World News, una settimana di notizie

World News, una settimana di notizie

Le più importanti notizie dal mondo riprese dai maggiori quotidiani, per essere sempre aggiornati. Notizie dal 10 al 16 novembre.


Africa

EgittoA seguito di un attacco di un gruppo armato non identificato contro un check-point del Ministero dell’Interno a Kafr al-Hasafa, a nord del Cairo, sono stati uccisi 3 poliziotti e diverse persone sono rimaste ferite, ed è stata aperta un’inchiesta, secondo quanto riportato dal pubblico ministero (Al Arabiya).

GuineaAlpha Souleymane Diallo, 19enne, è morto durante una manifestazione antigovernativa a Conakry, capitale della Guinea, mentre cercava di scappare dalla repressione. Nelle strade di Conakry c’erano centinaia di persone, tutti vestiti di rosso, colore dell’opposizione, contro la decisione del governo di indire nuove elezioni parlamentari il prossimo 16 febbraio 2020. Il gruppo antigovernativo di attivisti e politici antigovernativi che “conduce” le manifestazioni è il Fronte Nazionale per la difesa della Costituzione, contrari al governo di Alpha Conde. La decisione di indire nuove elezioni avviene in un momento particolarmente delicato per il paese, nel quale le proteste e le manifestazioni imperversano dal 14 ottobre, quando il presidente Conde aveva già annunciato possibili modifiche alla Costituzione, che gli avrebbero agevolmente permesso di rimanere al governo per un terzo mandato. Il governo di Conde, che nel frattempo ha già provveduto a sostituire l’attuale ministro della sicurezza Alpha Ibrahima Keira, per le “sue difficoltà a gestire la crisi socio-politica”, purtroppo si sta rivelando particolarmente cruento nella repressione delle proteste; secondo quanto riporta Amnesty International, si contano già 70 morti tra il 2015 e il 2019. L’importanza di questo paese rileva soprattutto dal punto di vista di risorse: infatti la Guinea è tra i più ricchi di riserve minerarie, come ferro e bauxite, ma la sua popolazione si trova in condizioni di assoluta povertà. (Africanews)

NigeriaMartedì 12 novembre diversi manifestanti (contro i quali la polizia ha sparato proiettili veri) si erano riuniti ad Abuja davanti agli uffici del Dipartimento dei Servizi di Stato per chiedere il rilascio di un giornalista, Yele Sowore, personaggio molto influente sul panorama politico africano, leader di #RevolutionNow, arrestato per aver favorito la diffusione di proteste politiche note come “Revolution now”, dal nome del movimento. Già da agosto il Tribunale di Abuja aveva permesso allo Stato di trattenere Sowore per 45 giorni, e nonostante due Corti avessero deliberato sul suo rilascio su cauzione, il Dipartimento dei Servizi di Stato lo avevano arrestato dal 2 agosto. Decisione che ha spinto attivisti politici e rappresentanti di gruppi per la difesa dei diritti umani a chiedere la sua scarcerazione, ostacolata dall’onerosa cauzione per la quale nessuno si era attivato per pagarla. (Africanews).

TunisiaRached Ghannouchi, leader di Ennahda, il partito “Musulmano Democratico”, è stato eletto Presidente del Parlamento Tunisino, con 123 voti su 217 alle elezioni del 13 novembre. Ghannouchi, co-fondatore del partito, già “leader intellettuale” negli anni 60, ha dovuto competere con diversi avversari; tuttavia, già alle elezioni parlamentari del 6 ottobre, Ennahda ha ottenuto un grande risultato, che gli ha permesso di presentare un proprio membro come candidato presidente. Ma non sarà facile formare un nuovo esecutivo, in quanto il partito ha comunque ottenuto un numero di seggi tali per cui non riesce a formare un governo da solo, per ora guidato in via provvisoria da Youssef Chahed. Ghannouchi, politico di lungo corso e di grande esperienza, si trova oggi a ricevere il suo primo mandato ufficiale, dopo i processi che l’hanno visto condannato alla pena di morte e all’ergastolo, e dopo 21 anni di esilio tra Regno Unito e Sudan, ed il suo partito dovrà scegliere un proprio candidato come primo ministro. (Alarabiya)

