazione KYC (Know Your Customer), nel rispetto delle normative vigenti, e assicurerà anche il rispetto delle normative AML.

Se gli utenti daranno il consenso, Facebook e terze parti potranno accedere ai dati relativi alle loro transazioni finanziarie.

In Europa, salvo rocamboleschi dietro front sul GDPR, tale possibilità non dovrebbe incontrare ostacoli di sorta. È evidente che il team legale di Zuckerberg abbia compreso ampiamente le possibilità concesse da una normativa che ha nel consenso informato degli utenti al trattamento dati il suo punto cardine; fra le altre grandi aziende che si stanno muovendo in tal senso spicca Jaguar, la quale, nel mese di aprile 2019, ha stretto una collaborazione con IOTA, al fine di remunerare con token i dati forniti dagli utenti relativamente alle attività compiute con gli autoveicoli[23].

  1. L’implementazione di una smart contract machine.

I piani di Zuckerberg vanno oltre la moneta giacché la piattaforma intende anche divenire un punto di riferimento nella tecnologia smart contract andando quindi a competere con l’Ethereum di Vitalik Buterin.

Non a caso, il linguaggio di programmazione proprietario (denominato Move) e l’utilizzo dei Merkle Tree, sono soluzioni ampiamente riprese da esso.

Si tratta con evidenza di un passaggio obbligato per i piani di globalizzazione digitale degli USA, poiché si tradurrebbe nella possibilità di visionare ogni contratto commerciale effettuato nel mondo.

Con una tale strutturazione, non dovrebbe nemmeno essere necessaria l’interruzione del sistema di pagamento nei confronti di un Paese “scomodo” alle strategie statunitensi, che tuttavia ben potrebbe essere effettuata in virtù dell’adozione di un sistema permissioned. Molto più probabile che venga disposta verso un singolo utente sottoposto ad indagine, come del resto accaduto per ogni altra app di messagistica esistente.

Contromisure internazionali

È evidentemente nell’intento di opporsi allo scenario fin qui delineato che può individuarsi la matrice più profonda delle decisioni di altre nazioni di sviluppare proprie criptovalute o incentivare l’apertura a tali protocolli delle piattaforme ampiamente utilizzate dai propri cittadini e, dunque, sotto il proprio controllo:

  • Svezia

La banca centrale svedese, nel 2018, ha avviato un progetto pilota per sviluppare una valuta elettronica nazionale denominata e-Krona[24];

  • Giappone

Il colosso della messaggistica Line, entro la fine di giugno 2019, riceverà la licenza per aprire il proprio exchange di criptovalute dalla Financial Services Agency (FSA). La piattaforma, chiamata BitMax, potrà quindi offrire servizi di trading ai suoi 80 milioni di utilizzatori in Giappone. Se inoltre dovesse essere accolta la richiesta di licenza bancario pendente di fronte alla FSA, Line potrebbe creare un sistema di pagamento in criptovalute per ulteriori servizi quali per esempio lo shopping online[25].

  • Russia

Nei paesi Russofoni, come noto, il corrispettivo di Facebook è VK, creato dai fratelli Durov e, dal 2014, saldamente nelle mani del Cremlino[26].

Dopo essere stato estromesso da VK, Pavel Durov si è dedicato completamente alla creazione del servizio di messaggistica istantanea Telegram, riuscendo a mantenerlo indipendente fino al 2018, ossia quanto il Cremlino ha minacciato di bloccarlo per non aver concesso le chiavi per decrittare i messaggi di alcuni soggetti implicati nell’attentato alla metro di San Pietroburgo di aprile 2017 (secondo quanto disposto dalla legislazione approvata appena l’anno precedente). L’accusa di sovversività ha condotto Durov all’aggiornamento della privacy policy di Telegram e, dunque, ad aprire una breccia nel già sottile muro di diritti e libertà di milioni di utenti[27].

Da ben prima di Zuckerberg, le suddette piattaforme stanno implementando proprie criptovalute e Telegram dovrebbe lanciare la sua, denominata TON, nel terzo trimestre del 2019[28].

