Il 20 novembre il Red Bull Bragantino, impegnato nella finale di Copa Sudamericana, può regalare alla celebre compagnia austriaca il primo titolo continentale calcistico della sua storia.
I Tori hanno messo le ali


Calcio e Formula 1: due sport diametralmente opposti che potrebbero essere accomunati, nell’arco di soli ventidue giorni, dal medesimo nome iscritto nei rispettivi albi d’oro, ovvero Red Bull[1].
L’azienda austriaca, attiva nel settore delle bevande energetiche, ha infatti la possibilità di veder trionfare due sue ‘creature’: nel calcio il Red Bull Bragantino[2] – club brasiliano con sede nel comune di Bragança Paulista[3] –, che il 20 novembre, nel suggestivo scenario dello Stadio del Centenario[4] di Montevideo, affronterà i connazionali dell’Athletico Paranaense nell’ultimo atto della Copa Sudamericana[5]; la Red Bull Racing[6], che il 12 dicembre, giorno in cui ad Abu Dhabi si correrà il GP conclusivo della stagione di Formula 1[7], spera di interrompere i domini della Mercedes[8], dal 2014 leader incontrastata tra i costruttori, e del suo pilota di punta Lewis Hamilton, vincitore di sei degli ultimi sette campionati.


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    La Red Bull nel calcio

    Red Bull Bragantino.
    Paradossalmente, a portare per la prima volta in una finale continentale il marchio Red Bull è stato il Bragantino, l’ultimo club entrato nell’orbita della multinazionale fondata nel 1984 da Dietrich Mateschitz, il quale, con un patrimonio stimato in 25 miliardi di dollari, è la cinquantaseiesima persona più ricca al mondo[9].

    Nato nel 1928 e conosciuto fino al 2020 come Clube Atlético Bragantino, ha vissuto il suo momento di gloria tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, quando ha conquistato in successione la promozione nel Brasileirão (la massima serie del calcio brasiliano), il primo e finora unico titolo nel Paulistão (il campionato statale di San Paolo) e la finale nel torneo nazionale, persa contro il San Paolo. Subito dopo questo exploit, però, il Bragantino ha intrapreso un rapido declino, culminato nel 2002 con la retrocessione nella terza divisione.
    L’accordo siglato nell’aprile 2019 con la Red Bull ha fatto sì che la squadra, potendo contare sulle ingenti risorse della corporation, vincesse con facilità il Campeonato Brasileiro Série B, ottenendo la seconda promozione consecutiva e il ritorno in Série A. Nel Brasileirão 2020, chiuso con un onorevole 10° posto e la qualificazione alla Copa Sudamericana, la società si è presentata ai nastri di partenza con nome (da Clube Atlético Bragantino a Red Bull Bragantino), stemma, logo e colori sociali diversi, tutti richiamanti i tori rossi, emblemi dell’azienda[10].

    Red Bull Brasil. Un’operazione di completo rebranding che in Brasile non rappresenta un inedito per la Red Bull, poiché quest’ultima già nel 2007, con un’iniziativa ancora più audace, aveva dato vita al Red Bull Brasil[11], club con sede nella città di Campinas[12] incapace di cogliere risultati adeguati alle attese del board e declassato a team satellite con l’acquisizione del Bragantino.

    New York Red Bulls. Tale strategia di marketing, volta a rafforzare ulteriormente l’identità del marchio Red Bull per avvicinarlo ai tifosi in maniera immediata ed efficace, nell’ambito calcistico è stata adottata in più continenti, trovando terreno particolarmente fertile in America, dove nel 2006, con una spesa di 30 milioni di dollari, Mateschitz ha acquistato i New Jersey MetroStars, nati nel 1996 e militanti nella Major League Soccer (MLS)[13] – il massimo campionato per squadre statunitensi e canadesi –, mutandone denominazione (New York Red Bulls[14]) e colori sociali (dal rossonero al biancorosso) e dotandoli di un nuovo stadio da 25.000 posti ad Harrison (New Jersey), la Red Bull Arena[15].

    Red Bull Ghana. Il colosso degli energy drink si è spinto anche in Africa con la fondazione nel 2008 del Red Bull Ghana[16], che, come il Red Bull Brasil, costituiva una sorta di filiera, il cui compito principale, tramite la costruzione di academies, centri sportivi e foresterie, era formare allenatori e giovani calciatori in grado di poter arrivare nelle due società più importanti dell’universo Red Bull: Salisburgo e Lipsia.
    Similmente all’omologo brasiliano, il Red Bull Ghana, issatosi fino alla seconda divisione nazionale, non è riuscito a soddisfare le elevate aspettative della dirigenza ed è stato sciolto nel 2014.