 

Americhe

UsaIl 13 novembre sono ufficialmente iniziate le udienze pubbliche per l’impeachment (quarta volta nella storia) contro il Presidente Donald Trump, vittima, secondo i suoi legali, di un attacco posto in essere da anonimi e non eletti burocrati. L’accusa mossa a Donald Trump è di aver fatto pressioni sul Presidente Ucraino Volodymyr Zelensky per avere informazioni su Joe Biden e suo figlio Hunter, membro del Cda della Burisma, azienda ucraina, quando suo padre era vice presidente. Al centro dell’accusa, una soffiata anonima che ha espresso forti preoccupazioni su una telefonata datata 25 luglio tra Trump e il suo omologo Zelensky, dalla quale emerse la richiesta di Donald Trump a Zelensky di investigare sui Biden. Il tutto dopo il blocco da parte di Donald Trump sui finanziamenti all’esercito ucraino; tale finanziamento infatti, sembrerebbe fosse condizionato alla richiesta di informazioni su Biden da parte del governo ucraino. Il presidente Trump ha dichiarato di essere troppo impegnato per seguire questa vicenda, e che si è soffermato più sull’incontro con il Presidente turco Erdogan, suo “grande amico”, mentre tra i testimoni chiave escussi durante questa settimana va menzionato sicuramente William Taylor, ambasciatore Usa a Kiev, il quale ha dichiarato che al Presidente Trump interessavano più le indagini su Biden che le difficoltà dell’Ucraina, impegnata con l’invasione dei russi nel Donbass. Il sottosegretario al Dipartimento di Stato con delega all’Europa, Georg Kent, ha parlato di un “canale diplomatico irregolare”, gestito da Rudy Giuliani, l’avvocato del Presidente. Il 15 novembre invece, è stato il turno dell’ex Ambasciatrice Usa in Ucraina Marie Yovanovitch, definita chiave anche da Fox News, che ha descritto la sua attività a Kiev e l’essere stata vittima di una campagna di diffamazione da parte di Rudy Giuliani e del suo entourage di Kiev. L’ambasciatrice peraltro è stata aggredita da Trump via Twitter, che ha messo in dubbio le sue competenze e curricula, addirittura incolpandola della mala gestio diplomatica in Somalia. La Casa Bianca ha inoltre reso pubblica anche la trascrizione della prima telefonata di aprile tra Trump e Zelensky, caratterizzata da un lungo scambio di convenevoli. Ma ciò che conta è sicuramente una testimonianza clou: David Holmes, funzionario Usa, testimone della telefonata del 26 luglio tra Gordon Sondland, ambasciatore alla Ue, e Donald Trump, il quale chiede al primo se il Presidente ucraino Zelensky farà partire l’inchiesta. Risposta affermativa, aggiungendo inoltre che a Trump interessa molto di più dei Biden che dell’Ucraina. (NYT, CNN, The Guardian, FT, Washington Post).

 

BoliviaDopo la forte ondata di proteste che ha caratterizzato la Bolivia, scoppiate dopo le presidenziali del 20 ottobre, Evo Morales, vincitore di queste elezioni, si è dimesso l’11 novembre, rifugiandosi in Messico e dopo che le forze armate gli avevano chiesto un passo indietro dopo le proteste, al potere da 13 anni. Insieme a Morales, dimissionari anche il Vice Presidente Alvaro Garcia Linera, i presidenti del Senato e della Camera bassa del Parlamento, e diversi ministri e deputati.

La senatrice Anez nominata Presidente ad interim della Bolivia.

