World News, una settimana di notizie.

World News, una settimana di notizie.

Le più importanti notizie dal mondo riprese dai maggiori quotidiani, per essere sempre aggiornati. Notizie dal 7  al 12 maggio 2018.

Africa

Truppe ivoriane ad Abidjan.

Mali/ Costa d’Avorio: Il presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita ed il suo omologo ivoriano Alassane Ouattara hanno stipulato un accordo di facilitare le procedure di estradizione tra i due Paesi, soprattutto per i sospettati di terrorismo. Questa è la fine delle lunghe procedure di estradizione tra la Costa d’Avorio e il Mali, specialmente per coloro che sono sospettati di atti legati al terrorismo. Durante una visita a Abidjan il 10 maggio alle 48 ore, il maliano presidente Ibrahim Boubacar Keita (IBK) e il suo omologo ivoriano Alassane Ouattara hanno gettato le basi per una nuova cooperazione giudiziaria tra i due paesi. “La crisi la sicurezza nella regione, con il suo corollario il terrorismo portano i nostri stati a ripensare la cooperazione giudiziaria che è ancora un terreno vergine, in contrasto con la cooperazione economica”. Gli accordi firmati ora facilitano l’estradizione reciproca delle persone in procedimenti giudiziari. L’altro aspetto è quello di offrire libertà a qualsiasi cittadino privato della libertà all’estero la possibilità di essere trasferito nel suo paese di origine per scontare la pena.
“Abbiamo parlato di questioni di sicurezza, in modo che la Costa d’Avorio possa aumentare il suo contingente di stanza nel Mali”, ha detto Alassane Ouattara all’incontro. Questo file, che ha già l’accordo dei due paesi, sarà trasmesso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Costa d’Avorio, che attualmente ha schierato 150 uomini a Timbuktu come parte del Minusma, vuole inviare 450 truppe aggiuntive. Alla cena ufficiale ospitata dallo Stato ivoriano al suo ospite, nella Camera dei presidenti, IBK è stata nominata Gran Croce nell’ordine nazionale della Costa d’Avorio. Da quando Abidjan, il presidente maliano ha anche riaffermato la sua ambizione di candidarsi per il presidente il prossimo luglio per un secondo mandato. La permanenza del presidente maliano proseguirà questo venerdì 11 maggio con una cerimonia di consegna delle chiavi della città di Abidjan e con una visita del suo porto autonomo, uno degli sbocchi commerciali del Mali. Gli scambi economici tra i due paesi sono ancora marginali con 281,2 miliardi di FCFA (428,7 milioni di euro) nel 2017, contro i 279,9 miliardi di FCFA (426,7 milioni di euro) dell’anno precedente.

Congo: Un gruppo di turisti, fra cui due britannici, è stato rapito nella turbolenta Repubblica Democratica del Congo, sulla base di ricostruzioni della stampa locale riprese oggi da veri media del Regno Unito. L’episodio risulta essere avvenuto a nord della città di Goma, nel grande parco nazionale dei Virunga (provincia settentrionale di Kivu), una riserva naturale a ridosso dei confini con Uganda e Ruanda nota per la presenza di specie protette fra cui i gorilla di montagna e cara agli appassionati di safari. Secondo alcune testate congolesi, i sequestratori avrebbero anche ucciso un ranger locale che accompagnava i visitatori.

Tanzania: Per favorire il turismo dei safari, ma anche quello super-elitario della caccia grossa, il governo tanzaniano sta scacciando “migliaia” di allevatori indigeni Masai dalle loro terre rendendoli senzatetto e a rischio di morte per fame. La denuncia viene formulata da un centro studi americano, Oakland Institute, che in una sintesi del rapporto sostiene che “le loro abitazioni sono state bruciate e le loro mandrie disperse su ordine del governo al fine di preservare l’ecosistema e attrarre più turisti”.
 Ai Masai scacciati “viene vietato l’accesso a vitali pascoli e specchi d’acqua”. Questi allevatori transumanti “sono confrontati a intimidazioni, arresti e attacchi fisici a causa di due società di proprietà estera” che operano nella zona di Loliondo del distretto di Ngorongoro, area naturalistica nel nord del paese a est del famoso parco del Serengeti.

