World News, una settimana di notizie

World News, una settimana di notizie

Le più importanti notizie dal mondo riprese dai maggiori quotidiani, per essere sempre aggiornati. Notizie dal 3 al 9 novembre.


Africa

Algeria – L’Autorità elettorale nazionale indipendente algerina ha annunciato i nomi dei 5 candidati ammessi alla candidatura per le presidenziali del 12 dicembre, selezionati tra i 22 che hanno depositato il proprio fascicolo. L’annuncio è arrivato il giorno dopo il 37/o venerdì consecutivo di protesta nelle strade della capitale e di molti altri centri del Paese contro la decisione tenere le elezioni presidenziali a dicembre. 14 i manifestanti arrestati ad Algeri in una delle marce con maggiore partecipazione dall’inizio dell”Hirak’, il movimento di protesta pacifico che dal 22 febbraio attraversa l’Algeria. I 5 candidati ammessi sono i due ex primi ministri Ali Benflis e Abdelmadjid Tebboune, l’ex ministro del turismo ed islamista moderato, Abdelkader Bengrina, l’ex ministro della cultura e segretario ad interim del partito Rnd, primo nella coalizione di governo, Azzedine Mihoubi e il capo del partito El Moustakbel anch’esso nella coalizione, Belaid Abdelaziz.

Familiari delle vittime dell’attentato a Ouagadougou in Burkina Faso lo scorso 7 novembre. REUTERS/Anne Mimault

Burkina Faso Cinque pullman della società canadese Semafo con a bordo alcuni dipendenti e fornitori locali diretti verso il sito minerario di Boungou sono stati assaliti da un gruppo di uomini armati. 37 morti, 60 feriti, ed ancora numerose persone date per disperse. È già il terzo attacco subito dall’azienda negli ultimi quindici mesi: infatti, in una dichiarazione, l’azienda ha fatto sapere che sta lavorando per migliorare tutti i livelli di sicurezza del personale, degli appaltatori e dei fornitori.

L’attacco, sebbene non sia stato ancora rivendicato, sembrerebbe associato ad uno dei gruppi jihadisti operanti nel paese africano, che negli ultimi anni ha assistito ad un’escalation di violenze decisamente notevole. E questo a causa soprattutto del vicino Mali, nel quale opera stabilmente Ansar ul Islam (stabilitosi anche in Burkina Faso, ndr), ma è il GSIM (Group to support Islam and Muslims, braccio destro del gruppo del Mali e fortemente legato ad Al Qaida, ad aver compiuto numerosi attentati nel paese, in particolare nella capitale Ougadougou e ad ovest (France24).

Etiopia – Sono almeno 86 le persone morte nell’ondata di proteste di due settimane fa in alcune parti dell’Etiopia. Lo ha detto il primo ministro etiope Abiy Ahmed, ripreso da ‘Bbc News Africa’, nella prima apparizione pubblica dallo scoppio delle violenze. Abiy ha definito la violenza “imbarazzante” e le vite perse “senza alcuna ragione”, rivelando che quattro delle 86 vittime sono donne e 10 sono state uccise dalle forze di sicurezza.
Gli scontri sono iniziati dopo che un influente attivista e giornalista di etnia Oromo, Jawar Mohammed, ha dichiarato su Facebook che il governo stava cercando di mettere in pericolo la sua vita rimuovendogli le guardie del corpo. Il governo ha negato l’accusa, ma i sostenitori di Jawar sono scesi in piazza il 23 e il 24 ottobre nella capitale Addis Abeba e in varie zone del Paese del Corno d’Africa. (Ansa)

Americhe

UsaDonald Trump ha ufficialmente comunicato alle Nazioni Unite l’uscita dall’accordo di Parigi sul Clima (COP21 del 2015). L’uscita dell’America avverrà definitivamente entro il 2020. Trump, che da sempre considera la crisi ambientale globale come uno scherzo, reputa l’accordo come una minaccia alla crescita e alla sovranità degli Stati Uniti. Forte opposizione di fronte a questa decisione da parte dei democratici, che osteggiano fortemente l’uscita dalla COP21. Senza gli Stati Uniti, sarà ancora più difficile compiere sforzi e passi avanti per limitare l’emissione di gas serra, anche perché gli sforzi maggiori saranno a carico di India e Cina, forti inquinatori (NYT).