La presidenza ad interim è stata rivendicata ed ottenuta dalla vice presidente della Camera Alta, Jeanine Anez. Gli scontri tuttavia non si sono fermati, tra i sostenitori di Evo Morales e la polizia, il tutto mentre arriva il riconoscimento e le congratulazioni da parte del governo Usa e di Mike Pompeo al neo presidente della Bolivia. Dal canto suo, e dal Messico, Evo Morales di è detto pronto a ritornare, per “calmare” la situazione (Il Post, El Paìs)

Cuba – I re di Spagna Filippo VI e la consorte, Letizia, sono giunti  a Cuba in una storica visita che coincide con le celebrazioni dei 500 anni della fondazione della capitale, L’Avana. L’eccezionalità dell’evento è dovuto al fatto che è la prima volta ufficiale in assoluto dei reali spagnoli nell’isola caraibica. Filippo VI e Letizia sono stati ricevuti nell’aeroporto internazionale José Martí dal ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez. Sottolineando l’importanza della visita, il ministro del Commercio estero, Bruno Malmierca, ha indicato via Twitter che “la visita a Cuba del re e della regina di Spagna è il riflesso dei forti legami che uniscono i due Paesi in tutti i campi. Sul piano economico la Spagna è uno dei principali partner del nostro Paese, sia per gli scambi commerciali che per gli investimenti e la cooperazione”. (Ansa)

Cile – Grandi manifestazioni si stanno svolgendo a Santiago, Valparaíso e in altre città del Cile, nell’ambito della convocazione di uno sciopero generale realizzato da lavoratori, studenti, accademici, trasportatori e lavoratori portuali, tra gli altri. Durante la marcia a Santiago, si sono registrati alcuni scontri tra polizia e gruppi di manifestanti, con uso di idranti da parte delle autorità. Incidenti sono stati registrati anche in altre città.

 

Asia e Medio Oriente

AfghanistanIn un attacco dei talebani sull’autostrada che da Takhar porta a Baghlan è stato ucciso il capo della polizia di Warsaj di Takhar, Mohammad Afzal, insieme alle tre guardie del corpo che erano con lui. Quest’ attacco arriva in un momento particolarmente delicato per il paese, che risulta attualmente devastato da frequenti attacchi da parte di militanti islamisti. A tal fine, il presidente Ashraf Ghani e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi si sono attivati per concordare un incontro a Pechino con una delegazione talebana per un possibile accordo di pace. La presenza cinese nell’ambito delle trattative di pace raccoglie l’eredità lasciata dalla fine dei colloqui di pace tra Usa e Talebani (Tolonews.com)

Afghanistan/2- Il comandante delle forze speciali dell’esercito afghano, Waliulah, ha annunciato che almeno 300 membri dell’ISIS, tra cui donne e bambini, si sono arresi nel distretto di Achin, nella provincia di Nangarhar. (Tolonews.com)

Iraq L’Agenzia di propaganda Amaq, in un comunicato, ha annunciato la rivendicazione da parte dell’Isis dell’attacco ai militari italiani questa settimana, nei pressi di Kirkuk. Feriti gravemente quattro crociati e quattro apostati. Ferite serie per ognuno dei militari, ma nessuno di loro in pericolo di vita. (Repubblica)

Israele –  Baha Abu al Ata, 42enne, importante comandante del gruppo radicale palestinese Jihad islamico, è stato ucciso insieme a sua moglie nella sua casa di Gaza, accusato tra le altre cose, di aver coordinato diversi lanci di missili contro Israele. La risposta di Hamas e del Jihad islamico è avvenuta col lancio di alcuni razzi contro Israele, e di seguito nel paese è iniziata l’escalation di violenze e di scontri, con il lancio di 360 missili su Israele, che in risposta ha aumentato gli attacchi contro le posizioni del gruppo islamista di Gaza. A seguito di questa serie di attacchi, costati la vita a ben 34 persone, tra cui anche minori,  Israele e Gaza hanno annunciato, grazie anche alla mediazione egiziana, un “cessate il fuoco”, peraltro già violata da Israele, che ha effettuato nuove incursioni militari nella zona di Gaza, colpendo anche importanti obiettivi della Jihad islamica di Rafah, tra cui un edificio utilizzato per la costruzione di razzi, e a Khan Yunis. (Rainews)

Hong KongSettimana particolarmente violenta nell’isola di Hong Kong; le violenze non accennano a fermarsi; trasporti bloccati, scuole e aziende chiuse, paralizzando totalmente la città, tra il 12 e il 13 novembre, all’interno di campus universitari e in altre zone della città. Già il sovrintendente della polizia Kwong Wing-cheung aveva dichiarato lo stato di emergenza della città a seguito degli “atti folli” dei manifestanti, repressi duramente con gas lacrimogeni.

