8 Marzo: la Giornata internazionale della Donna tra diritti, scioperi e violenza di genere in Italia e nel mondo

8 Marzo: la Giornata internazionale della Donna tra diritti, scioperi e violenza di genere in Italia e nel mondo

In uno scenario nazionale e globale in cui i dati legati alla violenza di genere continuano ad essere tutt’altro che incoraggianti, l’8 marzo rappresenta ormai da anni un’occasione per rivendicare i diritti delle donne con scioperi generali organizzati dai movimenti femministi in oltre 100 Paesi nel mondo.


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La storia della Giornata internazionale della donna, convenzionalmente celebrata l’8 marzo, inizia 111 anni fa negli Stati Uniti: stando a quanto riportato dalle ricostruzioni più accreditate, infatti, la ricorrenza nasce nel febbraio del 1909 su iniziativa del Partito socialista americano, per poi essere riproposta l’anno successivo in Danimarca in occasione della Conferenza internazionale delle donne socialiste da Clara Zetkin[1]; non troverebbero riscontro, quindi, le teorie che associano la nascita della ricorrenza all’incendio in una fabbrica americana che nel 1911 uccise più di 100 donne o ad un gruppo di operaie che nel 1857 furono rinchiuse in azienda dal padrone affinché non prendessero parte a uno sciopero.   

Questa ricorrenza non è stata sempre celebrata nella medesima data in tutti i Paesi: l’accordo univoco sull’8 marzo è stato infatti raggiunto nel 1921 a Mosca, durante la Seconda conferenza delle donne comuniste, per ricordare l’opposizione femminile nel 1917 allo zarismo.[2]

Se la Giornata internazionale della donna può vantare una storia più lunga, analoga importanza ha assunto negli ultimi anni la Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, celebrata il 25 novembre e dedicata al contrasto di un fenomeno i cui dati continuano ad essere tutt’altro che incoraggianti a dispetto delle molte campagne di sensibilizzazione sull’argomento.

La violenza di genere si inserisce tra le più ricorrenti e diffuse violazioni dei diritti umani con caratteristiche che ne favoriscono la capillarità: si tratta di un fenomeno presente ad ogni latitudine geografica, diffuso in ogni periodo storico, con elevate probabilità di impunità per gli autori che si accompagna a vergogna e colpevolizzazione per le vittime. Le conseguenze della violenza sulle donne possono protrarsi sul piano psicologico, fisico e sessuale nell’arco dell’intera vita di chi la subisce[3].

Al fenomeno vanno poi associate ulteriori discriminazioni che possono verificarsi fin dalla più giovane età e che impediscono la piena inclusione dell’individuo nel tessuto sociale, come il difficile accesso alla scolarizzazione o la negazione di altre fondamentali opportunità che si traduce, nel tempo, in difficoltà sul piano della salute, dell’accesso al mondo del lavoro e più in generale sull’emancipazione e piena autonomia della persona.

Se su un piano puramente teorico la violenza di genere e le discriminazioni possono riguardare qualsiasi persona di sesso femminile, va rilevato invece che sul piano pratico alcune categorie di donne sono maggiormente esposte al pericolo perché più vulnerabili: le anziane, le bambine, le migranti, le donne con disabilità, coloro che appartengono a qualche minoranza o che risiedono in Paesi con gravi crisi umanitarie[4].

Tracciare un quadro esaustivo delle violazioni di diritti delle donne in tutto il mondo sarebbe un’operazione tutt’altro che semplice; basterà qui ricordare che l’elenco dei Paesi coinvolti non conosce zone franche.

Le Nazioni Unite hanno istituito nel 1999 la Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, fissata per la data del 25 novembre in ricordo dell’omicidio delle tre sorelle Patria Mercedes, María Argentina Minerva e Antonia María Teresa Mirabal, uccise il 25 novembre 1960 nella Repubblica Dominicana per la loro azione di resistenza alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo. La ricorrenza mira ad evidenziare che in tutto il mondo le donne sono vittime delle più disparate forme di violenza, tra cui la più estrema è il femminicidio.

Analizzando i dati di uno studio delle Nazioni Unite in materia relativo al periodo 2017-2018, emerge che la maggior parte delle vittime di omicidio su scala mondiale è di sesso maschile, ma per le donne è più probabile morire per mano di qualcuno che conoscono. Limitando l’analisi ai soli omicidi di donne, il 58% risulta commesso dal partner, da un ex partner o da un familiare.

La frequenza giornaliera di femminicidi a livello mondiale è pari a 137; il maggior numero totale di uccisioni di donne si registra in Asia, dove nel 2017 sono stati registrati circa 20.000 casi.Le donne che hanno subito violenze fisiche o sessuali dal proprio partner sono state nel 2018 circa 379 milioni, con picchi più elevati nei Paesi in cui sono in corso dei conflitti. Sono circa 15 milioni le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni che hanno subito violenza sessuale, con maggiori probabilità di essere vittime del partner o di un ex partner[5].

