Con 38 voti a favore, 29 contrari e un’astensione, nella notte tra il 29 e il 30 dicembre 2020, il Senato argentino ha approvato un progetto di legge per un accesso sicuro e gratuito all’aborto entro la quattordicesima settimana di gestazione. Un passo in avanti evidente rispetto alla restrittiva legislazione precedente e alla situazione complessiva dei diritti riproduttivi in America Latina.


La questione dei diritti riproduttivi in America Latina è di fondamentale importanza per la comprensione del quadro generale. Storicamente, le legislazioni in materia di interruzione volontaria di gravidanza nella regione sono state profondamente restrittive, sin dagli imperi spagnolo e portoghese. A tal proposito, è possibile individuare due tendenze completamente opposte. Cinque paesi della regione vietano l’aborto senza alcuna eccezione – criminalizzando di fatto chi vi ricorre e chi lo pratica: El Salvador, Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana e Haiti. Sul versante opposto, un piccolo manipolo di Paesi latinoamericani presenta una legislazione in qualche modo progressista: Cuba, Uruguay, Guyana, lo stato messicano di Oaxaca e Città del Messico[1]. Tutti gli altri Paesi prevedono una lunga serie di ragioni per le quali è possibile ricorrere o meno all’aborto, per fare qualche esempio: in caso di stupro, di incesto, di gravidanza a rischio e così via. Questa situazione spiega le stime condotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale solo un aborto su quattro eseguito in America Latina è sicuro. Molte donne, infatti, ricorrono a metodi clandestini, all’utilizzo di medicinali generalmente impiegati per altri scopi o di oggetti. Nonostante le leggi restrittive in materia, il numero di aborti annui nella regione si mantiene comunque alto, secondo il Guttmacher Institute, circa 6,5 milioni[2]. Il ricorso agli aborti clandestini mette chiaramente a rischio la vita delle donne: l’aborto non sicuro è una delle cause principali di morte materna nella regione e la prima in Argentina[3].
Il ricorso alla clandestinità, il rischio cui ci si sottopone, ha molto a che fare con un privilegio di classe: è evidente che le classi medio-alte, avendone la possibilità, pagano per abortire in maniera sicura in cliniche private[4]. La questione del diritto all’aborto, dunque, non riguarda soltanto la tutela della salute delle donne, ma mette in discussione un intero sistema di diseguaglianze sociali. 

La legislazione argentina in materia, dei primi anni del ‘900, considerava – in base all’art. 86 del Codice Penale – l’aborto un crimine contro la vita, consentito solo in caso di stupro o rischio per la salute della madre. Un quadro legale profondamente restrittivo e per alcuni inspiegabile se si pensa, invece, al Paese come apripista in altri settori: consideriamo, per esempio, le leggi sul matrimonio egualitario e sull’identità di genere. A complicare la questione, non soltanto in Argentina, si aggiunge l’influenza dei gruppi religiosi (in primo luogo la Chiesa Cattolica) e conservatori. Questi stessi gruppi, non di rado, oltre ad alimentare lo stigma sociale, lavorano strenuamente per far pressione, limitare e complicare – anche nei rari casi previsti – l’accesso al diritto d’aborto[5]

Non bisogna per sottovalutare gli anni di resistenza e mobilitazione femminista sin dal ritorno della democrazia in Argentina. Alla fine degli anni ’80, ad esempio, ci si esprimeva pubblicamente in favore della depenalizzazione dell’aborto. Fondamentali gli incontri nazionali delle donne, tenutisi ogni anno dall’86 in una città diversa. Anche negli anni ’90, in una situazione apertamente poco favorevole, durante la presidenza di Carlos Menem – il quale aveva tentato di introdurre un totale divieto dell’interruzione volontaria di gravidanza – la lotta per la legalizzazione non si è fermata.
La mobilitazione è andata avanti nei più diversi ambiti della società civile (non sempre godendo di un’adeguata copertura mediatica, anzi soffrendo – il più delle volte – di una certa marginalità)[6]. Secondo[7] una ricerca recente condotta sull’argomento, tre sono state le strategie portate avanti dal movimento per il diritto all’aborto. La prima riguarda la Campagna Nazionale per l’Aborto libero, sicuro e legale, lanciata nel 2005. La sua principale strategia è stata la mobilitazione politica e la redazione di una legge che è stata introdotta al Congresso Nazionale per la prima volta nel 2006, mai discussa in plenaria fino al 2018. La seconda riguarda la strategia parallela di avvocatesse e professioniste della salute, le quali hanno redatto linee guida, protocolli sanitari, organizzato workshop per giudici ed avvocati. La terza invece, tipica di alcuni network femministi e professionisti della salute, riguarda l’azione diretta e la fornitura del servizio: attraverso una facilitazione dell’accesso all’informazione riguardo l’aborto autoindotto, accompagnamento delle donne durante il processo e fornitura del servizio stesso. 