Una foto delle prime proteste dell’estate di Hong Kong (foto: Anthony Kwan/Getty Images)

Lanci di molotov contro una stazione di polizia, autovetture e anche un uomo date alle fiamme; questi ed altri episodi di violenza a seguito dello sparo a distanza ravvicinata di un agente della polizia contro un attivista che partecipava alle proteste. La Cina ha già negato qualsiasi interferenza nella zona, incolpando addirittura Regno Unito e Stati Uniti, responsabili di supportare i manifestanti.

IranIl governo di Teheran ha deciso di razionare il petrolio, aumentando i prezzi della benzina e annunciando l’utilizzo delle entrate per dare più sussidi ai bisognosi, stimati dal presidente Rohani in 18 milioni di persone (Washington Post, France24.fr).

LibanoSpunta il nome di Mohammad Safadi, 75 anni, ex membro del Parlamento ed ex Ministro dell’economia, e vicino a partiti come Future Movement e Free Patriotic Movement, come futuro premier del governo di Beirut, dopo una lunga fase di stallo che ha caratterizzato la politica libanese, in forte difficoltà economica. La stessa che ha scatenato una forte ondata di proteste dal 17 ottobre scorso. Fonti vicine al premier dimissionario Saad Hariri rivelano che l’accordo sia stato raggiunto da Hezbollah e Future Movement, a seguito di un incontro tra lo stesso Hariri, Amal, il Presidente del Parlamento e rappresentanti politici di Hezbollah (questo ed Hamal appoggiati dal Free Patriotic Movement, il partito del Presidente Libanese Michel Aoun, il quale ha annunciato che il nuovo esecutivo dovrebbere includere anche tecnocrati e politici. Il tutto mentre le forze di sicurezza continuano a mobilitarsi di fronte alla sempre più persistente ondata di proteste che imperversa nel paese, che ha già costretto Hariri alle dimissioni e che vede centinaia di manifestanti occupare piazze e strade da Beirut fino ad altre aree a Nord del paese. (Al Jazeera)

YemenA seguito di un attacco missilistico ad opera dei ribelli sciiti Houthi contro la base militare di Sehna Jin e il quartier generale delle forze congiunte di Ma’rib, sono rimasti uccisi 7 soldati dell’esercito yemenita, mentre altri 10 sono i feriti. (Al Arabiya).

 

Europa

Spagna Si sono concluse le elezioni del 10 novembre in Spagna. Il nuovo governo spagnolo sarà un governo di coalizione, in quanto all’esito delle elezioni nessun partito è riuscito a formare da solo una maggioranza. Pertanto, il nuovo governo spagnolo sarà composto da una coalizione formata dal Partito Socialista guidato da Pedro Sanchez e da Unidas Podemos, guidato da Pablo Iglesias, che sarà vicepremier. Stando a quanto riportato dai due leader al quotidiano El Mundo. Tuttavia, va registrato anche un ottimo risultato del partito di estrema destra Vox, e le dimissioni di Albert Rivera dalla presidenza del partito Ciudadanos, fortemente ridimensionato dalle ultime elezioni (da 57 a 10 seggi nell’arco di sei mesi). I due partiti si sono accordati allo scopo di realizzare degli obiettivi specifici, come la crescita dell’occupazione, l’eutanasia, lavoro per le nuove generazioni, lotta alla corruzione, lotta al cambiamento climatico, parità retributiva tra uomini e donne, e soprattutto, la normalizzazione della situazione politica in Catalogna, aumentando il dialogo con la regione indipendentista. Tra gli altri interventi, anche nel campo della cultura e dello sport, e un riordino delle politiche fiscali e per le piccole e medie imprese. (El Mundo; El Paìs)

RomaniaBuona la prima per il presidente uscente Klaus Iohannis, leader del Partito Nazionale Liberale di stampo fortemente europeista, vincitore al primo turno delle presidenziali in Romania, con il 36,6% dei voti. Sconfitto il principale avversario che ha ottenuto il 23,8% dei consensi, la socialdemocratica Viorica Dancila. Tuttavia, i due si sfideranno nuovamente al ballottaggio previsto per domenica 24 novembre. (DW).

