Come comprendere l’escalation in Francia tra blasfemia, laïcitè e double standard coloniali

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In queste settimane la Francia sta (per l’ennesima volta) attraversando una serie di tensioni relative alla dimensione pubblica e ai valori che sono ritenuti fondamentali per la République. I molteplici dibattiti in Francia su temi relativi al secolarismo di stato e le religioni di minoranza, in particolare l’Islam, non sono recenti e nemmeno risalenti al periodo di Daesh e degli attacchi a Charlie Hebdo. Il dibattito su questa questione è trentennale e, graniticamente bloccato da posizioni di principio su cui l’establishment politico francese non demorde. Di quale Repubblica stiamo parlando? E, chi riguarda questo scontro che fa eco alle ormai declassate teorie Huntingtoniane?


 

Cosa è successo?

La copertina del settimanale satirico francese Charlie Hebdo del 28 ottobre con una caricatura del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Alla fine di settembre, due persone sono state accoltellate all’ esterno dell’ex ufficio di Charlie Hebdo a seguito della pubblicazione dei famosi cartoni satirici della rivista che riproponevano le famose vignette con il Profeta Maometto[1]. Il grosso della tensione però viene identificato nell’annuncio del Presidente Macron di una “Legge sul separatismo” all’inizio di ottobre, accompagnata da un discorso molto controverso[2]. Dopo aver mostrato i cartoni animati di Charlie Hebdo ai suoi studenti e aver proposto un dibattito sulla libertà di espressione in classe, l’insegnante Samuel Paty, è stato decapitato il 16 ottobre in un sobborgo parigino da un ragazzo di 18 anni di origini cecene che, molto probabilmente, non ha agito da solo [3] .
La polizia ha arrestato altre undici persone legate a questo caso che ha visto il coinvolgimento di social media e di varie reti francesi di Imam [4] . A seguito di questo evento, la Francia ha minacciato l’espulsione di 200 sospetti estremisti stranieri[5]
Il 21 ottobre, due donne musulmane sono state accoltellate vicino alla torre Eiffel ed è stato riferito che sono state insultate come “sporche arabe”[6]. La polizia e varie riviste hanno cercato di oscurare i dettagli razzisti del caso ma pare che il movente fosse quello. 
Si sono alzati i toni. Si è iniziato a parlare a livello internazionale di boicottare la Francia e Macron. Erdoğan si è posto a guida di una sorta di fronte internazionale musulmano contro la Republique e il suo sostegno ad una satira, a detta della controparte, irrispettosa e razzista. Nei paesi islamici sono in migliaia a scendere in piazza per urlare all’affronto francese: dal Bangladesh, alla Palestina, dal Pakistan alla Siria chiedendo di boicottare i prodotti francesi, bruciando fantocci del presidente Macron e la bandiera tricolore della repubblica[7].
La diatriba tra Erdoğan e Macron continua con reciproche accuse e l’avvio di processi giudiziali rendendo la discussione grottesca, che evidentemente rimanda ad attriti molto più profondi e relativi ad altre tensioni più squisitamente politico-strategiche. 

Poi la notizia traumatica: “attentato a Nizza” tre persone uccise, di cui una decapitata, stato d’emergenza attivato[8]. L’atmosfera è pesante, l’escalation era prevedibile, ma la polarizzazione aumenta.  Si fronteggiano due schieramenti in stile Huntingtoniano l’Europa solidale alla Francia e alla sua libertà di espressione contrapposta al mondo islamico, un’altra volta stigmatizzato dietro a paradigmi di violenza irreprensibile e fanatica.  
Non sappiamo con esattezza cosa ci aspetta nei prossimi giorni, ma non sembra si stia andando in una direzione costruttiva anche a causa di una polarizzazione collettiva su argomenti complessi che riduce e limita l’analisi, e dunque, una comprensione più bilanciata dei fatti.