Kenya: Il cedimento della diga in Kenya, il cui numero di morti ora é salito ad almeno 41, ha sommerso abitazioni per un raggio di due chilometri. Lo hanno riferito autorità locali.
E sale a quasi 170 il bilancio di vittime causato da inondazioni che da marzo hanno colpito il Kenya, paese dell’Africa orientale che si sta riprendendo da una grave siccità registrata in metà dello Stato. Gli sfollati sono oltre 250 mila.

Niger: Un’indagine del Pentagono ha concluso giovedì che una serie di errori, tra cui una mancanza di preparazione e supervisione inadeguata, erano alla base della morte di soldati statunitensi e nigeriani uccisi in un’imboscata in Niger nell’ottobre 2017.

Marocco: Si sono presentate in più di 7 mila, tutte candidate al test di ammissione per diventare notaio. Per la prima volta in Marocco le donne hanno potuto partecipare al concorso pubblico per diventare garante della Sharia, la legge islamica. La presenza femminile si è fatta sentire: 7.632 aspiranti ‘adul’ (posizione simile a quella di notaio) su 18.948 candidati. Il concorso per 800 posti si è tenuto in contemporanea in 10 sedi, nelle città di Rabat, Casablanca, Tangeri, Fes, Marrakech, Oujda e Agadir. La professione di adul era finora interdetta alle donne. Un decreto reale, entrato in vigore lo scorso gennaio, ha cambiato le regole. L’adul, tra l’altro, redige gli atti di matrimonio, dirime le questioni ereditarie e notifica gli atti di compravendita.
 

Americhe

USA. È ufficiale. Gli Stati Uniti D’America escono dall’accordo con l’Iran sul nucleare. L’annuncio da parte del tycoon nel corso di questa settimana, prevede l’uscita definitiva dall’accordo siglato con Teheran nel 2015, e il ritorno all’applicazione di sanzioni all’Iran. Quest’accordo di non proliferazione, firmato a Vienna il 14 luglio del 2015 dai ministri degli esteri di Iran, Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito, Stati Uniti e dall’Alto Rappresentante della Politica Estera dell’Ue Federica Mogherini. L’accordo innanzitutto prevedeva la rimozione delle sanzioni a carico di Teheran legate al nucleare, e che entro il 2025 l’Iran avrebbe dovuto ridurre del 98% il quantitativo di uranio in suo possesso, e tra l’altro ci sarebbe dovuto essere un controllo maggiore da parte degli ispettori dell’Aiea e un accesso ai siti nucleari e militari. A proposito di Aiea, dopo l’uscita dall’accordo degli Usa, il direttore dell’Agenzia, il finlandese Tero Varjoranta si è dimesso e sarà rimpiazzato dall’italiano Massimo Aparo, il capo del dipartimento che si occupa dell’Iran. La nomina è temporanea, ed è intercorsa in attesa di quella definitiva, secondo le procedure standard. Aparo, ingegnere nucleare, è impiegato presso il Dipartimento dei controlli di sicurezza dal 1997 ed è stato capo della Task Force dell’Iran. Grande è stata la responsabilità di Varjoranta dopo la firma dell’accordo tra Usa e Iran e le altre nazioni sul nucleare. Israele, con Netanyahu, si è dimostrata molto favorevole a quest’uscita, tant’è vero che si è intensificata l’azione del paese verso le Alture del Golan, proprio adesso sotto attacco da parte delle forze israeliane. Nel frattempo, la risposta di Rohani non si è fatta attendere: infatti ha annunciato di essere pronto a riprendere l’arricchimento dell’uranio.

USA. Donald Trump e i dazi. Continua la politica del Presidente degli Stati Uniti: stando a quanto riporta il Wall Street Journal, Trump vuole imporre una tariffa del 20% sulle auto importate dall’Europa e dal resto del mondo negli Stati Uniti. Proposta avanzata da Trump nell’incontro alla White House con i vertici dei principali costruttori di auto mondiali, che ha poi rincarato la dose rivelando anche l’intenzione di applicare alle auto importate degli standard di emissione più pesanti rispetto a quelle dei costruttori Usa.

Argentina. Il governo di Buenos Aires, con il presidente Mauricio Macri, sta cercando di rivedere le sue politiche monetarie. In particolare, il deprezzamento del peso: a tal proposito, Macri sta cercando di utilizzare il canale Fondo Monetario Internazionale, a causa anche del crescente malcontento del paese dovuto all’alto tasso di inflazione e la spesa pubblica notevolmente ridotta.

Il Presidente di Cuba Miguel Diaz Canel ed il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres al Palazzo della rivoluzione all’Avana lo scorso 7 maggio.

