Mater artium necessitas: la pandemia e la ritrovata unità politica in Israele

Mater artium necessitas: la pandemia e la ritrovata unità politica in Israele

“In caso di necessità si riescono a fare cose inaspettate” – afferma un proverbio latino. E’ questo il caso della situazione politica in Israele che, a causa del SARS-CoV-19, ha riscoperto un’inaspettata unità.


 

Il sistema politico israeliano ha sempre mostrato di essere particolarmente mutevole, in quanto specchio delle composite fazioni che costituiscono la società israeliana; convivono, infatti, sullo stesso territorio gruppi fra loro molto dissimili, per religione, etnia e cultura. Israele è un pot-pourri di ebrei, arabi musulmani, drusi, beduini, arabi cristiani, cerchessi e aramei.[1] Possiamo tracciare le origini del sistema politico israeliano dal 14 Maggio 1948, data in cui David Ben-Gurion dichiarò la nascita dello Stato di Israele, al 1949 in cui fu eletta la prima knesset.

La knesset è il Parlamento monocamerale di Israele, investito del potere legislativo, composto da 120 membri. I membri vengono eletti ogni quattro anni tramite un sistema proporzionale puro (con sbarramento al 3,25%). Le ultime elezioni della knesset si sono tenute il 9 Aprile 2019 ed hanno visto i due principali partiti candidati alle elezioni, il Likud di Netanyahu ed il Blu e Bianco di Gantz, ottenere lo stesso numero di seggi (35)[2]. Non essendo stata raggiunta la maggioranza parlamentare, alla votazione nell’Aprile 2019, ha fatto seguito una seconda tornata elettorale il 17 Settembre 2019. I risultati hanno nuovamente esposto il pari livello di gradimento di cui godono i due partiti principali (il Likud ha ottenuto il 25,10% di voti, mentre il partito Blu e Bianco ha ottenuto il 25,95%)[3]. Posto dinanzi l’impossibilità di formare un esecutivo di unità nazionale, il Presidente Reuven Rivlin ha deciso di affidare al leader di Likud, Netanyahu, l’incarico di formare una maggioranza di governo entro 28 giorni dalle ultime elezioni.[4]
L’insuccesso di Netanyahu nel trovare un accordo politico ha fatto sì che questi restituisse il mandato al Presidente Reuven, il quale ha pensato bene che fosse il turno di Gantz di riuscire nell’ardua missione.[5] Avendo Netanyahu e Gantz entrambi fallito nel tentativo di formare una coalizione di larghe intese, sono state indette il 2 Marzo 2020 nuove elezioni parlamentari.

Nell’ultima sessione elettorale, il Likud si è affermato come primo partito, ottenendo 36 seggi.
A questi 36 si sono aggiunti altri 22 seggi delle altre liste di destra (9 di Shas’s, 7 di Giudaismo unito nella Torah, 6 di Yamina), per cui il blocco dei partiti religiosi e ultraortodossi di destra non è riuscito a raggiungere la maggioranza assoluta della knesset (61 seggi)[6].

Con l’arrivo del virus in Israele che, al 28 Marzo 2020, conta 3500 contagiati[7], si sono attenuati i dissidi interni. Ha prevalso il perseguimento del bene comune, per cui, il 15 Marzo 2020, il Presidente Rivlin ha invocato la fine dello stallo politico e ha invitato tutti i partiti a partecipare ad un governo di unità nazionale per affrontare la pandemia in corso.[8]

A pesare sul quadro politico israeliano ci sono anche le vicissitudini legali che vedono Netanyahu protagonista. Il 17 Marzo 2020 sarebbe dovuto iniziare il processo contro Netanyahu, indagato per corruzione, frode e abuso di potere. Gantz aveva inizialmente respinto l’idea di prendere parte ad un governo guidato da una persona sotto inchiesta ed aveva insistito affinché fosse approvata una legge per impedire a Netanyahu, in quanto incriminato, di continuare a svolgere il ruolo di primo ministro.[9] Eppure, mutate le circostanze, Gantz si è mostrato proclive a scendere a compromessi. “Questi non sono giorni ordinari e richiedono decisioni non ordinarie”[10]– ha affermato Gantz, che il 26 Marzo è stato eletto presidente della knesset, a seguito di un accordo con il partito di Netanyahu. L’intesa raggiunta fra Netanyahu e Gantz ha determinato una frattura nella lista Blu e Bianco: metà dei deputati di Blu e Bianco ha, infatti, votato contro la nomina del loro leader alla guida della knesset.[11] In base all’accordo di “emergenza”, Netanyahu ricoprirà la carica da primo ministro di Israele per un anno e mezzo e verrà successivamente sostituito da Gantz.[12]