Usa/2Si coltivano ancora forti speranze e buoni auspici per la possibilità di raggiungere il tanto osannato accordo tra Usa e Cina entro questo mese. Parole cariche di ottimismo proprio da Wilbur Ross, Segretario Usa al Commercio, il quale ha poi aggiunto che le compagnie statunitensi potranno ricevere a breve le licenze per poter vendere componenti tecnologici alla Huawei Technologies. “Innanzitutto, io intendo raggiungere l’accordo” cosi il Presidente Trump in una sua dichiarazione. Accordo che sarebbe decisamente conveniente per entrambi i paesi: la Cina aumenterebbe l’acquisto dei prodotti agricoli statunitensi, mantenendo stabile la sua valuta, mentre gli Stati Uniti ridurrebbero drasticamente le tasse d’importazione. Forte impegno anche dalle nazioni europee affinché quest’accordo si concretizzi, in particolare da Emmanuel Macron, in visita in Cina proprio per stringere rapporti tra Bruxelles e Pechino onde evitare ripercussioni negative delle tariffe di Trump in caso di pace commerciale tra Cina e Usa. Tuttavia, l’accordo non sembra prevedere conseguenze negative sui prodotti europei, in particolare il settore automobilistico. (Bloomberg).

Usa/3  Svolta chiave nella procedura di impeachment che vede sempre più coinvolto il Presidente Donald Trump: sembrerebbe infatti emergere una stretta connessione tra il presidente americano e il presidente ucraino circa i rapporti tra i due e soprattutto la condizione che l’America avrebbe aiutato l’Ucraina in cambio di aiuti militari. Gordon Sondland, ambasciatore Usa all’Unione Europea, ha cambiato la versione dei fatti, ed in una testimonianza scritta al Congresso, ha confermato l’episodio chiave che ha fatto iniziare la procedura di impeachment, e cioè che gli aiuti militari a Kiev sarebbero stati forniti se questi avessero iniziato ad indagare sul conto di Joe Biden e figlio. E Rudolph Giuliani, Consigliere per la Sicurezza Informatica alla Casa Bianca, stando alle trascrizioni delle testimonianze usate durante le indagini, avrebbe addirittura fatto pressioni per far si che il governo di Kiev iniziasse ad investigare sulle elezioni del 2016 degli Stati Uniti, e sulla società dove siedeva il figlio di Joe Biden, la Burisma.

Bolivia Ondata di proteste e tensioni in Bolivia, scoppiate dopo le presidenziali del 20 ottobre vinte per la quarta volta consecutiva da Evo Morales. L’ex presidente e principale avversario di Morales, Carlos Mesa, e Alvaro Garcìa Linera, attuale vice presidente, si sono scontrati accusandosi reciprocamente di inasprire il conflitto. Quest’ultimo infatti, ha definito Mesa un perdente che è stato costretto a ricorrere alla violenza per non riconoscere il risultato delle urne. Gli scontri più violenti si sono fatti registrare a La Paz, Cochabamba e Santa Cruz, con almeno trenta feriti (La Razòn).

Cile – Il direttore dei Carabineros del Cile, il generale Mario Rozas, ha confermato oltre 10.000 arresti durante le proteste sociali in corso dal 18 ottobre. Parlando alla Commissione per la Sicurezza dei cittadini della Camera bassa, il generale ha detto: “stiamo parlando di una situazione nel paese in cui hanno manifestato circa 3 milioni di persone, il che equivale a 55 volte lo Stadio Nazionale alla sua massima capacità”. In questo contesto, ha aggiunto, “abbiamo arrestato più di 10.000 persone”.

Messico – Gravissima strage compiuta da un gruppo di narcotrafficanti nei confronti di mormoni americani, la famiglia dei LeBaron: diversi feriti, sei bambini e tre donne uccise, tra gli stati di Chihuahua e Sonora. Non sono ancora chiare le cause dell’attacco, sembrerebbe anche concreta l’ipotesi di un errore di persona; anche se, l’ex ministro degli esteri messicano Castaneda sostiene che l’obiettivo della strage potevano essere proprio i LeBaron, da tempo in forte tensione con i cartelli  (CNN). 

Luiz Inacio Lula da Silva alza il pugno dopo essere uscito dalla prigione di Curitiba.