Unione EuropeaAAA Cercasi Commissione Europea disperatamente: la nuova Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, fatica a vedere la luce. Avrebbe infatti dovuto insediarsi il 1° novembre, ma il tutto è rimandato al 1° dicembre. Il Parlamento Europeo ha “rinviato” l’ungherese Oliver Varhelyi, candidato al portafoglio dell’Allargamento, considerato troppo vicino al premier Orban. Inoltre, c’è la questione Gran Bretagna, nei cui confronti Bruxelles ha avviato una procedura d’infrazione per la mancata indicazione di un proprio candidato per il posto di commissario europeo, e questo perché il paese è convinto di non far più parte dell’UE, forte di una legge britannica che vieta di fare proposte o nomine in periodo pre-elettorale. Bruxelles insiste, ed entro il 22 novembre Londra dovrà dare spiegazioni circa le motivazioni della violazione degli obblighi previsti dal Trattato UE. (Ispifocusonline; Politico)

Francia – Un anno dopo, i gilet gialli celebrano l’inizio della loro protesta ma ad essere protagonisti oggi sono più che mai i black bloc. La polizia definisce ormai questa frangia incontrollabile – che ha devastato prima il quartiere parigino di place d’Italie, poi quello della Bastiglia, per finire in serata nella centralissima Les Halles – gli “ultrà gialli”, ex gilet ormai radicalizzati. Se i parigini e i passanti sono tornati a vivere un sabato di paura, come succedeva fino a prima dell’estate, a non essere tranquillo stasera è soprattutto il governo. In prospettiva, il 5 dicembre si apre con il grande sciopero generale e la manifestazione nazionale contro la riforma delle pensioni.

‘Gilets Jaunes’  protestano e si scontrano con la polizia in Place d’Italie per il 53° sabato di protesta. Parigi, France, 16 Novembre 2019. ANSA/YOAN VALAT

Il timore è quello che ambienti dell’Eliseo definiscono “la convergenza delle lotte”, una situazione che – a ridosso delle feste di Natale – potrebbe diventare incandescente e incontrollabile, fra servizi pubblici e trasporti bloccati, e scontri sempre più violenti in piazza. Un anno dopo l’inizio della contestazione partita dall’aumento delle tasse sul gasolio – poi ritirato – sono 2 su 3 i francesi, stando a un sondaggio, che non avrebbero voluto rivivere i fine settimana violenti.

Turchia – Al via l’operazione Kiran-6, finalizzata ad eliminare il terrorismo nell’est della Turchia, secondo quanto dichiarato dal Ministero dell’Interno. L’operazione è in corso nelle aree rurali di Van, Hakkari e Sirnak, con ben 2360 poliziotti, gendarmeria e guardie private, ed è la sesta lanciata dal governo turco, dal 17 agosto, contro il PKK, interessando diverse province del paese. (Anadolu Agency).

Rep. Ceca – Quasi 300 mila persone hanno manifestato pacificamente a Praga, nella zona di Letna, esigendo dal premier Andrej Babis, che considerano un “oligarca” in conflitto d’interessi, di sbarazzarsi della sua holding agro-alimentare Agrofert o di dimettersi. I manifestanti hanno dato al premier conservatore tempo fino alla fine dell’anno per fare la sua scelta. In caso contrario, i giovani organizzatori dell’associazione ‘Un milione di momenti per la democrazia’ sono pronti a convocare nuove manifestazioni di massa. La prima protesta di questo genere si era tenuta lo scorso giugno e fu considerata la più grande degli ultimi 30 anni, cioè dalle proteste del novembre 1989, la ‘rivoluzione di velluto’ che provocò la caduta del regime comunista. Gran parte dei cechi considera il miliardario Babis un oligarca che abusa del denaro europeo e un ex agente dell’Stb, la famigerata polizia comunista.

Serbia – Il presidente serbo Aleksandar Vucic è stato ricoverato  nell’ospedale dell’Accademia militare di Belgrado a causa di ‘problemi cardiovascolari’. Ne ha dato notizia stamane la presidenza con un breve comunicato, senza aggiungere altri particolari.


A cura di Francesco di Marzo

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