    Red Bull Salisburgo. Prima della finale di Copa Sudamericana del Bragantino, i migliori risultati in campo internazionale della Red Bull erano stati conseguiti da Salisburgo[17], semifinalista in Europa League nel 2017/2018, e Lipsia, semifinalista in Champions League[18] nel 2019/2020.
    Approfittando delle difficoltà economiche dell’Austria Salisburgo[19], la Red Bull ne ha rilevato la proprietà nell’aprile 2005, applicando il consueto rebranding su nome, logo, colori (dal viola al solito biancorosso) e persino data di fondazione (2005 e non più 1933), trovando, in quest’ultimo caso, il veto della Federcalcio austriaca. La politica della Red Bull ha diviso i fan, spingendo una parte di essi a non riconoscersi nella nuova società e a costituirne una che ereditasse dalla precedente il nome (Austria Salisburgo) e i colori sociali[20].
    Grazie ai corposi investimenti della multinazionale, il Salisburgo ha egemonizzato il calcio austriaco, avendo conquistato dodici (di cui otto di fila, serie tuttora aperta) dei sedici campionati disputati dal 2005 a oggi[21]. Per di più, nelle ultime tre annate si è guadagnato l’accesso alla fase a gironi della Champions League, rompendo la maledizione che lo aveva visto sempre sconfitto in ben undici turni preliminari della manifestazione.

    Fussballclub Liefering.
    Il Salisburgo può vantare un team satellite, il Liefering[22], governato dalla Red Bull dal 2012 e promosso nel 2013 in Erste Liga (la seconda divisione austriaca). Avendo prelevato il titolo sportivo dall’Anif, fondato nel 1947 e sottoposto all’abituale rebranding, la Red Bull ha aggirato il divieto – imposto nel 2010 dalla Federazione austriaca – per le squadre riserve di giocare in un campionato professionistico. In tal modo, essendo ufficialmente indipendente, il Liefering[23], di fatto il trampolino di lancio iniziale in Europa per i calciatori della galassia Red Bull, potrebbe aspirare a sfidare il Salisburgo nella Fußball-Bundesliga[24].

    RB Lipsia. Il tassello più rilevante del gruppo calcistico globale targato Red Bull è indubbiamente il Lipsia[25], lo sbocco naturale per i migliori calciatori formatisi nelle varie società controllate dall’azienda.
    Sfruttando il vuoto creatosi nell’ex Germania Est in seguito alla riunificazione tedesca, la Red Bull focalizzò la propria attenzione sulla parte orientale del Paese e, archiviati un paio di approcci non andati a buon fine[26], nel 2009 acquistò la licenza sportiva del Markranstädt[27], chiamando il nuovo club RB[28] Lipsia.
    Superata la ritrosia dei tifosi del Markranstädt[29], elusa furbescamente la regola del “50+1”[30] e attuato il canonico rebranding, il Lipsia ha scalato velocemente la piramide calcistica tedesca con quattro promozioni in sette anni. Dal suo debutto in Bundesliga[31] nel 2016/2017, il Lipsia si è qualificato quattro volte in Champions e una in Europa League[32], candidandosi prepotentemente a interrompere la supremazia del Bayern Monaco, campione in carica da nove edizioni consecutive. Dovesse accadere, si tratterebbe del più grande capolavoro della Red Bull nel calcio.