Per quel che concerne lo scenario italiano, secondo una ricerca del 2014 il 31,5% delle donne dai 16 ai 70 anni (circa 6,78 milioni) ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Più recentemente l’Istat, in collaborazione con il Dipartimento per le pari opportunità e le Regioni, ha condotto la prima indagine sui 281 centri anti-violenza in Italia, diffusa a fine ottobre 2019[6].

Secondo quanto stabilito dalla Convenzione di Istanbul, dovrebbe esserci un centro antiviolenza ogni 10.000 abitanti; i centri attivi in Italia alla fine del 2017 risultavano tuttavia essere appunto 281, pari allo 0,05% ogni 10.000 abitanti.

L’indagine condotta attesta che ogni centro anti-violenza ha accolto mediamente 172 donne, avviando percorsi di uscita dalla violenza con un numero medio di 115 donne.

I numeri variano molto a seconda della zona geografica: i centri del nord-est Italia hanno accolto in media 22,5 donne per 10.000, 18,8 quelli del centro Italia.  Il nord-est presenta cifre più alte anche in relazione al numero di donne che hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza, con 16,6 contro 10,7 che rappresenta la media nazionale per 10 mila donne[7].

Delle donne seguite dai centri, le straniere rappresentano il 27%, 46,4% quelle con figli minori; percentuali salgono notevolmente nelle Isole (54,8%), nel Centro (51,3%) e, su base regionale, in Sardegna (60%) e Campania (66%).

Da un’analisi comparata condotta da D.i.Re – donne in rete contro la violenza (prima associazione italiana a carattere nazionale di centri anti-violenza non istituzionali e gestiti da associazioni di donne) tra i dati Istat e i dati rilevati nei centri della propria rete è emerso che è la percentuale più elevata tra le varie forme di violenza subita dalle donne che si rivolgono ai centri è quella psicologica, rilevata nel 73,6% dei casi[8].

Il rapporto diffuso dalla Polizia di Stato “Questo non è amore”, che riporta dati aggiornati al 2019 sulla violenza di genere, mostra che nell’82% dei casi l’autore della violenza possiede le chiavi di casa della vittima.

Il report mostra che ogni giorno 88 donne sono vittime di atti di violenza, e che solo nel mese di marzo 2019 è stata registrata una vittima di violenza di genere ogni 15 minuti; nel 60% dei casi i maltrattamenti, le violenze, lo stalking e le percosse sono ad opera dell’ex partner[9].

Molto spesso, circa nell’80,2% dei casi, le vittime sono di nazionalità italiana, mentre gli autori sono italiani nel 74% dei casi.

La considerazione che per determinati reati come percosse, violenze sessuali e maltrattamenti il genere di appartenenza abbia un ruolo determinante è avvalorato dai dati: tra gennaio 2016 e agosto 2019, le vittime genere femminile sono aumentate dal 68% al 71%. Vittime e aggressori appartengono a ogni classe sociale e culturale, nonché a ogni ceto economico, e l’incidenza delle denunce alle forze dell’ordine non varia da nord a sud[10].

Sempre nel 2019, il 34% delle vittime di omicidio è di sesso femminile e sei volte su dieci l’assassino è il partner o l’ex. Tra le donne uccise, le straniere ammontano al 67%. Nella metà dei casi la vittima lascia figli piccoli e nel 18% dei casi l’omicida si toglie la vita. Il report della polizia di stato mostra che nel periodo in esame si sono dimezzati i casi di femminicidio commessi con armi da fuoco, a vantaggio di armi da taglio e oggetti contundenti[11].

Volgendo nuovamente lo sguardo sullo scenario mondiale, I dati raccolti dall’Onu mostrano che una donna su 3 nel mondo ha subito almeno una volta nella vita violenza fisica o sessuale, il più delle volte ad opera del partner. Tra le donne sposate, solo il 52% decide liberamente in merito alla propria vita sessuale, all’utilizzo di metodi contraccettivi e all’assistenza sanitaria. Sono quasi 750 milioni le donne e ragazze nel mondo che si sono sposate prima del compimento del diciottesimo anno di età, mentre superano 200 milioni le donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili[12].

Questi i numeri forniti dall’Onu, che puntano i riflettori anche sul fatto che una donna su 2 tra quelle uccise in tutto il mondo è vittima del partner o della famiglia, mentre sul versante maschile solo un uomo su 20 muore in circostanze simili. Sono inoltre di sesso femminile il 71% delle vittime della tratta di esseri umani su base mondiale, tre quarti delle quali sfruttate sessualmente.

La violenza sessuale contro le donne e le ragazze affonda le sue radici in secoli di dominazione maschile”, ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre 2015. “Non dimentichiamo che le disuguaglianze di genere, che sono alla base della cultura dello stupro, sono uno squilibrio di potere[13].

E le disuguaglianze si attestano nei più disparati ambiti: professionale, familiare, sociale.

Per tutte queste ragioni, l’8 marzo rappresenta un’occasione per rivendicare i diritti delle donne: anche quest’anno i movimenti femministi hanno indetto uno sciopero generale in oltre 100 Paesi nel mondo, Italia inclusa: la rete Non una di meno, nata in Argentina nel 2015, ha dichiarato una mobilitazione generale l’8 marzo seguita da uno sciopero di 24 ore il 9 marzo, con eventi tematici in numerosissime città.

