Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2019

Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2019

Il volume (edizione 2019) approfondisce le principali dinamiche politiche economiche e sociali che attraversano il Mediterraneo, oggi più che mai, uno dei maggiori punti nevralgici da un punto di vista internazionale e vede concentrarsi su di esso gli interessi dei più importanti attori della politica internazionale.


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L’Atlante geopolitico del Mediterraneo 2019, edito da Bordeaux Edizioni, voluto dell’Istituto di Studi Politici “S.Pio V” in collaborazione con il CE.SI (Centro Studi Internazionali) fotografa la situazione attuale della regione del Mediterraneo allargato.

Il volume, curato da Francesco Anghelone[1] e da Andrea Ungari[2], nella parte iniziale analizza due tematiche centrali per la comprensione della realtà mediterranea. Il primo tema, esaminato nel saggio a firma di Fabio Tambone, analizza l’azione dell’Authority per l’integrazione energetica del Bacino del Mediterraneo. La questione energetica sarà sempre più centrale nei rapporti tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo, un’area che va assolutamente considerata come uno spazio di cooperazione e integrazione non solo tra i popoli, ma anche sul piano economico e commerciale. Per tale motivo ragionare oggi sul tema della cooperazione in ambito energetico appare sempre più necessario, puntando in particolare a rafforzare i diversi livelli da quello bilaterale a quello sub regionale e regionale per ottenere un mercato energetico integrato nel bacino mediterraneo, requisito fondamentale per la stabilità e lo sviluppo della regione.

Il secondo saggio nel Focus, opera di Francesca Manenti, affronta la delicata questione dell’attività cinese nel Mediterraneo. Pechino nel corso degli ultimi anni ha aumentato in modo deciso la propria presenza nell’area, diventando a tutti gli effetti un fondamentale player economico nella regione. Non si può tuttavia trascurare il fatto che tale presenza, oggi fondamentalmente economica e commerciale, potrebbe presto tradursi in una capacità di azione politica assai più incisiva di quella attuale. L’azione politica ed economica della Cina va dunque valutata soprattutto da parte dell’Unione europea, che solo da poco ha cominciato realmente a fare i conti con questo nuovo attore mediterraneo. Per comprendere la profondità dell’interesse strategico del governo cinese per il Mediterraneo, basta vedere che i tre principali colossi dello shipping cinese: Cosco Shipping Ports, China Merchants Port Holdings (CMPort) e Qingdao Port International Development (QPI) detengono quote in 16 porti in tutta l’area del “Mare nostrum[3]”.

La seconda parte del volume, presenta undici schede storico-politiche dei paesi della sponda sud del Mediterraneo, attraverso le quali si propone ai lettori un quadro di insieme sulla storia e sull’attualità degli Stati presi in esame. Tali schede sono completate da una sezione di approfondimento statistico curata da Vincenzo Piglionica, che prende in esame i dati e gli indicatori ricavati da database e da specifici rapporti delle principali organizzazioni internazionali, di agenzie accreditate o di importanti Ong.

Chiude il volume la postfazione di Stefano Polli, che oltre a ricordare la centralità del Mediterraneo nel quadro internazionale, sottolinea con decisione la necessità per l’Ue di prendere in mano il destino della regione, abbandonando le divisioni su questioni di secondaria importanza e proponendosi invece come un attore centrale dell’area.


 

Note

[1] Phd in Storia d’Europa presso la Sapienza Università di Roma, è coordinatore scientifico dell’area di ricerca storico politica dell’Istituto di Studi Politici “S.Pio V”.

[2] Phd, è professore associato di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi e docente di Teoria e Storia dei Partiti e Movimenti politici presso l’Università Luiss-Guido Carli.

[3] Oltre al Pireo sono a partecipazione cinese anche Valencia (51% Cosco), Casablanca (49% Cosco), Vado Ligure (40% Cosco, 10% QPI), Bilbao (40% Cosco), Ambarli (26% Cosco), Marsiglia (CMPort 25%), Port Said (20% Cosco) e Tanger Med (20% CMPort). A questi si aggiungono il porto di Cherchell in Algeria e i porti di Haifa e Ashdod in Israele.


 Copertina: Copertina del libro


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