La blasfemia: una questione spinosa

La Francia è il paese europeo con la più alta popolazione di musulmani. Non discuteremo qui cosa significhi essere francesi o a che cosa corrisponda in questo momento l’identità francese nelle sue plurime sfaccettature. Per capire le specificità contestuali è necessario delineare alcuni valori strutturali storicamente radicati e designati come valori della repubblica che hanno tutt’oggi un’enorme influenza sulla società francese. In primo luogo, il principio della laïcité, è di estrema importanza per molti francesi ed è storicamente costruito all’interno di un processo di emancipazione positiva ed equità sviluppatosi dal XIV secolo. In secondo luogo, il principio della laïcité va di pari passo con il concetto francese di universalismo, un principio che risale ai tempi dell’Illuminismo e della Rivoluzione, ritenendo che ogni essere umano goda di diritti fondamentali quali l’uguaglianza e la libertà e, che tali diritti siano intesi come gli stessi per tutti, con la convinzione che nessun gruppo dovrebbe godere di alcun tipo di privilegio. Terzo e ultimo elemento, insieme a questi principi, è importante tenere a mente che l’era coloniale francese non è vista solo come un periodo supremazia e brutalità, ma è arricchita da un’ inappropriata romanticizzazione di un passato glorioso (testimoniato da p.es. dal tentativo nel 2005 di creare una legge in cui a scuola si sarebbe dovuto insegnare sulla “influenza positiva della Francia oltremare”[9]) che si riflettono in violenza strutturale pervasiva nei confronti di comunità provenienti o originarie da ex-colonie francesi, tra cui spesso, paesi islamici.
Il patrimonio del liberalismo filosofico è radicato nella società francese e considera la dimensione privata e individualistica come il solo modo possibile per vivere la religione. 
Seguendo questa eredità, lo Stato francese difende senza riserve la libertà di espressione, tra le quali, la blasfemia è considerata un diritto (non una violazione o un reato), come anche Macron in persona ha recentemente ripetuto. Questi sono gli elementi fondamentali da tenere a mente prima di scoperchiare il vaso di pandora riguardante gli eventi delle ultime settimane avvenuti in Francia. 
In particolare, quando ci avviciniamo alla delicata questione relativa alla ferita aperta, legata al satirico Charlie Hebdo e alle correlate polemiche intorno alle sue pubblicazioni. Sulla questione della blasfemia, come diritto o reato, è in corso un dibattito che esula dall’ambito di questo articolo. È inutile dire che le manifestazioni violente non possono essere giustificate, ma mostrano abbastanza palesemente un punto rilevante: è evidente che ci sono dei nervi scoperti sulla percezione della blasfemia tra le variegate sensibilità francesi.
Questo tipo di ulteriore oltraggio può risultare in sentimenti controversi, che è bene specificare non si manifestano unicamente attraverso la declinazione violenta. È evidente che una nettissima maggioranza di musulmani condanna la violenza come risposta a quello che viene vissuto come ingiustizia, ma questo non dovrebbe essere una scusante per non prendere in esame il senso di alienazione e rifiuto che queste persone vivono. La sensibilità e la spiritualità di queste comunità è facilmente relegata sotto la voce “contro i valori della repubblica”.
Questo ragionamento non vuole portare alla conclusione che c’è la necessità di riformare la blasfemia in Francia o che l’alienazione di alcune minoranze dalla società francese è legata esclusivamente a questo problema. Ciò che è più urgente è superare l’idea coloniale dell’universalismo che evidentemente considera univocamente il concetto di libertà d’espressione non curandosi se questa sia compresa e vissuta allo stesso modo in tutte le diverse comunità francesi. Alcuni dei valori della repubblica appartengono ad una mentalità “bianca”, coloniale e si rifanno ad una contingenza storica che non rispecchia l’attuale variegata morfologia francese(?). 
Quindi, forse c’è la necessità di riscrivere i valori della repubblica in un modo che possa includere anche le nuove identità francesi(?). Questo, senza mettere in discussione la democrazia, i diritti umani o i progressi relativi alla giustizia civile. 
Come sostiene l’accademico Khosrokhavar la Francia negli ultimi trent’anni ha trasformato il principio della laïcitè, da quello che doveva essere un «sistema di salvaguardia della neutralità dello Stato» ad un’insensibile «religione civile»[10].
Così facendo si è ritrovata a portare avanti policies paradossali. Alcune delle imposizioni prescritte in nome del secolarismo di stato colpiscono, ad esempio, le libertà individuali e di espressione di molti/e credenti. In particolare il caso delle donne musulmane, rappresentato dalla “battaglia contro il velo”, è tra i più emblematici[11]. Con la supposizione che tali imposizioni liberino queste donne dalle proprie catene culturali e religiose, l’establishment politico francese porta avanti un atteggiamento che assume dei tratti orientalistici, dispotici, sessisti ed estremamente limitanti la libertà di espressione, di cui però evidentemente non si preoccupa.  In questo senso, l’applicazione ostinata dell’universalismo di altri tempi potrebbe suonare anacronistica e perniciosamente razzista oltre che portatrice di un sistema che include un evidente double standard

