CULVER CITY, CALIFORNIA - MARCH 15: People stand in line outside the Martin B. Retting, Inc. guns store on March 15, 2020 in Culver City, California. The spread of Coronavirus (COVID-19) has prompted some Americans to line up for supplies in a variety of stores. (Photo by Mario Tama/Getty Images)

Di fronte al boom di vendite di armi negli Stati Uniti[1], così come ogni qualvolta si consumano delle tragedie dovute a stragi per armi da fuoco, l’opinione pubblica si accende.  Il quesito è sempre lo stesso: sono necessarie maggiori restrizioni sul commercio di armi?


 

Cosa dicono le statistiche

Parlando di numeri, sono interessanti i dati riportati da un blog statunitense[2], utili per comprendere meglio la questione. Detenere un’arma negli Stati Uniti è infatti molto facile, essendo necessario solo un controllo su un database federale per verificare che chi intende acquistarla non abbia compiuto alcun tipo di reato. Più di 2000 sparatorie di massa, ovvero più di una al giorno, senza contare tutti gli altri incidenti legati all’uso di armi da fuoco, si sono verificate a partire dal massacro alla Sandy Hook Elementary School[3]. In generale, il tasso di criminalità degli Stati Uniti si mantiene al livello degli altri paesi occidentali, però il dato che emerge è che, quando si tratta di crimini letali, essi rappresentano un’anomalia.
Più del 60% delle persone in Alaska detiene un’arma. Seguono Arkansas, Alabama, Wyoming -per citarne alcuni- con una percentuale attorno al 50%, mentre Stati come quello di New York, Connecticut, Massachusetts e Delawere, sono composti da una popolazione con un minor numero di detentori d’armi, ma anche caratterizzati da maggiori limitazioni, non sull’acquisto di armi, ma sulle condizioni che ne legittimano l’uso.

Due possibili sistemi: Castle doctrine o Stand your ground law

La legislazione a riguardo, nel secondo gruppo di paesi menzionati, trova il suo fondamento nella cosiddetta “castle doctrine”, per la quale di regola nei luoghi pubblici nessuno può adoperare l’uso di forza mortale per difendersi, anche a fronte di un tentativo di rapimento, stupro o comunque di una minaccia di morte. La dinamica cambia se ci si sposta nella propria abitazione, in cui una persona ha diritto a proteggersi, anche a costo della vita dell’aggressore.
Il concetto di impenetrabilità (da qui l’allusione al castello) varia però da stato a stato: in quello di New York, ad esempio, una persona che sa che può scampare dall’aggressione, anche in casa propria, non può rispondere con l’uso della forza letale, e ciò rimanda anche al nostro Codice Penale per il quale la legittima difesa è ammessa purché si rispetti un criterio di proporzionalità.
Altri stati invece consentono l’uso della forza anche al di fuori della propria abitazione, rendendo però meno chiaro dove sia possibile adoperarla: alcuni sostengono che ciò valga sono in specifici posti, come quello di lavoro o all’interno del proprio veicolo, in contrasto con alcuni episodi come l’omicidio di un uomo a seguito di una lite in un parcheggio di uno store in Florida nel 2018. Altrettanto incerto è il “quando” essa sia ritenuta necessaria e quindi giustificata. Nei fatti, dove un simile criterio è utilizzato, il numero di ospedalizzazioni e incidenti mortali crescono, contrariamente a una corrente di pensiero che vuole l’applicazione di questa legge allo scopo di “deter crime”[4].

Il risvolto politico e l’attualità


Ogni volta che si verifica un simile episodio di violenza, e i produttori di armi vengono accusati, essi si difendono sostenendo che è sconveniente affrontare il tema all’indomani di un fatto così doloroso. Essi rappresentano una lobby che ha garantito un forte sostegno alla campagna presidenziale di Donald Trump, il quale a sua volta si è dichiarato favorevole alla regolamentazione attuale sulle armi. Più in generale, Donald Trump, durante il corso del suo mandato, ha ritenuto molto importante l’imposizione dell’ordine pubblico, da riportare a tutti i costi, come dimostrano le risposte degli agenti di polizia verso i manifestanti del black lives matter (le cui proteste si sono tenute pacificamente nel 95% dei casi, come rivela uno studio di alcuni ricercatori della Princeton University[5]), mentre negli stessi giorni si leggevano sul profilo Twitter di Trump frasi come “when looting starts, shooting starts” e “law and order”, manifestando la sua propensione verso l’adozione di un rigoroso sistema di giustizia criminale.
Le proteste sono avvenute nel bel mezzo della pandemia, che, causando un calo considerevole del PIL americano e della disoccupazione, ha inasprito ulteriormente la tensione sociale. Il clima incerto e l’ordine pubblico che è apparso alterato, a loro volta hanno suscitato l’insicurezza e la paura dei cittadini. E, mentre alcuni continuano a portare in bella mostra le proprie armi che hanno in casa, ritenendolo un proprio diritto che affonda le sue radici in un articolo – che appare però ormai decontestualizzato – della Costituzione, anche altre persone con più remore si sono convinte a prendere cautele come possono, facendo registrare recentemente un incremento nell’acquisto di armi.
Alcuni dati comunque sono confortanti e di auspicio per una svolta rispetto al passato. In controtendenza con la recente corsa alle armi, nel lungo periodo, secondo il General Social Survey[6], la percentuale di popolazione statunitense che ne possiede almeno una è diminuita al 31%, contro il picco massimo del 48% raggiunto nel 1980. Inoltre, l’insediamento del nuovo Presidente eletto Joe Biden preannuncia l’attuazione di un programma politico all’opposto di quello di Trump, non favorevole all’attuale regime che regolamenta la circolazione di armi e che, tra le altre cose, prevede maggiori garanzie sociali. Un periodo di distensione e di maggior fiducia nelle istituzioni non è detto che sia comunque assicurato, visto che il popolo americano appare spaccato in due, tra i pro-Biden e chi invece ha trovato in Trump il proprio idolo politico e che continua a sostenerlo nelle sue proteste di accusa verso delle elezioni che ritiene si siano svolte in maniera falsata.


Note

[1] Coronavirus. Paura del caos: in Usa è boom nella vendita di armi e munizioni – Photogallery – Rai News

[2] Texas and Alabama shootings: America’s gun problem, in 16 maps and charts – Vox

[3] Avvenuto il 14 dicembre 2012 a causa di un ragazzo di vent’anni che pose fine alla vita di 20 bambini, 7 adulti e, infine, a quella propria.

[4] Microsoft Word – Stand Your Ground Laws and Homicides- ECONOMIC JOURNAL – SUBMIT (nber.org) pagg. 4-8

[5] Black Lives Matter protests ‘93% peaceful’: Conservatives mock Princeton study (news.com.au)

[6] MR123 Gun Ownership.pdf (norc.org)


Foto copertina: Immagine: Ringo H.W. Chiu / dpa