 

Conclusione

LIBRA, Google Pay, Amazon Pay, IBM, Microsoft (USA), VK coin e Telegram Ton (RUSSIA), We Chat pay, Alibaba, Bitcoin (CINA) ecc.; oggi non si assiste semplicemente all’egemonia delle multinazionali ma alla nascita di un oligopolio monetario che consegnerà alle super potenze che in questi anni hanno snaturato l’info sfera – facendola divenire la quinta sfera di applicazione delle proprie politiche imperialistiche – un data power senza precedenti e la capacità di determinare il corso di intere nazioni.

Gli USA hanno perso la corsa con la Cina all’accaparramento di “terre rare” e anche il loro dominio sui software e i dati potrebbe essere messo a rischio dall’emergere di numerosi competitor, a vario titolo agenti secondo i meccanismi della token economy (si pensi altresì a Voice, il social network basato sul protocollo EOSIO), giacché la reward psicologica su cui si fondano piattaforme “tradizionali” come Facebook potrebbe da sola risultare insufficiente a mantenere l’utente al loro interno.

Urgeva un drastico cambio di marcia, una stablecoin che:

  • andasse oltre il dollaro[29], dando la possibilità alle aziende di influenzare direttamente l’economia degli altri stati senza intermediazione bancaria;
  • si ponesse da contraltare a Bitcoin;
  • spazzasse via la concorrenza delle numerose criptovalute minori (cc.dd. altcoin) sviluppate in questi anni per agevolare pagamenti e trasferimenti internazionali istantanei.

È molto probabile che per consolidare ulteriormente il proprio dominio, Facebook implementi un sistema di token economy con LIBRA, ripagando cioè gli utenti per la cessione dei propri dati finanziari attraverso i proventi generati dalle pubblicità inserite sulle piattaforme collegate. Più che una probabilità, invero, parrebbe una certezza se si considera l’imminente lancio dell’app Facebook Study, finalizzata proprio a remunerare gli utenti per il consenso alla raccolta di informazioni:

  • sulle applicazioni di terze parti installate sullo smartphone;
  • sul tempo trascorso su queste app;
  • sulla nazione, il device e il tipo di rete usata;
  • sui nomi delle attività compiute su queste app (che potrebbero cioè mostrare le funzioni che gli utenti stanno adoperando)[30].

Per i paesi tecnologicamente semi periferici, criptovalute o no, le prospettive derivanti dal disavanzo tecnologico non potranno che accelerare la perdita di discrezionalità politico – economica già iniziata parecchi anni addietro[31] e la definitiva deviazione dei modelli di welfare, verso una strutturazione confacente alle super potenze tecnologiche, dunque neo liberista. Il mutamento dei rapporti di (cyber) forza fra le super potenze potrebbero inoltre determinare delle importanti variazioni di allineamento strategico giacché, non essendo i suddetti paesi tecnologicamente in grado:

  • né di fare fronte all’evoluzione dell’economia al di fuori dei tradizionali canali bancari;
  • né tanto meno di fronteggiare l’anonimato delle transazioni e l’indipendenza degli utenti nella gestione del proprio conto in criptovalute (c.d. wallet);

sarebbero inevitabilmente costretti a ricadere nella sfera d’influenza della suddetta Super Potenza o, per meglio dire, dei rispettivi colossi informatici.

Come si è accennato in precedenza, infatti, mentre Bitcoin ammanta l’utente e le relative transazioni di un c.d. pseudo anonimato, criptovalute come Monero conferiscono un anonimato tanto più forte quanto sono elevate le commissioni che l’utente è disposto a pagare sulla singola transazione. Ciò, unitamente alla gestione personale del wallet nel quale sono contenute le criptovalute, rende estremamente difficile, per chiunque non giochi in ruolo determinante nella strutturazione hardware e software di Internet, aggredire le finanze dei criminali e, più in generale, obbligare al pagamento delle imposte[32].

Non è con le regolamentazioni che i suddetti paesi[33], fra cui rientra evidentemente l’Italia, possono sperare di non sprofondare nel buco nero da cui sono attratti; né tanto meno con disperate soluzioni economiche, come ad esempio l’applicazione dell’IVA paventata dall’ex ministro Tremonti, conseguente ad una valutazione di LIBRA come bene digitale e non valuta[34], giacché costituirebbe soltanto un blando tentativo per rimpinguare le casse di uno Stato, scippato barbaramente dell’indipendenza politico-economica.

