Venne fondato il 21 gennaio 1921 a Livorno come sezione italiana dell’Internazionale Comunista in seguito al biennio rosso, alla rivoluzione d’ottobre e alla separazione dell’ala di sinistra del Partito Socialista Italiano guidata da Nicola Bombacci, Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Bruno Fortichiari, Antonio Gramsci e Umberto Terracini al XVII Congresso Socialista.


Avente sede a Milano nella palazzina di Porta Venezia, il PCd’I ebbe come organo di stampa quotidiano centrale Il Comunista fino al 1922 e dal 1924 l’Unità.
Durante il governo fascista, che dal 1926 lo costrinse alla clandestinità e l’esilio, ebbe una storia complessa e travagliata all’interno dell’Internazionale Comunista negli anni venti e trenta fino alla ripresa legale nel 1943.

Il 15 maggio 1943 a seguito dello scioglimento dell’Internazionale Comunista richiesto dall’Unione Sovietica per rassicurare i suoi Alleati occidentali l’organizzazione dei comunisti italiani guidata da Togliatti assunse la denominazione ufficiale di Partito Comunista Italiano (PCI). Con la caduta del fascismo (25 luglio 1943) l’iniziativa del partito aumentò sensibilmente sia per i maggiori margini di manovra sia per l’uscita dal carcere e il ritorno dall’esilio di numerosi dirigenti. Dopo la proclamazione della Repubblica il partito tornò a operare in Italia divenendo forza parlamentare. Eliminate le opposizioni interne, il PCI si propose come partito monolitico all’esterno senza la presenza visibile di eventuali correnti che invece era tipica della Democrazia Cristiana, il maggior partito italiano di quei tempi.


Fonte: Wikipedia