Un evidente double standard

Il modo in cui inquadro questo complesso scenario può essere riassunto come segue: la blasfemia e, in particolare, l’autorizzazione a farsi beffa dell’Islam, è solo uno degli elementi di risentimento all’interno di una società francese già sorda e cieca. L’Islam è in realtà una religione che è associata e per lo più predicata dalle comunità postcoloniali in Francia. La blasfemia a questo proposito rafforza un senso di umiliazione già consolidato all’interno di una società strutturalmente razzista e discriminante. 
Le domande da porci in questo senso sono molte, soprattutto alla luce del periodo storico in cui ci troviamo, caratterizzato da rivendicazioni di giustizia e rivalutazione del peso doloroso che il colonialismo ha tracciata nello sviluppo degli equilibri internazionali.  A questo si aggiunge l’esperienza di diverse memorie storiche di sofferenza che portano con sé strascichi post-coloniali e razzisti. I quali continuano a essere piena manifestazione di un passato irrisolto, a cui non è stata dedicata la giusta attenzione e, che non ci si è premurati di decostruire. 
Quando si tratta di altre minoranze religiose, o di altro tipo, la Francia adotta una postura di tutela e si riferisce a comportamenti che insultano o deridono i valori della minoranza in questione come “hate speech” e, li condanna. La minoranza musulmana ha tutti i requisiti per essere tutelata riguardo la prevenzione sui “discorsi d’odio” non solo perché la volgarità e la blasfemia della satira, dei commenti portati avanti dai media e anche da soggetti individuali si spingono molto in là, ma soprattutto per il target a cui questi contenuti e asserzioni si rivolgono. Si tratta di una minoranza religiosa – spesso non propriamente bianca – già di per sé discriminata da pratiche postcoloniali storiche, documentate da anni sia dall’accademia[12], che dagli attivisti [13] . Pratiche che includono la segregazione urbana, la discriminazione e il razzismo strutturale legato all’accesso a opportunità di base (dall’apertura di un conto in banca, all’accesso all’istruzione e al mercato del lavoro) in cui è evidente che lo strumento della laïcité – di cui non si rinnegano le origine nobili, ma di cui si discute l’applicazione davvero volta ad un trattamento equo dei cittadini francesi – non sta più funzionando. 
Solo l’estate scorsa la Francia ha portato avanti una grossa campagna per prevenire l’odio online anche sui social media. Nel disegno di legge si mirava a combattere varie forme di incitamento all’odio online, tra cui, propaganda terroristica e pedopornografia[14] in quella che è la Loi Avia, legge che però ha fatto discutere sulla libertà di espressione un’altra volta.
Nella fattispecie della tutela delle minoranze religiose la Francia ha deciso di adottare misure molto stringenti sull’antisemitismo che non vedono lo stesso tipo di coerenza nei confronti di altre minoranze. L’arresto del comico Dieudonne[15] e la scelta da più di un anno della Francia di considerare l’antisionismo reato penale allo stesso modo che l’antisemitismo esprimono una sensibilità indubbiamente maggiore rispetto a una comunità francese di minoranza etnica e religiosa. In questo caso perché si è in grado di sacrificare in modo piuttosto discutibile un certo tipo di libertà di espressione?[16] perché è possibile arrivare a posture estreme, come silenziare movimenti pacifici come il BDS Movement – che targetizza Israele e le sue pratiche criminali –  come antisemita[17] ma non si dialoga con altre minoranze sulla loro sensibilità?