Cuba: Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, in visita ufficiale a Cuba dove ha incontrato il neo presidente Miguel Diaz Canel ed ha partecipato alla sessione inaugurale della Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (Eclac).
Guterres e’ stato accolto con gli onori militari al Palazzo della Rivoluzione, all’Avana. Secondo quanto riportato dai media, i due leader hanno avuto un colloquio in privato, scambiandosi opinioni sulle questioni internazionali di pace e sicurezza, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico. E hanno anche parlato del processo di riforma economica e sociale avviato dall’ex presidente Raul Castro nel 2010. Guterres ha poi reso omaggio all’eroe nazionale cubano Jose Marti, deponendo una corona di fiori in Piazza della Rivoluzione.

Brasile: L’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva resta “candidatissimo” per le elezioni presidenziali del prossimo 7 ottobre. Lo ha detto il teologo Leonardo Boff, dopo aver incontrato Lula a Curitiba, dove un mese fa ha cominciato a scontare una pena di 12 anni per corruzione e riciclaggio. “Lula ci ha inviato un messaggio, ed è che è candidatissimo”, ha detto Boff dopo l’incontro nella sede del comando della Polizia Federale, e ha aggiunto che l’ex presidente “vuole tornare al potere per applicare politiche che favoriscano i più poveri, perché possano uscire dalla situazione di miseria infernale nella quale vivono”. Secondo il teologo – una delle voci più note della teologia della liberazione – Lula “sta molto bene, ha forza ed entusiasmo, e il fatto di stare da solo in una cella favorisce la sua riflessione, oltre a permettergli di leggere molto”.

Nicaragua. Niquinohomo, piccolo centro vicino Managua, è diventato il simbolo della battaglia dei nicaraguensi contro il regime di Ortega. “Que se vaja Ortega” l’unico grido e l’unica frase che si sente da parte dei manifestanti che non sono solo più studenti: questa adesso è una protesta che riguarda tutti, l’intero paese, dopo gli errori commessi da parte del regime. Supponenza, ma soprattutto 68 ragazzi, sotto i 25 anni, fatti uccidere. Tra i manifestanti ci sono anche industriali, imprenditori, che pretendono risposte da un regime sempre più in bilico e sul baratro, e che non hanno visto di buon occhio l’aumento dei contributi che favoriscono sempre di più i funzionari di regime. Si chiede a questo regime maggiore chiarezza, più risposte e soprattutto una libertà mai riconosciuta alla popolazione. Nel frattempo, la Conferenza Episcopale scrive una lettera ad Ortega chiedendo dei passi concreti per ottenere un dialogo nazionale, nel quale il governo nazionale ha individuato la Chiesa come canale preferenziale e mediatrice e testimone. Tra le altre cose, il governo ha approvato anche la legge per la regolazione dell’uso di internet e dei social network, regolarizzandola in peius per il paese e per i giovani, dato che i mezzi di comunicazione sono tutti di proprietà dello stato. Le richieste dei Vescovi sono l’ingresso della Commissione Interamericana dei Diritti Umani per fare indagini sulle misteriose sparizioni di cittadini e sugli innumerevoli omicidi commessi, la soppressione dei corpi paramilitari, la fine della repressione delle rivolte pacifiche dei manifestanti e soprattutto un dialogo di pace vero e proprio.

Costa Rica. Ad affiancare il Presidente di centro sinistra Carlos Alvarado sarà Epsy Alejandra Campbell Barr, 54 anni di origini giamaicane, prima donna nera ai vertici del paese, tra l’altro già fondatrice del partito Partido Accion Cuidadana e soprattutto leader del Centro delle Donne di Discendenza Africana, Alleanza dei Leader di discendenza africana della Costa Rica e dei Caraibi, e il Parlamento Nero delle Americhe. Sarà dunque lei il primo Vicepresidente del Costa Rica, con una concreta possibilità dunque di poter essere anche la potenziale prima presidentessa della storia del paese.