I colossi analizzati, infatti, sono ormai da tempo non semplicemente nella posizione di infischiarsene di limiti e vincoli ma anzi in quella di eliminarli facendo pressione sugli stati, nelle più svariate forme.

L’unico modo per paesi come l’Italia di opporsi a modelli tecnologici fondati sulle più bieche dinamiche del capitalismo, è una rapida digitalizzazione di stampo socialista ossia la realizzazione di un sistema blockchain based nazionale ibrido[35] che faccia leva sullo spirito patriottico che pur resiste indomito nella popolazione e condivida con essa i profitti derivati dal suo utilizzo. Un sistema di digital payment, Internet advertising, e-commerce e data providing, in grado di inglobare i valori nazionali rientranti a vario titolo nel c.d. Brand e fare inter operare le aziende tecnologiche che vi stanno lavorando con propri specifici progetti.

Per l’Italia, ciò si tradurrebbe nell’unificare il mercato delle locazioni turistiche, la galassia dei prodotti made in Italy, l’universo degli immobili pubblici fatiscenti, da ristrutturare con campagne di real estate crowdfunding ecc.

Il Brand Italia è il terzo per valore mondiale, dopo CocaCola e Visa, con una stima approssimativa di 450 miliardi di € l’anno[36].

Si immagini di riuscire ad abbandonare posizioni fondamentaliste su cosa sono e cosa non sono blockchain e criptovalute, le dispute barbine fra fazioni politiche ormai totalmente sconnesse dalla realtà globale, e realizzare una valuta digitale complementare all’euro, con rapporto 1 a 1, utile a dividere con i cittadini i proventi derivanti dallo sfruttamento univoco del Brand Italia.

Non si riavvierebbe semplicemente l’economica, la si rivoluzionerebbe.


Note

 

 

[1] BERTOLINI G. (2019), “Il (dis)ordine mondiale – storia ed attualità della lotta per l’egemonia globale” e “Il (dis)ordine globale – Il dominio della quinta dimensione”, Opinio Juris.

[2] Per un’analisi dettagliata si rimanda a BELLINI M. (2018), “Inizia con la PSD2 il cammino verso l’Open banking: cosa cambia per consumatori e banche”, PagamentiDigitali.it: https://www.pagamentidigitali.it/payment-regulation/psd2/inizia-con-la-psd2-il-cammino-verso-lopen-banking-cosa-cambia-per-consumatori-e-banche/ e SERVIZI DI PAGAMENTO.eu (2018), “Il quadro normativo degli istituti di pagamento e di moneta elettronica alla luce della nuova PSD2”:

http://www.servizidipagamento.eu/Documenti/quadro_normativo_IP-IMEL.pdf

[3] Per un’analisi dettagliata si rimanda a BERTOLINI G. (2018), “Bitcoin – Luci e ombre della moneta del futuro”, Salvis Juribus: http://www.salvisjuribus.it/bitcoin-luci-e-ombre-della-moneta-del-futuro/

[4] Per un’analisi dettaglia delle criptovalute si rimanda a BERTOLINI G. (2019), “GUIDA ALLE CRIPTOVALUTE – Definizione e classificazioni”, Opinio Juris.

[5] Cfr. WEESE L. (2017), “China’s Central Bank Rules Initial Coin Offerings Are Illegal, Orders Return of Funds”, Forbes:

https://www.forbes.com/sites/leonhardweese/2017/09/04/chinas-central-bank-rules-initial-coin-offerings-are-illegal-orders-return-of-funds/#615c0dbf2169

[6] Cfr. CHANG G.G. (2018), “A china triangle: Bitcoin, baidu and beijing”, Forbes:

https://www.forbes.com/sites/gordonchang/2013/11/24/a-china-triangle-bitcoin-baidu-and-beijing/#772056822796

[7] SCOTT A. (2018), “China Celebrates Killing Its Bitcoin Exchanges as CNY Volume Falls Under 1%”, bitcoinist.com: https://bitcoinist.com/china-bitcoin-exchanges-volume-falls-1/

[8] Cfr. SUBERG W. (2018), “Secondo Xi Jinping, il Presidente della Cina, la blockchain è una vera e propria rivoluzione”, Cointelegraph: https://it.cointelegraph.com/news/chinas-president-xi-says-blockchain-part-of-new-technological-revolution L’ultimo aggiornamento della classifica stilata dal Center for Information and Industry Development (CCID) è disponibile all’indirizzo:

http://www.ccidnet.com/2019/0226/10457698.shtml

[9] Cfr. BERTOLINI G. (2019), “Il (dis)ordine mondiale – Il dominio della quinta dimensione”, Opinio Juris.