Note

[1] https://www.nytimes.com/2020/09/29/world/europe/france-attack-suspect-terrorism.html  

[2] https://www.diplomatie.gouv.fr/en/coming-to-france/france-facts/secularism-and-religiousfreedom-in-france-63815/article/fight-against-separatism-the-republic-in-action-speech-byemmanuel-macron  

[3] https://www.bbc.com/news/world-europe-54589241  

[4] Per un reportage dettagliato sugli eventi di quelle settimane di consiglia di approfondire qui: https://www.oasiscenter.eu/it/nuovo-attentato-dibattito-islam-in-francia  

[5] https://www.independent.co.uk/news/world/europe/france-teacher-beheading-samuel-patypolice-terror-attack-b1152292.html  

[6] https://nypost.com/2020/10/21/muslim-women-stabbed-called-dirty-arabs-in-eiffel-towerattack/  

[7] https://www.theguardian.com/world/video/2020/oct/28/protests-grow-across-muslimworld-against-french-president-emmanuel-macron-video-report  

[8] https://www.theguardian.com/world/2020/oct/29/knife-attack-in-nice-france-people-killedchurch  

[9] https://www.lemonde.fr/societe/article/2005/12/07/a-l-origine-de-la-polemique-le-rolepositif-de-la-colonisation_718356_3224.html  

[10] https://blogs.mediapart.fr/farad123/blog/181020/depuis-plus-de-trente-ans-la-france-faitfausse-route-au-sujet-de-l-islam  

[11] Per approfondire si consiglia la lettura di questi paper: – Al-Saji, A. (2010). The racialization of Muslim veils: A philosophical analysis. Philosophy & Social Criticism, 36(8), 875-902.  – Kassir, A., & Reitz, J. G. (2016). Protesting headscarf ban: a path to becoming more French? A case study of ‘Mamans toutes égales’ and ‘Sorties scolaires avec nous’. Ethnic and Racial Studies, 39(15), 26832700.

[12] Si consiglia la lettura di: Silverstein, P. (2018). Postcolonial France. Pluto Press (UK); Taras, R. (2013). ‘Islamophobia never stands still’: race, religion, and culture. Ethnic and Racial Studies, 36(3), 417-433.

[13] Per approfondire il lavoro e l’opinione degli attivisti sul tema: Louati, Y. (2017, July 11). France: The colonial republic. Red Pepper. https://www.redpepper.org.uk/france-the-colonial-republic/

 Yasar, A. A. (2019, April 9). France’s Islamophobia and its roots in French colonialism. TRT World. https://www.trtworld.com/magazine/france-s-islamophobia-and-its-roots-in-frenchcolonialism-25678

[14] https://www.lawfareblog.com/whats-going-frances-online-hate-speech-law  

[15] https://www.theguardian.com/world/2015/jan/14/dieudonne-arrest-facebook-post-charliecoulibaly-paris-gunman  

[16] https://theintercept.com/2019/02/21/french-presidents-promise-crack-anti-semitismthreaten-critics-israel/  

[17] https://www.nytimes.com/2019/07/01/world/europe/france-bill-to-stop-online-hatespeech.html


Foto copertina: Immagine web.

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Giulia Macario
Nata in Italia, attualmente studia Ricerca Avanzata in Criminologia Internazionale (IMARC) presso l’Erasmus University e la Kent University. Precedentemente ha vissuto un anno in Giordania, ad Amman, dove ha lavorato come ricercatrice e tirocinante presso “Arab Institute for Security Studies” (ACSIS) e dove ha studiato la lingua araba presso Qasid Institute. Nel 2018 ha iniziato il Master in Middle Eastern Studies (MIMES) offerto dall’ Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI - Università Cattolica del Sacro Cuore) a Milano. La sua tesi “WMD, al-Qa'ida and the Hashemite Kingdom of Jordan: response to Violent Extremism” analizza la Giordania come caso studio nella difesa attuata contro l’estremismo violento, sia dal punto di vista strategico militare che dal punto di vista della contro-narrativa, prevenzione e riabilitazione. Nel 2017 ha ottenuto due diplomi presso l'Istituto per gli di Studi di Politica Internazionale (ISPI) in "Geopolitica e Sicurezza Globale" e "Crisi ed Emergenza Umanitaria". Precedentemente ha conseguito la laurea in Studi Internazionali all' Università di Trento con una tesi intitolata "I media nella galassia jihadista: Analisi e comparazione dei magazines di al-Qa ‘ida e delle Stato Islamico". Giulia è interessata particolarmente ai movimenti salafiti-jihadisti, all'islam politico con una particolare attenzione alla prevenzione e alla lotta contro l'estremismo violento e il terrorismo