Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani nella guerra in Ucraina si stanno utilizzando le bombe a grappolo. La Convezione di Oslo del 2008 che ne vieta l’utilizzo non è stata mai firmata da Russia, Stati Uniti, Ucraina, Iran, India e tanti altri paesi. Ma cosa sono? Perché sono vietate?


La notizia dell’utilizzo delle bombe a grappolo nel conflitto in Ucraina fa riaccendere il dibattito su questo particolare tipo di ordigno.
Le bombe a grappolo è considerata un’arma a frammentazione. Non esiste una definizione specifica universalmente riconosciuta, ma possono essere descritte come “cluster munitions formate da un container o dispenser (parent munition), proiettato da sistemi aerei, navali o terrestri, dal quale sottomunizioni (clusters) sono sparse su ampie aeree. Queste sotto-munizioni possono essere chiamate bombette (bomblets) quando sono proiettate da sistemi aerei e granate quando sono lanciate da un cannone o un missile.[1]
In pratica quando il cluster viene sganciato per colpire un obiettivo, la bomba si apre automaticamente per rilasciare le sottomunizioni che si disperdono sull’area circostante l’obiettivo (possono raggiungere un’estensione pari a 2/4 campi di calcio) esplodono all’impatto provocando notevoli danni.
La natura delle bombe a grappolo e quindi la possibilità di coprire e colpire indiscriminatamente l’area circostante l’obiettivo individuato, fanno si che gli effetti delle esplosioni non sono controllabili e spesso finiscono per colpire anche obiettivi civili. Ma c’è anche un altro problema, non sempre le sottomunizioni esplodono all’impatto[2].
Alcuni sistemi hanno anche un ritardo che può arrivare fino a 24 ore (time-delay) e molto spesso le bombe si depositano sul terreno e sottoterra diventando di fatto delle vere e proprie mine anti-uomo.
Pur essendo considerate armi convenzionali, la controversia su questo tipo di munizioni  riguarda proprio il loro effetto indiscriminato, dato il diffuso modo della loro dispersione e, in particolare, il loro potenziale impatto umanitario sulle popolazioni civili, sia durante il conflitto, sia dopo la fine delle ostilità, quando vi sono ancora ordigni inesplosi.
I terreni restano così inutilizzabili e pericolosi da attraversare, i costi per liberare le aree dai residui delle bombe a grappolo sono altissimi e non è sempre facile provvedere alla rimozione.

L’uso frequente

Utilizzate per la prima volta dai sovietici durante la seconda guerra mondiale per contrastare l’avanzata dei panzer tedeschi,  nel corso degli anni hanno avuto un largo utilizzo anche in teatri dove la guerra si combatteva nelle città provocando danni enormi alle popolazioni.
Cambogia, Laos, Vietnam, Siria, Libano, Serbia, Somalia, Afghanistan, Ruanda, Ciad, Falkland, Iraq, Bosnia – Erzegovina, Nagorno –Karabakh Kashmir, Pakistan, Slovenia, Turchia e Yemen, e ora Ucraina, sono tanti i paesi vittime di utilizzo di bombe a grappolo, ma l’elenco potrebbe essere ancora più lungo in quanto non sempre si ha la possibilità di certificarne l’utilizzo.

La convenzione ONU del 2008

La convenzione ONU sulle bombe a grappolo proibisce l’uso di tali armi esplosive il cui effetto è la dispersione su una certa area di submunizioni (bomblets). La convenzione è stata adottata il 30 maggio 2008 a Dublino mentre l’apertura alle firme degli stati sottoscrittori è avvenuta il 3 dicembre 2008 a Oslo. La Convenzione è entrata in vigore il 1º agosto 2010 con la ratifica di 38 stati. L’Italia, paese sottoscrittore, l’ha ratificata il 21 settembre 2011.
Secondo quanto affermato dalla Convezione “Ciascuno Stato membro s’impegna a distruggere o assicurare la distruzione di tutte le munizioni a grappolo menzionate nel paragrafo 1 del presente articolo il più presto possibile, ma non più tardi di otto anni dopo l’entrata in vigore della presente Convenzione per tale Stato parte. Ciascuno Stato membro s’impegna a vigilare a che i metodi di distruzione rispettino le norme internazionali applicabili per la protezione della salute pubblica e dell’ambiente. (art. 3.2).
Ciascuno Stato membro s’impegna a rimuovere e a distruggere, ad assicurare la rimozione e la distruzione, i residui di munizioni a grappolo situati nelle zone contaminate dalle munizioni a grappolo e sotto la propria giurisdizione o il proprio controllo (art. 4.1).
Ciascuno Stato membro con riferimento alle vittime di munizioni a grappolo nelle zone sotto la propria giurisdizione o il proprio controllo fornirà, conformemente al Diritto internazionale umanitario e al Diritto internazionale dei diritti umani applicabile, una assistenza che prenda in considerazione l’età e le specificità di genere, che includa cure mediche, riabilitazione e sostegno psicologico, oltre a provvedere alla loro inclusione sociale ed economica. Ciascuno Stato membro dovrà compiere ogni sforzo per raccogliere dati affidabili e pertinenti riguardo le vittime di munizioni a grappolo (art. 5.1).
Ciascuno Stato membro in condizione di farlo fornirà assistenza tecnica, materiale e finanziaria agli Stati parte affetti dalle munizioni a grappolo, al fine di implementare le obbligazioni contenute nella presente Convenzione. Questa assistenza può essere fornita, inter alia, attraverso l’assistenza degli organismi delle Nazioni Unite, delle organizzazioni o istituzioni internazionali, regionali o nazionali, delle organizzazioni o istituzioni non governative oppure su base bilaterale (art. 6.2).
Gli Stati membri convengono di consultarsi e cooperare riguardo l’applicazione delle disposizioni della presente Convenzione, e di lavorare in uno spirito di cooperazione al fine di facilitare il rispetto, da parte degli Stati membri, degli obblighi derivanti dalla presente Convenzione (art 8.1)[3].

Paesi non firmatari

Il numero dei paesi che non hanno mai firmato la Convenzione è altissimo: Usa, Cina, Russia, India, Iran, Ucraina e tanti altri[4]. In particolare non hanno mai firmato la convenzione quei paesi che sono i principali produttori di bombe a grappolo[5]. Secondo il rapporto “Worldwide Investment in Cluster Munitions” del 2017 le sei principali aziende di produzione di bombe a grappolo sono: China Aerospace Science and Industry (China), Hanwha (South Korea), Norinco (China), Orbital ATK (United States), Poongsan (South Korea) e Textron (United States)[6]. Il rapporto sottolinea che molti altri paesi producono questo tipo di bombe Russia compresa.


Note

[1]https://www.archiviodisarmo.it/view/BgrR3NIXvAx3mcypcZsiWC8UoRx_HF1Ny1eOIdsCCK0/2008-7-costa-1.pdf
[2] Secondo alcuni studi il 25% delle bombe non esplode all’impatto
[3] https://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/conventiononclusterm_en.pdf
[4] http://www.stopclustermunitions.org/en-gb/the-treaty/treaty-status.aspx
[5]https://www.hrw.org/sites/default/files/related_material/Stockpiled_ClusterMunitions_140508.pdf
[6] https://stopexplosiveinvestments.org/disinvestment/red-flag-list-of-cluster-munition-producers/


Foto copertina: Alcune delle decine di bombe a grappolo prodotte nel Regno Unito si sono recentemente raccolte nello Yemen settentrionale © Amnesty International