Il 15 dicembre 2020 è stato presentato “Il Partenariato con l’Africa”, documento di policy della Farnesina che individua le dieci priorità della politica estera italiana nel Continente africano. Per la prima volta un documento di policy strategica dedicato all’Africa viene illustrato pubblicamente.


 

La nostra posizione geopolitica al centro del Mediterraneo e la tradizionale propensione al dialogo con l’Africa, anche alla luce della crescente centralità che il Continente sta assumendo di fronte a fenomeni globali sempre più complessi, rende opportuna un’azione di politica estera coerente, articolata su: pace e sicurezza; governance e diritti umani; migrazioni e mobilità; cooperazione e investimenti; sviluppo economico sostenibile; lotta ai cambiamenti climatici; collaborazione culturale e scientifica.
Tale azione si innesta sull’antica e intensa presenza dell’Italia in Africa, che ci distingue da altri attori sul Continente,  articolata non solo su calibrate scelte politiche, ma anche sulle molteplici iniziative della Cooperazione allo Sviluppo italiana, sulla radicata esperienza delle nostre ONG e dei volontari, sul ruolo delle missioni religiose e di quelle archeologiche, e sulle numerose comunità di connazionali, molti dei quali imprenditori.

Le dinamiche africane hanno importanti riflessi anche su quelle europee, ed italiane. Per questo, assieme alla partnership bilaterale con i Paesi africani, è indispensabile anche operare nell’ambito dei diversi fora internazionali, in primis le Nazioni Unite e l’Unione Africana, al fianco dell’UE e dei suoi singoli Stati membri. In ambito europeo, ed in tutti i consessi multilaterali, l’Italia ha da sempre svolto un ruolo apprezzato e riconosciuto a favore del Continente africano, contribuendo in maniera determinante a far mobilitare risorse maggiori verso l’Africa, con una serie di iniziative e proposte[1].

Il dialogo con l’Africa è destinato necessariamente ad imporsi come tema primario per il nostro Paese, per evidenti considerazioni di natura strategica, storica, geografica, economica e culturale. Il Continente diverrà nei prossimi anni il più popoloso ed il più giovane, e sarà al centro di molteplici, complesse dinamiche: conflitti e povertà in alcuni Paesi, stabilità e crescita economica in altri; rischi di proliferazione del terrorismo; cambiamenti climatici; influenza di attori esterni. Senza considerare l’impatto della crisi pandemica, che potrà rendere più complessi alcuni fenomeni o accelerare nuove dinamiche (ad es., l’integrazione continentale o la digitalizzazione).
Con tali premesse, occorre più che mai una visione strategica dei nostri rapporti con l’Africa ed un’azione ispiratrice e di stimolo all’interno dell’UE. Nell’epoca attuale, in cui si tende a ricercare soluzioni immediate e di breve termine, la complessità degli scenari africani obbliga invece ad adottare approcci di medio e lungo periodo. D’altronde, in un’ottica storica, l’affermazione degli Stati indipendenti in Africa è relativamente recente, visto che il processo di decolonizzazione è terminato nell’ultima parte del secolo scorso; risulterebbe dunque utopico pensare di ottenere risultati immediati (stabilità, piena occupazione, fine dei flussi migratori, benessere diffuso nell’intero Continente). Muovendo da tale consapevolezza, analogamente a quanto fatto da altri partner UE (Francia, Regno Unito e Germania), è quindi necessario sviluppare un’azione a tutto campo che risulti continuativa, non sporadica, e soprattutto convinta. La risposta alla sfida africana risiede in una maggiore attenzione politica alle specificità dell’Africa; nel destinare al Continente le necessarie risorse finanziarie, in linea con quanto indicato dall’Agenda ONU 2030, la quale richiede una convergenza dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo globale verso lo 0,7% del Reddito Nazionale Lordo; in un approccio globale che includa la capacità di saper attendere senza forzature ed accelerazioni improvvise i risultati di un impegno di lungo periodo, costante ed efficace, capace di accomunare politica e società civile nell’obiettivo di un reale partenariato paritario italo-africano.

Linee d’azione e le 10 priorità

Sulla base delle linee d’azione e dei principali contesti regionali africani sopra delineati, l’Italia dovrà dunque concentrare la sua azione di politica estera in Africa sulle seguenti priorità:

1. Rafforzare le relazioni politiche con i Paesi africani attraverso il potenziamento della nostra rete diplomatica e l’intensificazione del programma di visite politiche al più alto livello, non appena l’evoluzione del quadro epidemiologico lo consentirà;

2. Proseguire ed ampliare le attività di addestramento, formazione e capacity building nel settore pace e sicurezza, sia in ambito europeo che sul piano bilaterale, soprattutto nelle regioni del Sahel e del Corno d’Africa;

3. Favorire, mediante iniziative a carattere economico e di formazione, la creazione di maggiori opportunità d’impiego in Africa;

4. Mantenere aperto il canale della cooperazione allo sviluppo, tenendo conto anche della notevole risorsa rappresentata dalla cooperazione operata in parallelo da fondazioni, imprese, gruppi bancari, enti privati, associazioni;

5. Approfondire ed intensificare il dialogo con l’Unione Africana e le organizzazioni regionali continentali;

6. Continuare a dedicare la massima attenzione alla governance e ai diritti umani, quali fattori essenziali per la prevenzione dei conflitti;

7. Rafforzare il partenariato con i Paesi africani di origine e transito dei flussi migratori;

8. Puntare maggiormente sulla promozione commerciale e lo sviluppo degli investimenti, attraverso fiere, missioni di sistema, country presentations, rassegne, assicurando, per quanto possibile, una migliore copertura finanziaria per le iniziative economiche in Africa;

9. Favorire iniziative in ambito culturale, lo sviluppo del settore turistico, la collaborazione in ambito scientifico;

10. Sostenere il processo d’integrazione continentale: nella sua dimensione politica, volta ad affermare il ruolo dell’Unione Africana e delle organizzazioni regionali quali attori centrali nella risoluzione delle crisi africane, ed economica, al fine di sostenere l’attuazione dell’Accordo di Libero Scambio Continentale – AfCFTA[2].

Conclusioni

Nel presentare il documento il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha sottolineato come l’Africa sia”tra i continenti più dinamici e con le maggiori potenzialità…..per questo serve un partenariato a tutto campo. Non abbiamo agende nascoste, siamo convinti che pace, sicurezza, sviluppo economico ed emancipazione sociale costituiscano interessi comuni per la stabilità dell’Europa e quindi dell’’Italia”.
Il ministro ha ricordato poi che ”il documento strategico è frutto del lavoro tra la Farnesina, la rete diplomatica nei paesi africani ma anche esponenti della società civile, delle università, dell’imprenditoria”.

Alla presentazione erano presenti anche il Presidenti delle Commissioni Esteri di Senato e Camera, On. Piero Fassino e Sen. Vito Rosario Petrocelli, e la Rettrice della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, Sabrina Nuti, l’amministratore delegato di ENEL, Francesco Starace, le Vice Ministre degli Esteri Emanuela Del Re e Marina Sereni, l’ambasciatore del Mali a Roma,  Aly Coulibaly.  Per le ong, il direttore  CUAMM – Medici con l’Africa, Don Dante Carraro.


Note

[1]https://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/aree_geografiche/africa/il-partenariato-con-l-africa.html

[2] L’Area di libero scambio continentale africana è un’area di libero scambio che, a partire dal 2018, comprende 28 paesi. È stato creato dall’accordo di libero scambio continentale africano tra 54 delle 55 nazioni dell’Unione africana. https://au.int/en/cfta


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