Brasile – Il Tribunale Federale di Paranà ha autorizzato la scarcerazione di Inacio Lula Da Silva, ex presidente brasiliano, che dall’aprile 2018 scontava una condanna di 8 anni e 10 mesi per corruzione

 

 

 

Asia e Medio Oriente

Arabia SauditaStorica IPO, Offerta Pubblica D’Acquisto, della Saudi Aramco, la più grande compagnia petrolifera dell’Arabia Saudita, che verrà dunque quotata sul listino di borsa di Riad. E questa potrebbe essere la più grande Ipo di sempre della storia, con un valutazione di duemila miliardi di dollari, e con un prezzo di vendita delle azioni che si aggira tra l’1% e il 2% del totale, per un valore che potrebbe arrivare fino a sessanta miliardi di dollari. “Il matrimonio definitivo tra capitalismo e carbone”, così come definito dal The Guardian, sarebbe previsto per l’11 dicembre, giorno in cui Saudi Aramco debutterebbe in borsa. Questa è la prima grande conseguenza delle politiche di apertura economica effettuate dal governo di Mohamed bin Salman, con un occhio di riguardo al turismo. Tuttavia, c’è chi accusa il regno saudita di violazioni dei diritti umani (vedi il caso Khashoggi, ndr). (The Guardian, Bbc).

IranL’Iran e l’uranio: continuano gli investimenti della Repubblica Islamica nel settore nucleare, contro tutti i punti dell’accordo firmato nel 2015. Il governo di Teheran ha infatti annunciato la costruzione di nuove centrifughe avanzate che porterà il paese vicino alla costruzione di una bomba atomica. La condizione che Teheran ha posto per poter limitare quest’investimento è che l’Europa deve trovare un modo per attenuare le sanzioni americane. Va ricordato che nel 2015 l’accordo sul nucleare ha limitato l’utilizzo di centrifughe nucleari a sole 5000 unità, riducendo inoltre la riserva di uranio arricchito di sole 660 libbre (limiti che già dalla scorsa estate sono stati violati da Teheran) (NYT).

CambogiaImbarco a Parigi il 7 novembre e arrivo a Bangkok venerdì 8 alle ore 6 (ora locale, mezzanotte in Italia): questi gli estremi del biglietto aereo Thai International che Sam Rainsy, principale oppositore del regime dittatoriale di Hun Sen, in esilio, aveva mostrato. Ma che non è mai stato preso, e dunque il presidente del partito di opposizione cambogiano, Crnp, messo al bando, non riuscirà a rientrare dall’esilio, dato che le autorità thailandesi hanno già ricevuto istruzioni in merito, con soldati alle frontiere istruiti dal presidente Hun Sen. Questi, inoltre, ha anche chiesto ai suoi ambasciatori di attivarsi per chiedere l’arresto dei vari rappresentati del partito, sciolto nel 2017, che hanno cercato di raggiungere Phnom Penn da diverse nazioni. (BangkokPost)

Thailandia Nella provincia di Yala, a maggioranza musulmana, 15 persone sono morte in seguito ad un attacco ad un posto di blocco: tra questi, un poliziotto ed alcuni volontari della protezione civile locale. Il contesto nel quale è accaduto questo attacco è teatro di una campagna separatista capeggiata dall’etnia Malay, islamica, che dal 2004 ad oggi ha provocato la morte di 7000 persone, anche a causa dei ribelli musulmani. Questi infatti, puntano all’indipendenza dalla Thailandia, a maggioranza buddista. Negli ultimi mesi si sono intensificati gli scontri nel paese, rendendo sempre più concreto un pericolo di escalation di violenze nell’area (Ansa)

Hong KongJunius Ho, parlamentare di Hong Kong, sostenitore del governo cinese, è stato aggredito nella città di Tuen Mun, ad Hong Kong. Dal video del giornale di regime cinese Global Times, si vede come l’attentatore, intento a consegnare al deputato un mazzo di fiori, all’improvviso dalla borsa estrae un coltello e colpisce Ho al petto. Già Ho era stato criticato per le sue forti posizioni filo-governative, e per essere stato ripreso mentre stringeva la mano a quelli che sembravano essere gli autori dell’attacco di luglio di Yuen Long (Il post).

Tagikistan Almeno 17 persone sono morte in un attentato vicino alla frontiera con l’Uzbekistan, attribuito peraltro al gruppo Stato Islamico. Proprio quando il giorno precedente le autorità tagiche erano riuscite a raggiungere un accordo con il vicino Uzbekistan per risolvere alcune problematiche in merito al confine.

La mattina del 6 novembre alcuni miliziani presumibilmente appartenenti allo Stato Islamico (IS) hanno attaccato un posto di blocco in Tagikistan, vicino la frontiera con l’Uzbekistan.

Va ricordato che i due paesi condividono una frontiera lunga oltre 1300km, di cui 250 non controllati sin dallo scioglimento dell’Unione Sovietica (Sicurezza Internazionale).