[10] Per un’analisi dettagliata delle componenti di un hardware per il mining si rimanda a ELECTRONICS NOTES, “What is an ASIC: application specific integrated ciruit”:

https://www.electronics-notes.com/articles/electronic_components/programmable-logic/what-is-an-asic-application-specific-integrated-circuit.php?fbclid=IwAR3G9zGZu50c44TPctVivMxeEV8gLBzSsSJGUclQvAXzpBR9dc3u9Qy5vgs

[11] CoinShares Research ha recentemente condiviso uno studio approfondito sul futuro del mining di Bitcoin (BTC), che mostra in particolare il costo dell’energia in Cina e il suo dominio sulla criptovaluta. Cfr. “THE BITCOIN MINING NETWORK – Trends, Average Creation Costs, Electricity Consumption & Sources”:

https://coinshares.co.uk/wp-content/uploads/2019/06/MiningWhitepaperJun2019FinalForeword.pdf

[12] Cfr. SCURI E. (2018), “Come la Cina ha sorpassato gli Stati Uniti nel campo dell’energia rinnovabile”, LifeGate:

https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/cina-energia-rinnovabile  

Per un quadro complessivo si rimanda a EIA Beta (2015), “China’s Key Energy Statistics”:

https://www.eia.gov/beta/international/country.php?iso=CHN

[13] Per approfondimenti sulle caratteristiche dell’industria high tech cinese, si rimanda a SHEDLETSKY A-K. (2019), “Made In China? Three Trends Driving Electronics Manufacturing In 2019”, Forbes:

https://www.forbes.com/sites/annashedletsky/2019/01/24/made-in-china-three-trends-driving-electronics-manufacturing-in-2019/?fbclid=IwAR277oh5MlqCgBI0gwPTFRZ82H0kU2dpRm7xrHz4B5NqUzJFnLPdm1CP6Fc#51e6aef82903

[14] Cfr. PAGLIARI E. (2019), “I migliori ASIC per minare bitcoin nel 2019”, Cryptonomist:

https://cryptonomist.ch/it/2019/06/17/migliori-asic-minare-bitcoin-2019/

[15] Gruppo di utenti che “uniscono” la potenza computazionale dei propri dispositivi (c.d. hashrate) per avere maggiore probabilità di validare un intero blocco di transazioni (ogni 10 minuti) e, dunque, ricevere una reward di 12,5 bitcoin, la quale viene suddivisa in modo proporzionale al rispettivo contributo. Poiché più grande è il pool, più i guadagni di un membro sono stabili e prevedibili, quelli cinesi sono maggiormente attrattivi rispetto ad altri e ciò ne determina l’ingrandimento progressivo nel tempo. Come detto, il mining costituisce il sistema di conio di bitcoin e, nel giugno 2020, è previsto il dimezzamento dell’attuale reward a 6,25 bitcoin (c.d. halving). Il primo è avvenuto nel 2012, con il passaggio da una reward di 50 bitcoin per blocco a 25, mentre il secondo è avvenuto nel 2016.

[16] Cfr. BLOCKCHAIN.com., “Distribuzione capacità di hash. tra i principali gruppi di minatori”:

https://www.blockchain.com/pools?    

[17] KAISER B., JURADO M. e LEDGER A. (2018), “The Looming Threat of China: An Analysis of Chinese Influence on Bitcoin”, Princeton & Florida International University:

https://www.researchgate.net/publication/328136959_The_Looming_Threat_of_China_An_Analysis_of_Chinese_Influence_on_Bitcoin#pf6

[18] Pagg. 11 ss. della ricerca di cui alla precedente nota.