Asia

Corea del Nord: Il luogo dell’incontro fra il presidente Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un potrebbe essere annunciato la prossima settimana: l’incontro potrebbe durare più di una sola giornata.Soddisfatto Trump. Intanto i ‘tre americani’ detenuti in Corea del Nord sono stati liberati ‘in buone condizioni’ di salute e stanno tornando a casa ‘senza assistenza’. Kim Dong-chul, Tony Kim e Kim Kak-song ed erano detenuti per spionaggio e ‘atti ostili’ contro la Corea del Nord e la loro liberazione era una condizione posta da Trump per fissare il vertice con il leader nordcoreano.Il summit con il presidente Donald Trump porterà positivi sviluppi rispetto alle recenti tensioni: lo ha detto il leader nordcoreano Kim Jong-un incontrando a Pyongyang il segretario di Stato americano Mike Pompeo. “Sarà uno storico summit per un eccellente primo passo verso lo sviluppo positivo degli scenari nella penisola coreana e la costruzione di di buon futuro”, ha affermato Kim nel resoconto della Kcna. Il Rodong Sinmun, organo ufficiale del Partito dei Lavoratori, dedica oggi la prima pagina all’incontro Kim-Pompeo.

 

Giappone: Un deputato giapponese è finito nella bufera per aver affermato che “le donne in Giappone devono fare figli perchè se no saranno un peso per la casse dello stato”.
Almeno tre figli, secondo Kanji Kato che ne ha avuti ben sei.
Quando incontro una donna che dice di non avere intenzione di sposarsi, ha raccontato il parlamentare al giornale giapponese Asahi Shimbun, le dico che finirà in una casa di cura pagata con le tasse dei nostri figli. Immediate le proteste di parlamentari donne che hanno accusato il 72enne di essere sessista e lo hanno invitato a chiedere scusa. Alla fine, Kato ha ritrattato dichiarando di non aver voluto minimamente offendere le donne ma ha ribadito che il tasso di natalità, che l’hanno scorso è crollato ai minimi storici, è una delle questioni più importanti per il Giappone.

Malesia: Il 92enne Mahathir Mohamad è stato ufficialmente nominato primo ministro dal re della Malaysia, in una cerimonia tenutasi in serata a Kuala Lumpur, a meno di 24 ore dal trionfo elettorale della coalizione di opposizione per la prima volta nella storia del Paese.

Cina: Wu Xiaohui, fondatore del colosso assicurativo Anbang, è stato condannato a 18 anni di carcere per frode: lo riportano i media cinesi. Anbang ha promosso negli ultimi anni uno shopping aggressivo a livello mondiale, mettendo le mani anche su un’icona di New York, l’hotel Waldorf Astoria.

Europa

Spagna. Dopo 110 giorni di suspense tra le elezioni catalane, ecco che Puidgemont designa come candidato di Junts per Catalunya per le elezioni Joaquim Torra Pla, indipendentista.

Armenia. Nikol Pashinyan, leader della Rivoluzione di Velluto, è stato eletto primo ministro dell’Armenia in seduta straordinaria. A conferma del risultato delle proteste pacifiche che sono iniziate un mese fa a Yerevan. Storico evento per l’Armenia, dove il nuovo Presidente ha già dichiarato di essere pronto ad avviare un dialogo con il Cremlino. Elezioni libere, addio a corruzione e povertà: sono queste le richieste al Premier deputato e leader della coalizione liberale Yelk (Esodo), che si troverà ad affrontare delle sfide molto importanti, tra cui un Parlamento dominato dagli avversari del Partito Repubblicano e soprattutto il rapporto con la Russia: il 14 maggio ci sarà il primo incontro a Sochi, nell’ambito di un Summit dell’Unione economica guidata da Mosca.

Russia: Il mandato di Vladimir Putin è appena iniziato: il quarto, a meno di due mesi dalla sua schiacciante vittoria che, salvo sorprese, gli consentirà di rimanere fino al 2024. Il vincitore ha già designato il Presidente, ovviamente Dimitri Medvedev, confermato. Nel frattempo, proteste in Russia, dove è stato arrestato il principale oppositore Navalny, tra l’altro in attesa di processo.

Francia: Primi esami della facoltà universitaria di Nanterre annullati ad Arcueil (Parigi). I locali previsti per le prime prove parziali sono tati occupati da decine di studenti che manifestano contro la riforma dell’accesso all’università.Gli esami di Nanterre erano stati “delocalizzati” ad Arcueil perché la facoltà è occupata dagli studenti già da diverse settimane. Questa mattina è stata annullata la prima prova in programma, quella di storia del diritto.
La polizia ha tentato di sgomberare i locali, facendo anche uso di gas lacrimogeni, ma buona parte degli studenti venuti per gli esami ha preferito tornare a casa. Gli oppositori hanno scandito lo slogan “niente esami con la polizia”. Agli studenti che protestavano si sono uniti una decina di ferrovieri – anche loro in agitazione contro la riforma del proprio settore – dei postini e alcuni sindacalisti.