Un ruolo rilevante in questa situazione è ricoperto dalla Lista Araba Unita, rappresentativa degli 1,8 milioni di palestinesi cittadini israeliani, e che al momento riporta 15 seggi, essendo il terzo partito del Paese. La Lista Araba Unita, ad esclusione di tre membri del partito Balad, hanno appoggiato Gantz come primo ministro israeliano, motivando questa mossa con l’intenzione di “mettere fine all’era di Netanyahu”. Dal suo account twitter, il presidente della Lista Araba Unita, Ayman Oudeh, ha dichiarato di voler “vivere in un posto pacifico basato sulla fine dell’occupazione, la fondazione di uno Stato palestinese a fianco dello Stato di Israele, vera uguaglianza, a livello civile e nazionale, giustizia sociale e sicuramente democrazia per tutti”.[13]

E’ importante considerare le conseguenze che avrà la nuova leadership politica israeliana sulle sorti di milioni di palestinesi. A fronte del successo di Likud alle elezioni di Marzo, il Segretario generale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), Saeb Erekat, ha commentato che “le colonie, l’occupazione e l’apartheid hanno vinto le elezioni israeliane. (…) La campagna di Netanyahu è stata la continuazione dell’occupazione e del conflitto che costringerà il popolo della regione a vivere per la spada con il prosieguo della violenza, dell’estremismo e del caos”.[14] Per quanto la Lista Araba Unita si sia sforzata di “ostacolare la formazione di un governo di destra”,[15] inteso come ostacolo alle aspirazioni di Oudeh, la lista Blu e Bianco, dal canto suo, non ha mai mostrato di essere particolarmente attenta alle istanze palestinesi. Gantz ha, infatti, accettato il “Piano di pace” di Trump, affermando che avrebbe presentato il piano alla knesset per la votazione e che questi costituisse la “base per ogni accordo di pace futuro”.[16] E’ superfluo aggiungere che il “Piano di pace[17]” sia stato fortemente rifiutato da parte della comunità palestinese.[18]


Note

[1] Rodolfo Ragionieri, “Atlante Geopolitico 2012”, 2012.

[2] Haaretz, “Final Israeli election results: Likud loses seat, but Netanyahu still set to form next government”, 16 Aprile 2019.

[3] Israele.net, “Elezioni in Israele: Gantz 33 seggi, Netanyahu 32”, 18 Settembre 2019.

[4] The Jerusalem Post, “Israel goes back to elections as Netanyahu fails to form coalition”, 30 Maggio 2019.

[5] The Times of Israel, “Netanyahu tells president he can’t form government; now it’s Gantz’s turn to try”, 21 Ottobre 2019.

[6] “Elezioni della 23esima Knesset”: https://votes23.bechirot.gov.il/.

[7] Middle East Monitor, “Coronavirus cases in Israel near 3,500”, 28 Marzo 2020.

[8] The Jerusalem Post, “Both Netanyahu and Gantz expressed the desire for unity immediately after the March 2 election”, 16 Marzo 2020.

[9] The Guardian, “Benny Gantz elected Israeli speaker, signalling deal with Netanyahu”, 26 Marzo 2020.

[10] Haaretz, “Gantz voted in as Knesset speaker, paving way for emergency unity Government with Netanyahu”, 28 Marzo 2020.

[11] Internazionale, “Cosa succede intanto nel mondo: Israele”, 27 Marzo 2020.

[12] Il Post, “Un nuovo colpo di scena nella politica israeliana. Il capo dell’opposizione è disponibile a formare un governo di emergenza con Netanyahu, che rimarrebbe primo ministro”, 27 Marzo 2020.

[13] Near East New Agency, Agenzia Stampa del Vicino Oriente, “OPINIONE. L’appoggio della Lista Araba a Gantz è stato un errore”, 30 Settembre 2019.

[14] Jewish News Syndicate, “Erekat: Settlement, occupation and apartheid have won the Israeli elections”, 27 Marzo 2020.

[15] La Stampa, “La rivincita degli arabi: abbiamo fermato noi Netanyahu”, 3 Marzo 2020.

[16] The Times of Israel, “Gantz vows to advance US peace plan immediately if elected prime minister”, 1 Febbraio 2020.

[17] https://www.opiniojuris.it/deal-of-the-century-2/

[18] ISPI, “Accordo del secolo, ma non per tutti”, 28 Gennaio 2020.


Foto copertina:Un uomo che indossa una maschera per il viso prega durante una preghiera di massa presso il Muro Occidentale per i pazienti con coronavirus a Gerusalemme il 16 febbraio. AMIR LEVY / GETTY IMAGES


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