Yemen Il 5 novembre il governo riconosciuto dalla comunità internazionale ha firmato un accordo con i separatisti del sud, appoggiati dagli Emirati Arabi Uniti, tra l’altro con la mediazione dell’Arabia Saudita. L’accordo prevede che Aden, la principale città della regione, torni sotto il controllo del governo centrale, garantendo ai ribelli del sud alcuni ministeri. Il Southern Transitional Council, nome del gruppo, aveva già ricevuto in precedenza armi dagli Emirati Arabi Uniti, di stampo sunnita e ad agosto era già ad Aden, sotto occupazione e appoggiata dagli stessi Emirati Arabi Uniti (Al Jazeera).

Iraq Continuano le proteste in Iraq, represse sempre di più in un bagno di sangue, a Baghdad, a Bassora e Nassiriya, mentre tre persone sono morte durante un attacco al consolato iraniano a Kerbala, città santa sciita. Ormai dall’inizio delle proteste sono già 270 morti, il triste bilancio, che dal 1 ottobre imperversano nel paese. Il governo ha promesso di avviare i lavori di emendamento della costituzione dal 5 novembre, ma i manifestanti in realtà chiedono il rinnovamento dell’intero sistema politico. – (Al Mada)

Libano  I manifestanti continuano a bloccare le strade principali, impedendo ad alcune istituzioni pubbliche di aprire il 4 novembre, ma già nei giorni precedenti si era visto come non si era riuscito a porre fine a questa contestazione senza precedenti, nonostante le dimissioni del primo ministro Saad Hariri, e che nel frattempo il presidente Michel Aoun non ha ancora fissato nessuna data per le consultazioni che dovrebbero sostituirlo. (Asharq Al Awsat).

 

Europa

Gran Bretagna Nigel Farage, leader del Britain Brexit Party, ha annunciato che non si candiderà alle elezioni previste a dicembre nel Regno Unito, ma che si opporrà con una massiccia campagna elettorale contro il piano chiesto dal Premier Johnson. Nel frattempo mercoledì è iniziata la campagna elettorale che ci condurrà alle elezioni di dicembre; molto favorito in Scozia il Partito Nazionalista, fortemente concentrato sull’indipendenza; tuttavia il premier Johnson ha escluso un referendum durante il suo governo (NYT).

Gran Bretagna/2 Nuovo speaker per la Camera dei Comuni, che succede a John Bercow; si tratta di Lindsay Hoyle, un personaggio decisamente meno folkloristico ed eccentrico del precedente, del Labour Party, deputato del Lancashire, promette di essere “trasparente” e “neutrale”, con l’intento soprattutto di migliorare la Camera.

Francia – Nella periferia a Nord est di Parigi sono in corso le operazioni di evacuazione di alcuni accampamenti di migranti, per un numero che si aggira tra i 600 e 1200. Il governo francese entro l’estate del 2020 intende introdurre un nuovo sistema di quote dei migranti economici.

Russia – La Russia ha iniziato a vendere i biglietti dei treni per la Crimea, la penisola sul Mar Nero che si è annessa con un’invasione militare nel 2014 strappandola all’Ucraina. I treni diretti da Mosca e San Pietroburgo cominceranno i loro viaggi a partire dalla fine di dicembre sostituendo i percorsi precedenti all’annessione, che prevedevano il transito dal territorio ucraino. I treni passeranno dal controverso ponte di Kerch, che collega la Russia alla Crimea e di cui l’anno scorso è già stata aperta la tratta stradale. Lo Stato russo ha acquistato per il nuovo tragitto ferroviario 166 vagoni e dieci locomotive, ma non ha svelato da chi siano stati venduti e a quanto, forse – sostiene il Moscow Times – per timore di sanzioni contro i fornitori. Le sanzioni Ue per la Crimea vietano a società e cittadini europei di investire nella penisola che la Russia si è annessa illegalmente.

Olanda – “Falso allarme sul volo Amsterdam-Madrid”. Lo annuncia la compagnia Air Europa sul suo profilo Twitter. “Questa sera è stato attivato, per errore, un allarme che avvia protocolli sui dirottamenti. Non è successo nulla, tutti i passeggeri aspettano di volare presto. Siamo spiacenti”, è la spiegazione della compagnia, dopo l’allarme sui media su un possibile dirottamento all’aeroporto di Amsterdam, che ha fatto scattare imponenti misure di sicurezza per oltre un’ora.


A  cura di Francesco di Marzo

 

 

 

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