Il Presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa durante l’apertura della conferenza sui rapporti economici tra Spagna e Portogallo lo scorso 17 aprire a Madrid.

Portogallo: Il presidente portoghese Marcelo Rebeklo de Sousa ha posto il proprio veto alla legge transgender approvata dal parlamento di Lisbona per facilitare il cambiamento di sesso senza che sia necessario un rapporto medico, chiedendo una revisione della norma che riguarda i minori fra 16 e 18 anni.
Rebelo de Sousa ha rinviato la legge al parlamento chiedendo che venga modificata prevedendo un parere medico obbligatorio prima di procedere a interventi su minori. La legge autorizza i cambiamenti di genere a partire dai 16 anni. In una nota Rebelo de Susa ha indicato che sarebbe “ragionevole” esigere un parere medico per i minori che chiedono il cambiamento di sesso.

Medio Oriente

Saad Hariri durante il voto.

Libano: Domenica 6 maggio 2018 in Libano si sono tenute le prime elezioni parlamentari da quasi dieci anni a questa parte.Secondo i risultati diffusi dai media locali, il partito sciita Hezbollah e le forze politiche a esso alleate hanno ottenuto più della metà dei 128 seggi dell’assemblea. Per quanto riguarda la formazione del nuovo governo, si va verso la conferma di una coalizione che include tutti i principali partiti: alla guida dovrebbe rimanere il primo ministro uscente Saad al-Hariri, sunnita, in carica dal dicembre 2016. Il parlamento uscente è in carica dal 2009 e ha più volte esteso il suo mandato oltre la scadenza naturale a causa del mancato accordo sulla legge elettorale e per i problemi di sicurezza interna legati alla vicina guerra in Siria.

Il parlamento del Libano, denominato Assemblea Nazionale, è composto da una sola camera, che conta 128 seggi. L’assemblea è divisa equamente tra musulmani e cristiani. Ai primi spetta il 45 per cento dei seggi, ai secondi il 55 per cento. La premiership spetta ai musulmani sunniti, la presidenza dall’assemblea agli sciiti, mentre il presidente della Repubblica spetta ai cristiani maroniti. La legge elettorale prevede che i seggi vengano assegnati con metodo proporzionale. I candidati per un posto nell’assemblea erano 976, tra cui 111 donne, una quota maggiore di quasi dieci volte rispetto al 2009. Il primo ministro libanese Saad Hariri ha celebrato a Beirut “la vittoria” del Movimento futuro che guida, dopo le elezioni parlamentari dopo le quali la formazione guidata dal capo del governo ha perso più di un terzo dei seggi che ha tenuto. “Beirut è la capitale della lealtà verso il corso (dell’ex primo ministro) Rafic Hariri (assassinato nel 2005) e l’autentica araba”, ha detto Saad Hariri a migliaia di sostenitori festanti, che sono venuti sotto i gradini dal Center House di Beirut. “La cosa importante è che il futuro e Saad Hariri stanno ancora affrontando tutti”, ha detto il leader sunnita. “Tutti dobbiamo proteggere il paese. Le onde sono alte, il vento è forte, ma la convivenza è la garanzia contro la discordia”. Saad Hariri dovrebbe essere nominato, salvo sorpresa, per formare il prossimo governo. La nuova Camera dei deputati dopo le ultime elezioni legislative dovrebbe essere tenuta Martedì, 22 maggio e molto probabilmente rinnovare Mr. Berry al suo posto, secondo quotidiano locale al-Joumhouria nella sua edizione Venerdì.

Proteste iraniane contro gli Stati Uniti ed Israele.