La mobilitazione della Campagna Nazionale per l’Aborto libero, sicuro e legale, fondata sul motto ‘’Educacion sexual para decidir, anticonceptivos para no abortir, aborto legal para no morir’’, ha inizialmente – come già accennato – avuto una scarsa copertura mediatica. L’organizzazione di manifestazioni collettive, “panuelazos’’, facilmente riconoscibili per la simbologia della sciarpa verde, ha restituito una maggiore visibilità agli anni di impegno politico e dal basso di generazioni di donne. Le discussioni pubbliche hanno sicuramente contribuito alla depenalizzazione sociale dell’aborto e all’abbattimento di un tabù fortemente radicato: l’Argentina, in questo senso, ci restituisce un segnale incoraggiante per l’intera regione latinoamericana. D’altro canto, l’avanzata della marea femminista ha irrigidito l’azione e la pressione dei gruppi più conservatori, così come l’adozione di misure ancor più restrittive: in seguito ai passi in avanti fatti a Città del Messico, più della metà degli Stati messicani ha modificato la costituzione rendendo più complesse eventuali riforme sul diritto d’aborto[8].

Anche il voto del Senato argentino ha mobilitato una serie di reazioni[9], ma la lotta non si fermerà – oltre la legge, è necessario garantirne l’applicazione. In particolare, la legge promossa dal governo di Alberto Fernandez prevede per i minori di 13 anni la possibilità di abortire con l’assistenza di almeno uno dei genitori o di un rappresentante legale, per i minori di età compresa tra i 13 e i 16 l’obbligatorietà di autorizzazione solo nei casi di rischio per la salute, per chi ha più di 16 anni la possibilità di decidere in autonomia. Come sostenuto dall’attivista femminista Dora Coledesky: ‘’Nuestra reivindicación no es solamente una respuesta a la muerte de las mujeres, por no tener la posibilidad de poder efectuarse un aborto en condic. asépticas en un hosp. público. Es algo mucho más profundo que toca a la igualdad, a la democracia, a la libertad[10].”


Note

[1] L. Arroyo, F. Marreiro, R. Montes, F. Singer, Argentina, un oasis del derecho al aborto en América Latina, El Pais, 30 dicembre 2020, www.elpais.com/sociedad/2020-12-30/argentina-un-oasis-del-derecho-al-aborto-en-america-latina.html.
[2] Ibidem.
[3] A. Ruibal & C. Fernandez Anderson (2018) Legal obstacles and social change: strategies of the abortion rights movement in Argentina, Politics, Groups and Identities, p. 5.
[4] C. Fernandez Anderson, Fighting for abortion rights in Latin America. Social movements, State Allies and Institutions, 2020, Routledge, pp. 32-60.
[5] L. Arroyo, F. Marreiro, R.Montes, F. Singer, op.cit.
[6] M. Centenera, El aborto legal en Argentina vuelve mas fácil a la lucha en el resto de América Latina, El Pais, 4 gennaio 2021, www.elpais.com/sociedad/2021-01-04/el-aborto-legal-en-argentina-vuelve-mas-facil-la-lucha-en-el-resto-de-americalatina.html.
[7] A. Ruibal & C. Fernandez Anderson (2018), op.cit.
[8] C. Fernandez Anderson, op.cit., pp. 170.

[9] Tra le condanne, il presidente Bolsonaro si è così espresso su Twitter: ‘’Lamento profundamente pelas vidas das crianças argentinas, agora sujeitas a serem ceifadas no ventre de suas mães com anuência do Estado. No que depender de mim e do meu governo, o aborto jamais será aprovado em nosso solo. Lutaremos sempre para proteger a vida dos inocentes!’’.
[10] ‘’La nostra rivendicazione non è soltanto una risposta alla morte delle donne, per non aver avuto la possibilità di abortire in condizioni sicure in un ospedale pubblico. È qualcosa di molto più profondo che riguarda l’uguaglianza, la democrazia, la libertà’’ [trad. mia]. Il tweet è reperibile al seguente link: www.twitter.com/PorAbortoLegal/status/1344781760496807938.


Foto copertina: Ritratto di uno dei partecipanti a una mobilitazione a favore dell’aborto questo mercoledì, a Buenos Aires (Argentina). / EFE