Coronavirus e violenza sulle donne, allarme femminicidi in Turchia  

Coronavirus e violenza sulle donne, allarme femminicidi in Turchia  

Da quando le autorità turche hanno disposto l’isolamento casalingo per l’emergenza sanitaria sono state uccise almeno 21 donne in tre settimane, più di una al giorno.
L’ Ong Republican Women’s Association chiede di far ripartire le attività giudiziarie nei confronti di tali reati, attualmente sospese.


Come già denunciato da molte associazioni di donne e gruppi femministi in Italia e nel mondo da quando è iniziata l’emergenza corona virus, restare a casa non è sicuro per tutti: il recente incremento degli episodi di violenza domestica a livello globale conferma ciò che in tante hanno denunciato fin dall’inizio della quarantena e ciò che sta accadendo in Turchia, dove i casi di violenza sulle donne hanno subito un brusco aumento con l’isolamento casalingo, ne costituisce ulteriore riscontro.

Secondo le statistiche diffuse dal dipartimento di polizia di Istanbul, con la riduzione della circolazione iniziata nel mese di marzo si è registrato un calo dei reati su base annua del 14,5%, dai furti agli omicidi, ma al contempo un aumento delle segnalazioni relative a episodi di violenza domestica pari al 38,2%, passando da 1.804 a 2.493[1].

L’evidenza numerica si aggiunge all’allarme lanciato dalla piattaforma “We Will Stop Women’s Murder[2], formata da gruppi femministi e associazioni per i diritti delle donne: a partire dallo scorso 11 marzo, data in cui le autorità turche hanno lanciato il primo appello generalizzato alla popolazione invitando tutti a restare a casa, sono state uccise fino a fine mese almeno 21 donne, più di una al giorno. Di queste, 14 sono state uccise tra le mura domestiche e 7 all’esterno, ma da persone a loro vicine come fidanzati o ex mariti. Durante l’intero mese di marzo i femminicidi sono stati almeno 29, più altre 9 donne morte in situazioni poco chiare[3].

Siamo preoccupate”, ha dichiarato Tulin Oygur, presidente della Republican Women’s Association. “La chiusura causerà maggiori violenze contro le donne, ma anche contro i bambini[4]. L’Ong ha dunque chiesto alle autorità l’adozione di misure mirate alla tutela per le donne e di intervenire, almeno legalmente, facendo ripartire le attività giudiziarie nei confronti di tali reati bloccate dallo scorso 13 marzo a causa del Covid-19 perché considerate “meno urgenti”[5].

Negli ultimi anni si è avuto in Turchia un consistente aumento della violenza di genere e dei femminicidi, complice un presidente che non ha fatto mistero della propria misoginia invitando le donne a stare a casa ad avere bambini per il Paese, mentre il governo contribuiva ad islamizzare la società laica imponendo l’obbligo del velo in alcuni contesti, portando avanti una propaganda ad hoc e finanziando scuole religiose. In Turchia sono state uccise 440 donne nel 2018, e 477 nel 2019, il doppio del 2012. Dal 2014 al 2018 i femminicidi sono stati 1.760[6]. I casi di violenza domestica registrati a Istanbul, capitale culturale del Paese nonché punto di congiunzione tra Asia ed Europa, sono notevolmente aumentati in questo periodo di quarantena: 2.493 casi a marzo 2020, il 38% in più rispetto al mese di marzo dello scorso anno quando ne furono rilevati 1.804[7].

Lo scorso 5 aprile, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha puntato il dito contro “un terrificante aumento globale delle violenze domestiche”, aggiungendo che per molte donne “la minaccia si nascoste dove dovrebbero essere più al sicuro, nelle loro case”. “Faccio appello oggi alla pace nelle case e nel mondo”, ha proseguito, aggiungendo che in alcuni Paesi “il numero di donne che chiama servizi di supporto è raddoppiato[8].

Intanto le forze dell’ordine e i servizi sanitari sono impegnati a fronteggiare l’emergenza coronavirus, mentre i vari enti e associazioni di sostegno hanno una limitata operatività per via della quarantena. Ciò ha spinto António Guterres a chiedere agli Stati di inserire il contrasto alla violenza sulle donne tra le risposte prioritarie al Covid-19.


Note

 

[1] cfr. I Mattino.it, Coronavirus, in Turchia un femmicidio al giorno da inizio quarantena, 6 aprile 2020 https://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/coronavirus_violenza_donne_turchia_quarantena-5155953.html

[2] cfr. We Will Stop Women’s Murder Platoform, http://www.kadincinayetlerinidurduracagiz.net/for-english

[3] cfr. nena-news.it, TURCHIA.Un lockdown di femminicidi e violenze domestiche, 6 aprile 2020 https://nena-news.it/turchia-un-lockdown-di-femminicidi-e-violenze-domestiche/

[4] cfr. Il Manifesto.it, Turchia, uccise 21 donne in tre settimane di lockdown, 3 aprile 2020 https://ilmanifesto.it/turchia-uccise-21-donne-in-tre-settimane-di-lockdown/

[5] cfr. Middle East Eye, Coronavirus: Fourteen women murdered in Turkish homes since lockdown, 2 aprile 2020 https://www.middleeasteye.net/news/coronavirus-women-murder-turkey-increase-domestic

[6] cfr. Il Manifesto.it, Turchia, uccise 21 donne in tre settimane di lockdown, 3 aprile 2020 https://ilmanifesto.it/turchia-uccise-21-donne-in-tre-settimane-di-lockdown/

[7] cfr. Il Messaggero.it,Allarme in Turchia, un femmicidio al giorno da inizio quarantena. A Istanbul violenze aumentate del 40 per cento, 6 aprile 2020 https://www.ilmessaggero.it/mind_the_gap/coronavirus_violenza_donne_turchia_quarantena-5155946.html

[8] cfr. nena-news.it, Turchia, un lockdown di femminicidi e violenze, 6 aprile 2020 https://nena-news.it/turchia-un-lockdown-di-femminicidi-e-violenze-domestiche/


Foto copertina:Women shout slogans during a rally marking International Women’s Day in Istanbul on 8 March 2020 (AFP) – TheMiddleEastEye

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Mariarita Cupersito

Mariarita Cupersito

Avvocato e giornalista, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e il Diploma di Specializzazione per le Professioni Legali presso l’Università degli Studi di Salerno. Lavora nella pubblica amministrazione, scrive per varie testate ed è volontaria della Croce Rossa Italiana. Ha collaborato con uno studio legale Codacons e si è occupata di violenza di genere con un Centro Anti-violenza della rete Differenza Donna, nonché di disabilità in ambito universitario collaborando con l’Ufficio Diritto allo Studio dell’Università di Salerno. Ha preso parte a vari progetti di Amnesty International in materia di promozione e tutela dei Diritti Umani.

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