Lo sciopero femminista e transfemminista è il momento in cui convergiamo in un’unica presa di parola”, si legge nel comunicato di NonUna di Meno. “In comunicazione transnazionale con ogni rivolta femminista nel mondo, l’8 e il 9 marzo scendiamo in piazza insieme ed esprimiamo la nostra forza affinché ciascuna possa sentire di avere il potere di sottrarsi al ricatto della violenza domestica, istituzionale, economica, mediatica e giuridica e affinché tutte possiamo praticare una possibilità di liberazione dalla quale non vogliamo più tornare indietro[14].


Note

[1] cfr. OsservatorioDiritti.it, Festa delle donne: all’origine dell’8 marzo tra femminismo e diritti violati, 8 marzo 2019 https://www.osservatoriodiritti.it/2019/03/08/festa-delle-donne-8-marzo-perche-significato

[2] cfr. OsservatorioDiritti.it, Festa delle donne: all’origine dell’8 marzo tra femminismo e diritti violati, 8 marzo 2019 https://www.osservatoriodiritti.it/2019/03/08/festa-delle-donne-8-marzo-perche-significato

[3] cfr. Ansa.it, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Mattarella: ‘Violenza sulle donne è emergenza pubblica’, 27 novembre 2019 –  http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/11/25/giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-_2b271652-b05d-4b3e-aeb0-02f30660d74a.html

[4] cfr. Geopolitica.info, Donne, pace e sicurezza: il 25 Novembre è stata la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne… a che punto siamo? ,12 dicembre 2019 www.geopolitica.info/donne-pace-e-sicurezza-il-25-novembre-e-stata-la-giornata-mondiale-contro-la-violenza-sulle-donne-a-che-punto-siamo

[5] cfr. Internazionale.it, Dati e grafici sulla violenza di genere in Italia e nel mondo, 25 novembre  2019 https://www.internazionale.it/bloc-notes/giulia-testa/2019/11/25/dati-grafici-violenza-genere

[6] cfr. Dipartimento Pari Opportunità, I Centri Antiviolenza, 28 ottobre 2019, https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2019/11/violenza-sulle-donne-1.pdf

[7] cfr. Internazionale.it, Dati e grafici sulla violenza di genere in Italia e nel mondo, 25 novembre  2019 https://www.internazionale.it/bloc-notes/giulia-testa/2019/11/25/dati-grafici-violenza-genere

[8] cfr. OsservatorioDiritti.it, Violenza sulle donne: nel 2019 registrate 88 vittime al giorno, 25 novembre  2019 https://www.osservatoriodiritti.it/2019/11/25/violenza-sulle-donne-2019-giornata-contro-la-violenza-dati-istat/

[9] cfr. Polizia di Stato, Questo non è amore 2019, https://www.poliziadistato.it/statics/12/brochure_questononeamore_2019.pdf

[10] cfr. OsservatorioDiritti.it, Violenza sulle donne: nel 2019 registrate 88 vittime al giorno, 25 novembre 2019 https://www.osservatoriodiritti.it/2019/11/25/violenza-sulle-donne-2019-giornata-contro-la-violenza-dati-istat/

[11] cfr. OsservatorioDiritti.it, Violenza sulle donne: nel 2019 registrate 88 vittime al giorno, 25 novembre 2019 https://www.osservatoriodiritti.it/2019/11/25/violenza-sulle-donne-2019-giornata-contro-la-violenza-dati-istat/

[12] cfr. Ansa.it, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Mattarella: ‘Violenza sulle donne è emergenza pubblica’,27 novembre  2019 http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/11/25/giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-_2b271652-b05d-4b3e-aeb0-02f30660d74a.html

[13] cfr. Geopolitica.info, Donne, pace e sicurezza: il 25 Novembre è stata la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne… a che punto siamo?, 12 dicembre 2019 https://www.geopolitica.info/donne-pace-e-sicurezza-il-25-novembre-e-stata-la-giornata-mondiale-contro-la-violenza-sulle-donne-a-che-punto-siamo/

[14] cfr. Non Una di Meno, Appello per la mobilitazione dell’8 marzo e sciopero femminista e transfemminista del 9 marzo 2020, 26 gennaio 2020, https://nonunadimeno.wordpress.com/2020/01/26/non-una-di-meno-appello-per-lo-sciopero-femminista-e-transfemminista-8-e-9-marzo-2020/


Foto copertina: Commissione Europea 


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Mariarita Cupersito

Mariarita Cupersito

Avvocato e giornalista, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e il Diploma di Specializzazione per le Professioni Legali presso l’Università degli Studi di Salerno. Lavora nella pubblica amministrazione, scrive per varie testate ed è volontaria della Croce Rossa Italiana. Ha collaborato con uno studio legale Codacons e si è occupata di violenza di genere con un Centro Anti-violenza della rete Differenza Donna, nonché di disabilità in ambito universitario collaborando con l’Ufficio Diritto allo Studio dell’Università di Salerno. Ha preso parte a vari progetti di Amnesty International in materia di promozione e tutela dei Diritti Umani.

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