Iran: L’Iran è pronto a riprendere l’arricchimento dell’uranio su “scala industriale” se l’accordo internazionale sul nucleare dovesse decadere. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, come riporta la Cnn. Zarif ha spiegato che tenterà di salvare l’accordo attraverso consultazioni con i partner internazionali, ma allo stesso tempo Teheran si sta preparando a riprendere il programma nucleare.  Nella nota del governo iraniano, si ricorda che il presidente Hassan Hohani ha incaricato il ministro Zarif di chiedere garanzie alle altre parti che hanno siglato l’intesa nucleare nel 2015, che “non è negoziabile in alcun modo”. Nel frattempo, l’Organizzazione dell’Energia Atomica dell’Iran è stata incaricata di “adottare tutte le misure necessarie per preparare l’Iran a perseguire l’arricchimento su scala industriale senza restrizioni, utilizzando i risultati delle ultime ricerche e sviluppo dei coraggiosi scienziati nucleari iraniani”. Si accende intanto la protesta nelle piazze iraniane dopo la decisione di Donald Trump di lasciare l’accordo nucleare siglato nel 2015: dopo la preghiera del venerdì, a Teheran, la gente si è riversata nelle strade e ha dato fuoco alle bandiere a stelle e strisce. Lo riporta la Cnn che mostra le immagini. Secondo Federica Mogherini, ci sarebbero conseguenze disastrose se crolla l’accordo – “Se domattina l’accordo (sul nucleare iraniano, ndr) non ci fosse più ci sarebbero conseguenze disastrose. Dobbiamo fare tutto quello che possiamo per mantenerlo”. Lo ha detto l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini a ‘The State of the Union’. “Come europei siamo determinati a mantenere tutti gli impegni presi – ha aggiunto Mogherini – e a fare in modo che tutte le parti coinvolte lo facciano”. “Nessun Paese da solo – ha concluso – può disfare l’accordo o distruggerlo”. Intanto il capo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Yukiya Amano, ha ribadito oggi che l’Iran rispetta pienamente i suoi impegni relativi all’accordo sul suo programma nucleare del 2015. “In base all’accordo, l’Iran è sottoposto al sistema di verifica nucleare più stringente al mondo, il che rappresenta una significativa garanzia in più”.

Bahrain: Il Bahrain ha rotto un tabù. Ore dopo gli scioperi israeliani contro le posizioni iraniane in Siria, che avrebbero portato alla distruzione di 70 obiettivi militari iraniani, il piccolo regno del Golfo ha legittimato l’azione di Israele sottolineando il “diritto di Israele a difendersi. ” In un tweet storico nella storia delle relazioni arabo-israeliane, il ministro degli Esteri del Bahrein, Sheikh Khaled bin Ahmad al-Khalifa, ha dichiarato: “L’Iran ha violato lo status quo nella regione e ha invaso i paesi. con le sue forze e missili, e qualsiasi stato, incluso Israele, ha il diritto di difendersi distruggendo le fonti di pericolo “. Il messaggio è chiaro: “Abbiamo lo stesso nemico. In altre parole, l’Iran è percepito come una minaccia più grande dello stato ebraico in Bahrain, che probabilmente non potrebbe fare una tale uscita senza consultare l’Arabia Saudita. “La dichiarazione di Sheikh Khaled è una rottura”, ha dichiarato il consulente del Medio Oriente Michael Horowitz a LeBeck International del Bahrein. “C’è un riavvicinamento tra gli Stati del Golfo e Israele, ma discreto e non ufficiale, anche se questo sviluppo è molto discusso nei media. Le parole del ministro del Bahrein contrastano con le non dichiarazioni degli altri paesi del Golfo “, ha aggiunto.

Turchia: Nuova maxioperazione contro sospetti infiltrati nelle forze armate turche legati alla presunta rete golpista di Fethullah Gulen. La procura di Istanbul ha emesso stamani 300 mandati di cattura, 211 dei quali riguardano militari tuttora in servizio. Almeno 150 sono già stati arrestati in blitz condotti nella metropoli sul Bosforo. Le operazioni di polizia proseguono per cercare di arrestare gli altri ricercati. Nelle ultime 48 ore, sono stati spiccati quasi 500 mandati di cattura contro supposti ‘gulenisti’, per la maggior parte soldati.

Yemen: Un missile balistico lanciato dai ribelli yemeniti Houthi è stato intercettato mentre era diretto sulla capitale saudita Riad. Lo riferiscono media sauditi, tra cui il sito del quotidiano Arab News.
Successivamente la televisione Al Massirah degli Houthi ha confermato il lancio non di uno ma di diversi missili verso la capitale saudita. I missili, aggiunge l’emittente, citata dalla televisione panaraba saudita Al Arabiya, erano diretti verso “bersagli economici” non meglio specificati. Negli ultimi mesi le forze dei ribelli sciiti yemeniti hanno lanciato più volte missili contro l’Arabia Saudita, compresa Riad, che sono stati regolarmente intercettati dai sistemi di difesa.
 

Fonti : Ansa ; ThePostInternazionale ; La Jeune Afrique ; l’OrientLe Jour ;

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