Note

[1] https://www.redbull.com/it-it/
[2] https://www.redbullbragantino.com.br/
[3] Comune dello stato di San Paolo
[4] Nel 1930 l’impianto ospitò la finale della prima edizione del Mondiale di calcio, conclusosi con il successo dei padroni di casa dell’Uruguay contro l’Argentina
[5] Istituita nel 2002 dalla CONMEBOL, Confederación sudamericana de Fútbol (https://www.conmebol.com/), la Copa Sudamericana è la seconda competizione per club più importante del Sudamerica dopo la Libertadores e può essere considerata equivalente alla UEFA Europa League (https://it.uefa.com/uefaeuropaleague/)
[6] https://www.redbull.com/int-en/redbullracing
[7] https://www.formula1.com/
[8] https://www.mercedes-benz.it/passengercars/the-brand/amg-brand/mercedes-amg-brand/mercedes-amg-f1/stage.module.html
[9] https://www.forbes.com/profile/dietrich-mateschitz/?sh=35d9ae4d6792
[10] https://www.tag43.it/red-bull-squadre-calcio-lipsia-salisburgo-new-york-bragantino-quali-sono/
[11] https://jobs.redbull.com/it-it/locations/red-bull-brazil?lang=it
[12] Anch’essa fa parte dello stato di San Paolo
[13] https://www.mlssoccer.com/
[14] Pur non avendo vinto la MLS, nei New York Red Bulls (https://www.newyorkredbulls.com/) hanno giocato calciatori del calibro di Thierry Henry (miglior marcatore nella storia della Nazionale francese), Tim Cahill (primatista di gol nella selezione australiana) e Rafa Márquez (detentore, insieme a Gianluigi Buffon, Antonio Carbajal e Lothar Matthäus, del record di partecipazioni al campionato del mondo, essendo stato convocato in cinque edizioni del torneo)
[15] Oltre allo stadio di Harrison, la Red Bull è proprietaria di altri due impianti, ubicati a Salisburgo e Lipsia e chiamati Red Bull Arena. Inoltre, per sostituire il vetusto stadio Nabi Abi Chedid, è in programma la costruzione di una nuova struttura che ospiti le gare casalinghe del Bragantino
[16] La sede della società era a Sogakope, capitale di South Tongu, un distretto della regione del Volta in Ghana
[17] https://www.redbullsalzburg.at/en
[18] https://it.uefa.com/uefachampionsleague/
[19] Vincitrice di tre campionati austriaci e sconfitta dall’Inter nella finale della Coppa UEFA 1993/1994, fu costretta a modificare più volte il proprio nome per motivi di sponsorizzazione: Gerngroß Austria Salzburg (dal 1971 al 1976), Sparkasse Austria Salzburg (dal 1976 al 1978), Casino Salzburg (dal 1978 al 1997) e Wüstenrot Salisburgo (dal 1997 al 2005)
[20] L’Austria Salisburgo disputa attualmente la Fußball-Regionalliga, la terza serie austriaca
[21] Il tecnico del Salisburgo nel 2006/2007, stagione della prima Fußball-Bundesliga vinta sotto l’egida Red Bull, era Giovanni Trapattoni
[22] https://www.fc-liefering.at/
[23] Il Liefering gioca i match interni nella Red Bull Arena di Salisburgo
[24] https://www.ultimouomo.com/squadre-in-provetta-pt-1/
[25] https://rbleipzig.com/en/
[26] Scartata l’opzione Dinamo Dresda, la Red Bull tentò di acquisire il Sachsen, club di Lipsia, ma dovette desistere per le vibranti proteste dei tifosi
[27] Formazione allora militante nella NOFV-Oberliga, la quinta divisione regionale, e rappresentante l’omonima città, che appartiene al circondario di Lipsia
[28] RB sta per RasenBallsport (sport della palla sul prato), ma le iniziali coincidono con Red Bull. L’escamotage fu concepito per eludere la normativa della Federcalcio tedesca che vieta la comparsa di uno sponsor nella denominazione di una società sportiva
[29] Nel 2010 la Red Bull permise al Markranstädt, affrancato dalla multinazionale, di iscriversi alla sesta serie tedesca
[30] Giacché il regolamento tedesco sancisce che la maggioranza (il 50+1) delle quote di un club debba essere detenuta dall’azionariato diffuso dei suoi associati, la Red Bull, per disincentivare l’ingresso in società da parte dei comuni tifosi e detenere de facto la totale proprietà del Lipsia, impose tariffe molto onerose e di gran lunga superiori a quelle delle altre squadre professionistiche, garantendosi tra l’altro la facoltà di rigettare le domande di adesione (https://www.rivistaundici.com/2016/05/11/red-bull-lipsia/)
[31] L’ultima compagine dell’ex Germania Est che aveva preso parte al massimo campionato tedesco era stata l’Energie Cottbus nel 2008/2009
[32] Curiosamente, il sorteggio ha inserito Lipsia e Salisburgo nello stesso girone della Europa League 2018/2019. Gli austriaci hanno battuto i ‘cugini’ tedeschi in ambedue i confronti (https://www.ilpost.it/2017/05/17/red-bull-lipsia-salisburgo-champions-league/)


Foto copertina: Red Bull logo