[19] La Federazione Russa è pronta a garantire una fornitura costante di elettricità alle regioni di Cina e Mongolia che si stanno trovando ad affrontare una condizione di carenza energetica. Lo ha dichiarato il 14 giugno il capo dello Stato russo, Vladimir Putin, al termine di un incontro con gli omologhi di Cina e Mongolia, Xi Jinping e Khaltmaagiin Battulga, a margine del summit dei leader dei paesi aderenti all’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) a Bishkek, in Kirghizistan. “La Federazione Russa è pronta a rafforzare la cooperazione bilaterale con Cina e Mongolia in ambito energetico, e siamo intenzionati a proporre alle autorità dei due paesi l’avviamento di una serie di nuovi progetti congiunti nel prossimo futuro”, ha aggiunto Putin. (Res) © Agenzia Nova:

https://www.agenzianova.com/a/0/2488243/2019-06-14/energia-putin-pronti-a-garantire-forniture-elettricita-a-cina-e-mongolia?fbclid=IwAR0ECdt-F3K0wV1HTep3EgAwxBAn0PZtuD4BiZiwcn2v4zCKH439yFxttq0

[20] Cfr. GOH B. e ALUN JOHN A. (2019), “China wants to ban bitcoin mining”, Reuters:

https://www.reuters.com/article/us-china-cryptocurrency/china-wants-to-ban-bitcoin-mining-idUSKCN1RL0C4

[21] Cfr. ZMUDZINSKI A. (2019), “Chinese Social Media Giant WeChat Bans Crypto Transactions in Its Payment Policy”, Cointelegraph: https://cointelegraph.com/news/chinese-social-media-giant-wechat-bans-crypto-transactions-in-its-payment-policy

Come per la Russia, la cultura fortemente nazionalista e il controllo del governo sulle attività della Rete hanno impedito ai social media statunitensi di diffondersi e permesso invece lo sviluppo di corrispettivi nazionali. In particolare:

–  Weibo costituisce il corrispettivo di Twitter;

–  Renren è il corrispettivo di Facebook;

–  WeChat un’app di messaggistica e micro pagamenti sul modello di Whatsapp.

Recentemente ha assunto un ruolo chiave nel Social Credit System, ossia quello di certificatore elettronico ufficiale della Repubblica Popolare Cinese.Il progetto di Digital ID Card, in particolare, prevede che i cittadini siano censiti attraverso il riconoscimento facciale e l’impronta digitale e debbano successivamente confermare la propria card ID, in appositi totem o desk, fornendo la carta di identità fisica, provvista di chip. L’obiettivo ufficiale con cui è stato annunciato il programma è quello di semplificare l’offerta e la fruizione dei servizi, in cambio della concessione di tutte le informazioni, impronta digitale compresa. Cfr. compiutamente in BERTOLINI G. (2019), “Il (dis)ordine mondiale – Il dominio della quinta dimensione”, Opinio Juris.

[22] È consultabile al seguente link: https://libra.org/en-US/

[23] Cfr. SUBERG W. (2019), “IOTA stringe una collaborazione con Jaguar Land Rover, il valore della criptovaluta impenna del 20%”, Cointelegraph: https://it.cointelegraph.com/news/iota-partners-with-jaguar-land-rover-on-crypto-rewards-program-price-jumps-20

[24] Cfr. BILLNER A. (2018), “Now There Are Plans for ‘e-Krona’ in Cash-Shy Sweden”, Bloomberg:

https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-10-26/riksbank-to-develop-pilot-electronic-currency-amid-cash-decline

[25] Cfr. in NAKAMURA Y., HAGIWARA Y., ALPEYEV P. (2019), “Line Near Approval of Japan License for Crypto Exchange”, Bloomberg: https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-06-20/line-said-to-near-approval-of-japan-license-for-crypto-exchange 

[26] Cfr. SIMONETTA B. (2014), “Pavel Durov lascia VK.com, il Facebook russo ora è in mano agli amici di Putin”, IlSole24Ore: https://st.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2014-04-02/pavel-durov-lascia-vkcom-facebook-russo-ora-e-mano-amici-putin-221138.shtml?uuid=ABP7Fs7

[27] Cfr. MOSCA G. (2018), “Telegram si piega a Putin: più sicurezza e meno privacy”, Wired:

https://www.wired.it/internet/regole/2018/08/30/telegram-aggiorna-policy-sicurezza/

[28] Cfr. ZMUDZINSKI A. (2019), “Il social network russo VK avrebbe intenzione di lanciare la propria criptovaluta”, Cointelegraph: https://it.cointelegraph.com/news/russian-social-media-giant-vk-eyes-launching-its-own-crypto-report e

WOOD A. (2019), “Il lancio della rete TON di Telegram è previsto per il terzo trimestre del 2019”, Cointelegraph:

https://it.cointelegraph.com/news/report-telegram-to-launch-ton-network-in-q3-2019  

CAVICCHIOLI M. (2019), “Ton: nuove informazioni sulla blockchain di Telegram e su Gram Coin”, Cryptonomist:

https://cryptonomist.ch/it/2019/01/28/ton-blockchain-telegram-gram-coin/

[29] Come ipotizzato mesi addietro da Ted Livingstone, fondatore di Kik. Cfr. LUGANO F. (2019), “Facebook coin sostituirà il dollaro USA”, Cryptonomist: https://cryptonomist.ch/it/2019/03/25/facebook-coin-dollaro-usa/

[30] Cfr. BEN-ZEDEFF S., Facebook product manager (2019) “Introducing Study from Facebook”, Facebook News Room:

https://newsroom.fb.com/news/2019/06/study-from-facebook/

[31] Cfr. BERTOLINI G. (2019), “Il (dis)ordine mondiale – Storia e attualità della lotta per l’egemonia globale”, Opinio Juris.

[32] Senza considerare le implicazioni sotto il profilo del riciclaggio dei proventi di attività criminose attraverso il mining. La costituzione di una c.d. mining farm in paesi che attualmente non prevedono regole specifiche e controlli in materia, ma anzi incentivano gli investimenti nel settore, permette infatti direttamente l’integration dei proventi di attività criminose nell’economia (rendendo superflue le consuete due fasi preliminari del riciclaggio ossia il placement e il layering).

Per approfondimenti si rimanda al complesso studio effettuato dal Prof. Dr. HOUBEN R., SNYERS A. (2018), “Cryptocurrencies and Blockchain – Legal context and implications for financial crime, money laundering and tax evasion”, European Parliament: http://www.europarl.europa.eu/cmsdata/150761/TAX3%20Study%20on%20cryptocurrencies%20and%20blockchain.pdf

[33] A distanza di poche ore dall’annuncio ufficiale di LIBRA, il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire e il deputato tedesco del Parlamento europeo Markus Ferber, hanno chiesto al gruppo dei sette governatori delle banche centrali di preparare, in vista del loro incontro di luglio, un rapporto sul progetto blockchain del social network, affinché possa essere sottoposto a controllo regolamentare. A radio Europa 1, Le Maire ha detto: “è fuori discussione che LIBRA diventi una moneta sovrana”. “Non può e non deve accadere”. Cfr. MARSH A. (2019), “France Calls for Central Bank Review of Facebook Token”, Bloomberg: https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-06-18/france-calls-for-central-bank-review-of-facebook-cryptocurrency

[34] Cfr. MARRONI C. (2019), “Tremonti: «Libra, la moneta di Facebook, cambia le regole del gioco»”, IlSole24Ore:

https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2019-06-19/tremonti-libra-moneta-facebook-cambia-regole-gioco-205024.shtml?utm_term=Autofeed&utm_medium=FBSole24Ore&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR3wBKary4Qtr5jPdPbIE-PNArxQqNV72AnVXLNh0VPEmHZ9WAedmf7ps5E#Echobox=1561093333

[35] Modello di blockchain esplicato in BERTOLINI G. (2019), “GUIDA ALLE CRIPTOVALUTE – Definizione e classificazioni”, Opinio Juris.

[36] Cfr. NOCI G. (2014), “Se Made in Italy fosse un brand sarebbe il terzo al mondo”, IlSole24Ore:

https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-08-27/se-made-italy-fosse-brand-sarebbe-terzo-mondo-063909.shtml?uuid=ABdARknB


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Gianluca Bertolini

Avvocato specializzato in diritto penale e delle nuove tecnologie. Ex ricercatore in materia di cybercrimes e cryptocurrencies, faccio oggi parte di importanti gruppi di lavoro sulle Distributed Ledger Tecnologies e sono consulente presso Digitaa S.r.l., start up tecnologica italiana.

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